LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Reato Permanente

Pagina 12 di 37

728 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione del reato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Coltivatore è stato condannato a due anni di reclusione e a una multa per coltivazione di stupefacenti, reato commesso fino al 3 agosto 2017. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la prescrizione del reato non si è ancora verificata. Applicando le regole sulla sospensione dei termini introdotte nel 2017, il termine ultimo per la prescrizione maturerà solo nel maggio 2027. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca dell’indulto: no sconti per il reato di mafia continuo
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'indulto nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa. Il soggetto aveva beneficiato dello sconto di pena previsto dalla legge del 2006, ma successivamente è stato condannato a dodici anni di reclusione per un reato permanente commesso in modo ininterrotto dal 2001 al 2021. La difesa sosteneva l'incertezza sulla data del reato, chiedendo l'applicazione del principio del favore per il reo. I giudici hanno invece stabilito che, poiché la condotta criminosa si è protratta anche nel quinquennio successivo all'entrata in vigore della legge sull'indulto (2006-2011), i presupposti per la perdita del beneficio sono pienamente integrati. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Revoca della liberazione anticipata: no agli effetti retroattivi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un detenuto contro il provvedimento del Tribunale di sorveglianza, che aveva disposto la revoca della liberazione anticipata precedentemente concessa per vari periodi, a causa di una successiva condanna per associazione mafiosa. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la revoca limitatamente al periodo compreso tra il 1999 e il 2003. I giudici hanno chiarito che la revoca della liberazione anticipata non può essere automatica e richiede una motivazione rigorosa sull'effettivo impatto del nuovo reato sul percorso rieducativo. Nel caso specifico, il Tribunale aveva omesso di spiegare perché un reato iniziato nel 2005 dovesse annullare i benefici ottenuti per comportamenti virtuosi antecedenti al 2003, ordinando così un nuovo esame per tale periodo.
Continua »
Divieto di bis in idem: no alla doppia condanna per evasione
Il Ricorrente, condannato per evasione dagli arresti domiciliari per un'assenza accertata il 28 luglio 2016, ha eccepito la violazione del divieto di bis in idem. Egli era già stato condannato per un'evasione il 1° luglio 2016 e sosteneva l'assenza di prove sul suo rientro a casa, configurando un unico reato continuato nel tempo. La Corte d'appello aveva dichiarato inammissibile l'eccezione perché presentata come motivo nuovo. La Corte di Cassazione ha invece annullato la sentenza, stabilendo che il divieto di bis in idem tutela un diritto fondamentale della persona e può essere rilevato d'ufficio in ogni stato e grado, superando i limiti dei motivi d'appello. Il caso torna ai giudici di merito per verificare l'effettiva unicità del fatto.
Continua »
Occultamento di scritture contabili: condanna o prescrizione?
Il Liquidatore di una società è stato condannato per il reato di occultamento di scritture contabili, avendo omesso di esibire i registri obbligatori durante una verifica fiscale. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato si fosse consumato all'inizio dell'ispezione e fosse quindi caduto in prescrizione prima della condanna d'appello. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'occultamento è un reato permanente. La condotta illecita cessa solo con la conclusione delle operazioni di verifica fiscale, momento in cui si consuma effettivamente il reato. Di conseguenza, si applica il termine di prescrizione più lungo introdotto dalla legge durante il controllo, rendendo la contestazione ancora valida. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ne bis in idem: condanna definitiva batte il proscioglimento
Il Condannato chiedeva la revoca di una condanna definitiva a tredici anni di reclusione per associazione mafiosa, invocando il principio del ne bis in idem. Egli sosteneva che il fatto fosse identico a quello per cui aveva ottenuto una precedente sentenza di non luogo a procedere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nei reati permanenti, la diversità dei periodi temporali contestati esclude l'identità del fatto. Inoltre, la sentenza di non luogo a procedere non prevale mai sulla condanna irrevocabile, poiché quest'ultima gode della stabilità del giudicato. Di conseguenza, la richiesta di revoca è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato continuato in fase esecutiva: sconti e limiti del giudicato
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva tra due sentenze di condanna per associazione mafiosa ed estorsione. La difesa lamentava il mancato scomputo di un periodo di detenzione già espiato e un presunto errore di calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che non è possibile scomporre un reato permanente per applicare la fungibilità della pena a periodi di detenzione senza titolo antecedenti alla fine della consumazione. Inoltre, l'eventuale errore di calcolo della pena base, contenuto in una sentenza irrevocabile e non contestato nei precedenti gradi, è coperto dal giudicato e non può essere ridiscusso in sede esecutiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Invasione di terreni o edifici: condanna confermata ma pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due donne condannate per danneggiamento e invasione di terreni o edifici. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando prescritto il reato di danneggiamento, considerato reato istantaneo e consumatosi nel 2007. Al contrario, il reato di invasione di terreni o edifici, avente natura di reato permanente, non è stato ritenuto prescritto poiché la difesa non ha dimostrato l'effettivo rilascio dell'immobile prima della sentenza di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per il danneggiamento e ha rinviato alla Corte d'appello solo per rideterminare la pena per l'occupazione abusiva, confermando la responsabilità penale delle imputate per quest'ultimo reato.
Continua »
Reato permanente: salvi dall’abuso ma condannati per il sisma
Il Ristoratore veniva condannato per abusi edilizi e paesaggistici, oltre che per violazioni sismiche, avendo installato una struttura fissa ancorata al suolo senza le dovute autorizzazioni. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha dichiarato estinti per prescrizione i reati edilizi e paesaggistici ordinari, poiche l'opera era stata smontata e rimontata nel 2015, facendo decorrere il termine quinquennale prima dell'appello. Al contrario, la Suprema Corte ha stabilito che la violazione sismica (mancato deposito del progetto al Genio Civile) costituisce un reato permanente. Tale illecito si protrae nel tempo finche non viene presentata la denuncia del progetto, impedendo cosi il decorso della prescrizione. La sentenza e stata quindi annullata senza rinvio per i reati prescritti e con rinvio alla Corte d'Appello solo per rideterminare la pena relativa al reato sismico.
Continua »
Deposito incontrollato di rifiuti: quando lo scarto diventa reato
L'Amministratrice di una società estrattiva è stata condannata per il reato di deposito incontrollato di rifiuti, avendo accumulato terre e rocce da scavo senza autorizzazione. La difesa sosteneva che i materiali fossero sottoprodotti destinati al riutilizzo e che il reato fosse istantaneo e ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere di provare la natura di sottoprodotto spetta all'imputato. Inoltre, poiché l'accumulo era sistematico e legato all'attività aziendale, si tratta di un reato permanente, la cui consumazione si protrae nel tempo impedendo la prescrizione anticipata. La condanna originaria viene quindi confermata.
Continua »
Ne bis in idem cautelare: no al doppio carcere sullo stesso reato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva applicato la custodia in carcere a un'indagata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa aveva eccepito la violazione del principio del ne bis in idem cautelare, poiché per lo stesso sodalizio criminoso era già stata respinta una precedente richiesta di misura cautelare, decisione ormai definitiva. Il Tribunale aveva respinto l'eccezione basandosi su una successiva modifica temporale dell'imputazione operata dal Pubblico Ministero. La Cassazione ha stabilito che, per valutare la medesimezza del fatto nei reati associativi, il giudice deve confrontare le contestazioni cautelari originarie e non le modifiche successive del processo principale, acquisendo se necessario gli atti dell'altro procedimento. Il caso torna al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Ne bis in idem: la condanna passata non cancella il nuovo arresto
Il Tribunale di Catanzaro applicava la custodia in carcere a un indagato per associazione finalizzata al narcotraffico e spaccio di cocaina. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo che la condotta contestata fosse identica a quella per cui aveva già subito una condanna definitiva in un altro processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che, nei reati associativi, il ne bis in idem non opera se i fatti si riferiscono a segmenti temporali diversi e successivi alla precedente condanna. Nel caso specifico, le chat crittografate dimostravano la prosecuzione dell'attività illecita e il mantenimento di un ruolo attivo nel sodalizio criminale anche dopo il periodo coperto dal precedente giudicato.
Continua »
Occupazione abusiva di immobile: nessun beneficio senza rilascio
L'Occupante di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, condannata in appello a otto mesi di reclusione per occupazione abusiva di immobile, ha proposto ricorso per Cassazione. La ricorrente ha invocato l'applicazione della particolare tenuità del fatto e il beneficio della non menzione della condanna, evidenziando il pagamento delle utenze e dei canoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, precisando che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è incompatibile con i reati permanenti finché la condotta illecita è in corso. Inoltre, la natura pluriennale dell'occupazione abusiva e l'assenza di reale risarcimento escludono la concessione della non menzione. L'Occupante perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Gestione illecita di rifiuti: il tempo non cancella la condanna
Un imprenditore, titolare di una ditta individuale, è stato condannato per il reato di gestione illecita di rifiuti pericolosi e non pericolosi, accumulati e selezionati in un'area privata vicino alla sua abitazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la gestione illecita di rifiuti è un reato permanente, la cui consumazione si protrae nel tempo. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale non era ancora decorso al momento della sentenza d'appello, calcolando anche gli atti interruttivi. L'imprenditore perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Permanenza illegale dello straniero: no alla doppia condanna
Il Giudice di Pace di Asti aveva condannato un cittadino straniero sia per l'inottemperanza all'ordine di allontanamento del Questore, sia per la contravvenzione di permanenza illegale dello straniero sul territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che i due reati non possono concorrere se riferiti allo stesso periodo di tempo. La clausola di riserva contenuta nella norma minore fa sì che essa venga assorbita dal reato più grave. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per la permanenza illegale dello straniero, eliminando la relativa ammenda di 3.500 euro.
Continua »
Revoca dell’indulto: il carcere non cancella il reato associativo
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'indulto precedentemente concesso a un uomo, in seguito a una nuova condanna definitiva per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che lo stato di detenzione avesse interrotto la sua partecipazione al sodalizio criminale, impedendo la revoca del beneficio. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la detenzione non interrompe automaticamente la permanenza del reato associativo, specialmente se l'affiliazione al clan mafioso prosegue dal carcere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della revoca e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: nuovo reato o doppio giudizio?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per due soggetti accusati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. I ricorrenti contestavano l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e lamentavano la violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo che i fatti contestati fossero una prosecuzione di un reato permanente già giudicato in passato. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, chiarendo che la contestazione di un reato permanente in un arco temporale diverso e successivo costituisce un fatto nuovo. Inoltre, le dichiarazioni dei collaboratori sono state ritenute precise, concordanti e reciprocamente riscontrate, giustificando pienamente la misura restrittiva applicata.
Continua »
Prescrizione dei reati edilizi: condanna annullata in Cassazione
Il Tribunale di Palermo aveva condannato La Proprietaria per violazioni della normativa antisismica ed edilizia. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le opere abusive erano state completate prima del suo acquisto e che, in ogni caso, era maturata la prescrizione dei reati edilizi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Pur non potendo pronunciare un'assoluzione nel merito a causa delle dichiarazioni rese nella domanda di condono, i giudici hanno rilevato che il tempo trascorso dal completamento dei lavori (avvenuto nel 2003) ha determinato l'estinzione delle contravvenzioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
Continua »
Doppio ordine di allontanamento: la Cassazione nega lo sconto
Lo Straniero è stato condannato dal Giudice di Pace per non aver rispettato due successivi provvedimenti di espulsione. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo che la condotta costituisse un unico reato permanente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la violazione di un nuovo ordine di allontanamento, emesso dopo un precedente accertamento, configura un reato autonomo e persino più grave. Tuttavia, in applicazione del principio del favor rei (divieto di peggiorare la situazione dell'imputato in assenza di ricorso del pubblico ministero), la Suprema Corte ha mantenuto la pena pecuniaria precedentemente inflitta di 7.000 euro, correggendo unicamente la qualificazione giuridica del fatto. Lo Straniero perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Costruzione abusiva: l’uso della casa non evita la condanna
Il caso riguarda un proprietario condannato per aver realizzato una costruzione abusiva in una zona boschiva protetta da vincolo paesaggistico. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato fosse prescritto, collocando la fine dei lavori in una data antecedente, e contestando la definizione di area boschiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una costruzione abusiva si considera ultimata solo quando l'edificio è del tutto rifinito e funzionale (completo di intonaci e infissi), non bastando l'uso effettivo o l'allaccio delle utenze. Di conseguenza, il termine di prescrizione non era decorso. La Corte ha inoltre confermato la sanzione e la definizione legale di bosco applicata al caso.
Continua »