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Recidiva Reiterata Specifica

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91 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione del Reato: Furto Aggravato, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato con recidiva. L'imputata sosteneva la prescrizione del reato, ma la Corte ha respinto tale eccezione. Ha chiarito che, nonostante le interruzioni e sospensioni del termine, la prescrizione del reato non era maturata. Il termine minimo di otto anni, con le sospensioni, sarebbe scaduto dopo la sentenza di primo grado che aveva interrotto il decorso. Anche considerando il termine massimo di tredici anni e quattro mesi per la recidiva, il reato non era estinto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese.
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Truffa aggravata: ricorso inammissibile, condanna confermata
L'Imputato ha presentato ricorso contro la condanna per truffa aggravata, contestando la propria responsabilità e il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la colpevolezza dell'Imputato, evidenziando il suo ruolo attivo nella commissione dei reati e il suo specifico modus operandi. La Corte ha ritenuto corretta la determinazione della pena, basata sulla gravità delle truffe e sulla recidiva reiterata specifica dell'Imputato. La sentenza ha ribadito che il ricorso in Cassazione non può chiedere una nuova valutazione dei fatti.
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Recidiva reiterata specifica: confermato l’aumento di pena
Un imputato condannato per tentato furto ha contestato l'applicazione della recidiva reiterata specifica, sostenendo che il fatto non rivelasse una maggiore pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende. I giudici hanno chiarito che la pericolosità sociale è stata correttamente accertata in concreto valutando la perdurante inclinazione al crimine.
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Recidiva reiterata specifica: il reato conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la sentenza di appello. La difesa lamentava la mancata esclusione della recidiva reiterata specifica e contestava la motivazione dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato. La sentenza impugnata ha analizzato correttamente la storia penale del soggetto, evidenziando le risultanze del casellario giudiziale e i benefici penitenziari già ottenuti. La reiterazione di reati della stessa indole dimostra una spiccata e persistente pericolosità sociale. Per queste ragioni, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata al sorvegliato speciale
Un uomo sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno è rientrato a casa con due ore e mezza di ritardo rispetto all'orario imposto. L'imputato ha chiesto il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, sostenendo che si trattasse di una violazione meramente formale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la misura preventiva mira a tutelare la sicurezza pubblica e che il ritardo ne frustra le finalità. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata specifica dimostra un'elevata pericolosità sociale e impedisce per legge l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca l’estinzione
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. Il soggetto contestava la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti e l'errato calcolo della pena. Inoltre, il ricorrente eccepiva l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali dell'interessato comportano la recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale. Tale aggravante estende il termine massimo per la prescrizione del reato fino a dieci anni. A questo lasso temporale si aggiungono anche sessantaquattro giorni di sospensione dovuti al blocco dei processi per l'emergenza pandemica. Di conseguenza, il termine non era affatto scaduto. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: conferma della condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsificazione di monete a carico di un imputato, ribadendo la piena legittimità dell'aggravante della recidiva reiterata specifica. L'imputato contestava il maggiore rigore sanzionatorio applicato nei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che l'aumento di pena non deriva da un mero calcolo automatico della gravità dei fatti passati. Il giudice di merito deve valutare concretamente la personalità dell'autore e il nesso tra le precedenti condanne e il nuovo reato commesso. Nel caso esaminato, i reati pregressi hanno evidenziato una costante inclinazione a delinquere, determinante per la nuova condotta illecita. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso inammissibile e pena confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato ritenuto colpevole del reato di tentato furto aggravato dalla violenza sulle cose, con l'aggravante della recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale. L'autore del reato aveva impugnato la pronuncia della Corte di Appello contestando la valutazione delle prove sulla propria responsabilità e lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile: la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti era solida e priva di vizi logici, mentre la richiesta di applicare una causa di non punibilità era generica e incompatibile con i precedenti specifici dell'uomo. L'imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione frena la difesa
L'Imputato ha impugnato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che i giudici avessero considerato solo il peso complessivo della droga senza valutare l'intera condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la detenzione di oltre ottanta dosi suddivise in diverse sostanze, la presenza di vedette di controllo e il contesto criminale escludono la lieve offensività del fatto. L'attività presentava carattere sistematico e organizzato. La recidiva specifica reiterata ha inoltre impedito la prevalenza delle attenuanti generiche. Il ricorrente deve sostenere le spese legali e pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: pena minima e recidiva
L'Imputato, accusato del delitto di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, ha contestato davanti alla Corte di Cassazione la quantificazione della pena inflitta dai giudici di merito. La difesa lamentava una sanzione eccessiva, sostenendo una valutazione scorretta tra le circostanze attenuanti e la recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale. I giudici hanno invece confermato la piena legittimità del calcolo sanzionatorio, attestato su un anno e quattro mesi di reclusione oltre a 45.000 euro di multa. Tale pena corrisponde al minimo edittale di legge, già ridotto di un terzo per la scelta del rito abbreviato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, condannando l'interessato al rimborso delle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fabbricazione di documenti falsi: condanna definitiva confermata
I giudici hanno condannato un uomo a un anno di reclusione per la fabbricazione di documenti falsi validi per l'espatrio. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto diverse carte di identità contraffatte, molte delle quali compilate solo in parte. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di essere un semplice utilizzatore e lamentando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato integralmente le richieste difensive. Il rinvenimento di documenti ancora incompleti dimostra inequivocabilmente il ruolo attivo nella produzione materiale. Inoltre, i giudici hanno calcolato i tempi di estinzione considerando i pesanti aumenti per la recidiva qualificata, accertando che il reato non era affatto prescritto. Il ricorrente deve scontare la condanna e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: confermata la condanna penale
L'Imputato è stato condannato per i reati di rapina propria e impropria. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della recidiva reiterata specifica, lamentando un difetto di motivazione e l'errata valutazione delle date delle precedenti condanne. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Dall'esame del certificato penale sono emerse plurime condanne irrevocabili per reati della stessa indole commessi nel quinquennio antecedente. Inoltre, la doglianza sul difetto di motivazione non era stata presentata nei motivi di appello, precludendone l'esame in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca la fuga dalla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato in appello, il quale sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la presenza della recidiva reiterata specifica aumenta notevolmente i tempi necessari affinché scatti la prescrizione del reato. Nel caso specifico, partendo da una pena massima di sei anni, il termine di prescrizione è salito a sedici anni e otto mesi a causa degli aumenti previsti dalla legge per i reati commessi da soggetti recidivi. Di conseguenza, il reato non era affatto estinto al momento della sentenza di secondo grado. L'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Recidiva contro circostanze attenuanti generiche: no allo sconto
L'Imputata, condannata in sede di giudizio abbreviato, propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di merito hanno legittimamente negato le attenuanti a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputata, che configurano una recidiva reiterata specifica. La valutazione del trattamento sanzionatorio spetta infatti al giudice di merito e, se motivata correttamente secondo i criteri di legge, non è sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: negati gli sconti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato da un'imputata contro la sentenza della Corte d'Appello. La ricorrente contestava il riconoscimento della recidiva reiterata specifica e il mancato prevalere delle circostanze attenuanti generiche. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che l'atto di impugnazione si limitava a trascrivere una sentenza costituzionale e una massima, senza formulare specifiche censure di diritto contro la decisione d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate a chi ha precedenti gravi
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le contestazioni fossero del tutto generiche. La sentenza d'appello aveva infatti motivato correttamente la pena, leggermente superiore al minimo edittale, a causa di un precedente penale per tentato omicidio. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, impedisce il giudizio di equivalenza con le circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva reiterata specifica: inutile il ricorso se c’è pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto, tentato furto e tentata rapina. La difesa contestava l'applicazione della recidiva reiterata specifica, ritenendola priva di motivazione. I giudici di legittimità hanno invece confermato la decisione della Corte d'appello, evidenziando come la pluralità di reati commessi dimostri una pericolosità sociale crescente e una chiara progressione criminosa. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva reiterata specifica risulta pienamente giustificata e coerente con i fatti. L'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata specifica: quando il ricorso costa caro
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata specifica infraquinquennale decisa nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della decisione dei giudici di merito. I numerosi precedenti penali dell'uomo dimostrano una chiara prosecuzione di un percorso delinquenziale mai interrotto. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva reiterata specifica è pienamente giustificata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fuga dopo incidente stradale: ricorso inutile contro la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di fuga dopo incidente stradale con danni alle persone. Il conducente contestava la ricostruzione del fatto e la mancata concessione delle attenuanti generiche, lamentando anche l'entità della pena inflitta, superiore di tre mesi rispetto al minimo di legge. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna, stabilendo che la determinazione della pena vicina al minimo edittale non richiede una motivazione dettagliata da parte del giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato di ricettazione: la recidiva blocca tutto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per ricettazione. La difesa sosteneva l'avvenuta estinzione della punibilità, ma i giudici hanno escluso la prescrizione del reato di ricettazione a causa della presenza della recidiva reiterata specifica. Questa aggravante comporta infatti un aumento di due terzi dei termini di prescrizione ordinari e massimi. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego dell'attenuante della particolare tenuità del fatto, valutando la natura e il valore del bene sottratto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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