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Reato Di Rapina

98 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato di chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, mediante violenza o minaccia, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di rapina o furto con strappo: la conferma della condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del fatto contestato, sostenendo la presenza di un furto con strappo anziché del reato di rapina. Il ricorrente ha lamentato un difetto di motivazione riguardo all'uso della forza, ritenuta diretta sull'oggetto e non sulla vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della testimonianza resa dalla persona offesa. Tale dichiarazione ha dimostrato chiaramente l'esercizio di una violenza diretta contro la persona, elemento costitutivo essenziale che integra il reato di rapina. La Cassazione ha ricordato il divieto di effettuare una nuova valutazione dei fatti nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di Rapina: Il Profitto Distingue Violenza Privata
Un ricorrente è stato condannato per il reato di rapina. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e chiedendo che il fatto fosse riqualificato come violenza privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'intenzione di trarre un profitto distingue il reato di rapina dalla violenza privata. Il ricorrente ha perso e deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina: condanna confermata e ricorso respinto
Due imputati hanno presentato ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di rapina. I ricorrenti contestavano il mancato riconoscimento di sconti di pena e l'errata applicazione dei calcoli sanzionatori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambe le impugnazioni. I giudici hanno chiarito che i ricorrenti hanno ignorato il ragionamento della Corte d'Appello, la quale aveva già bilanciato aggravanti e attenuanti applicando la pena base ordinaria. I motivi presentati si limitavano a richiedere una nuova valutazione dei fatti, attività vietata nel giudizio di legittimità. I due condannati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Condanna per Rapina: Ricorso Penale Inammissibile, Pena Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Lavoratore condannato per rapina. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che, pur riducendo la pena, aveva confermato la condanna. I motivi del ricorso, relativi a presunta illeggibilità della sentenza di primo grado e al mancato riconoscimento di un contributo marginale al reato, sono stati ritenuti infondati o non sindacabili in sede di legittimità. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina: borsa sottratta e nozione di profitto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per il reato di rapina dopo aver sottratto a una donna il telefono cellulare e la borsa con cinquanta euro, mai restituita. L'imputato ha presentato ricorso contestando la qualificazione giuridica del fatto e sostenendo l'assenza di un profitto ingiusto. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che la sottrazione di beni personali integra pienamente la condotta criminosa contestata. La nozione di profitto comprende qualsiasi utilità, sia patrimoniale che morale. L'imputato ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dal furto al reato di rapina: la decisione della Cassazione
L'Imputata è stata condannata per il reato di rapina a seguito di un episodio inizialmente denunciato come semplice furto. Durante la sottrazione del bene, la donna ha esercitato violenza fisica mediante uno strattonamento ai danni della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso dalla donna, confermando la responsabilità penale. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza trasforma la condotta in reato di rapina. La Suprema Corte ha inoltre confermato la pena in ragione dei precedenti penali dell'imputata, della mancanza di un lavoro regolare e dell'assenza di violazione del diritto all'interprete, data la dimostrata conoscenza della lingua italiana. La ricorrente dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Anziana narcotizzata: Cassazione conferma condanna per utilizzo indebito.
Un uomo ha narcotizzato un'anziana amica per sottrarle le carte di pagamento e prelevare denaro. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per rapina e utilizzo indebito di carte di pagamento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'imputato inammissibile. Ha ritenuto le motivazioni dei giudici precedenti valide e coerenti. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende, confermando la sua responsabilità.
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Tentata Rapina: Inammissibilità Ricorso Penale per Argomenti Ripetuti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato, già condannato per tentata rapina. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua responsabilità per il reato di cui agli artt. 56-628 c.p. La Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile perché riproponeva argomenti già esaminati e non si confrontava con la motivazione della sentenza d'appello, che aveva evidenziato una violenta colluttazione tra vittima e imputato, elemento che confermava la violenza fisica necessaria per la rapina. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Rinuncia al Ricorso Penale: L’Appello Ritirato e le Sue Conseguenze
Un Lavoratore, condannato per il reato di rapina, ha presentato ricorso per Cassazione. Successivamente, però, ha deciso di rinunciare personalmente a tale ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la rinuncia al ricorso penale inammissibile, ovvero non accettabile. Questa decisione ha comportato la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende. Il caso sottolinea come la rinuncia a un ricorso, seppur volontaria, abbia precise conseguenze legali, inclusi oneri economici.
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Reato di rapina e restituzione del bene: la condanna resta
L'Imputato ha sottratto con la forza un telefono cellulare alla vittima, commettendo così il reato di rapina. In seguito, la difesa dell'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere una diversa valutazione dei fatti, la riqualificazione del reato e il riconoscimento delle attenuanti per presunta restituzione del bene. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina sussiste in presenza di violenza diretta alla persona e che la restituzione del bene non è mai avvenuta in modo spontaneo o per diretto ravvedimento dell'aggressore. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove già valutate nei gradi di merito. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Arresto per Rapina: G.I.P. non convalida, Cassazione ribalta la decisione
Un investigatore privato subisce un'aggressione e la sottrazione di uno zaino da parte di un uomo, che lo minaccia e lo colpisce. La Polizia arresta l'aggressore in flagranza di reato per rapina. Il Giudice delle indagini preliminari (G.I.P.) non convalida l'arresto, ritenendo che non si trattasse di rapina ma di un possibile esercizio arbitrario delle proprie ragioni, basandosi sulle dichiarazioni dell'arrestato e valutando il merito dei fatti. La Corte di Cassazione, invece, annulla la decisione del G.I.P. Stabilisce che nella fase di `convalida dell'arresto`, il giudice deve solo verificare la ragionevolezza dell'operato della Polizia al momento dell'arresto, senza entrare nel merito della responsabilità o della qualificazione definitiva del reato. L'arresto è dichiarato legittimo.
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Reato di rapina o ragione privata? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato per il reato di rapina. L'imputato sosteneva di aver agito con violenza per recuperare quanto spettante da una precedente vendita di un telefono cellulare, chiedendo la riqualificazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Le videoregistrazioni e la testimonianza della vittima dimostrano l'uso della forza. Inoltre l'episodio non aveva alcun legame con la presunta trattativa passata. L'inammissibilità del ricorso preclude l'eventuale prescrizione maturata successivamente. Di conseguenza la Cassazione ha confermato la pena, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di rapina: gli indizi gravi rendono la condanna definitiva
L'Imputato ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di rapina. La difesa lamentava la violazione di legge e vizi di motivazione, contestando la valutazione della prova indiziaria posta a fondamento della colpevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno rilevato che l'atto riproponeva censure già esaminate e motivate dai giudici di merito, tentando una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. A fronte della presenza di indizi plurimi, gravi e precisi, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando l'Imputato a pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina e Lesioni: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma la Condanna
Un individuo è stato condannato per il reato di rapina e lesioni ai danni della sua compagna, avendo usato violenza per sottrarle il portafoglio. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'elemento psicologico del reato di rapina. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso mirasse a una nuova valutazione dei fatti, già esaminati nei gradi precedenti. La Corte ha confermato la responsabilità penale, condannando l'individuo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Rapina o furto? La Cassazione chiarisce la Qualificazione reato di rapina
Un individuo è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per rapina, lesioni aggravate e furto in abitazione. Ha impugnato la decisione, sostenendo che i fatti dovessero essere qualificati solo come lesioni e furto, mancando un legame diretto tra la violenza e l'impossessamento dei beni. Ha anche contestato l'attendibilità della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la Qualificazione reato di rapina non richiede che la violenza sia finalizzata all'impossessamento fin dal primo atto, ma può derivare da un contesto complessivo di sopraffazione. Le dichiarazioni della vittima, pur con lievi imprecisioni, sono state ritenute credibili.
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Reato di rapina: strattonare la vittima conferma la condanna
L'Imputato ha sottratto beni a una persona strattonandola con forza. La Corte di Appello ha confermato la responsabilità dell'uomo per il reato di rapina. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la violenza non fosse dimostrata e che la pena fosse eccessiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che gli strattonamenti costituiscono violenza diretta a compiere la sottrazione. Inoltre, la mancanza di pentimento e la gravità della condotta giustificano la pena. L'Imputato deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Da semplice furto a reato di rapina: condanna per l’aggressore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato per il reato di rapina. L'uomo aveva aggredito una vittima anziana da dietro, bloccandola con le braccia al collo per strapparle una catenina. La difesa chiedeva di derubricare il fatto in furto con strappo e concedere le attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La violenza si è svolta direttamente sulla persona e non solo sull'oggetto sottratto. Inoltre, la gravità dell'azione ai danni di una donna sola e il comportamento processuale scorretto giustificano il diniego delle attenuanti. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina e Furto: Inammissibilità Ricorso Penale per Nuova Valutazione Fatti
Due individui, condannati per rapina e numerosi furti aggravati, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Essi contestavano la mancata prova della loro partecipazione concorsuale e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale di entrambi. Ha ribadito che non è possibile riesaminare i fatti già accertati dai giudici precedenti in sede di legittimità. Le motivazioni della Corte d'Appello, basate su prove come riconoscimenti e video, sono state ritenute logiche e sufficienti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: scatta anche per ritorsione e abbandono del bene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di rapina a tre anni di reclusione. L'uomo aveva aggredito con un pugno la vittima per sottrarle con violenza il proprio cane, caricando l'animale a bordo dell'auto e liberandolo poco tempo dopo. La difesa sosteneva che il gesto avesse solo finalità ritorsive ed escludesse l'ingiusto profitto patrimoniale o il reale impossessamento. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina si perfeziona anche quando il profitto consiste in un vantaggio puramente morale o in una ritorsione personale. Inoltre, il breve caricamento del bene sulla vettura interrompe il possesso del proprietario e consuma pienamente il delitto.
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Reato di rapina e furto: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di rapina commesso in concorso con un altro soggetto. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto in furto con destrezza e contestava l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati riproducevano gli stessi argomenti già respinti in appello, senza apportare critiche specifiche. La Cassazione non può valutare nuovamente le prove, compito riservato al giudice di merito. Inoltre, la qualificazione del fatto come reato di rapina risulta corretta e la determinazione della pena rispetta i criteri di legge, considerando la gravità della condotta, il valore dei beni e i precedenti penali. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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