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Res Locata

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'la cosa data in locazione'. Si riferisce all'immobile o al bene oggetto del contratto di affitto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recesso del conduttore: chi resta paga l’intero canone
Un proprietario concede in locazione un immobile a due conduttori in regime di solidarietà. Uno degli inquilini esercita il recesso del conduttore e riconsegna le proprie chiavi, mentre l'altro resta nell'immobile e decide di versare solo metà del canone mensile pattuito. Il locatore intima lo sfratto per morosità richiedendo l'intero importo contrattuale. I giudici di merito dichiarano risolto il contratto per grave inadempimento e ordinano il rilascio dell'appartamento, accertando che l'inquilino rimasto ha mantenuto la disponibilità dell'intero bene senza alcuna riduzione oggettiva del contratto. La Corte di Cassazione conferma integralmente la decisione e dichiara inammissibile il ricorso dell'inquilino, condannandolo alle spese di lite.
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Risoluzione contratto locazione: esproprio non ferma l’affitto
Il caso riguarda una controversia tra il proprietario di un immobile commerciale e l'affittuario. Quest'ultimo ha interrotto il pagamento dell'affitto lamentando la perdita di un'area esterna per esproprio stradale, per cui il proprietario aveva già ricevuto un indennizzo. L'affittuario ha chiesto la risoluzione del contratto di locazione per inadempimento del locatore. Il proprietario ha risposto chiedendo la risoluzione per morosità dell'inquilino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'affittuario. I giudici hanno confermato che la riduzione parziale del godimento dell'immobile non giustifica il totale mancato pagamento dei canoni. Inoltre, l'inquilino deve pagare l'affitto concordato fino all'effettiva riconsegna del locale, anche dopo la fine del contratto.
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Canoni pregressi: il vecchio proprietario può chiederli dopo la vendita
Un inquilino non paga i canoni di locazione. Nel frattempo, il proprietario vende l'immobile. Anni dopo, il vecchio proprietario chiede al conduttore il pagamento degli affitti arretrati, maturati prima della vendita. L'inquilino si oppone, sostenendo che solo il nuovo proprietario possa avanzare pretese. La Corte di Cassazione ha chiarito il principio: la vendita dell'immobile trasferisce il contratto di locazione, ma non i crediti precedenti. Pertanto, sussiste la legittimazione per i canoni di locazione pregressi in capo al vecchio proprietario, che ha diritto a riscuotere le somme non pagate quando era ancora titolare del bene. Il vecchio proprietario vince la causa.
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Lavori non finiti: risarcimento errato per inadempimento locazione
Un locatore concede un immobile a un inquilino, che si impegna a ristrutturarlo a proprie spese. L'inquilino, però, diventa moroso e restituisce l'immobile con i lavori incompleti, commettendo un grave inadempimento del contratto di locazione. Il locatore chiede il risarcimento pari ai costi per completare le opere. La Corte di Cassazione ha annullato la precedente sentenza che aveva ridotto il risarcimento, ritenendo la sua motivazione 'irriducibilmente contraddittoria'. Il giudice inferiore aveva prima quantificato il danno nel costo per il completamento, per poi sottrarre illogicamente il valore dei lavori già eseguiti dall'inquilino, falsando il calcolo del danno effettivo subito dal proprietario.
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Crollo soffitto e concorso di colpa: quando l’inquilino è colpevole
Un'azienda subisce danni per il crollo del controsoffitto nel locale in affitto, causato da scarsa manutenzione del proprietario. Quest'ultimo, pur avendo avvisato del pericolo, si era visto negare dall'azienda il trasferimento temporaneo in altri locali per eseguire le riparazioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rifiuto dell'inquilino non basta a renderlo unico responsabile. Per escludere o ridurre il risarcimento per concorso di colpa del danneggiato, il proprietario deve dimostrare di aver fatto un'offerta formale per un locale alternativo e che il rifiuto dell'inquilino sia stato ingiustificato. La condotta del danneggiato non può essere considerata causa esclusiva del danno, che origina primariamente dall'inadempimento del locatore.
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Danno da inquinamento immobile locato: condanna dopo 30 anni
Un imprenditore viene condannato a un maxi-risarcimento per il danno da inquinamento immobile locato, causato dalla sua attività di cromatura metalli svolta decenni prima. I proprietari avevano scoperto l'inquinamento da cromo solo nel 2010. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'ex inquilino, che sosteneva la prescrizione del diritto al risarcimento. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: il termine di prescrizione di 10 anni non decorre dalla semplice visibilità di un'anomalia (es. macchie sui muri), ma dal momento in cui il danneggiato ha piena e oggettiva consapevolezza della gravità del danno e della sua origine, spesso solo dopo una perizia tecnica. L'ex inquilino è stato quindi condannato a pagare i costi di bonifica, la perdita di valore dell'immobile e i canoni di affitto non percepiti.
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Inadempimento locatrice: non si può sospendere il canone
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso di un conduttore che aveva sospeso il pagamento del canone per la mancanza del certificato di agibilità dell'immobile. Poiché il conduttore ha continuato a utilizzare il bene per lo scopo pattuito (laboratorio di analisi), la sua sospensione del pagamento è stata considerata un grave inadempimento e contraria a buona fede, legittimando la risoluzione del contratto a suo sfavore. La Corte ha sottolineato la necessità di valutare comparativamente la gravità dei rispettivi inadempimenti.
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Contratto misto PA: quando la locazione non è appalto
Un ente pubblico ha stipulato un contratto di locazione per un immobile da adibire a scuola, che richiedeva importanti lavori di adeguamento. Successivamente, l'ente ha sostenuto che questo contratto misto fosse in realtà un appalto pubblico nullo per mancato rispetto delle procedure di evidenza pubblica. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che si tratta di un contratto di locazione e non di un appalto, poiché la causa principale è il godimento del bene e non l'esecuzione delle opere, che sono considerate accessorie. La proprietà dell'immobile, inoltre, non viene trasferita all'ente pubblico.
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Impossibilità sopravvenuta: locatore risponde sempre?
Un imprenditore agricolo stipula un contratto di locazione per un immobile, ma non può prenderne possesso perché il precedente inquilino si rifiuta di lasciarlo. I tribunali di merito avevano inizialmente escluso la responsabilità del locatore, invocando l'impossibilità sopravvenuta. La Corte di Cassazione, con una decisione innovativa, ribalta il verdetto: se il locatore era consapevole della situazione, si assume il rischio e risponde dell'inadempimento.
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