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Reclamo

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1063 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spese legali volontaria giurisdizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20917/2024, ha chiarito un importante principio in materia di spese legali nella volontaria giurisdizione. Anche se il procedimento iniziale per la nomina di un amministratore giudiziario (art. 1105 c.c.) è di natura non contenziosa e non prevede la condanna alle spese, la successiva fase di reclamo assume carattere contenzioso. Pertanto, in caso di rigetto del reclamo, la parte soccombente è correttamente condannata al pagamento delle spese legali, in applicazione dell'art. 91 c.p.c.
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Nomina organo di controllo: Coesistenza con revisore
Una società S.r.l., dopo aver superato i limiti di legge, non ha provveduto alla nomina dell'organo di controllo. Il Tribunale è intervenuto nominando d'ufficio un collegio sindacale. La società ha successivamente nominato un proprio revisore e ha presentato reclamo per chiedere la revoca del collegio sindacale. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, chiarendo che le due figure possono coesistere, in quanto il collegio sindacale svolge una vigilanza sulla gestione (art. 2403 c.c.), mentre il revisore si occupa del controllo contabile. L'inerzia iniziale della società ha giustificato l'intervento del Tribunale, e la nomina successiva non ha annullato tale intervento.
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Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
Una società dichiarata fallita ricorre in Cassazione sostenendo di non superare le soglie di debito. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova nel fallimento, per dimostrare la non fallibilità, grava sul debitore. La mancata presentazione di bilanci o altre prove contabili è decisiva, soprattutto quando la decisione impugnata si fonda su più motivazioni autonome e il ricorrente ne contesta solo una.
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Soglie di fallibilità e onere della prova: la Cassazione
Una società creditrice chiedeva il fallimento di un imprenditore. Dopo una prima dichiarazione di fallimento, la Corte d'Appello la revocava, ritenendo non superate le soglie di fallibilità. La creditrice ricorreva in Cassazione, ma il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha precisato che questioni relative alle soglie di fallibilità non discusse in appello non possono essere introdotte per la prima volta in Cassazione, cristallizzando la decisione di merito.
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Sanzione disciplinare detenuto: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sanzione disciplinare detenuto rimane valida nonostante eventuali vizi procedurali, come la mancata contestazione preliminare, se questi non hanno concretamente pregiudicato il diritto di difesa. L'interessato deve eccepire tali violazioni all'inizio dell'udienza disciplinare, altrimenti perde il diritto di farlo valere. Il ricorso di un detenuto, che lamentava vizi procedurali senza dimostrare un danno effettivo alla sua difesa, è stato dichiarato inammissibile.
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Controllo corrispondenza detenuti: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trattenimento di una lettera destinata a un detenuto, a causa di un riferimento sospetto a una "sorella" inesistente. Secondo la Corte, il controllo corrispondenza detenuti si giustifica quando le spiegazioni fornite sono implausibili e gli accertamenti rivelano incongruenze, elementi che costituiscono un "ragionevole sospetto" di comunicazione illecita e pericolosa per la sicurezza pubblica.
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Reclamo tardivo e PEC: la Cassazione fa chiarezza
Un detenuto si vede negare il risarcimento per condizioni detentive inumane e il suo appello viene dichiarato inammissibile come reclamo tardivo. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che un reclamo inviato via PEC è tempestivo se accettato dal sistema giudiziario entro la mezzanotte del giorno di scadenza. La Corte afferma inoltre che l'interesse a ricorrere non cessa con la fine della pena, specialmente se si richiede un risarcimento monetario.
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Reclamo archiviazione: la via corretta da seguire
La Corte di Cassazione ha chiarito la procedura corretta da seguire quando un procedimento penale viene archiviato senza notificare l'avviso alla persona offesa che ne aveva fatto richiesta. Invece di un ricorso per cassazione, lo strumento corretto è il reclamo archiviazione presso il tribunale in composizione monocratica. La Corte ha riqualificato il ricorso del querelante e ha trasmesso gli atti al giudice competente, stabilendo un importante principio procedurale a tutela dei diritti della vittima del reato.
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Sospensione feriale termini nel giudizio di sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva erroneamente dichiarato inammissibile per tardività il reclamo di un detenuto. La Corte ha ribadito che la sospensione feriale dei termini si applica anche ai procedimenti di sorveglianza, correggendo l'errore del giudice di merito e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Compenso consulente tecnico di parte: la Cassazione decide
Una professionista, nominata consulente tecnico dal curatore di un fallimento, ha contestato la liquidazione del suo compenso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sua attività, avendo natura difensiva, deve essere retribuita secondo le tariffe professionali e non quelle previste per gli ausiliari del giudice. Il compenso del consulente tecnico di parte deve essere calcolato sul valore della pratica e non sull'importo recuperato tramite transazione. La Corte ha cassato il decreto e rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Provvedimento abnorme: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona offesa contro un decreto di archiviazione, definito come 'provvedimento abnorme'. La Corte ha chiarito che il potere del GIP di ritenere inutili nuove indagini e dichiarare inammissibile l'opposizione non costituisce abnormità. Il ricorso per Cassazione non è il rimedio corretto, che sarebbe invece il reclamo, ma solo per specifici vizi di nullità procedurale e non per contestare il merito della decisione.
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Compenso avvocato revocatoria: il valore della causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17996/2024, chiarisce i criteri per la liquidazione del compenso dell'avvocato in un'azione revocatoria. La Corte stabilisce che il valore della causa non è indeterminato, ma deve essere calcolato in base al valore effettivo della controversia, permettendo al giudice di adeguare l'onorario in caso di manifesta sproporzione con il valore formale della domanda. Viene inoltre confermato che la richiesta di compensi separati per più avvocati, se non avanzata in primo grado, è inammissibile in sede di reclamo.
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Inammissibilità ricorso tributario: la Consulta salva
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si verifica l'inammissibilità del ricorso tributario se depositato prima dei 90 giorni dal reclamo. Ciò in virtù di una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma sanzionatoria, con effetti retroattivi sui procedimenti ancora in corso.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato dalla persona offesa contro un'ordinanza di archiviazione. La Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2017, l'unico rimedio contro tale provvedimento è il reclamo al tribunale per specifici vizi di nullità, escludendo la possibilità di un ricorso basato su vizi di motivazione o errata valutazione dei fatti.
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Diritto di difesa fallimento: quando si sana il vizio?
Una società dichiarata fallita lamentava la violazione del diritto di difesa a causa di una notifica tardiva. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che il vizio procedurale del primo grado è stato sanato dalla piena possibilità di difendersi in sede di reclamo. L'analisi del diritto di difesa fallimento ha chiarito che, se la notifica non è inesistente, il giudice d'appello deve decidere nel merito, convertendo la nullità in motivo d'impugnazione.
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Diritto del detenuto: farina e lievito non sono un diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta di specifici alimenti da parte di un carcerato, come farina e lievito, non rientra nel nucleo essenziale del diritto del detenuto a un'alimentazione sana. Tale scelta rappresenta una mera modalità di esercizio del diritto, la cui regolamentazione spetta alla discrezionalità dell'amministrazione penitenziaria per ragioni di sicurezza. Di conseguenza, il magistrato di sorveglianza non ha giurisdizione per annullare un divieto di acquisto di tali prodotti, a meno che questo non comprometta il diritto fondamentale in sé. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza che consentiva l'acquisto, affermando la carenza di potere del giudice di sorveglianza sulla materia.
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Sorveglianza particolare: TV e PC possono essere negati
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva concesso a un detenuto in regime di sorveglianza particolare l'uso di TV, PC e fornellino. Secondo la Suprema Corte, la comprovata aggressività del soggetto giustifica il divieto di tali oggetti, considerati potenziali armi, rendendo la restrizione una legittima misura di sicurezza. La pericolosità di tali beni è ritenuta evidente e non necessita di una motivazione specifica da parte dell'amministrazione penitenziaria.
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Reclamo 35-bis: la Cassazione corregge il rimedio
La Corte di Cassazione interviene su un caso di risarcimento per condizioni detentive inumane. Un detenuto aveva presentato ricorso in Cassazione contro la decisione di inammissibilità del Magistrato di sorveglianza. La Corte ha stabilito che il rimedio corretto non era il ricorso diretto, ma il reclamo 35-bis al Tribunale di sorveglianza, poiché la decisione era stata presa dopo un'udienza. Di conseguenza, ha riqualificato l'atto e lo ha trasmesso all'organo competente.
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Reclamo avverso archiviazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro un decreto di inammissibilità di un'opposizione all'archiviazione. Invece di annullare il ricorso, la Corte lo ha riqualificato come reclamo avverso archiviazione, applicando il principio del *favor impugnationis*. Ha quindi trasmesso gli atti al Tribunale competente per la prosecuzione del procedimento corretto, come previsto dall'art. 410-bis, comma 3, c.p.p.
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Motivazione apparente: annullato diniego liberazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che dichiarava inammissibile un reclamo per la liberazione anticipata. La ragione dell'annullamento risiede nella totale assenza di spiegazioni, essendo il provvedimento un mero modulo prestampato. Questo vizio configura una motivazione apparente, violando l'obbligo del giudice di esporre le ragioni della propria decisione, specialmente in materie che incidono sulla libertà personale e sul percorso rieducativo del condannato.
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