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Recidiva — Anno 2022

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2634 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Recidiva

Provvedimenti

Furto Pluriaggravato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Due imputati sono stati condannati in appello per furto pluriaggravato, con pena ridotta. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando l'uso di intercettazioni telefoniche, il riconoscimento della recidiva e la quantificazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto infondate le eccezioni sull'inutilizzabilità delle intercettazioni, poiché il reato consentiva l'arresto obbligatorio. Il motivo sulla recidiva era nuovo e quindi non esaminabile. Le doglianze sulla pena sono state considerate infondate. La condanna per furto pluriaggravato è stata confermata, e i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali.
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Tentata rapina: violenza esclude l’attenuante del danno lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina. L'imputato contestava la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo il modesto valore della merce rubata. La Suprema Corte ha ribadito che, per la tentata rapina, l'attenuante non si applica solo in base al valore del bene, ma anche considerando la violenza usata. Nel caso specifico, l'aggressione con pugni al volto della vittima ha reso il reato grave, impedendo il riconoscimento dell'attenuante. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Contrabbando di tabacchi lavorati: ricorso inutile e pena confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e a 166.666 euro di multa a carico di un imputato colpevole di contrabbando di tabacchi lavorati. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando l'errata applicazione della recidiva reiterata e un presunto trattamento sanzionatorio eccessivo, sostenendo il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. La Corte ha rilevato che i numerosi precedenti penali specifici evidenziavano una chiara propensione al crimine e che il giudice di merito aveva già concesso le circostanze attenuanti generiche applicando la pena nel minimo edittale. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Marchio contraffatto: la condanna scatta anche per il falso evidente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre imputati per detenzione e commercio di abbigliamento con marchio contraffatto e ricettazione, oltre allo spaccio di stupefacenti per uno di essi. I ricorrenti lamentavano l'inutilizzabilità delle intercettazioni e sostenevano che la scarsa qualità dei falsi rendesse impossibile ingannare i clienti. I giudici hanno respinto le difese: le prove indiziarie e i pedinamenti confermavano i fatti. La Suprema Corte ha chiarito che il reato legato a un marchio contraffatto scatta a prescindere dalla grossolanità del falso, poiché la legge tutela la fede pubblica e non solo la consapevolezza dell'acquirente finale.
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Valutazione della recidiva: quando il ricorso è inammissibile
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione per contestare l'applicazione della recidiva, sostenendo che i giudici di merito avessero valutato in modo errato la gravità dei suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha rigettato l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici di legittimità hanno riscontrato motivo di genericità nelle contestazioni presentate, in quanto tendevano a richiedere una nuova valutazione dei fatti di causa anziché evidenziare vizi di legittimità. La presenza di una pluralità di gravi precedenti penali giustifica pienamente la valutazione della recidiva effettuata nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione aggravata dal metodo mafioso: condanna per i complici
La vicenda riguarda un gruppo criminale condannato per vari episodi delittuosi, tra cui la costrizione di una persona offesa a firmare e consegnare un assegno in bianco, minacce per il controllo del territorio e violenze fisiche. I soggetti hanno impugnato la sentenza d'appello contestando l'attendibilità dei testimoni, il ruolo dell'autista nei tentativi estorsivi e l'applicazione dell'aggravante mafiosa. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le condanne e ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'estorsione aggravata dal metodo mafioso sussiste ogni volta che le minacce evocano la forza intimidatrice del vincolo criminale, indipendentemente dalla formale appartenenza a una specifica associazione criminale.
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Furto aggravato: Cassazione annulla per errato Bilanciamento circostanze penali
Una persona è stata condannata per furto aggravato e recidiva. Il Tribunale aveva calcolato la pena bilanciando alcune circostanze (attenuanti generiche, aggravante e recidiva), ma aveva applicato un'altra attenuante (danno di lieve entità) solo *dopo* questo bilanciamento. Il Pubblico Ministero ha impugnato la sentenza. La Corte di Cassazione ha chiarito che il bilanciamento delle circostanze penali deve essere unitario e simultaneo, includendo tutte le attenuanti e le aggravanti. Ha quindi annullato la sentenza nella parte relativa al calcolo della pena, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Circostanze attenuanti generiche: quando il giudice le nega
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna d'appello. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la mancata disapplicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle attenuanti richiede soltanto una motivazione congrua incentrata sugli elementi ritenuti decisivi. Inoltre, la conferma della recidiva poggia sulla corretta valutazione della pericolosità del soggetto, desunta dalle modalità del fatto commesso con spiccata professionalità e dai precedenti penali infraquinquennali. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la Suprema Corte non ammette l’appello
Un Imputato ha presentato un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I motivi addotti dall'Imputato, riguardanti il dolo, l'applicazione dell'Art. 131-bis c.p. (tenuità del fatto) e la recidiva, sono stati ritenuti non validi. La Corte ha stabilito che le critiche erano generiche, infondate o già esaminate. Pertanto, il ricorso non poteva essere discusso nel merito. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia parziale in Appello: l’inammissibilità del ricorso penale
Due persone sono state condannate per rapina aggravata e porto d'arma bianca. La Corte d'Appello ha escluso la recidiva e ridotto la pena. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è accaduto perché avevano rinunciato parzialmente ai motivi di appello. La rinuncia parziale rende definitive le parti della sentenza non impugnate. Non è possibile riproporre in Cassazione questioni già oggetto di rinuncia in appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Attenuanti Generiche e Recidiva: Quando il Risarcimento non Basta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un condannato per tentata estorsione e lesioni aggravate, che aveva risarcito il danno e rinunciato all'appello sulla responsabilità. La difesa chiedeva il riconoscimento dell'attenuante per risarcimento e una diversa valutazione delle attenuanti generiche e della recidiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'attenuante per risarcimento non poteva essere applicata perché non richiesta specificamente in appello e il risarcimento era avvenuto in una fase processuale che non permetteva tale valutazione. La recidiva era stata correttamente considerata data la gravità dei precedenti. La sentenza sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso per le attenuanti generiche e la recidiva.
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Inammissibilità del ricorso penale: quando la Cassazione non riesamina i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi addotti nel ricorso erano considerati generici e miravano a una nuova valutazione dei fatti, cosa non consentita in sede di legittimità. La Suprema Corte ha ribadito che le censure devono riguardare violazioni di legge e non semplici contestazioni del quadro probatorio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto e Minacce: Inammissibilità Ricorso Penale, Condanna Confermata
Due imputati sono stati condannati per furto aggravato di statue sacre e armi da esposizione, e per tentata violenza privata (minacce per impedire la denuncia). Hanno presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori nella valutazione delle prove e l'eccessiva severità della pena, oltre al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale, poiché i motivi presentati erano una mera riproposizione di quelli già respinti in appello, senza un confronto critico con le motivazioni della sentenza impugnata. La condanna e le spese processuali sono state confermate.
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Truffa Aggravata: Querela Irrilevante con Recidiva Qualificata
Un individuo è stato accusato di truffa aggravata. Il Tribunale aveva dichiarato l'estinzione del reato per remissione tacita di querela. La Procura Generale ha impugnato, sostenendo che la truffa aggravata da recidiva qualificata fosse procedibile d'ufficio. La Corte di Cassazione ha chiarito che la recidiva è una circostanza aggravante. Al momento del fatto, la truffa aggravata era procedibile d'ufficio in presenza di qualsiasi aggravante, inclusa la recidiva. La nuova legge (art. 649-bis c.p.) limita la procedibilità d'ufficio alle aggravanti ad effetto speciale. Tuttavia, nel caso specifico di recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale, la procedibilità d'ufficio permane. La sentenza del Tribunale è stata annullata.
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Detenzione illecita di stupefacenti: no al ricorso sul fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di detenzione illecita di stupefacenti con contestazione della recidiva. La difesa lamentava violazione di legge e difetto di motivazione riguardo alla ricostruzione della responsabilità penale e al calcolo sanzionatorio. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze senza entrare nel merito delle prove, rilevando che i motivi proposti richiedevano un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità. La sentenza impugnata conteneva infatti un apparato logico e coerente che spiegava in modo chiaro la colpevolezza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputata alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Appello Inammissibile, Condanna Confermata in Cassazione
Un individuo è stato condannato per il reato di ricettazione. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, dichiarando la prescrizione per alcuni reati minori e riducendo la pena, ma confermando la condanna principale. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dell'elemento psicologico della ricettazione e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le contestazioni prive di specificità o manifestamente infondate, ribadendo che il giudice non deve esaminare ogni singolo elemento per negare la sospensione, potendo basarsi sui precedenti penali. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Truffa Aggravata: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore era stato inizialmente prosciolto per prescrizione dei reati di truffa aggravata e detenzione illegale di armi. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, ottenendo in appello la condanna del Lavoratore. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata rinnovazione istruttoria sulla sua capacità di intendere e volere e l'omessa dichiarazione di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale del Lavoratore. Ha ritenuto i motivi generici e infondati, confermando che la prescrizione non era maturata a causa della recidiva. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione conferma la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il bilanciamento tra le circostanze attenuanti generiche e l'aggravante della recidiva, lamentando un vizio di motivazione. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'imputato ha sollevato questioni mai presentate durante il giudizio di secondo grado e ha chiesto una rivalutazione dei fatti non consentita nel giudizio di legittimità. La decisione della Corte di merito ha valutato correttamente la pericolosità sociale del soggetto sulla base dei suoi precedenti giudiziari. L'imputato ha perso definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga: negate le circostanze attenuanti, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'uomo aveva chiesto l'applicazione delle circostanze attenuanti per spaccio, sostenendo che l'attività fosse di "piccolo spaccio" e chiedendo anche le attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso. Ha evidenziato che l'attività non era occasionale, ma ben organizzata, con pluralità di cessioni e ausiliari, anche durante la detenzione domiciliare. Non ha trovato elementi per concedere le attenuanti generiche, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Concordato in appello: patto sulla pena e divieto di ricorso
L'Imputato, condannato in primo grado per reati in materia di stupefacenti con recidiva, concordava la rideterminazione della pena in secondo grado. La Corte territoriale accoglieva la richiesta condivisa riducendo la sanzione. L'Imputato proponeva comunque ricorso per cassazione lamentando la mancata assoluzione, la mancata concessione della lieve entità e il mantenimento della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La disciplina del concordato in appello comporta la rinuncia vincolante a qualsiasi motivo diverso dal computo concordato della sanzione. L'accordo rende inammissibile ogni successiva contestazione sulla responsabilità o sulle circostanze del fatto. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese e a una sanzione di quattromila euro.
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