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Reato Di Usura

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91 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di usura: termini di citazione e indulto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un soggetto che contestava la regolarità della citazione in appello. Il ricorrente lamentava il mancato rispetto del termine minimo a comparire e la mancata rinnovazione della notifica dopo il rinvio dell'udienza. La Suprema Corte ha stabilito che, qualora il difensore sia presente e venga concesso un nuovo termine pieno, non occorre una nuova notifica all'imputato. La sentenza affronta anche la revoca automatica dell'indulto e la legittimità della confisca di beni preziosi non giustificati dal reddito dichiarato.
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Reato di usura: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un soggetto che prestava denaro a tassi illeciti. La difesa aveva contestato l'utilizzo, da parte del consulente tecnico del Pubblico Ministero, di informazioni raccolte durante le indagini preliminari e non ancora confermate in aula. La Suprema Corte ha stabilito che il consulente può legittimamente consultare gli atti del fascicolo per svolgere il proprio incarico, purché i fatti vengano poi regolarmente accertati durante il dibattimento. È stata inoltre respinta la tesi della decadenza della parte civile per il deposito tardivo delle conclusioni scritte, qualificato come mera irregolarità formale.
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Reato di usura: quando restano i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare per un soggetto accusato del reato di usura, respingendo la richiesta di sostituzione della misura degli arresti domiciliari. Nonostante la difesa avesse evidenziato un'offerta risarcitoria simbolica di 500 euro accettata dalla vittima, i giudici hanno ritenuto che tale gesto non eliminasse il pericolo di reiterazione del reato. La decisione sottolinea come la condotta delittuosa fosse considerata un vero e proprio modello di vita e fonte di sostentamento, rendendo attuale e concreto il rischio di nuovi illeciti indipendentemente dal rapporto con il singolo debitore.
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Reato di usura: arresti domiciliari e recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di reato di usura, rigettando la richiesta di sostituzione della misura cautelare. Nonostante l'indagato avesse offerto un risarcimento simbolico alla vittima, i giudici hanno ritenuto che il pericolo di reiterazione del reato rimanesse attuale e concreto. La decisione si fonda sulla constatazione che l'attività illecita costituiva il modello di vita e la principale fonte di sostentamento del ricorrente, rendendo irrilevante la singola condotta riparatoria ai fini della valutazione della pericolosità sociale complessiva.
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Reato di usura: responsabilità e concorso nel delitto
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per concorso nel reato di usura e per riciclaggio a carico di due soggetti. Il primo imputato agevolava la riscossione di interessi usurari mettendo a disposizione un locale per le transazioni illecite. Il secondo occultava la provenienza di assegni di origine delittuosa versandoli sul proprio conto e monetizzandoli. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di usura è a consumazione prolungata e che il riciclaggio si distingue dalla ricettazione per la specifica idoneità della condotta a ostacolare la tracciabilità dei fondi.
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Reato di usura: la Cassazione sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di usura. Il ricorrente contestava l'attendibilità della persona offesa, la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'intervenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha stabilito che le critiche sulla credibilità della vittima erano generiche e ripetitive, che il diniego delle attenuanti era correttamente motivato e che il termine di prescrizione per il reato di usura, pari a quindici anni, non era ancora decorso.
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Reato di usura e attendibilità della persona offesa
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per il reato di usura. Il ricorso è stato accolto poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato il rigetto della richiesta di rinnovazione dell'istruttoria, necessaria a causa dei gravi vuoti di memoria della vittima e della necessità di approfondire la sua attendibilità.
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Reato di usura: stato di bisogno è solo aggravante
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della configurazione del reato di usura, lo stato di bisogno della vittima non è un elemento costitutivo, bensì una mera circostanza aggravante. Di conseguenza, un contratto di compravendita collegato a un'operazione usuraria può essere dichiarato nullo per illiceità della causa senza che sia necessario dimostrare lo stato di bisogno dei venditori. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente rigettato la domanda sulla base di questa mancata prova.
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Usura: prova e testimonianza della vittima
Un soggetto viene condannato per il reato di usura sulla base delle testimonianze delle vittime. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, lamentando l'imprecisione delle prove a suo carico. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la testimonianza della persona offesa è sufficiente a provare il delitto, soprattutto quando i tassi di interesse descritti sono palesemente esorbitanti, anche in assenza di dettagli precisi su importi e date. La Corte ribadisce il proprio ruolo di giudice di legittimità, che non può riesaminare nel merito i fatti già valutati dai tribunali inferiori.
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Reato di usura: la prova del tasso secondo la Cassazione
Un imprenditore viene condannato per il reato di usura. La Corte di Cassazione, pur confermando la credibilità della persona offesa, annulla la sentenza con rinvio. La ragione risiede nel calcolo errato e approssimativo del tasso usurario, sottolineando la necessità di una prova rigorosa per l'elemento oggettivo del reato.
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Reato di usura: quando si prescrive il delitto?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reato di usura aggravata. La sentenza chiarisce che, essendo l'usura un reato a consumazione prolungata, la prescrizione decorre dall'ultimo pagamento di interessi o capitale, non dalla data dell'accordo iniziale. La Corte ha inoltre escluso la configurabilità del recesso attivo e confermato la nozione di 'stato di bisogno' come condizione di difficoltà che limita la libertà negoziale della vittima.
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