L'Imputato si è introdotto nell'abitazione della Vittima per compiere una rapina, aggredendola con violenza e sferrando diversi colpi di coltello all'addome. Nonostante le ferite gravi, la Vittima è riuscita a chiamare i soccorsi tramite il proprio legale. L'Imputato è stato condannato per rapina aggravata e tentato omicidio. In Cassazione, la difesa ha sostenuto l'assenza del dolo di uccidere e la presenza del recesso attivo, affermando che l'aggressore si sarebbe fermato spontaneamente lasciando la possibilità di chiedere aiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna a nove anni di reclusione. I giudici hanno chiarito che nei casi di tentato omicidio e recesso attivo occorre una condotta attiva e diretta a salvare la vittima, non bastando la mera interruzione dell'aggressione dopo aver già inferto colpi potenzialmente letali.
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