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Recesso Dal Contratto Di Appalto

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Recesso dal contratto di appalto: indennizzo dovuto all’impresa
Una società immobiliare committente affida a un'impresa edile lavori di demolizione e di scavo. In seguito, la committente decide di affidare le opere di scavo a una ditta terza, sostenendo di non aver mai finalizzato il secondo accordo. L'impresa appaltatrice agisce in giudizio per ottenere l'indennizzo per mancato guadagno conseguente allo scioglimento del rapporto. I giudici di merito accertano che l'accordo iniziale comprendeva entrambe le opere e condannano la committente a risarcire l'appaltatore. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della committente. Il recesso dal contratto di appalto obbliga la parte committente a pagare l'indennità per il profitto perso dall'impresa, confermando la piena validità del vincolo contrattuale originario.
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Recesso dal contratto di appalto: condanna milionaria
Una società committente affida la realizzazione di uno stabilimento industriale a una ditta fornitrice. In seguito, la committente delocalizza le proprie attività e interrompe di fatto i rapporti. Il collegio arbitrale qualifica tale comportamento come recesso dal contratto di appalto per fatti concludenti e condanna la committente a versare oltre un milione di euro quale indennizzo per mancato guadagno. La committente impugna il lodo denunciando un mutamento indebito delle domande avversarie e l'incompatibilità tra risoluzione contrattuale e recesso. La Corte d'Appello respinge l'impugnazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: la ricorrente non ha trascritto né allegato integralmente gli atti arbitrali contestati, violando il principio di autosufficienza. La committente perde definitivamente e deve rimborsare le spese legali.
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Recesso dal contratto di appalto: lite chiusa con accordo bonario
Una società committente affidava i lavori di adeguamento antincendio di un albergo a un'impresa esecutrice. A causa dei forti ritardi nei lavori, la committente esercitava il recesso dal contratto di appalto ai sensi dell'art. 1671 c.c. e chiedeva il risarcimento danni. L'appaltatore agiva per ottenere il pagamento delle opere eseguite e l'indennizzo per il mancato guadagno. La causa approdava in Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei precedenti gradi di giudizio su importi, penali e compensi. Prima della decisione di legittimità, le parti hanno sottoscritto un accordo bonario per risolvere ogni pendenza, depositando formale atto di rinuncia e accettazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta transazione, disponendo la compensazione totale delle spese di lite.
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Recesso dal contratto di appalto: la prova spetta all’impresa
Un committente affidava all'appaltatore la costruzione di un prefabbricato, versando un acconto. Di fronte alla mancata esecuzione dei lavori, il committente chiedeva la risoluzione per inadempimento. L'appaltatore si difendeva sostenendo che vi fosse stato un recesso dal contratto di appalto da parte del cliente e chiedeva l'indennizzo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'appaltatore, confermando che spetta a quest'ultimo dimostrare rigorosamente il recesso del committente. La Suprema Corte ha chiarito che la mancata collaborazione del cliente non equivale a un recesso automatico e che le prove testimoniali generiche non possono essere sanate dal giudice. Vince il committente, che ottiene la restituzione dell'acconto.
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Recesso dal contratto di appalto: no indennizzo se è risoluzione
La Corte di Cassazione ha chiarito la netta distinzione tra risoluzione per inadempimento e recesso dal contratto di appalto. Un Committente pubblico aveva risolto un contratto per gravi mancanze dell'Appaltatore. Quest'ultimo sosteneva che la risoluzione fosse illegittima e chiedeva che fosse equiparata a un recesso, per ottenere l'indennizzo previsto in quel caso (un decimo del valore delle opere non eseguite). La Corte ha respinto questa tesi. Ha stabilito che il recesso è una scelta discrezionale legata a ragioni di opportunità, mentre la risoluzione è una sanzione per un inadempimento. I due istituti non sono intercambiabili e, di conseguenza, l'Appaltatore non ha diritto all'indennizzo se il contratto è stato risolto per sua colpa.
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Recesso dal contratto di appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7663/2023, ha chiarito importanti principi in materia di recesso dal contratto di appalto. Un appaltatore, dopo aver subito il recesso da parte del committente e aver ottenuto la reintegra nel possesso del cantiere, si opponeva alla richiesta di restituzione e risarcimento. La Suprema Corte ha stabilito che il recesso unilaterale del committente scioglie immediatamente il contratto, obbligando l'appaltatore alla restituzione del bene senza poter invocare il diritto di ritenzione in attesa dell'indennizzo. L'azione di rivendica del committente è legittima se avviata dopo la conclusione e l'attuazione del giudizio possessorio.
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