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Regime Detentivo Differenziato

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49 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Regime 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla persistente pericolosità sociale e la capacità di mantenere legami con l'associazione criminale è un apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità se la motivazione del tribunale di sorveglianza è logica e completa, come nel caso di specie.
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Regime 41-bis: quando è legittima l’applicazione?
La Corte di Cassazione conferma l'applicazione del regime 41-bis a un detenuto di spicco, ritenendo sufficiente il pericolo di contatti con l'esterno. La decisione si basa sulla sua caratura criminale, sul ruolo apicale nel clan e sulla persistente operatività del sodalizio, anche in assenza di prove di comunicazioni avvenute. Il ricorso è stato rigettato.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
Un detenuto, sottoposto a regime detentivo speciale, si è visto trattenere una missiva considerata sospetta. Dopo il rigetto dei ricorsi ordinari, ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che tale rimedio è applicabile solo a provvedimenti che definiscono il giudizio con una condanna (formando il cosiddetto "giudicato"), e non a decisioni interlocutorie come quelle sulla corrispondenza, che non incidono sulla fissità del giudicato.
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Regime 41-bis: proroga legittima senza fatti nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del suo regime 41-bis. La Corte ha stabilito che per l'estensione del 'carcere duro' non sono necessari 'fatti nuovi' che provino contatti recenti, ma è sufficiente valutare la persistente capacità del soggetto di mantenere legami con l'organizzazione criminale di appartenenza, basandosi sul suo profilo e sulla perdurante operatività del clan.
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Proroga 41-bis: Cassazione annulla, serve prova attuale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava la proroga del regime 41-bis per un detenuto. La Corte ha stabilito che per giustificare tale misura restrittiva non è sufficiente la passata appartenenza a un'associazione criminale, ma è necessaria una valutazione concreta e attuale della capacità del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione, che nel caso di specie non era stata adeguatamente motivata dal Tribunale di Sorveglianza.
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Regime 41-bis: motivazione assente, sentenza nulla
Un detenuto ha impugnato la proroga del suo regime 41-bis, lamentando una motivazione basata su fatti vecchi e che ignorava il suo percorso di ravvedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che la motivazione era totalmente assente sui punti cruciali sollevati dalla difesa, come la persistenza del vincolo associativo e la diminuita pericolosità del soggetto, rendendo così il provvedimento illegittimo.
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Regime 41-bis: Cassazione su proroga e pericolosità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione della persistente pericolosità sociale e della capacità di mantenere contatti con l'associazione criminale è un apprezzamento di merito, correttamente effettuato dal Tribunale di Sorveglianza. Il ruolo di spicco del ricorrente all'interno del sodalizio, finalizzato al reinvestimento di capitali illeciti, è stato considerato un elemento decisivo per confermare la misura.
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Proroga 41-bis: quando è legittima l’estensione?
Un soggetto, ritenuto figura di spicco di un'organizzazione criminale, ha impugnato il provvedimento di estensione del regime detentivo speciale a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della persistente capacità del detenuto di mantenere contatti con l'associazione criminale, anche sulla base di comportamenti tenuti in passato durante la detenzione, costituisce un fondamento sufficiente per la proroga 41-bis.
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Regime 41-bis: Cassazione su inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la proroga del regime 41-bis per un detenuto, ritenuto esponente di spicco di un'associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la valutazione della persistente pericolosità e della capacità di mantenere contatti con l'esterno è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione del giudice inferiore non è mancante o meramente apparente. Il ricorso è stato respinto in quanto si limitava a contestare nel fatto la decisione impugnata.
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Regime 41-bis: quando la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla pericolosità sociale e sul rischio di contatti con l'esterno, era adeguatamente motivata, respingendo le censure come un tentativo di riesame del merito non consentito in sede di legittimità.
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Regime 41-bis: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha ribadito che il suo sindacato è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione dei fatti. La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata ritenuta adeguatamente motivata, basandosi sulla persistente operatività del clan di appartenenza, sul ruolo direttivo del detenuto e su recenti comportamenti che indicano un'attuale pericolosità sociale, rendendo così legittima la proroga del regime speciale.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione avverso la proroga di un regime detentivo speciale. Il motivo risiede nel fatto che l'appello non contestava una violazione di legge, ma entrava nel merito delle valutazioni del Tribunale di Sorveglianza sulla capacità del detenuto di mantenere contatti con l'associazione criminale, un ambito precluso al giudizio di legittimità.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma legittimità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto sottoposto al regime 41-bis. Il ricorrente sollevava dubbi sulla costituzionalità della norma e criticava la valutazione della sua pericolosità sociale. La Corte ha respinto entrambe le censure, affermando che la questione di costituzionalità è manifestamente infondata secondo una giurisprudenza consolidata e che la valutazione dei fatti sulla pericolosità non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Ricorso per cassazione 41 bis: limiti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime detentivo speciale. La decisione chiarisce che il ricorso per cassazione 41 bis è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti operata dal Tribunale di Sorveglianza sulla capacità del soggetto di mantenere legami con la criminalità organizzata, che si basa su un giudizio prognostico.
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Ricorso regime detentivo: limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la proroga di un regime detentivo speciale. L'ordinanza chiarisce che il ricorso regime detentivo è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione di merito sulla pericolosità del detenuto effettuata dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni del ricorrente, volte a rimettere in discussione la sua attuale pericolosità sociale e i suoi legami con la criminalità organizzata, esulassero dai limiti del giudizio di legittimità.
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Regime 41-bis: proroga legittima senza fatti nuovi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto di spicco contro la proroga del suo regime 41-bis. I giudici hanno stabilito che, per giustificare la proroga, non è necessario dimostrare 'fatti nuovi', ma è sufficiente accertare la persistente capacità del soggetto di mantenere contatti con l'associazione criminale. Nel caso di specie, il profilo criminale, il ruolo di vertice ricoperto in passato e i legami familiari con figure apicali del clan sono stati ritenuti elementi sufficienti a confermare la pericolosità attuale e a legittimare la misura.
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Regime 41-bis: i criteri per una proroga legittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. Secondo l'ordinanza, per estendere il 'carcere duro' non è necessaria la prova certa dei contatti con l'associazione criminale, ma è sufficiente che tale collegamento sia ritenuto ragionevolmente probabile. Una motivazione che illustra il profilo criminale del detenuto e l'operatività del clan non può essere considerata generica o apparente.
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Proroga 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro l'ordinanza che confermava la proroga 41-bis. Il ricorso è stato ritenuto generico. La Corte ha ribadito che per l'estensione del regime speciale è sufficiente la probabilità di contatti con l'esterno, e la motivazione del giudice non deve necessariamente confutare ogni singolo argomento difensivo, purché la decisione sia fondata sulla caratura criminale del detenuto e sull'attuale operatività del clan.
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Regime 41-bis: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La Corte ha stabilito che la motivazione del Tribunale di Sorveglianza non era generica, ma basata sulla persistente pericolosità del detenuto, sul suo ruolo di vertice nel clan e sull'attuale operatività dell'organizzazione criminale, elementi sufficienti a giustificare il carcere duro.
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Proroga 41-bis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime detentivo speciale 41-bis. I giudici hanno stabilito che, ai fini della proroga, non è necessaria la prova certa di contatti con l'esterno, ma è sufficiente una valutazione di probabilità basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto e sull'operatività del clan di appartenenza. Il ricorso è stato giudicato generico e non idoneo a contestare la violazione di legge, unico motivo valido in sede di legittimità.
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