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Recidiva Reiterata Specifica Infraquinquennale

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione giuridica di chi commette un nuovo reato della stessa indole entro cinque anni da una precedente condanna, dopo essere già stato dichiarato recidivo. Comporta un aumento della pena e incide sulla prescrizione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Prescrizione del reato: la Cassazione conferma condanna per recidiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per reati come ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che alcuni reati fossero ormai prescritti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il termine di prescrizione del reato di resistenza a pubblico ufficiale non era ancora scaduto. Questo è avvenuto a causa dell'applicazione degli aumenti dovuti alla recidiva reiterata specifica infraquinquennale e all'interruzione della prescrizione. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di legname: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato di legname. Aveva tagliato e asportato illegalmente legna da un'area boschiva soggetta a usi civici, dove non aveva autorizzazione. La difesa sosteneva che avesse solo raccolto legna già caduta e contestava le aggravanti di violenza sulle cose e di esposizione a pubblica fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del Lavoratore inammissibile. Ha ribadito che l'aggravante di esposizione a pubblica fede si configura anche se l'esposizione del bene è naturale e non dipende dall'azione umana. Le prove, inclusi i filmati, hanno dimostrato chiaramente l'attività illecita. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Patteggiamento allargato: Recidiva e pena, il ricorso inammissibile
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna a quattro anni di reclusione e una multa di 20.000 euro, ottenuta tramite un "patteggiamento allargato". L'imputato lamentava la mancanza di motivazione sulla "recidiva reiterata specifica infraquinquennale" riconosciuta. La Corte di Cassazione ha esaminato d'ufficio la legittimità del patteggiamento allargato, vietato per i recidivi con pene superiori a due anni, anche se la recidiva è stata bilanciata da attenuanti. Tuttavia, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'imputato non avesse un interesse concreto all'annullamento, data l'applicazione del principio del "divieto di reformatio in peius". Inoltre, il vizio dedotto non configurava una vera "illegalità della pena" che potesse essere rilevata d'ufficio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Intestazione fittizia di beni: la Cassazione annulla alcune condanne
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati, accusati di associazione mafiosa e di **intestazione fittizia di beni** per eludere le misure di prevenzione patrimoniali. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio alcune condanne relative all'intestazione fittizia, stabilendo che un subappalto e l'acquisto di beni da parte di una società con proprie risorse non possono configurare tale reato. Ha inoltre rinviato ad altra Corte d'Appello l'esame di altre contestazioni di intestazione fittizia, rilevando una carenza di motivazione sul dolo specifico. Alcuni imputati sono stati esonerati dal pagamento delle spese legali.
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Tentato furto aggravato: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di tentato furto aggravato. L'uomo chiedeva una rivalutazione delle prove testimoniali rese da un agente di polizia giudiziaria e contestava il riconoscimento della recidiva qualificata. I giudici supremi hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti accertati in appello né ammettere questioni inedite mai sollevate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la sentenza di condanna a carico del responsabile, ordinando altresì il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Lesioni aggravate: la Cassazione conferma la condanna nonostante le discrasie
Un Lavoratore è stato condannato per lesioni aggravate e tentata violenza privata contro il suo coinquilino, oltre a false generalità. L'aggressione è avvenuta in casa con un coltello da cucina, causando gravi ferite. La difesa ha sostenuto la legittima difesa e contestato l'attendibilità dei testimoni per presunte discrasie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in Cassazione e che le divergenze testimoniali erano marginali, non creando un ragionevole dubbio sulla colpevolezza. La condanna è stata confermata, con spese processuali e una sanzione.
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Prescrizione Reato Aggravato: La Recidiva Blocca l’Estinzione del Crimine
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per furto aggravato, sperando nella prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il reato era aggravato dalla recidiva reiterata specifica infraquinquennale, che ha esteso i termini di prescrizione. Di conseguenza, la prescrizione del reato aggravato non era ancora maturata. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Aumento per recidiva reiterata: il giudice non fa sconti
Un uomo ha subito una condanna per lesioni personali aggravate nei confronti della moglie, con prognosi di venticinque giorni. Il tribunale ha determinato la pena iniziale in nove mesi di reclusione, applicando poi un aumento per recidiva reiterata pari a cinque mesi. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza rilevando un errore matematico e normativo. La legge impone infatti un incremento fisso di due terzi per la recidiva specifica commessa entro cinque anni. Il giudice non gode di margini discrezionali nella misura dell'aggravamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ha corretto il calcolo elevando l'aumento a sei mesi e ha rideterminato direttamente la pena finale in un anno e sette mesi di reclusione.
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Recidiva e reato continuato: la Cassazione conferma l’aumento
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata specifica infraquinquennale. La difesa sosteneva che tale aggravante fosse incompatibile con il vincolo della continuazione tra reati già accertati con sentenze irrevocabili. La Corte di Cassazione ha confermato la piena coesistenza tra recidiva e reato continuato. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento del disegno criminoso unitario non esclude la maggiore colpevolezza derivante dalla serialità e dalla vicinanza temporale dei delitti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa con carta prepagata: la titolarità incastra il venditore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di truffa con carta prepagata. L'imputato aveva venduto un bene inducendo la vittima a versare il denaro su una carta ricaricabile a lui intestata. La difesa sosteneva la mancanza di prove dirette sul raggiro e richiedeva le attenuanti generiche. I giudici hanno invece rilevato la perfetta corrispondenza tra i dati dell'intestatario della carta e l'identità del venditore. Inoltre l'imputato non ha mai giustificato un eventuale utilizzo abusivo della carta da parte di terzi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa dei 39 precedenti penali specifici dell'uomo, confermando l'aggravante della recidiva reiterata e condannandolo alle spese processuali e a tremila euro di sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: ricorso respinto e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato in concorso. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata specifica infraquinquennale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, confermando la regolarità e la coerenza logica della motivazione della sentenza d'appello. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in casa: ricorso generico, condanna definitiva in Cassazione
Un uomo, condannato per concorso in furto aggravato in abitazione e con precedenti specifici, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, però, lo bocciano senza nemmeno entrare nel merito della questione. Il motivo? Le argomentazioni presentate erano generiche, teoriche e scollegate dalla realtà processuale. La Corte ha quindi sancito l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, confermando in via definitiva la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza sottolinea l'importanza di presentare motivi di ricorso specifici e pertinenti.
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Attenuanti generiche: diniego e valutazione del giudice
Un imputato, condannato per furto aggravato, ricorre in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche in prevalenza sulle aggravanti. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione del giudice di merito è insindacabile se motivata adeguatamente, come nel caso di recidiva specifica e commissione di altri reati.
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Bilanciamento circostanze: ricorso generico inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso volto a ottenere una valutazione più favorevole nel bilanciamento circostanze attenuanti e aggravanti. La decisione si fonda sulla genericità del motivo di appello, privo di specifiche ragioni di fatto e di diritto, e sulla presenza di una recidiva reiterata e specifica che, per legge, impedisce la prevalenza delle attenuanti.
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Recidiva reiterata: ricorso inammissibile per aspecificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Il motivo principale è la genericità dell'impugnazione sulla recidiva reiterata, che la Corte d'Appello aveva già adeguatamente motivato sulla base di precedenti condanne per reati a scopo di lucro, commessi a breve distanza temporale.
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Amministratore di fatto: la prova del ruolo nel reato
Una consulente, condannata per reati tributari e bancarotta fraudolenta in qualità di amministratore di fatto di una società fallita, ha presentato ricorso in Cassazione. Lamentava la prescrizione dei reati e negava di aver esercitato un ruolo gestorio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la gestione autonoma e continuativa delle risorse finanziarie, anche attraverso operazioni bancarie, costituisce prova sufficiente del ruolo di amministratore di fatto, indipendentemente dalle deleghe formali.
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Conversione ricorso in appello: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la conversione ricorso in appello di un'impugnazione presentata da un Procuratore Generale. Il ricorso contestava una sentenza di non punibilità per particolare tenuità del fatto, adducendo sia violazione di legge che vizi di motivazione. Poiché il ricorso per saltum non ammette censure sulla motivazione, la Suprema Corte ha riqualificato l'atto e trasmesso il caso alla Corte d'Appello competente per un giudizio di merito, senza pronunciarsi sulla questione principale.
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Calcolo prescrizione reato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione, chiarendo importanti principi sul calcolo prescrizione reato. La Corte stabilisce che la natura di aggravante ad effetto speciale, come la recidiva qualificata, non viene meno ai fini della prescrizione anche quando, per il concorso con altre aggravanti, l'aumento di pena è limitato. L'ordinanza conferma inoltre la validità della prova dattiloscopica e la correttezza del giudizio di equivalenza tra attenuanti e aggravanti operato dalla Corte d'Appello.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del ricorrente e sulla corretta applicazione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, confermando la sentenza della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva e attenuanti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per spaccio. La Corte ha stabilito che la presenza di una recidiva reiterata e specifica impedisce l'applicazione delle circostanze attenuanti in prevalenza sull'aggravante, rendendo di fatto irrilevante un eventuale errore del giudice di merito sul punto. Il caso analizza il complesso bilanciamento tra recidiva e attenuanti.
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