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Reddito D'Impresa

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76 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento bancario coltivatore diretto: la Cassazione
Un imprenditore agricolo è stato oggetto di un accertamento fiscale per l'anno 2002, basato su ingenti movimentazioni bancarie non giustificate. L'imprenditore sosteneva che la sua attività, essendo agricola, dovesse essere tassata solo su base catastale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al contribuente, stabilendo che l'accertamento bancario si applica anche al coltivatore diretto. La Corte ha chiarito che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica per ogni singola operazione bancaria per superare la presunzione di reddito d'impresa non dichiarato.
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Reddito d’impresa: pensione ridotta per socio di sas
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli utili derivanti dalla partecipazione in una società di persone costituiscono reddito d'impresa, legittimando la riduzione della pensione di reversibilità del socio. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sulla limitata ripetibilità dell'indebito pensionistico, previste per l'INPS, non si estendono alle casse previdenziali professionali privatizzate, le quali possono quindi richiedere la restituzione delle somme versate in eccesso.
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Agevolazioni fiscali enti non profit: quando si perdono
La Cassazione ha annullato la decisione di merito che riconosceva le agevolazioni fiscali a un'associazione non profit. La Corte ha stabilito che la qualifica di ONLUS non basta: l'ente deve provare in concreto di non svolgere attività commerciale, altrimenti perde il diritto ai benefici. Il caso riguardava corrispettivi per servizi sanitari qualificati come attività d'impresa dall'Agenzia delle Entrate.
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Vendite online: quando diventano attività d’impresa?
Un contribuente che effettuava numerose vendite online di scarpe è stato oggetto di un accertamento fiscale che ha qualificato la sua attività come reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato che l'elevato numero di transazioni è un indicatore di abitualità e professionalità, sufficiente a configurare un'attività d'impresa ai fini fiscali, anche in assenza di una complessa organizzazione. Tuttavia, la sentenza ha accolto i ricorsi del contribuente su due punti specifici: ha annullato la decisione per mancata motivazione sul requisito dell'autonoma organizzazione ai fini IRAP e ha chiarito che, per gli acquisti non fatturati, il cessionario è soggetto a sanzioni per mancata autofatturazione ma non al pagamento dell'IVA.
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Immobili vincolati e reddito d’impresa: la Cassazione
Una società immobiliare contestava la tassazione come reddito d'impresa dei canoni di locazione di un immobile vincolato, invocando l'agevolazione fiscale per il reddito fondiario. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che se l'immobile è un bene d'impresa, i canoni costituiscono ricavi e concorrono a formare il reddito d'impresa, escludendo l'applicazione del regime agevolato.
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Tassazione immobili vincolati: reddito d’impresa
Una società immobiliare ha contestato la tassazione del reddito derivante dalla locazione di immobili di interesse storico, sostenendo di avere diritto a un'agevolazione fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'agevolazione si applica solo al reddito fondiario e non al reddito d'impresa. Quest'ultimo, infatti, è determinato dai ricavi effettivi meno i costi deducibili, un regime diverso da quello basato sulla rendita catastale previsto per i privati.
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Contributi socio accomandante: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che i contributi del socio accomandante sono dovuti all'INPS anche se non svolge attività lavorativa nella società. Il reddito derivante dalla partecipazione a una società in accomandita semplice è qualificato come reddito d'impresa e, in base al principio di trasparenza fiscale, rientra pienamente nella base imponibile contributiva. La Corte ha rigettato il ricorso di una socia, confermando che la totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF è soggetta a contribuzione previdenziale.
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Contributi socio Srl: niente obbligo senza lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4015/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contributi socio Srl. Il ricorso di un ente previdenziale, che richiedeva il pagamento dei contributi sul reddito da capitale percepito da un socio non lavoratore di una S.r.l., è stato respinto. La Corte ha chiarito che solo i redditi d'impresa, derivanti da un'effettiva attività lavorativa, rientrano nella base imponibile contributiva. I redditi derivanti dalla mera partecipazione societaria, qualificati come redditi di capitale, ne sono esclusi, valorizzando lo 'schermo societario' tipico della S.r.l.
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Contributi socio Srl: quando non sono dovuti
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi previdenziali per gli artigiani non sono dovuti sui redditi da capitale derivanti dalla mera partecipazione in una S.r.l. qualora il socio non svolga alcuna attività lavorativa all'interno della società. L'ente previdenziale aveva richiesto i contributi basandosi sulla partecipazione societaria, ma la Corte ha rigettato il ricorso, distinguendo nettamente tra reddito d'impresa (soggetto a contribuzione) e reddito di capitale (escluso se non connesso a un'attività lavorativa). La decisione chiarisce che la base imponibile per i contributi del socio Srl è legata esclusivamente all'effettivo svolgimento di un'attività lavorativa.
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Reddito d’impresa agricolo: quando non è connesso
Una società agricola riceveva ingenti proventi da un accordo con una società energetica, legati ai 'certificati verdi'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante l'apparenza, non si trattava di reddito agrario connesso, ma di vero e proprio reddito d'impresa agricolo di natura commerciale. La sentenza chiarisce che quando l'attività agricola è meramente strumentale a un'operazione commerciale più ampia e i ricavi sono sproporzionati, il reddito va tassato secondo le regole ordinarie d'impresa.
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Reddito da capitale: no contributi per socio S.r.l.
La Corte di Cassazione ha stabilito che i redditi percepiti da un socio di una società a responsabilità limitata (S.r.l.), che non svolge alcuna attività lavorativa all'interno della stessa, non devono essere inclusi nella base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali. Questi proventi, qualificati come reddito da capitale e non come reddito d'impresa, sono pertanto esenti dall'obbligo contributivo verso le gestioni artigiani e commercianti. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando un orientamento ormai consolidato.
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Reddito da capitale: no contributi per soci di S.r.l.
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'utile percepito da un socio di una S.r.l. che non svolge alcuna attività lavorativa nella società costituisce reddito da capitale e non reddito d'impresa. Di conseguenza, tale reddito è escluso dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione artigiani e commercianti. L'ordinanza conferma un orientamento consolidato, respingendo il ricorso dell'ente previdenziale che mirava a un'interpretazione più ampia della base contributiva.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo per redditi
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità dell'accertamento induttivo nei confronti di un allevatore che aveva omesso di dichiarare l'attività. L'omessa compilazione del quadro RD nella dichiarazione dei redditi impedisce la tassazione forfettaria e giustifica l'azione del Fisco per determinare il reddito d'impresa.
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Reddito d’impresa: affitto non basta per qualifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice locazione di immobili, anche se ristrutturati, non è sufficiente per qualificare l'attività come generatrice di reddito d'impresa. Nel caso specifico, un contribuente aveva ristrutturato e affittato un intero edificio. L'Agenzia delle Entrate contestava la detraibilità delle spese, sostenendo si trattasse di attività d'impresa. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, sottolineando che l'attività contestata si era svolta in anni successivi a quello oggetto di accertamento, rendendola irrilevante ai fini della qualificazione del reddito per quell'annualità.
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Reddito d’impresa agricolo: quando scatta l’induttivo
La Corte di Cassazione chiarisce che l'attività di allevamento che supera i limiti per essere considerata agraria genera reddito d'impresa agricolo. La mancata dichiarazione di questa parte di reddito giustifica l'applicazione dell'accertamento induttivo da parte dell'Agenzia delle Entrate, anche nei confronti di un imprenditore agricolo. La sentenza di merito che aveva annullato l'avviso è stata cassata con rinvio.
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Obbligo contributivo socio: il reddito d’impresa conta
Una socia, già iscritta alla Gestione Artigiani per la sua attività lavorativa in una società, ha contestato una richiesta di contributi basata sui redditi percepiti da un'altra società di persone in cui era socia non lavorante. Il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo contributivo del socio si estende alla totalità dei redditi d'impresa percepiti, inclusi quelli derivanti da partecipazioni societarie, indipendentemente dallo svolgimento di un'attività lavorativa diretta in quella specifica società. La decisione si fonda sull'interpretazione estensiva della base imponibile previdenziale, allineata alla nozione fiscale di reddito d'impresa.
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