L'Imputato, condannato per plurimi episodi di rapina, ha proposto ricorso contestando il calcolo della pena complessiva applicata in continuazione con una precedente condanna definitiva. La difesa sosteneva che il giudice d'appello avesse errato nell'individuare il reato più grave nella continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. I giudici hanno chiarito che, nel confrontare reati già giudicati con sentenza irrevocabile e reati ancora in corso di giudizio, l'individuazione del reato più grave deve basarsi sul confronto concreto tra le pene: quella inflitta con la sentenza definitiva e quella da irrogare per il nuovo reato. Poiché la pena per il nuovo reato (cinque anni e sei mesi) era superiore a quella passata in giudicato (quattro anni e sette mesi), il calcolo era corretto. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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