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Reiterazione Criminosa

22 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il rischio concreto e attuale che l'indagato, se lasciato in libertà, possa commettere altri gravi reati, della stessa specie di quello per cui si procede o di altra natura.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure Cautelari: Il Tempo Non Basta a Far Cessare le Esigenze Cautelari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore sottoposto a misura cautelare per tentato furto pluriaggravato. Il Lavoratore chiedeva la revoca della misura, sostenendo che il tempo trascorso e la sua condotta irreprensibile avrebbero dovuto far cessare le esigenze cautelari. La Cassazione ha stabilito che il mero decorso del tempo e il comportamento corretto durante la misura non sono sufficienti da soli a far venir meno l'attualità delle esigenze cautelari. È necessario dimostrare, con nuovi elementi positivi, un effettivo mutamento della situazione di pericolosità. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato.
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Denaro nascosto: la Cassazione conferma la `ricettazione e misure cautelari`
Un individuo era sottoposto a custodia cautelare per `ricettazione e misure cautelari`. Gli inquirenti avevano trovato denaro nascosto nella sua abitazione. La difesa sosteneva che il denaro provenisse da altri reati (fiscali, usura, corruzione, estorsione) di cui l'uomo era già accusato, escludendo così la `ricettazione`. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura, evidenziando un notevole scarto temporale tra i presunti reati originari e il ritrovamento del denaro, rendendo plausibile l'accusa di `ricettazione`. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo logica la motivazione del Tribunale, anche in considerazione dei numerosi precedenti penali dell'individuo che giustificavano il pericolo di `reiterazione criminosa`.
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Attualità esigenze cautelari: Cassazione annulla revoca per omessa valutazione
La Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per un indagato di duplice omicidio. Il Tribunale del riesame aveva ritenuto non attuale il pericolo di reiterazione del reato, basandosi su precedenti condanne scontate e misure di prevenzione cessate. Tuttavia, non aveva considerato sentenze di condanna più recenti per partecipazione a un clan fino al 2018. La Suprema Corte ha evidenziato questa omissione, giudicandola un vizio di motivazione. Ha quindi rinviato il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione sull'attualità delle esigenze cautelari, che dovrà tenere conto di tutti gli elementi recenti.
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Custodia Cautelare: Esigenze Cautelari e Motivazione Insufficiente
Un Indagato, già in custodia cautelare per spaccio di droga, ha contestato la conferma della misura. Ha sostenuto la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e una motivazione insufficiente riguardo le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili le contestazioni sui fatti e sugli indizi. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulla motivazione delle esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che il Tribunale non aveva giustificato adeguatamente il rischio di reiterazione criminosa, specialmente perché la misura era stata applicata molto tempo dopo il fatto. L'ordinanza è stata annullata e il caso rinviato al Tribunale per una nuova valutazione delle esigenze cautelari.
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Ricorso Penale: Rinuncia Inattesa e Inammissibilità per il Leader
Un leader politico, accusato di concorso in devastazione e saccheggio, resistenza aggravata e istigazione a delinquere durante una manifestazione, aveva visto confermata la sua custodia cautelare. Ha proposto ricorso, ma il suo difensore ha successivamente rinunciato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso penale** a causa di tale rinuncia. Questa decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare: ricorso inammissibile per detenzione di droga
Un Lavoratore è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per detenzione di oltre tredici chilogrammi di marijuana. Egli ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame, sostenendo che la misura fosse eccessiva e che altre soluzioni meno restrittive sarebbero state sufficienti per prevenire la reiterazione criminosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso mirasse a una rivalutazione del merito non consentita e che la motivazione del Tribunale del riesame fosse logica, considerando l'elevato quantitativo di droga e il rischio di reiterazione criminosa. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misure Cautelari Personali: Ricorso Inammissibile, Arresti Domiciliari Validi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato le **misure cautelari personali** degli arresti domiciliari. L'indagato contestava la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e l'attualità del pericolo di fuga e di reiterazione criminosa. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso era basato su censure di fatto, non ammissibili in sede di legittimità. Il Tribunale del Riesame aveva correttamente motivato la decisione, ritenendo logiche e coerenti le prove e i pericoli. L'indagato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000,00 Euro.
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Autoriciclaggio e Bancarotta: La Cassazione conferma gli arresti
Un imprenditore è stato accusato di bancarotta fraudolenta, reati tributari e **autoriciclaggio**, per aver trasferito beni e denaro da società fallite a nuove entità. Il Tribunale del Riesame aveva confermato i gravi indizi di colpevolezza e gli arresti domiciliari. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei reati e il pericolo di fuga. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'**autoriciclaggio** può configurarsi anche se il reato presupposto (bancarotta) si consuma successivamente, essendo la dichiarazione di fallimento una mera condizione di punibilità. La Cassazione ha confermato il pericolo di fuga e di reiterazione criminosa, basandosi sulle intercettazioni e sulla gravità delle condotte.
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Custodia cautelare in carcere confermata per narcotraffico
Un imputato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente ha invocato il tempo trascorso, il distacco dalle dinamiche delittuose, lo svolgimento di attività lavorativa e l'esigenza di assistere la moglie. Il Tribunale del riesame e la Corte di Cassazione hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere, rilevando l'assenza di fatti nuovi sopravvenuti idonei a superare la presunzione di pericolosità e il rischio di reiterazione, aggravato dalla vicinanza territoriale dell'abitazione proposta al contesto criminale originario.
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Revoca delle misure cautelari: il buon comportamento non basta
Il Tribunale di Caltanissetta ha respinto la richiesta di revoca delle misure cautelari presentata dall'Imputato, sottoposto a obbligo di firma e di dimora. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il corretto comportamento tenuto per mesi e il decorso del tempo dimostrassero l'assenza di pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la revoca delle misure cautelari non può fondarsi sul solo decorso del tempo o sulla regolare osservanza delle prescrizioni. Il rispetto delle regole costituisce infatti un dovere essenziale della misura stessa e non un elemento di novità idoneo a cancellare le esigenze di sicurezza. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Custodia cautelare: Machete e recidiva, no ai domiciliari
Un indagato per tentato omicidio, commesso con un machete fuori da una discoteca, ha contestato la decisione di mantenerlo in **custodia cautelare in carcere**. L'uomo, già processato per un reato identico, riteneva sufficienti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la massima misura restrittiva. I giudici hanno sottolineato l'estrema pericolosità sociale del soggetto e la sua tendenza a ripetere crimini violenti, anche dopo aver subito precedenti restrizioni. Il braccialetto elettronico è stato giudicato inidoneo a contenere il rischio di recidiva, rendendo la **custodia cautelare in carcere** l'unica opzione adeguata a proteggere la collettività.
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Detenzione illegale di armi: confessa ma resta in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un uomo trovato in possesso di un arsenale. Durante un controllo, la polizia ha scoperto in un magazzino a lui accessibile pistole, una mitragliatrice, munizioni e giubbotti antiproiettile. L'uomo ha subito ammesso che le armi fossero sue. Nonostante la confessione, i giudici hanno ritenuto la detenzione in carcere l'unica misura adeguata. La gravità della condotta, legata alla detenzione illegale di armi clandestine, è stata considerata un chiaro indice di collegamento con la criminalità organizzata e di un elevato rischio di commettere altri reati, rendendo la confessione insufficiente a ottenere una misura meno severa.
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Esigenze Cautelari: Carcere Annullato per Indagato Incensurato
Un indagato, incensurato e senza carichi pendenti, viene messo in carcere per spaccio. Il giudice motiva la decisione su basi generiche, come presunti legami con ambienti criminali, senza prove concrete. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza, stabilendo un principio fondamentale: le **esigenze cautelari** non possono fondarsi su congetture astratte. La valutazione del pericolo di reiterazione del reato deve basarsi su elementi specifici e attuali, considerando la personalità dell'indagato, il suo stato di incensuratezza e il tempo trascorso dai fatti. La mancanza di una motivazione concreta e personalizzata rende illegittima la misura del carcere. Il caso torna al Tribunale per una nuova valutazione.
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Reiterazione criminosa: no alla pena a domicilio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego della pena a domicilio. La decisione si fonda sulla valutazione del concreto pericolo di reiterazione criminosa, desunto dalla precedente condotta del soggetto, che aveva abbandonato l'affidamento in prova ed era evaso dalla detenzione domiciliare. La prognosi sfavorevole ha giustificato il rigetto della richiesta.
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Custodia cautelare in carcere per arma clandestina
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un giovane indagato, sorpreso a nascondere un'arma clandestina. La decisione si fonda sull'elevato pericolo di reiterazione del reato, desunto dalla facilità con cui l'indagato si è procurato l'arma, indicativa di collegamenti con la criminalità locale. La Corte ha inoltre chiarito che, quando la detenzione in carcere è ritenuta l'unica misura idonea, il giudice non è tenuto a motivare specificamente sull'inadeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Reiterazione criminosa: il trasferimento non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato per narcotraffico, rigettando la tesi difensiva secondo cui il suo trasferimento avrebbe ridotto il pericolo di reiterazione criminosa. Secondo la Corte, il trasferimento dell'indagato nella sua provincia d'origine, vicino al sodalizio criminale fornitore, non attenua ma anzi potrebbe rafforzare il rischio, confermando l'inadeguatezza di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
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Misure cautelari: quando si applica l’arresto?
Un indagato, già sottoposto a misure non custodiali per reati di droga, si vede applicare gli arresti domiciliari dopo l'appello del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16453/2024, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione. La Corte ha stabilito che la scelta di applicare le misure cautelari più severe era giustificata dalla valutazione del concreto pericolo di reiterazione del reato, basato sulla non occasionalità della condotta e sull'inserimento dell'indagato in un circuito criminale. Gli arresti domiciliari sono stati ritenuti una misura proporzionata, un giusto equilibrio tra l'inadeguatezza delle misure più lievi e l'eccessiva afflittività del carcere.
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Custodia Cautelare in Carcere: Quando è Indispensabile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per traffico internazionale di stupefacenti, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che, data la gravità dei reati, il ruolo organizzativo dell'imputato e il concreto pericolo di reiterazione, gli arresti domiciliari, anche a grande distanza e con controllo elettronico, non sono una misura adeguata a prevenire i contatti con l'ambiente criminale. La decisione sottolinea che la scelta della misura si basa sulla valutazione individuale e non sulla disparità di trattamento con altri imputati.
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Custodia cautelare: il licenziamento non è sufficiente
Un ex funzionario pubblico, detenuto per gravi reati tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ha richiesto la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari a seguito del suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la perdita del lavoro non è sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, poiché l'imputato potrebbe continuare a supportare l'organizzazione criminale offrendo la sua pregressa esperienza come consulente.
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Sospensione condizionale pena: quando si nega?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30238/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte ha stabilito che la valutazione negativa sulla futura condotta dell'imputato era legittima, poiché basata sulle modalità organizzate e sulla professionalità dimostrata nel commettere il reato di furto aggravato, elementi che indicano una probabile reiterazione criminosa.
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