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Reddito D'Impresa

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76 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento bancario: prelievi non sono profitto, costi presunti
Un contribuente, qualificato dal Fisco come commerciante d'arte e non semplice collezionista, ha ricevuto un avviso di accertamento basato sui movimenti del suo conto corrente. L'Agenzia delle Entrate presumeva che i prelievi non giustificati fossero ricavi non dichiarati. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del contribuente. Pur confermando la legittimità dell'accertamento bancario, la Corte ha stabilito un principio fondamentale: non si possono equiparare i prelievi a profitto puro. In un accertamento bancario con costi presunti, il contribuente ha sempre diritto al riconoscimento di una quota di costi, anche in via forfettaria, da detrarre dai ricavi accertati. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo dell'imposta dovuta.
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Riqualificazione reddito locazione: caso rinviato per morte legale
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente, procedendo alla riqualificazione del reddito da locazione di posti auto. L'ente ha trasformato il reddito da 'fondiario' a 'd'impresa', con un conseguente aumento di IRPEF, IRAP e IVA. Il contribuente ha impugnato l'atto. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha deciso nel merito la questione. Ha rilevato il decesso del difensore del contribuente e, per garantire il suo diritto di difesa, ha rinviato la causa a una nuova udienza, ordinando la notifica personale dell'avviso alla parte. La questione sulla corretta classificazione del reddito resta quindi in sospeso.
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Allevamento cavalli: reddito d’impresa se le corse prevalgono
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'allevamento di cavalli genera reddito d'impresa quando l'attività agonistica è prevalente. Nel caso esaminato, un contribuente sosteneva che i premi vinti nelle corse ippiche fossero parte del suo reddito agrario. L'Agenzia delle Entrate ha invece riqualificato tali somme come reddito d'impresa, data l'intensa partecipazione a gare (118 in un anno) e l'organizzazione tipica di una scuderia. La Corte ha confermato la tesi del Fisco, precisando che l'attività di corse è autonoma dallo sfruttamento del terreno e richiede competenze specifiche, diverse da quelle agricole. Di conseguenza, l'allevamento di cavalli finalizzato alle competizioni non gode delle agevolazioni fiscali previste per il settore agricolo e il ricorso del contribuente è stato respinto.
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Sospensione processo tributario: stop alla causa per pace fiscale
Un'associazione culturale ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate, che ha qualificato la sua attività come commerciale, rideterminando il reddito e l'IVA. L'ente ha contestato la decisione, portando la causa fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, l'associazione ha chiesto di aderire a una nuova legge per la definizione agevolata delle liti fiscali. La Corte, applicando la normativa, ha concesso la sospensione del processo tributario. La causa è stata quindi messa in pausa per permettere al contribuente di chiudere la controversia direttamente con il Fisco, senza una decisione nel merito della questione.
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Indagini bancarie: i versamenti sul conto valgono per tutti
Un cittadino ha contestato un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, sostenendo che tali controlli potessero riguardare solo le imprese o i professionisti. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che il potere di controllo del Fisco sui conti correnti si estende a tutti i contribuenti. In particolare, i versamenti di denaro non giustificati creano una presunzione legale di reddito imponibile per chiunque. Il contribuente ha l'onere di dimostrare che quelle somme sono già state tassate o che non sono rilevanti ai fini fiscali. Poiché Il Contribuente non ha fornito prove concrete per giustificare i movimenti sul proprio conto, la Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del recupero delle tasse e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Base imponibile contributiva: esclusi i redditi da socio S.r.l.
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a un cittadino iscritto alla Gestione Commercianti, includendo nel calcolo i redditi derivanti dalla sua partecipazione in una società a responsabilità limitata. L'Istituto sosteneva che la base imponibile contributiva dovesse comprendere ogni reddito percepito per garantire una pensione più alta. Il cittadino ha contestato l'avviso di addebito, sostenendo di essere un mero socio di capitale senza svolgere alcuna attività lavorativa nell'azienda. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente. I giudici hanno stabilito che gli utili da partecipazione in società di capitali sono redditi di capitale e non d'impresa. Poiché manca l'apporto lavorativo personale, tali somme non possono essere inserite nella base imponibile contributiva. La decisione conferma il necessario parallelismo tra normativa fiscale e previdenziale.
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Immobili storici: tassazione e agevolazioni IRES
Un ente ecclesiastico ha richiesto il rimborso della maggiore IRES versata, invocando il regime agevolato per gli immobili storici previsto dalla Legge 413/1991. L'ente sosteneva che i canoni di locazione dovessero essere tassati sulla base della tariffa d'estimo più bassa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che l'agevolazione non spetta automaticamente in base alla natura soggettiva dell'ente. È necessaria un'indagine oggettiva per verificare se l'attività di locazione generi reddito fondiario o reddito d'impresa, poiché il beneficio non si applica a quest'ultimo caso.
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Imponibile contributivo: esclusi i redditi di capitale
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imponibile contributivo per gli iscritti alla Gestione artigiani e commercianti non deve includere i redditi di capitale percepiti come soci di una S.r.l. in cui non si svolge attività lavorativa. L'ente previdenziale aveva richiesto contributi aggiuntivi basandosi su tali redditi, ma i giudici hanno confermato che la base di calcolo è limitata esclusivamente al reddito d'impresa definito dal TUIR. La decisione ribadisce la distinzione netta tra proventi da attività lavorativa e proventi da mero investimento finanziario.
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Base imponibile contributiva: esclusi redditi capitale
La Corte di Cassazione ha confermato che la base imponibile contributiva per i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Inps deve includere esclusivamente i redditi d'impresa derivanti dall'effettivo svolgimento di attività lavorativa. Nel caso esaminato, l'ente previdenziale aveva richiesto contributi aggiuntivi includendo nella base imponibile contributiva anche gli utili derivanti dalla partecipazione di una contribuente in una società di capitali. Poiché è stato accertato che la donna non prestava alcuna attività lavorativa nella suddetta società, limitandosi a esserne socia di capitale, tali redditi sono stati qualificati come redditi di capitale e, pertanto, esclusi dal calcolo dei contributi previdenziali obbligatori.
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Base imponibile contributiva: redditi esclusi
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della base imponibile contributiva per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione INPS. Il caso riguardava un contribuente che percepiva redditi sia come socio lavoratore in una società di persone, sia come socio investitore in una società di capitali. La Suprema Corte ha stabilito che i contributi previdenziali devono essere calcolati esclusivamente sui redditi derivanti da attività lavorativa effettiva, escludendo i redditi di capitale percepiti per la sola partecipazione societaria senza prestazione d'opera.
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Contributi previdenziali: esclusi i redditi da S.r.l.
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali a una professionista, includendo nella base imponibile anche gli utili derivanti dalla sua partecipazione in una società di capitali. La contribuente, già iscritta alla gestione commercianti per un'altra attività, ha contestato la pretesa sostenendo che tali utili fossero meri redditi di capitale, non legati ad alcuna attività lavorativa nella società. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento dell'avviso di addebito, stabilendo che i redditi da mera partecipazione in società di capitali non devono essere conteggiati per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi.
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Gestione commercianti base imponibile: cosa sapere
La Corte di Cassazione ha stabilito che i redditi percepiti da un socio di capitale in una S.r.l., senza che vi sia svolgimento di attività lavorativa, non rientrano nella gestione commercianti base imponibile. La decisione conferma che solo il reddito d'impresa è rilevante ai fini contributivi, escludendo i proventi di natura puramente finanziaria.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso Cassazione
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti per i soci di società di capitali. La Corte di Cassazione, rilevando la natura seriale del contenzioso e la complessità interpretativa della norma, ha deciso di rinviare la causa alla pubblica udienza per definire se tali somme costituiscano reddito d'impresa ai fini previdenziali.
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Contributi INPS utili non distribuiti: le novità
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei contributi INPS utili non distribuiti in relazione ai soci di una società di capitali iscritti alla Gestione artigiani e commercianti. L'istituto previdenziale pretendeva il pagamento della contribuzione a percentuale anche su somme mai percepite dal socio. I giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, e la Suprema Corte, data la rilevanza della questione, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Immobili storici d’impresa: la tassazione del reddito
Una società immobiliare, proprietaria di immobili di pregio storico-artistico concessi in locazione, si è vista contestare dall'Amministrazione Finanziaria l'applicazione di un regime fiscale agevolato. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la questione. Ha stabilito che il reddito derivante dalla locazione di tali beni, se rientranti nell'oggetto dell'attività aziendale, deve essere qualificato come reddito d'impresa e non come reddito fondiario. Di conseguenza, non si applica il regime speciale. La Corte ha inoltre annullato alcuni degli avvisi di accertamento per vizi procedurali, ribadendo l'importanza del rispetto delle garanzie per il contribuente.
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Principio di competenza: quando tassare un ricavo?
La Corte di Cassazione conferma che, in base al principio di competenza fiscale, un ricavo deve essere tassato nell'anno in cui il diritto a percepirlo diventa certo e determinabile, non nell'anno dell'effettivo incasso. Nel caso esaminato, una società di costruzioni aveva riaddebitato al committente degli oneri finanziari tramite una fattura emessa nel 2008. La Corte ha stabilito che, proprio in virtù dell'emissione della fattura, il ricavo era certo e determinabile già nel 2008 e andava tassato in quell'esercizio, rigettando il ricorso dell'impresa che voleva posticiparne la tassazione all'anno del pagamento.
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Contributi socio srl: quando gli utili sono esclusi
La Corte di Cassazione ha stabilito che i profitti derivanti dalla mera partecipazione in una società a responsabilità limitata non sono soggetti a contribuzione previdenziale se il socio non svolge un'attività lavorativa abituale e prevalente all'interno della stessa. L'ordinanza analizza il caso di un agente di commercio, chiarendo che i suoi utili da socio srl costituiscono reddito di capitale e non d'impresa, escludendoli dalla base imponibile per i contributi INPS. Questa decisione rafforza il principio secondo cui la qualifica di socio non implica automaticamente l'obbligo di versare i contributi socio srl sui dividendi.
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Detrazione riqualificazione energetica: sì alle imprese
L'Agenzia delle Entrate negava la detrazione per la riqualificazione energetica al socio di una società immobiliare, sostenendo che gli interventi erano stati fatti su immobili locati a terzi (beni merce) e non su quelli usati direttamente dall'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la detrazione riqualificazione energetica spetta ai titolari di reddito d'impresa per qualsiasi immobile, a prescindere dal suo utilizzo, poiché la norma mira a incentivare il miglioramento energetico dell'intero patrimonio immobiliare nazionale.
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Reddito d’impresa: abitualità batte organizzazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13893/2024, ha stabilito che un'attività di intermediazione, se svolta con abitualità, genera reddito d'impresa ai fini fiscali, anche in assenza di una vera e propria organizzazione aziendale. Il caso riguardava una contribuente che operava come procacciatrice d'affari e che sosteneva di non dover essere tassata come impresa per la mancanza del requisito organizzativo. La Corte ha chiarito che, per le attività commerciali specificate nell'art. 2195 c.c., la normativa fiscale richiede solo la professionalità e l'abitualità, a differenza di quella civilistica.
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Immobili storici tassazione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13101/2024, ha stabilito che i redditi derivanti dalla locazione di immobili di interesse storico da parte di una società costituiscono reddito d'impresa e non reddito fondiario. Di conseguenza, a tale attività non si applica il regime fiscale agevolato previsto per i privati, ma la tassazione ordinaria. La Corte ha però accolto il ricorso riguardo le sanzioni, disponendo il rinvio per la loro rideterminazione in base alla normativa più favorevole sopravvenuta (ius superveniens).
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