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Regolare Condotta

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un requisito fondamentale per la concessione dei benefici penitenziari. Si riferisce al comportamento del detenuto, che deve essere conforme alle norme e ai regolamenti dell'istituto penitenziario, dimostrando partecipazione al percorso rieducativo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Remissione del debito: no allo sconto se la condotta fallisce
Un detenuto ha richiesto la remissione del debito relativo alle spese di giustizia e di mantenimento in carcere. Il Magistrato di sorveglianza ha rigettato la richiesta a causa di diversi episodi di indisciplina. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha sostenuto che il giudice non dovesse valutare le condotte successive alla domanda o i procedimenti disciplinari non ancora definitivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione della regolare condotta deve riguardare l'intero periodo di detenzione. Il giudice può valutare anche i fatti successivi al deposito dell'istanza e gli episodi disciplinari non ancora definitivi per verificare la responsabilità complessiva del detenuto. Il detenuto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Remissione del Debito: Telefono in Carcere Nega il Beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di **remissione del debito** per un detenuto. Il detenuto aveva chiesto di non pagare le spese processuali e di mantenimento in carcere, sostenendo di aver avuto una buona condotta. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che l'introduzione di un telefono cellulare in carcere, sebbene avvenuta anni prima, fosse un episodio grave che escludeva la "regolare condotta" necessaria per il beneficio. La Corte ha ribadito che la buona condotta deve essere costante e che un singolo illecito disciplinare può bastare a negare la remissione, distinguendo questo requisito da quello per la liberazione condizionale.
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Permesso premio negato per delitti gravi: serve revisione critica
Un detenuto condannato per omicidio aggravato ha richiesto il permesso premio dopo aver svolto attività lavorativa interna, aver scritto una lettera di scuse ai familiari della vittima e aver intrapreso percorsi riparativi. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto la richiesta a causa della scarsa revisione critica del passato delittuoso, elemento attestato dalla relazione dell'equipe trattamentale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la sola buona condotta carceraria non basta per ottenere il permesso premio. Per reati gravi e con pena residua consistente, serve una concreta e significativa rivisitazione critica del reato per escludere la pericolosità sociale.
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Remissione del debito: no allo sconto se la condotta è pessima
Il Detenuto ha richiesto la remissione del debito di oltre quarantunomila euro per le spese di giustizia e mantenimento in carcere. Il Magistrato di sorveglianza ha respinto la domanda a causa di gravi illeciti disciplinari commessi dall'uomo durante la carcerazione. Il Detenuto ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto valutare solo la condotta recente e non quella passata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la regolare condotta richiesta per ottenere il beneficio deve essere costante e riguardare l'intero percorso detentivo, non solo l'ultimo periodo. Di conseguenza, il ricorrente non ottiene lo sconto del debito e deve pagare le spese processuali.
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Remissione del debito: no a presunzioni di ricchezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29262/2024, ha annullato la decisione di un Magistrato di Sorveglianza che negava la remissione del debito a un detenuto condannato per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la richiesta non può essere respinta sulla base della mera presunzione di ricchezza derivante dal reato commesso, ma richiede una valutazione concreta e documentata delle attuali condizioni economiche disagiate del richiedente e della sua regolare condotta in carcere.
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Remissione del debito: no se commetti reati in carcere
La Corte di Cassazione ha negato la remissione del debito per spese processuali a un ex detenuto, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il beneficio è stato negato perché, durante il periodo di espiazione della pena, il soggetto è stato condannato per partecipazione ad associazione di tipo mafioso. Secondo la Corte, tale reato è incompatibile con il requisito della 'regolare condotta', che non si limita al solo rispetto delle regole carcerarie ma implica l'astensione da qualsiasi attività criminale.
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Permesso premio: la condotta regolare è decisiva
La Corte di Cassazione conferma il diniego di un permesso premio a un detenuto. La decisione si basa sulla valutazione della condotta carceraria, ritenuta non regolare a causa di sanzioni disciplinari recenti, e sulla mancata prova di un reale distacco dai legami con la criminalità organizzata. Il ricorso del detenuto è stato respinto anche per un vizio formale, non avendo allegato i documenti necessari a sostegno delle proprie tesi.
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Permesso premio: condotta e valutazione autonoma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto a cui era stato negato un permesso premio a causa di una sanzione disciplinare per possesso di un telefono cellulare. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla "regolare condotta" da parte del Tribunale di Sorveglianza è autonoma e non è vincolata dalla qualificazione del medesimo fatto come di "particolare tenuità" da parte del giudice penale. La mancanza del requisito della regolare condotta è sufficiente a giustificare il diniego del beneficio.
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Remissione del debito: condotta e reddito. Il caso
La Corte di Cassazione esamina il caso di un detenuto che chiede la remissione del debito per le spese processuali. La Corte chiarisce che, per ottenere il beneficio, la "regolare condotta" non implica una revisione critica del reato commesso. Tuttavia, la remissione del debito viene negata perché, nonostante la buona condotta, la presenza di proprietà immobiliari esclude le "disagiate condizioni economiche" richieste dalla legge. La sentenza sottolinea che entrambi i requisiti devono coesistere.
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