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Recidiva Reiterata Specifica

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91 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto in abitazione aggravato: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. L'imputato contestava la mancata riduzione della pena e la mancata esclusione della recidiva reiterata specifica infraquinquennale da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto le contestazioni manifestamente infondate, confermando la correttezza e la logicità della motivazione della sentenza di appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Recidiva reiterata specifica: forbici contro doppio giubbotto
Un uomo ha aggredito la vittima colpendola al fianco con delle forbici. La vittima si è salvata solo grazie a un doppio giubbotto. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore per lesioni personali, applicando l'aggravante della recidiva reiterata specifica a causa dei numerosi precedenti penali. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la lunga serie di reati precedenti dimostra una spiccata pericolosità sociale e un'accentuata colpevolezza, elementi che impediscono di considerare prevalenti le attenuanti generiche rispetto alla recidiva. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Violazione degli obblighi di sorveglianza: campanello muto e condanna
Il Soggetto Vigilato, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per violazione degli obblighi di sorveglianza (art. 75 d.lgs. 159/2011) perché non ha risposto al campanello di casa durante un controllo notturno delle Forze dell'ordine. Il campanello era perfettamente funzionante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Soggetto Vigilato, confermando la condanna. I giudici hanno escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici del soggetto, tra cui l'evasione, che dimostrano l'abitualità della condotta e una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: la Cassazione nega sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione aggravato dalla recidiva reiterata specifica. L'imputato contestava il diniego della particolare tenuità del fatto, l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e i termini di prescrizione. I giudici di legittimità hanno respinto tutti i motivi: il furto in abitazione supera i limiti edittali per l'esclusione della punibilità, la recidiva e il diniego delle attenuanti sono stati ampiamente motivati dai giudici di merito in base ai precedenti penali e alla gravità del fatto, e il reato non è affatto prescritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: pugno ad agente nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato a un anno di reclusione per i reati di spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva colpito con un pugno un agente di polizia ed era stato trovato in possesso di 176 involucri contenenti eroina e cocaina. La difesa ha richiesto una riduzione della pena invocando una presunta bassa caratura criminale. Tuttavia, i giudici hanno confermato la sanzione evidenziando la gravità dell'aggressione, l'elevato numero di dosi pronte per lo spaccio e la pericolosità sociale del soggetto, gravato da numerosi precedenti penali e recidiva. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa online: la Cassazione smaschera il colpevole
L'Imputato è stato condannato per il reato di truffa online, aggravata da recidiva reiterata specifica. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato come la responsabilità dell'Imputato fosse chiaramente dimostrata non solo dalle dichiarazioni della vittima, ma anche dalla titolarità della carta prepagata e dell'utenza telefonica usate per la trattativa, entrambe intestate a lui. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Contrabbando e recidiva: no alle circostanze attenuanti generiche
Un uomo è stato condannato per il contrabbando di quasi trecento chilogrammi di tabacchi lavorati esteri, con l'aggravante della recidiva reiterata specifica. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che riteneva dovute in virtù delle proprie condizioni economiche disagiate, della confessione spontanea e della collaborazione prestata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti generiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Se la decisione di diniego è supportata da una motivazione logica e coerente, fondata sui precedenti penali del reo, essa non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Recidiva reiterata specifica: dai furti d’auto alla condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per molteplici furti, tra cui furti su auto in sosta e un furto con strappo di un cellulare. I giudici di merito hanno applicato un aumento di pena applicando la recidiva reiterata specifica, considerando la sua elevata pericolosità sociale e la propensione a delinquere. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando proprio l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento del vincolo della continuazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna a tre anni e otto mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che la recidiva è pienamente giustificata quando i reati ripetuti dimostrano una condotta di vita orientata al crimine e una maggiore colpevolezza del soggetto.
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Sconto di pena negato: la recidiva cancella le attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulla recidiva reiterata specifica infraquinquennale. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso generico e manifestamente infondato, evidenziando che la legge stessa pone un limite invalicabile al bilanciamento di favore in presenza di una recidiva così grave. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: il tempo non cancella la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per spaccio di lieve entità. La Corte d'appello ha rideterminato la pena applicando la recidiva reiterata specifica, ritenendo che il nuovo reato dimostrasse la persistente pericolosità sociale del soggetto, non annullata dal tempo trascorso dai precedenti penali. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione della difesa era generica e non superava la motivazione logica della sentenza d'appello, confermando la condanna del ricorrente e il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Finti diamanti: la remissione di querela non salva il recidivo
L'Imputato è stato condannato per una truffa commessa vendendo pezzi di vetro spacciati per diamanti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione invocando la remissione di querela accettata dalla vittima per estinguere il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata specifica, considerata circostanza aggravante ad effetto speciale, attiva la procedibilità d'ufficio ai sensi dell'articolo 649-bis del codice penale. Di conseguenza, la remissione di querela non produce alcun effetto estintivo sul reato. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata specifica: no a sconti per chi viola le misure
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata specifica per un reato in materia di stupefacenti di lieve entità. La difesa sosteneva che tale aumento di pena fosse stato applicato in modo automatico e senza adeguata motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva reiterata specifica è stata legittimamente applicata dal giudice di merito, il quale ha adeguatamente motivato la decisione evidenziando la spiccata propensione a delinquere del soggetto. L'Imputato, infatti, ha commesso il fatto mentre era già sottoposto a una misura cautelare, dimostrando totale indifferenza verso i provvedimenti dell'autorità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Minaccia aggravata dall’uso di armi: basta brandire il coltello
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di minaccia aggravata dall'uso di armi. L'Imputato aveva impugnato la sentenza d'appello contestando l'applicazione dell'aggravante, sostenendo che non vi fosse prova del fatto che avesse puntato il coltello alla gola della vittima. I giudici hanno chiarito che, per configurare la minaccia aggravata dall'uso di armi, è sufficiente brandire l'arma all'indirizzo della persona offesa, senza necessità di un contatto fisico o di puntarla direttamente a una parte del corpo. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando l'uomo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: la condanna resta e la prescrizione sfuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose. L'imputato lamentava l'errata applicazione della legge penale e la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in presenza di recidiva reiterata specifica infraquinquennale, il termine di prescrizione aumenta notevolmente, superando i tredici anni e quattro mesi di base, incrementati ulteriormente di due terzi. Di conseguenza, il reato commesso nel 2009 non è risultato prescritto. La Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: la Cassazione frena i ricorsi generici
Un uomo condannato per furto in abitazione ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata specifica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla recidiva spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, a meno che la decisione non sia palesemente illogica o priva di motivazione. Poiché il ricorso presentava solo censure generiche e non specifiche, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Furto e particolare tenuità del fatto: la recidiva nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che tale beneficio non può essere concesso in presenza di precedenti penali specifici. La recidiva reiterata specifica dimostra infatti una spiccata pericolosità sociale e un'elevata colpevolezza del soggetto, elementi incompatibili con la valutazione di un fatto come scarsamente offensivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Notifica al detenuto: quando la detenzione non salva il ricorso
Un Lavoratore, condannato per un reato di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato la validità della notifica al detenuto, avvenuta al domicilio eletto anziché nel luogo di detenzione, e l'esclusione della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.) a causa della sua recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la difesa non ha provato lo stato di detenzione e che, comunque, la nullità sarebbe stata sanata per mancata eccezione tempestiva. Ha inoltre ribadito che la recidiva reiterata specifica ostacola l'applicazione della non punibilità, indicando abitualità e pericolosità sociale.
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Ricettazione: la prescrizione non salva chi è recidivo reiterato
Un uomo, condannato per ricettazione, presenta ricorso in Cassazione sostenendo l'estinzione del reato per prescrizione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono un principio fondamentale su prescrizione e recidiva reiterata: questa condizione aumenta di due terzi il tempo necessario per estinguere il reato. L'imputato aveva sbagliato il calcolo, non considerando tale aumento. Di conseguenza, la sua condanna diventa definitiva e viene anche sanzionato per aver presentato un ricorso infondato.
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Recidiva Reiterata: Condanna per Tendenza a Delinquere
Un uomo, già condannato per ricettazione, ha impugnato la sentenza che gli applicava un aumento di pena per recidiva reiterata. Sosteneva che i suoi precedenti non fossero sufficienti a giustificare l'aggravante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la recidiva reiterata non è un automatismo basato solo sui precedenti. Il giudice deve valutare se il nuovo reato dimostra una concreta e 'incoercibile' tendenza a delinquere. In questo caso, la Corte ha ritenuto che la valutazione fosse corretta, confermando la condanna e l'aumento di pena. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Evasione e Tenuità del Fatto: Condanna Certa per il Recidivo
Un uomo condannato per evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito per necessità e che il suo gesto fosse di lieve entità. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica a chi è recidivo specifico e reiterato. La Corte ha chiarito che la combinazione di **particolare tenuità del fatto e recidiva** è impossibile, poiché la ripetizione dello stesso tipo di reato indica una pericolosità sociale che osta alla concessione del beneficio. La condanna è stata quindi confermata.
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