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Rendiconto

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135 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Negotiorum gestio: obblighi del gestore d’affari
Una società privata ha continuato a gestire un servizio idrico comunale dopo la scadenza del contratto. La Corte di Cassazione ha confermato che questa situazione configura una 'negotiorum gestio' (gestione di affari altrui). Di conseguenza, la società è tenuta a presentare un rendiconto completo e a restituire tutti i canoni riscossi, senza avere diritto a un compenso per la gestione, che si presume gratuita. La Corte ha anche riaffermato la proprietà della rete idrica in capo alla società in base al contratto originale.
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Gestione d’affari altrui: la Cassazione decide
Una società che ha continuato a gestire un servizio idrico comunale dopo la scadenza del contratto è stata condannata a restituire le somme incassate. La Corte di Cassazione, qualificando il rapporto come gestione d'affari altrui, ha respinto il ricorso della società, sottolineando che le sue stesse scritture contabili costituivano prova del debito e che le richieste di rimborso spese non erano state formulate correttamente nelle sedi opportune.
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Legittimazione passiva e rendiconto: il caso deciso
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato inammissibile un ricorso per rendiconto presentato da alcuni comproprietari contro la comproprietà stessa. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione passiva dell'ente, poiché l'obbligo di rendere il conto deriva dal mandato conferito all'amministratore e grava su quest'ultimo personalmente, non sulla comproprietà che egli rappresenta.
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Errore revocatorio: quando non è ammesso l’appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato su un presunto errore revocatorio in una causa di gestione di un'azienda ereditaria. La Corte ha stabilito che l'errore revocatorio non può riguardare un punto controverso già discusso e deciso nel merito, ma solo una svista su un fatto pacifico e non dibattuto. La decisione sottolinea la distinzione tra un errore di percezione e una diversa valutazione giuridica dei fatti.
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Compenso curatore: è revocabile dopo la confisca?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alla pubblica udienza un caso cruciale sul compenso del curatore fallimentare. La questione centrale è se il decreto di liquidazione del compenso possa essere revocato o modificato qualora, in un momento successivo, l'intero attivo della procedura fallimentare venga confiscato in sede penale, azzerando di fatto la liquidità disponibile. La Corte ha ritenuto la questione di particolare rilevanza, meritevole di un approfondimento in pubblica udienza.
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Rendiconto amministratore giudiziario: obblighi del giudice
La Cassazione annulla l'approvazione del rendiconto di un amministratore giudiziario perché il Tribunale non ha acquisito la documentazione richiesta dal ricorrente, relativa a operazioni finanziarie avvenute durante una precedente gestione. Viene affermato l'obbligo di controllo e di esercizio dei poteri istruttori in caso di contestazioni. La vicenda riguarda la presunta erronea attribuzione di somme a uno solo dei tre fratelli comproprietari.
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Competenza giudice sequestro: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione chiarisce le regole sulla competenza del giudice nel sequestro penale. Per liquidare il compenso a un amministratore giudiziario, la competenza è del 'giudice che procede'. Se un sequestro viene revocato, la competenza per gli atti gestionali successivi torna al Tribunale di primo grado, mentre la Corte d'Appello resta competente solo per i beni ancora vincolati nel suo giudizio.
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Divisione ereditaria: la valutazione dei beni immobili
In una complessa causa di divisione ereditaria durata decenni, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale: la stima dei beni da dividere deve essere effettuata con riferimento al loro valore al momento della divisione giudiziale, non a quello dell'apertura della successione. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, erroneamente, aveva riconosciuto agli eredi di una parte gli interessi sul prezzo di vendita di alcuni immobili, interpretando una loro richiesta come domanda di attribuzione dei frutti. Tale domanda, tuttavia, era stata abbandonata nei precedenti gradi di giudizio e non poteva essere riproposta in sede di rinvio, violando il principio del 'thema decidendum'.
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Onere della prova rendiconto: chi prova il pagamento?
Una nipote ha chiesto la restituzione di somme versate allo zio per la gestione di un immobile, lamentando la mancata presentazione di un adeguato rendiconto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'onere della prova sulla mancanza di causa dei pagamenti spetta a chi agisce per la restituzione. La mancata presentazione del rendiconto, pur essendo un inadempimento del mandatario, non inverte tale onere probatorio.
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Peculato amministratore di sostegno: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice di sostegno condannata per peculato. L'imputata si era appropriata di ingenti somme di denaro appartenenti a diversi assistiti, lasciandoli in stato di indigenza e gestendo un immobile di uno di loro come B&B per profitto personale. La Corte ha ritenuto il ricorso infondato, confermando che il peculato dell'amministratore di sostegno è configurabile e che le prove raccolte dimostravano l'appropriazione illecita oltre ogni ragionevole dubbio.
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Risoluzione associazione in partecipazione: la Cassazione
La Cassazione ha confermato la decisione di merito che respingeva la domanda di risoluzione associazione in partecipazione. La Corte ha ritenuto inammissibile la modifica della domanda da risoluzione per inadempimento a quella per impossibilità sopravvenuta, avvenuta oltre i termini processuali. Inoltre, ha escluso il diritto di recesso in un contratto a tempo determinato, ribadendo l'inammissibilità delle censure su accertamenti di fatto.
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Impugnazione delibera condominiale: termini e motivi
Una condomina impugna la delibera di approvazione del rendiconto per una spesa a suo carico, decisa anni prima. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che l'impugnazione della delibera condominiale andava fatta contro il provvedimento originario entro 30 giorni, trattandosi di delibera annullabile e non nulla. Si ribadisce la differenza tra nullità e annullabilità e i limiti del diritto di accesso ai documenti.
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Onere della prova amministratore: chi prova le spese?
Un ex amministratore di condominio è stato citato in giudizio per la restituzione di somme non giustificate. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova amministratore per le spese effettuate spetta a lui stesso, in qualità di mandatario. La produzione tardiva di documenti durante la consulenza tecnica non invalida la decisione se il giudice li esclude correttamente dal calcolo finale, basandosi solo su prove ritualmente acquisite e conosciute dalle parti.
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Revoca amministratore per giusta causa: il caso
Un'ordinanza del Tribunale di Venezia conferma la revoca dell'amministratore di una società di persone per giusta causa. La decisione si fonda principalmente sulla grave inadempienza dell'amministratore, consistente nella mancata presentazione dei rendiconti annuali alla socia non amministratrice. Questo comportamento, secondo il giudice, lede il diritto della socia al controllo e alla percezione degli utili, integrando una giusta causa di revoca e giustificando un provvedimento cautelare per il rischio di ulteriori danni alla società.
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Inadempimento mandato: quando è infondato?
La sentenza analizza un caso di presunto inadempimento mandato per la vendita di un immobile. L'attore (mandante) ha citato in giudizio il convenuto (mandatario) chiedendo un risarcimento pari all'importo della plusvalenza fiscale scaturita dalla vendita. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo che il mandatario non ha commesso alcun inadempimento, in quanto il mandante era pienamente a conoscenza delle operazioni e la plusvalenza fiscale costituisce un obbligo personale del venditore, non un danno risarcibile. Inoltre, il Tribunale ha condannato l'attore per lite temeraria, avendo agito in giudizio con mala fede.
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