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Reato Permanente

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728 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tempus commissi delicti: limiti del giudice esecutivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può modificare il 'tempus commissi delicti' (il momento di commissione del reato) di un reato permanente, come l'associazione mafiosa, se tale durata è stata accertata, anche implicitamente, nel giudizio di cognizione e non è stata contestata. La questione della durata del reato, una volta coperta da giudicato, non può essere riaperta in fase esecutiva per ottenere l'applicazione di una legge più favorevole.
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Abuso edilizio permanente: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per la realizzazione di un'opera abusiva. La sentenza chiarisce che in caso di abuso edilizio permanente, la prescrizione non decorre finché l'attività illecita non cessa definitivamente. La Corte ha ritenuto che la prosecuzione dei lavori, anche dopo un sequestro, impedisce l'estinzione del reato, confermando la condanna e respingendo le tesi difensive sulla natura pertinenziale dell'opera e sulla particolare tenuità del fatto.
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Occultamento scritture contabili: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per il reato di occultamento scritture contabili. La Corte ha confermato la natura permanente del reato, che si protrae fino alla conclusione della verifica fiscale, e ha chiarito che la richiesta di una perizia contabile in appello può essere respinta se ritenuta meramente esplorativa e non decisiva, a fronte di un quadro probatorio già completo.
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Obbligo rimozione rifiuti: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per non aver ottemperato a un'ordinanza di rimozione rifiuti. L'obbligo rimozione rifiuti sussiste anche se la società è fallita, poiché l'amministratore avrebbe dovuto attivarsi per ottenere le necessarie autorizzazioni.
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Occupazione abusiva immobile: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per occupazione abusiva di un alloggio popolare. Dopo essere stata sfrattata e che l'ente proprietario aveva murato l'accesso, la donna era rientrata nell'immobile. La Corte ha stabilito che tale condotta costituisce una nuova e autonoma invasione, integrando il reato previsto dall'art. 633 c.p. È stato inoltre ribadito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica ai reati permanenti, come l'occupazione abusiva, finché la condotta illecita perdura.
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Reato permanente: la Cassazione sulla frode fiscale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8659/2024, ha annullato un sequestro preventivo su un immobile, stabilendo un principio chiave sulla prescrizione del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Il caso riguardava un immobile fittiziamente intestato a una società e poi concesso in locazione all'indagato. La Corte ha chiarito che tale reato non è un reato permanente. La condotta si esaurisce con l'atto fraudolento iniziale (la vendita simulata), e la successiva locazione costituisce solo un effetto non penalmente rilevante ai fini della permanenza. Di conseguenza, il reato era prescritto e il sequestro illegittimo.
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Ne bis in idem: la Cassazione chiarisce i limiti
Un individuo, condannato in due distinti processi per reati associativi, ha invocato il principio del 'ne bis in idem'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per i reati permanenti, come l'associazione mafiosa, la prosecuzione della condotta criminale in un diverso arco temporale costituisce un fatto nuovo e distinto, per cui è possibile un secondo giudizio. La Corte ha inoltre confermato la competenza del giudice e la correttezza del calcolo della pena.
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Occupazione abusiva demanio: reato con opere fisse
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per un'ipotesi di occupazione abusiva demanio. La sentenza chiarisce che l'ormeggio di un'imbarcazione diventa reato quando si utilizzano strutture aggiuntive e fisse, come pali e pontili, superando così l'ipotesi di illecito meramente amministrativo. La lunga durata dell'occupazione, inoltre, ha impedito di qualificare il fatto come di particolare tenuità e ha spostato in avanti il termine di prescrizione.
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Scarico acque reflue: reato permanente senza stop
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della legale rappresentante di un'azienda olearia per lo scarico acque reflue industriali in fognatura pubblica senza autorizzazione. La sentenza stabilisce che tale illecito costituisce un reato permanente, la cui consumazione perdura fino a quando non viene ottenuta l'autorizzazione o l'attività illecita non cessa definitivamente. La Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui la natura stagionale dell'attività interrompesse la permanenza del reato, sottolineando che l'onere di provare la cessazione della condotta grava sull'imputato.
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Stoccaggio rifiuti: reato permanente e prescrizione
La Cassazione Penale conferma che lo stoccaggio rifiuti non autorizzato è un reato permanente. Il ricorso di un imprenditore, condannato per aver stoccato oltre 15.000 taniche per dialisi, è stato dichiarato inammissibile. La prescrizione decorre solo dalla cessazione della condotta illecita, ovvero dalla rimozione dei rifiuti.
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Errore di fatto: quando il ricorso è inammissibile
L'imputato presenta un ricorso straordinario per un presunto errore di fatto contro una decisione della Cassazione che aveva confermato la revoca della sua sospensione condizionale della pena. La Corte dichiara il nuovo ricorso inammissibile, specificando che le lamentele del ricorrente riguardano un errore di diritto (errata interpretazione della legge), non un errore di fatto, materia che non rientra nell'ambito del rimedio straordinario previsto dall'art. 625-bis c.p.p.
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Retrodatazione custodia cautelare: la detenzione basta?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa. La difesa sosteneva che lo stato di detenzione precedente avesse interrotto la partecipazione al sodalizio. La Corte ha stabilito che la detenzione crea solo una presunzione relativa di non interruzione, superabile con prove concrete. In questo caso, contatti telefonici dal carcere con esponenti del clan e dichiarazioni di collaboratori hanno dimostrato la continuità del vincolo, rendendo inapplicabile l'istituto della retrodatazione custodia cautelare.
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Violazione normativa antisismica: reato permanente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35215/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un costruttore condannato per una violazione normativa antisismica. La Corte ha ribadito che tale illecito costituisce un reato permanente, la cui prescrizione decorre non dall'inizio, ma dalla cessazione dei lavori abusivi o dall'ottenimento delle necessarie autorizzazioni. È stata inoltre confermata la condanna generica al risarcimento del danno in favore della parte civile, ritenendo sufficiente la prova della potenziale lesività della condotta.
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Occupazione abusiva: quando è reato e non si prescrive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per occupazione abusiva di un terreno comunale e per abusi edilizi. La sentenza chiarisce importanti principi sulla prescrizione del reato, sulla non applicabilità dello stato di necessità quando si realizzano opere stabili e sui requisiti per la messa alla prova, confermando che l'occupazione abusiva è un reato che perdura fino alla condanna.
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Reato associativo: Cassazione sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reato associativo di stampo mafioso. La Corte ha stabilito che per un reato permanente come l'associazione, la prescrizione si calcola secondo la legge in vigore alla cessazione della condotta, non all'inizio. Ha inoltre confermato la validità delle prove basate su plurime e concordanti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, rigettando le censure sulla loro attendibilità.
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Prescrizione reato permanente e detenzione animali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per il reato di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. L'imputato sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte ha ribadito che, trattandosi di un reato permanente, il termine di prescrizione decorre non dal momento dell'accertamento, ma dalla cessazione della condotta illecita, che in questo caso coincide con il sequestro dell'animale. Calcolando anche i periodi di sospensione, il reato non era prescritto al momento della sentenza di condanna.
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Invasione arbitraria di immobili: reato permanente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5880/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per il reato di invasione arbitraria di immobili. La Corte ha ribadito che l'occupazione abusiva prolungata nel tempo configura un reato permanente e non un reato istantaneo con effetti permanenti. Di conseguenza, si applica la legge in vigore durante tutta la durata della condotta illecita, anche se più sfavorevole per l'imputato.
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Competenza territoriale: sequestro e reati all’estero
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo, stabilendo che il tribunale del riesame aveva errato nel determinare la propria competenza territoriale. In un caso di reato associativo iniziato all'estero ma con una 'cellula operativa' in Italia, la Corte ha chiarito che la competenza si radica nel luogo del territorio nazionale dove si è manifestata l'attività criminosa, applicando le regole sussidiarie del codice di procedura penale. La decisione sottolinea l'importanza di individuare il giudice naturale anche in complesse vicende transnazionali.
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Deposito incontrollato di rifiuti: quando è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5478/2024, ha chiarito la distinzione tra reato istantaneo e permanente nel caso di deposito incontrollato di rifiuti. Quando l'abbandono è legato a un'attività imprenditoriale e finalizzato a un successivo smaltimento o recupero, il reato è permanente e la prescrizione non decorre fino alla cessazione della condotta illecita. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, confermando la sua condanna.
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Favoreggiamento personale: quando non si configura
Una persona, condannata per detenzione di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riqualificare il reato in favoreggiamento personale, sostenendo di essere stata costretta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il favoreggiamento non è configurabile durante la commissione di un reato permanente come la detenzione di droga, poiché l'aiuto deve avvenire dopo la consumazione del reato principale.
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