Un condannato per diversi episodi di rapina, estorsione, lesioni e violazione di domicilio ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per ottenere una riduzione di pena. La difesa sosteneva l'esistenza di un disegno criminoso unitario, ritenendo irrilevante l'accertata seminfermità mentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno confermato che la presenza di impulsi violenti e incontrollabili, dovuti a un'alterazione psichica, esclude alla radice una programmazione preventiva e condivisa dei delitti. I fatti, commessi a distanza di anni e privi di omogeneità, derivavano da spinte estemporanee e non da un piano preventivo. Il ricorrente deve quindi scontare le pene separatamente e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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