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Regole Cautelari

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norme di condotta, scritte o non scritte, la cui violazione può costituire un profilo di colpa. Nel caso della circolazione stradale, includono il dovere di adeguare la velocità alle condizioni di visibilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Velocità folle e ricorso respinto: sì alla revoca della patente
Un giovane conducente ha causato la morte di una bambina guidando un'auto di cilindrata superiore a quella consentita, a velocità doppia rispetto al limite e invadendo la corsia opposta. Il giudice di merito ha disposto la sanzione accessoria della revoca della patente. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la legittimità della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che la revoca della patente è pienamente legittima a fronte di così gravi violazioni stradali. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Caso fortuito incidente stradale: condannato l’autista distratto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo e lesioni colpose nei confronti di un autista professionista. L'uomo, alla guida di un'auto con passeggeri, si era distratto perdendo il controllo del mezzo su asfalto bagnato e finendo contro il guardrail, causando la morte di un passeggero e il ferimento di altri due. La difesa invocava il caso fortuito incidente stradale, sostenendo che la velocità fosse entro i limiti. I giudici hanno invece escluso il caso fortuito incidente stradale, stabilendo che la sbandata è derivata da una fatale distrazione e da una manovra correttiva improvvisa. La Cassazione ha ribadito che il conducente deve sempre regolare la velocità in base alle condizioni concrete della strada, dichiarando inammissibile il ricorso dell'autista.
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Incidente mortale: il concorso di colpa della vittima non assolve
Un automobilista, guidando in stato di ebbrezza e a velocità eccessiva, causa un incidente mortale con un motociclista. Anche la vittima, però, aveva commesso infrazioni: superava il limite di velocità e aveva invaso la corsia opposta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'automobilista per omicidio stradale, chiarendo un punto fondamentale: il concorso di colpa della vittima, pur comportando una riduzione della pena, non elimina la responsabilità penale del conducente che ha tenuto la condotta più grave. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici che avevano attribuito alla vittima il 30% della responsabilità, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Omicidio stradale pedone: la colpa del conducente
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio stradale di un pedone a carico di un automobilista. Anche se il pedone ha attraversato in modo imprudente, correndo e fuori dalle strisce, la responsabilità del conducente non è esclusa perché, avendo avvistato la vittima da una distanza sufficiente, avrebbe potuto e dovuto frenare per evitare l'impatto. La condotta della vittima è considerata solo una concausa dell'evento.
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Omicidio stradale e visibilità: la prudenza è d’obbligo
In un caso di omicidio stradale, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per aver causato un incidente mortale a un incrocio con scarsa visibilità. La Corte ha ribadito che la presenza di ostacoli visivi, come delle siepi, non giustifica la mancata precedenza ma, al contrario, impone un obbligo di massima prudenza, rendendo irrilevante la tesi difensiva della bassa velocità.
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Omicidio stradale: prevedibilità e colpa del conducente
Un automobilista condannato per omicidio stradale ricorre in Cassazione, sostenendo l'imprevedibilità dell'attraversamento del pedone. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la colpa del conducente per velocità non adeguata alle condizioni di visibilità e per la prevedibilità del pericolo, data la presenza di auto parcheggiate e di una casa funeraria in zona.
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Concorso di cause in sinistro: la Cassazione decide
Un automobilista, dopo aver perso il controllo del proprio veicolo a causa di un primo incidente, si ferma sulla carreggiata. Un secondo conducente, sopraggiungendo a velocità eccessiva, lo tampona violentemente, causando la morte di un passeggero sceso dal primo veicolo. La Cassazione ha confermato la condanna di entrambi i conducenti, stabilendo che la condotta del secondo automobilista costituisce un concorso di cause e non un evento imprevedibile che interrompe il nesso di causalità.
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Omicidio stradale: quando la colpa è del conducente
Un'automobilista, condannata per omicidio stradale dopo aver investito un pedone di notte su una strada non illuminata, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che la condotta imprudente della vittima e l'impossibilità di determinare la velocità esatta del veicolo dovessero escludere la colpa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'eccesso di velocità era desumibile dai gravi danni al veicolo e che, in ogni caso, l'automobilista aveva violato il dovere di prudenza, non adeguando la guida alle condizioni di scarsa visibilità, integrando così il nesso di causalità della colpa.
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