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Recidiva Infraquinquennale

109 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La commissione di un nuovo reato entro cinque anni dalla condanna precedente, che comporta un aumento della pena.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dosimetria della pena: precedenti penali e attenuanti generiche
Un Lavoratore è stato condannato per un reato, ricevendo due anni di reclusione e una multa. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza, riconoscendo le circostanze attenuanti generiche ma considerandole equivalenti alla recidiva. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la dosimetria della pena e l'uso dei suoi precedenti penali sia per negare le attenuanti sia per quantificare la sanzione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha stabilito che l'argomento del Lavoratore, secondo cui un elemento non può essere valutato due volte, non trova riscontro. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la difesa non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da una persona condannata per reati di lesioni personali e truffa. L'imputata contestava la mancata considerazione di nuova documentazione e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse implicitamente valutato tali elementi, considerando la gravità dei fatti e i precedenti penali dell'imputata. La decisione finale ha confermato la condanna e ha imposto all'imputata il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la condanna diventa definitiva
L'Imputato, condannato per tentato furto aggravato da recidiva, ha impugnato la decisione proponendo un ricorso per cassazione personale senza l'assistenza tecnica di un difensore abilitato. L'interessato ha depositato l'atto oltre i termini previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione perché le norme processuali vietano all'imputato di sottoscrivere da solo il ricorso di legittimità, imponendo la firma di un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. I giudici hanno inoltre accertato il deposito tardivo del gravame. Il Collegio ha respinto la richiesta senza entrare nel merito delle accuse, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di Truffa: Dubbio non basta, Cassazione conferma condanna
Un Individuo è stato condannato per Reato di Truffa in primo e secondo grado. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'applicazione del principio del "ragionevole dubbio". L'Imputato sosteneva un "travisamento della prova" e una motivazione illogica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la ricostruzione dei fatti da parte dei giudici di merito era logica e basata su prove solide, mentre le argomentazioni dell'Imputato rappresentavano solo ipotesi alternative. La condanna per Reato di Truffa è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Aumento pena per recidiva: Errore di calcolo ribaltato in Cassazione
Un Accusato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha applicato un aumento pena per recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale, calcolandolo nella misura della metà della pena base. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso, sostenendo che l'aumento avrebbe dovuto essere dei due terzi, come previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata limitatamente al calcolo dell'aumento e rideterminando la pena finale a dieci mesi di reclusione, applicando correttamente l'aumento di due terzi.
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Recidiva vs Attenuanti: Il Giudizio di Comparazione Circostanze
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Ha impugnato la sentenza lamentando la mancata prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudizio di comparazione circostanze tra aggravanti e attenuanti è una valutazione discrezionale del giudice di merito. La decisione della Corte d'Appello, che aveva ritenuto le circostanze equivalenti, era ben motivata dalla gravità del precedente e del reato attuale. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Recidiva Penale: Fuga e Resistenza, la Cassazione conferma la pena
Il Lavoratore è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, avendo accelerato con la sua auto per sfuggire a un controllo, mettendo a rischio un carabiniere. Ha impugnato la sentenza, contestando l'aumento di pena per recidiva penale, sostenendo che non fosse giustificato e che un precedente fosse cronologicamente successivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il reato mostrava maggiore pericolosità e aggressività, giustificando l'applicazione della recidiva penale anche considerando precedenti vicini nel tempo, pur se uno di essi fosse formalmente successivo al fatto contestato, in quanto indice di una condotta non occasionale.
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Rideterminazione della pena: istanza inammissibile se la legge è già applicata
Un Condannato ha chiesto la rideterminazione della pena per un reato legato agli stupefacenti. Sosteneva che la pena fosse stata calcolata senza considerare la "nuova cornice edittale" stabilita dalla Corte Costituzionale n. 32 del 2014. La Corte d'Appello aveva dichiarato la sua richiesta inammissibile. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha chiarito che la sentenza della Corte Costituzionale era già stata applicata nei precedenti gradi di giudizio, quindi la pena era stata correttamente determinata secondo i nuovi limiti. Il ricorso del Condannato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Truffa Contrattuale: Ricorso Inammissibile, Dolo Accertato
Un imputato è stato condannato per truffa contrattuale, con l'aggravante della recidiva. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un vizio di motivazione sull'elemento soggettivo del reato, affermando che si trattava di un illecito civile e non penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso fosse generico e ripetitivo di argomenti già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente accertato il dolo di truffa contrattuale basandosi sugli artifici e raggiri usati e sulle condotte successive. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata tra furto e recidiva
Un uomo ha subito una condanna penale per il reato di tentato furto aggravato con recidiva infraquinquennale. Il difensore dell'imputato ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e privo di fondamento. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non spetta a chi commette un'azione con modalità gravi, ai danni di un bene dal valore non irrisorio e in presenza di precedenti penali specifici. La recidiva recente dimostra infatti l'abitualità nel crimine. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva infraquinquennale: confermata per sei chili di droga
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello, contestando l'aumento di pena per i loro reati legati agli stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Per la prima imputata, l'impugnazione è risultata totalmente priva di fondamento perché la recidiva non le era mai stata contestata né applicata dai giudici di merito. Per il secondo imputato, i giudici hanno confermato la piena legittimità della recidiva infraquinquennale. Il collegio ha rilevato una chiara pericolosità sociale e una totale assenza di ravvedimento, dimostrate dalla detenzione di circa sei chili di marijuana a breve distanza da una precedente condanna penale. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Rissa e Recidiva: Inammissibilità Ricorso Penale, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di rissa. Ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza che confermava la sua condanna e l'aumento di pena per recidiva infraquinquennale. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. I motivi del ricorso non erano stati sollevati nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la motivazione sulla pena era logica e conforme alla legge. Il ricorso non ha superato il vaglio di ammissibilità, confermando la condanna e le spese processuali a carico del Lavoratore.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la crisi sentimentale non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, realizzato mediante minacce verbali. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo che le frasi pronunciate non costituissero vera minaccia e chiedendo la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva a causa del forte turbamento emotivo per la fine della convivenza. I giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Corte ha ritenuto le doglianze generiche e ha chiarito che i disagi sentimentali non giustificano condotte aggressive verso i pubblici ufficiali, confermando la piena validità della pena e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Auto fantasma e caparre: scatta la truffa contrattuale
Un venditore offriva autovetture sul web e incassava caparre consistenti dagli acquirenti, sparendo subito dopo senza mai consegnare i veicoli. L'uomo era consapevole, sin dall'inizio delle trattative, di non avere la reale disponibilità dei mezzi promessi. La Corte d'Appello lo condannava per il delitto di truffa contrattuale. L'imputato proponeva quindi ricorso per cassazione, sostenendo l'assenza del dolo iniziale e contestando il calcolo della pena per la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che vendere beni inesistenti per incassare denaro integra pienamente la truffa contrattuale. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: inammissibilità ricorso penale per pena già minima
Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione. La Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna del Tribunale di Pavia. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'eccessiva onerosità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale**. Ha ritenuto il ricorso generico e privo di specifiche motivazioni, evidenziando che la pena inflitta era già molto inferiore al minimo previsto dalla legge. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi vaghi
L'Imputato ha proposto ricorso in Suprema Corte dopo la condanna per la detenzione di cocaina e hashish suddivisi in 36 involucri. La difesa lamentava generici vizi di motivazione della sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha stabilito l'Inammissibilità del ricorso per cassazione per la natura aspecifica dei motivi presentati. I giudici hanno chiarito che la contestazione deve evidenziare specifici vizi logici o giuridici, non potendosi limitare a proporre una tesi alternativa. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Documenti di identificazione falsi: fototessera e condanna
L'imputato è stato condannato per il reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, con l'aggravante della recidiva specifica. Il soggetto ha alterato una carta d'identità originale sostituendo la fototessera, la data di rilascio e la firma del funzionario, per poi esibirne una copia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, poiché le doglianze presentate si limitavano a reiterare i motivi d'appello già respinte. Inoltre, la difesa ha sollevato la questione del falso innocuo soltanto dinanzi ai giudici di legittimità, senza averla devoluta nei precedenti gradi. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Indebito utilizzo di carte di credito: niente frode sul web
Un imputato ha acquistato sul web codici clonati di due strumenti prepagati intestati a terzi. L'uomo ha usato questi dati per pagare soggiorni in hotel e ordinare merce online. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato continuato di indebito utilizzo di carte di credito. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Il legale chiedeva di qualificare il fatto come frode informatica e invocava la particolare tenuità della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e 1.200 euro di multa, escludendo manipolazioni dei sistemi bancari e rilevando un danno economico rilevante per le persone offese.
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Gratuito patrocinio e false dichiarazioni: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di gratuito patrocinio e false dichiarazioni, aggravato dalla recidiva infraquinquennale. L'imputato aveva impugnato la pronuncia di secondo grado contestando la sussistenza della colpevolezza e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. I giudici di legittimità hanno rilevato che l'atto difensivo si limitava a riproporre le medesime censure già respinte dalla Corte di appello, senza instaurare un reale confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Condanna tardiva: scatta la prescrizione del reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione, accertando l'avvenuta estinzione dell'illecito. Il fatto risaliva al febbraio 2016 e all'imputato era stata contestata la recidiva infraquinquennale. In presenza di tale circostanza, la legge stabilisce che gli atti interruttivi possono aumentare il tempo necessario a prescrivere fino a un massimo della metà del termine ordinario, portando il limite complessivo a nove anni. La prescrizione del reato è quindi maturata nel febbraio 2025, prima che la Corte di Appello pronunciasse la sentenza di condanna nel novembre dello stesso anno. I giudici di legittimità hanno eliminato la sanzione senza rinvio, dichiarando chiuso il procedimento penale.
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