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Relictum

60 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'insieme dei beni lasciati dal defunto al momento della morte, calcolati al netto dei debiti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prelievi dal conto cointestato: donazione o eredità? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due sorelle in disputa sulla divisione dell'eredità della madre. La Figlia Intimata contestava prelievi dalla Figlia Ricorrente da un conto corrente cointestato con la madre, sostenendo fossero donazioni da includere nella massa ereditaria tramite collazione. La questione centrale riguardava la qualificazione di tali prelievi e la presunzione di contitolarità del conto. La Cassazione ha accolto il ricorso della Figlia Ricorrente, annullando la sentenza precedente. Ha stabilito che la presunzione di proprietà comune delle somme in un conto cointestato può essere superata se i fondi provenivano da un solo correntista. Il giudice di rinvio dovrà accertare se i prelievi costituissero donazioni dirette o indirette, chiarendo la natura della cointestazione conto corrente ereditario.
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Imposta di registro divisione ereditaria: donazioni contano o no?
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una decisione che riteneva corretta l'applicazione dell'imposta di registro all'1% su un atto di divisione ereditaria. Il punto centrale della controversia riguarda l'inclusione o meno delle donazioni ricevute in vita dal defunto (soggette a collazione) nella base imponibile per l'Imposta di registro divisione ereditaria. L'Agenzia sosteneva che solo i beni effettivamente lasciati dal defunto dovessero essere considerati. La Corte ha rilevato l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti su questa delicata questione e ha deciso di rimettere la causa all'udienza pubblica per una trattazione approfondita.
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Eredità minima senza accettazione con beneficio di inventario
Tre sorelle hanno citato in giudizio i familiari per ottenere la quota di legittima lesa da una donazione immobiliare fatta dalla madre in vita al fratello. Il patrimonio residuo lasciato dalla madre era di soli 1.254,66 euro, a fronte di immobili donati per oltre 1,3 milioni di euro. I parenti del fratello hanno sostenuto che l'azione fosse inammissibile senza la preventiva accettazione con beneficio di inventario. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'accettazione con beneficio di inventario non è necessaria se l'eredità residua è irrisoria rispetto ai beni donati, configurando una preterizione sostanziale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sul calcolo delle quote: la Corte d'Appello ha erroneamente incluso nella riunione fittizia una quota immobiliare superiore a quella effettivamente donata. La causa torna quindi ai giudici di merito per il ricalcolo matematico dell'asse ereditario.
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Erede e beneficiari della polizza vita: la trasparenza vince
L'Erede universale ha chiesto a una società fiduciaria l'accesso integrale ai documenti di una polizza stipulata dal defunto, pretendendo di conoscere l'identità dei soggetti designati. La fiduciaria ha rifiutato la consegna integrale opponendo la tutela della riservatezza contrattuale. L'Erede ha quindi avviato un giudizio per ottenere i nominativi dei beneficiari della polizza vita, evidenziando la necessità di ricostruire l'intero asse patrimoniale e verificare possibili lesioni della quota di riserva. La Corte di Cassazione ha confermato il pieno diritto dell'Erede a ricevere i documenti senza schermatura dei dati personali. I giudici hanno stabilito che l'Erede possiede un interesse diretto e concreto per accertare se i premi versati costituiscano donazioni indirette da sottoporre ad azione di riduzione o a collazione. La società fiduciaria è stata respinta in via definitiva e condannata al pagamento delle spese processuali.
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Scioglimento della comunione ereditaria: stime e conguagli
Alcuni fratelli coeredi hanno avviato una complessa controversia familiare per ottenere lo scioglimento della comunione ereditaria sui patrimoni dei genitori defunti. La controversia riguardava la stima dei beni, l'inclusione di un terreno espropriato, la rinuncia a una dispensa da collazione e il calcolo dei conguagli in denaro. I giudici di merito avevano stabilito quote e conguagli basandosi su calcoli viziati e stime non aggiornate, respingendo l'appello con motivazioni contraddittorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale degli eredi lesi, sancendo che la valutazione dei beni da dividere deve avvenire ai valori di mercato attuali e che l'eccedenza delle donazioni impone precisi obblighi di rimborso monetario. La Suprema Corte ha così annullato la decisione impugnata, rinviando il giudizio per un corretto ricalcolo.
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Donazione indiretta o obbligo di divorzio: la sentenza
Alla morte del padre, la seconda moglie e il nuovo figlio chiedono che le figlie del primo matrimonio conferiscano in collazione due appartamenti acquistati con denaro paterno, sostenendo l'esistenza di una donazione indiretta. Le figlie replicano che il genitore pagò quegli immobili per adempiere agli accordi patrimoniali stabiliti nel divorzio dalla prima moglie. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle figlie: un atto gratuito non è automaticamente una donazione indiretta se manca lo spirito di liberalità. Quando l'acquisto immobiliare costituisce l'adempimento di un preciso impegno preso in sede di separazione o divorzio, il trasferimento risponde a un obbligo legale e non a un regalo spontaneo.
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Azione di riduzione e testamento a favore di un solo figlio
Un padre disponeva per testamento di tutti i suoi beni immobili in favore del solo figlio maschio, escludendo integralmente la figlia. La donna promuoveva quindi l'azione di riduzione per ottenere la quota di legittima a lei spettante per legge, chiedendo la restituzione degli immobili trasferiti a terzi e a una società di famiglia. Il fratello sosteneva che la sorella non fosse totalmente esclusa, asserendo l'esistenza di altri beni mobili non indicati nella scheda testamentaria. I giudici di merito accertavano la lesione della quota di riserva e ordinavano la restituzione di un capannone. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. In assenza di prova concreta circa altri beni relitti, l'asse ereditario risultava integralmente esaurito e la figlia aveva pieno diritto di reintegrare la propria quota tramite l'azione di riduzione.
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Collazione ereditaria: la guida alla divisione
La Corte d'Appello ha confermato la validità di un sequestro conservativo legato a una disputa sulla collazione ereditaria. La decisione chiarisce che l'obbligo di conferire le donazioni ricevute opera anche nelle successioni testamentarie, a meno di dispensa espressa, distinguendosi nettamente dalla riunione fittizia usata per calcolare la lesione di legittima.
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Imposta di successione: il giudice non può azzerare il debito
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la base imponibile per il calcolo dell'imposta di successione dovuta da un contribuente, escludendo alcune passività e la franchigia di un milione di euro. Il contribuente ha impugnato l'avviso di liquidazione chiedendo il riconoscimento di tali elementi e ammettendo di dover pagare una somma inferiore (circa 154.000 euro). Il giudice d'appello ha però annullato interamente l'atto impositivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il processo tributario è un giudizio di impugnazione-merito. Di conseguenza, il giudice non poteva annullare l'intero atto, incorrendo nel vizio di ultrapetizione, ma doveva rideterminare l'imposta nella misura corretta richiesta dal contribuente.
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Azione di riduzione: il figlio escluso batte i fratelli eredi
Un uomo, riconosciuto come figlio solo molti anni dopo la morte del padre, ha impugnato il testamento paterno chiedendo la revocazione dello stesso e l'azione di riduzione per ottenere la sua quota di eredità. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha stabilito che il testamento non può essere revocato automaticamente se il padre aveva già altri figli noti al momento della firma. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del figlio escluso per quanto riguarda l'azione di riduzione: essendo un erede totalmente escluso, egli non deve dimostrare con precisione matematica l'intero patrimonio paterno fin dall'inizio. Spetta al giudice ricostruire l'asse ereditario. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Divisione ereditaria: no a favoritismi per chi gestisce i beni
Una complessa vicenda familiare iniziata nel 1987 giunge in Cassazione per la divisione ereditaria dei beni di un padre e di un figlio. Il Ricorrente, coerede e amministratore di una società agricola che gestiva i terreni di famiglia, pretendeva l'assegnazione preferenziale di quasi tutti i terreni e un prelevamento di beni in natura per compensare una vecchia donazione ricevuta da un altro fratello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ruolo di socio o amministratore in una società estranea all'eredità non attribuisce alcun diritto di preferenza sui beni. Inoltre, la parità tra i coeredi può essere garantita anche senza prelevamenti in natura, utilizzando conguagli in denaro calcolati dal consulente tecnico. Il Ricorrente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Simulazione relativa: l’erede senza eredità può usare indizi
Un figlio ha impugnato la vendita di un immobile effettuata dalla madre in favore del fratello, sostenendo che l'atto nascondesse una donazione (simulazione relativa) e che avesse azzerato l'asse ereditario. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prova scritta dell'accordo simulatorio. La Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo che, quando l'erede legittimario agisce per dimostrare la simulazione di un atto che ha svuotato l'eredità, egli tutela la propria quota di riserva. Di conseguenza, assume la qualità di terzo e può provare la simulazione senza limiti, anche tramite testimoni e presunzioni, senza dover presentare una formale e tempestiva domanda di riduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Coacervo delle donazioni: il fisco perde la sfida con gli eredi
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a tre eredi e a una legataria il pagamento dell'imposta di successione, calcolando la franchigia esente anche sulle donazioni fatte in vita dal defunto. I contribuenti hanno contestato questo calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il coacervo delle donazioni è un istituto implicitamente abrogato. Questo meccanismo serviva solo a determinare l'aliquota progressiva, ormai sostituita da aliquote fisse basate sul grado di parentela. Di conseguenza, le donazioni passate non possono essere sommate per ridurre la franchigia esente dall'imposta di successione. L'Agenzia delle Entrate perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Collazione ereditaria: i regali in vita non cancellano l’eredità
Alla morte della madre, l'asse ereditario era composto solo da un modesto conto corrente. Alcuni eredi hanno chiesto la divisione e la collazione ereditaria di un fondo d'investimento acquistato in vita dalla madre e poi intestato a due delle figlie. La Corte d'Appello ha qualificato l'operazione come donazione indiretta, ordinando il conguaglio a favore degli altri coeredi. Le due figlie hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che non fosse stata proposta un'azione di riduzione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la collazione ereditaria opera automaticamente quando si chiede la divisione, purché vi sia un minimo patrimonio ereditario residuo (relictum), senza necessità di avviare un'azione di riduzione. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese di giudizio.
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Divisione ereditaria: quote salve senza collazione immediata
Alcuni coeredi hanno avviato una causa per la divisione ereditaria di diversi terreni. Durante il giudizio è emerso che alcuni di essi avevano venduto le proprie quote a un terzo e che un terreno era stato precedentemente donato. I ricorrenti hanno contestato la mancata partecipazione al processo dei venditori originari e l'assenza di una preventiva collazione dei beni donati. La Corte d'Appello ha rigettato le contestazioni ritenendole tardive o infondate. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che le questioni sulla partecipazione al processo vanno sollevate tempestivamente in appello e che le operazioni di collazione avvengono nella seconda fase del giudizio divisorio, senza inficiare la determinazione iniziale delle quote di comproprietà.
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Riunione fittizia: donazioni al cognato incluse nel calcolo
Una donna ha impugnato il testamento e le donazioni del padre defunto, lamentando la lesione della propria quota di legittima. Il padre aveva donato un immobile alla sorella e al cognato. I giudici di merito avevano escluso dal calcolo dell'eredità la quota donata al cognato, poiché l'azione contro di lui era inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la riunione fittizia è un'operazione puramente contabile. Pertanto, per calcolare la quota spettante ai legittimari, si devono sommare tutte le donazioni fatte in vita dal defunto, a prescindere dal fatto che tali donazioni siano poi concretamente riducibili o meno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ricostruzione dell’asse ereditario: conti cointestati e calcoli errati
Alla morte del padre, si è aperta una disputa tra due fratelli per la ricostruzione dell'asse ereditario. Il secondo fratello ha contestato al primo di aver ricevuto ingenti somme dal genitore prima del decesso, attraverso prelievi e cointestazioni di conti correnti. I giudici di merito hanno qualificato tali operazioni come donazioni nulle per difetto di forma, addebitandole al primo fratello. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso di quest'ultimo, rilevando un errore di calcolo (duplicazione delle somme) commesso dalla Corte d'Appello nel conteggio dei passaggi di denaro tra i conti cointestati. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che andava ammesso il documento tardivo che provava la riscossione divisa di un credito d'imposta. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo dell'eredità.
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Compensazione delle spese di lite: chi perde non sempre paga
Una coerede avvia una causa per lesione di legittima contro il fratello. Durante il processo, un immobile rientra nell'eredità a seguito dell'annullamento di una precedente vendita, azzerando la lesione. I giudici di merito rigettano la domanda ma decidono per la compensazione delle spese di lite a metà, a causa del mutamento imprevisto del patrimonio ereditario. Il fratello ricorre in Cassazione, pretendendo che la sorella paghi l'intero ammontare delle spese. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: la compensazione delle spese di lite rientra nella discrezionalità del giudice di merito se sussistono gravi ed eccezionali ragioni, come l'incertezza oggettiva creata dal rientro tardivo del bene nell'asse ereditario.
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Lesione di legittima: donazione nulla e calcolo dell’eredità
Un coerede ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che aveva accolto la domanda di riduzione per lesione di legittima proposta dalla sorella. Il ricorrente lamentava un doppio conteggio di centomila euro, somma oggetto di una donazione dichiarata nulla, nel calcolo della quota ereditaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la somma della donazione nulla è stata correttamente inserita solo nel patrimonio ereditario attivo residuo (relictum) e non tra le donazioni (donatum), escludendo qualsiasi duplicazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Azione di riduzione: se l’eredità è diseguale pagano tutti i figli
Due fratelli, rimasti esclusi dall'eredità materna a causa di donazioni e testamenti in favore degli altri fratelli, hanno promosso un'azione di riduzione per ottenere la propria quota di legittima. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, riducendo la quota di un terreno ereditario spettante a un solo fratello e condannando quest'ultimo a pagare un conguaglio in denaro. La Corte di Cassazione ha però accolto il ricorso di quest'ultimo, stabilendo che la riduzione delle quote ereditarie per integrare la legittima deve colpire proporzionalmente tutti i coeredi, comprese le sorelle che avevano ricevuto donazioni inferiori alla loro quota di riserva. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo delle quote.
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