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Reato Di Usura

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91 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di Usura: Ricorso Inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un individuo è stato condannato per `reato di usura` e concorso nel reato. Dopo la conferma della condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione, contestando vizi procedurali e l'attendibilità delle prove, in particolare la testimonianza della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i giudici di merito hanno correttamente valutato le prove, inclusi documenti finanziari e la testimonianza della vittima, supportati da altre condanne. La Cassazione non può riesaminare i fatti o la credibilità delle prove, ma solo la logica della motivazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Reato di usura e ricorso generico: la condanna è definitiva
Un'imputata è stata condannata nei primi gradi di giudizio per il reato di usura. La difesa ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la severità della pena e richiedendo un trattamento sanzionatorio più mite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle doglianze, che non contenevano reali contestazioni contro la decisione impugnata. L'aspecificità dei motivi ha impedito ogni riesame nel merito. Di conseguenza, la condanna emessa in primo grado è diventata irrevocabile. L'imputata ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento penale e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver causato con colpa l'inammissibilità dell'atto.
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Reato di usura e tassi alle stelle: la condanna della Cassazione
Un imprenditore agricolo in grave crisi economica si è rivolto al direttore della propria banca per ottenere liquidità. Il direttore lo ha messo in contatto con un finanziatore privato e gli ha erogato un ulteriore prestito personale, applicando tassi mensili esorbitanti pari al 120% e al 48% su base annua. A fronte delle minacce e dell'imminente incasso forzato degli assegni posti a garanzia, la vittima si è tolta la vita. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per il reato di usura, stabilendo che la sproporzione macroscopica dei tassi pattuiti rende irrilevante l'esatta individuazione della durata del prestito o dei decreti ministeriali. Inoltre, è stata confermata l'aggravante per aver agito ai danni di un imprenditore.
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Reato di usura: la Cassazione conferma condanna e prova via chat
Un uomo ha ottenuto diversi prestiti di denaro con l'obbligo di restituire somme gravate da tassi di interesse usurai pari a circa il cinquanta per cento. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di usura, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la testimonianza della vittima è sufficiente a dimostrare l'accordo illecito, specialmente se riscontrata da altri testimoni. Inoltre, la Corte ha stabilito la piena validità degli screenshot delle chat consegnati spontaneamente dalla vittima alle forze dell'ordine, senza necessità di un decreto di sequestro del giudice. L'imputato perde definitivamente la causa con la conferma della pena detentiva, della multa, della confisca del profitto illecito e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di usura: condanna per il noleggio del capitale
I giudici hanno confermato la condanna a due anni di reclusione e seimila euro di multa per un uomo responsabile del reato di usura. Il responsabile erogava prestiti a tassi illeciti mascherando gli accordi economici dietro apparenti compravendite immobiliari e fittizi compensi di intermediazione. La vittima corrispondeva continue somme parametrando i pagamenti al tempo di utilizzo del denaro prestato, secondo lo schema del noleggio del capitale, senza mai estinguere il debito principale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato, dichiarandolo inammissibile a causa della genericità delle censure e della piena attendibilità delle prove dichiarative fornite dalla persona offesa.
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Reato di usura: la Cassazione blocca i ricorsi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di usura. L'imputato contestava l'attendibilità della persona offesa, il calcolo dei tassi di interesse, l'elemento soggettivo e la prescrizione del reato. I giudici hanno stabilito che le contestazioni sulle prove erano una semplice riproposizione di motivi già respinti in appello. La Corte territoriale aveva infatti accertato il superamento del tasso soglia tramite perizia e riscontri come intercettazioni telefoniche. Inoltre, l'imputato non poteva sollevare per la prima volta in Cassazione difetti sull'intenzione punibile, né lamentare la prescrizione senza indicare i dettagli processuali. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende e risarcire le spese legali alle parti civili.
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Fatture fittizie e reato di usura: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per il reato di usura continuata, commesso ai danni di un imprenditore in difficoltà. L'imputato mascherava i prestiti a tassi illeciti emettendo fatture per operazioni inesistenti relative a merci mai acquistate né consegnate. I giudici hanno respinto le tesi difensive sulla presunta inattendibilità della vittima e sulla mancata ricostruzione di ogni singolo rateo, evidenziando la piena congruenza delle prove documentali e peritali. Il reato di usura rimane provato quando emerge chiaramente il quadro complessivo dell'operazione illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di usura: la vittima confusa non salva il creditore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura e condotte estorsive a carico dell'Imputato, il quale prestava denaro a tassi spropositati a La Vittima. La difesa sosteneva che i passaggi di denaro riguardassero una lecita compravendita di oggetti preziosi e contestava l'attendibilità della persona offesa per via di imprecisioni su date e importi. I giudici hanno chiarito che nei casi di usura lo stato di prostrazione psicologica giustifica le incertezze della vittima nel ricordare i dettagli. Inoltre, le intercettazioni, il rinvenimento di appunti con la dicitura esplicita di interessi e la presenza di un complice durante le riscossioni integrano pienamente la colpevolezza e l'aggravante delle persone riunite. Il ricorso dell'Imputato è stato interamente rigettato.
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Reato di usura: il prestito con minacce non diventa mai un diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore, confermando la condanna per il reato di usura ed estorsione ai danni di un imprenditore agricolo. L'imputato aveva concesso finanziamenti applicando tassi d'interesse usurari pari al 13% mensile, avvalendosi di intermediari per intimidire la vittima. Il creditore ha preteso la predisposizione di fatture false per creare finti titoli di credito e si è impossessato con la forza di mezzi aziendali. La Suprema Corte ha escluso la possibilità di riqualificare il fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni, evidenziando che l'illiceità del patto usurario rende la pretesa priva di tutela giuridica. La vittima è risultata del tutto attendibile grazie ai riscontri di intercettazioni e perquisizioni. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e risarcire la parte civile.
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Reato di usura: condanna confermata per tassi sproporzionati
Due soggetti hanno prestato ingenti somme di denaro a privati in grave difficoltà economica, pretendendo la restituzione del doppio del capitale e imponendo tassi di interesse esorbitanti. I creditori hanno tentato di giustificare le proprie azioni sostenendo un presunto errore di calcolo dovuto all'età avanzata e alla scarsa scolarizzazione, contestando i conteggi tecnici della pubblica accusa. I giudici hanno accertato la sistematica sproporzione tra somme erogate e somme riscosse, confermata dalle dichiarazioni concordi delle vittime e dalle prove documentali. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente le difese degli imputati, confermando la condanna per il reato di usura e dichiarando inammissibili i ricorsi per assoluta genericità.
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Reato di usura: condanna confermata anche agendo nell’ombra
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione per un uomo accusato del reato di usura aggravato dallo stato di bisogno della vittima. L'imputato sosteneva l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, deceduta prima del dibattimento, e contestava la sussistenza della difficoltà economica della vittima nonché il proprio ruolo nella vicenda criminosa gestita assieme al fratello. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni predibattimentali legittimamente acquisite conservano piena validità e che lo stato di bisogno sussiste in presenza di debiti urgenti e pignoramenti.
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Reato di usura tra spese occulte e false vie legali
Un intermediario finanziario concedeva finanziamenti applicando tassi d'interesse illegali e addebitando ingenti spese di apertura pratica. Per ottenere il recupero dei crediti viziati da condizioni illecite, il creditore minacciava i debitori, anche tramite diffide legali. La Corte d'Appello condannava l'imputato per plurimi episodi di usura ed estorsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale e le confische patrimoniali. I giudici hanno chiarito che nel reato di usura il calcolo del tasso soglia deve includere ogni costo accessorio e spesa di istruttoria collegata all'erogazione del denaro. Inoltre, richiedere la restituzione di somme usurarie con minacce costituisce estorsione, anche se attuata prospettando azioni legali apparentemente legittime.
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Reato di usura: carcere escluso senza prove certe sui tassi
La Procura della Repubblica contestava a un indagato plurimi episodi relativi al reato di usura e all'emissione di fatture false, ottenendo inizialmente la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame riduceva la misura agli arresti domiciliari, escludendo i gravi indizi per l'usura a causa dell'indeterminatezza dei tassi e delle somme prestate rilevabili dalle sole intercettazioni, in assenza di dichiarazioni delle persone offese. La Procura impugnava l'ordinanza lamentando carenze motivazionali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero, confermando che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove se il provvedimento cautelare risulta motivato in modo logico e coerente.
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Reato di usura: assegni in bianco e condanna definitiva
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di usura a seguito di un prestito concesso a tassi esorbitanti, pari al 10% mensile. A garanzia del credito usurario, le vittime hanno consegnato assegni bancari in bianco e postdatati. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'assenza di importi precisi sugli assegni escludesse l'accordo illecito e lamentando una divergenza tra l'accusa formulata e la condanna inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili, confermando integralmente le condanne. La Corte ha stabilito che la documentazione bancaria e il possesso degli assegni forniscono una prova solida e pienamente coerente con le dichiarazioni delle vittime.
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Reato di usura: la Cassazione nega il riesame e conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di usura. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che le contestazioni riguardavano valutazioni di fatto, non esaminabili in sede di legittimità. I giudici d'appello avevano infatti già accertato la responsabilità penale basandosi sulla piena attendibilità della vittima e su solidi riscontri documentali. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di usura: la Cassazione smaschera il trucco degli assegni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un soggetto che si faceva consegnare dalle vittime assegni in bianco, poi intestati a intermediari di comodo. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando vizi di motivazione e un'errata valutazione delle prove da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la Cassazione è un giudice di legittimità e non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio (cosiddetta doppia conforme). Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di usura: condanna anche se le cambiali non sono incassate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura nei confronti di un soggetto che aveva concesso finanziamenti a due imprenditori alberghieri in grave difficoltà economica. In cambio del prestito, l'imputato si era fatto consegnare 41 cambiali ipotecarie per importi sproporzionati rispetto alle somme erogate. La difesa sosteneva l'insussistenza del reato poiché i titoli di credito erano stati emessi solo a garanzia e non erano mai stati incassati o messi in circolazione. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che il reato di usura si perfeziona con la sola promessa di interessi o vantaggi usurari, a prescindere dall'effettivo incasso. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna e obbligandolo al pagamento delle spese processuali e del risarcimento alle parti civili.
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Reato di usura: basta la promessa, non servono minacce
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza che negava la misura cautelare nei confronti di un'indagata per il reato di usura. Il Tribunale riteneva erroneamente che l'usura richiedesse minacce o violenze e che la sola promessa di interessi usurari non bastasse a configurare il reato. La Corte di Cassazione ha smentito questa tesi, chiarendo che il reato di usura si perfeziona con la semplice promessa di interessi sopra la soglia legale, senza che siano necessarie condotte violente o vessatorie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame delle esigenze cautelari.
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Reato di usura: basta la promessa anche senza violenza
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato il diniego di una misura cautelare nei confronti di un soggetto accusato di abusiva attività finanziaria e usura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che il reato di usura si perfeziona già con la semplice promessa di interessi usurari, a prescindere dall'effettivo pagamento. Inoltre, i giudici hanno stabilito che per la configurazione del reato non sono necessari atti di violenza o minaccia, elementi tipici invece dell'estorsione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Catania, rinviando il caso per un nuovo esame sulle esigenze cautelari dell'indagato.
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Reato di usura: la condanna resiste al ricorso della difesa
L'Imputato è stato condannato per il reato di usura. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dello stato di bisogno della persona offesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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