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Reato Abituale

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60 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato di maltrattamenti: la separazione non lo ferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23204/2024, ha stabilito che il reato di maltrattamenti non si interrompe con la separazione legale dei coniugi. Il caso riguardava un uomo condannato per violenze sulla moglie protrattesi per anni. La Corte ha chiarito che, essendo un reato abituale, la consumazione coincide con l'ultimo atto illecito. Di conseguenza, si deve applicare la legge in vigore in quel momento, anche se più severa. La separazione, lungi dall'essere un'interruzione, può anzi rappresentare un fattore di rischio per l'escalation della violenza.
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Molestie telefoniche: reato anche con numero bloccato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per molestie telefoniche nei confronti di un uomo che continuava a chiamare l'ex compagna, nonostante lei avesse bloccato il suo numero. La Corte ha stabilito che le chiamate, anche se deviate in segreteria, costituiscono un'intrusione illecita nella sfera privata della vittima, integrando il reato. La condotta reiterata, inoltre, impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Competenza territoriale e sfruttamento del lavoro: Pavia
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza territoriale tra i Tribunali di Pavia e Pescara in un caso di sfruttamento del lavoro commesso da una cooperativa in diversi appalti. La Corte ha stabilito che ogni appalto con sfruttamento configura un reato distinto. La competenza è stata attribuita al giudice del luogo in cui è stato commesso il reato più grave, individuato in base al maggior numero di lavoratori sfruttati. Di conseguenza, è stato dichiarato competente il Tribunale di Pavia, dove si è verificato l'episodio più grave.
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Ne bis in idem: no in reati ambientali permanenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per reati ambientali e urbanistici. La Corte ha escluso l'applicazione del principio del ne bis in idem, distinguendo nettamente tra la condotta di 'raccolta' di rifiuti, oggetto di un precedente procedimento, e quella di 'smaltimento' e 'realizzazione di discarica abusiva', contestata nel nuovo giudizio. È stata inoltre ribadita la natura di reato permanente della discarica abusiva, la cui consumazione perdura nel tempo.
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Traffico illecito di rifiuti: competenza territoriale
La Corte di Cassazione interviene su un caso di traffico illecito di rifiuti per chiarire i criteri di determinazione della competenza territoriale. La sentenza dichiara inammissibile il rinvio pregiudiziale di un Tribunale, giudicandolo esplorativo, e coglie l'occasione per definire il momento consumativo del reato. Viene stabilito che la competenza si radica nel luogo in cui la condotta organizzata, continuativa e su ingenti quantitativi diventa penalmente rilevante, non necessariamente dove avviene lo stoccaggio finale o si realizza il profitto.
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Violazione sorveglianza speciale: contatti abituali
Un individuo sotto misura di prevenzione è stato condannato per aver violato le prescrizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, specificando che la violazione della sorveglianza speciale si configura anche quando i contatti abituali con pregiudicati avvengono per motivi lavorativi o familiari. La Corte ha ribadito che la reiterazione dei contatti è sufficiente per integrare il reato, essendo irrilevante la scusa dell'errore sulla necessità di un'autorizzazione.
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Reato abituale: la legge applicabile se cambia
Un uomo, condannato per maltrattamenti familiari protrattisi per anni, ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che all'ultimo episodio, avvenuto dopo un inasprimento della pena, non dovesse applicarsi la nuova legge più severa. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per il reato abituale vale la legge in vigore al momento della cessazione della condotta criminosa, poiché il reato si considera consumato in quel momento.
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Rinuncia alla prescrizione: quando è valida in appello?
Un soggetto, condannato in primo grado, concorda in appello una riduzione della pena, rinunciando a quasi tutti i motivi di gravame. Successivamente, ricorre in Cassazione lamentando la mancata declaratoria di prescrizione per alcuni reati. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, specificando che la rinuncia formale al motivo d'appello sulla prescrizione, effettuata tramite procuratore speciale, costituisce una valida e irrevocabile rinuncia alla prescrizione stessa. Inoltre, ha ribadito che per il reato abituale di esercizio abusivo di attività finanziaria, la prescrizione decorre dalla cessazione della condotta.
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Stalking giudiziario: quando l’abuso del diritto è reato
Un individuo, accusato di atti persecutori attraverso ripetute e infondate azioni legali, ha presentato ricorso contro le misure cautelari applicate nei suoi confronti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'abuso del processo a fini vessatori integra il reato di stalking giudiziario, distinguendolo nettamente dal legittimo esercizio del diritto di difesa.
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Atti persecutori: si applica la legge più severa?
Una famiglia è stata condannata in via definitiva per il reato di atti persecutori ai danni di una vicina di casa, con condotte protrattesi per sette anni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando i ricorsi degli imputati. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: per un reato abituale come gli atti persecutori, se la condotta illecita prosegue anche dopo l'entrata in vigore di una legge che inasprisce la pena, si applica la nuova e più severa sanzione all'intero comportamento criminoso.
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Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico illecito di rifiuti nei confronti del legale rappresentante di una società. Il caso riguardava la gestione di un impianto che, pur autorizzato, accettava sistematicamente rifiuti misti non conformi, attribuendo codici falsi e omettendo le procedure di cernita per un profitto derivante dal risparmio sui costi di smaltimento. La Corte ha stabilito che la violazione sistematica e sostanziale delle prescrizioni dell'autorizzazione integra il requisito dell'abusività, configurando il grave delitto ambientale.
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Competenza reati abituali: dove si radica il processo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27055/2025, chiarisce i criteri per determinare la competenza per territorio nei cosiddetti reati abituali e a condotta frammentaria. Stabilisce che la competenza si radica nel luogo in cui si realizza, anche solo in parte, l'evento tipico del reato, seguendo il modello già applicato a fattispecie come gli atti persecutori. Nel caso specifico, ha confermato la competenza del Tribunale di Trento, valorizzando il luogo dove si è verificato un momento significativo della condotta criminosa.
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Traffico illecito di rifiuti: reato abituale
La Cassazione conferma la condanna per tre persone per traffico illecito di rifiuti. La Corte ha stabilito che si tratta di un reato abituale, chiarendo la competenza territoriale e i limiti delle autorizzazioni semplificate per la gestione dei rifiuti, confermando l'illegalità delle operazioni svolte.
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Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul reato di traffico illecito di rifiuti, definendolo un reato abituale la cui competenza territoriale si radica nel luogo dove ha sede il centro organizzativo dell'attività criminale. La sentenza ha confermato la responsabilità solidale di tutti i concorrenti per i danni causati, anche per condotte non direttamente poste in essere da un singolo imputato, a causa della natura unitaria del delitto. I ricorsi degli imputati, un responsabile della logistica e un amministratore di fatto, sono stati rispettivamente respinto e dichiarato inammissibile.
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Esercizio abusivo professione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di esercizio abusivo della professione odontoiatrica da parte di un nucleo familiare. La sentenza conferma le condanne, chiarendo che la ripetizione di atti illeciti costituisce un unico reato abituale, il cui momento consumativo coincide con l'ultima condotta. La Corte, tuttavia, annulla parzialmente la sentenza d'appello per rideterminare la pena, applicando la riduzione di un terzo prevista per il rito abbreviato, omessa nel precedente grado di giudizio.
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Responsabilità penale amministratore: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per reati ambientali e disastro colposo, delineando la responsabilità penale dell'amministratore di fatto per la gestione illecita di rifiuti e quella dell'amministratore di diritto per culpa in vigilando. I ricorsi degli imputati, basati su una rivalutazione dei fatti e sulla presunta prescrizione dei reati, sono stati dichiarati inammissibili per la loro genericità e manifesta infondatezza.
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Abusivismo finanziario: reato abituale per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne nei confronti dei membri di un'associazione a delinquere dedita all'usura e al riciclaggio. La sentenza è di particolare rilievo perché definisce il reato di abusivismo finanziario come un reato abituale e non istantaneo. Questa qualificazione sposta in avanti il termine di prescrizione, facendolo decorrere dalla cessazione dell'attività criminale e non da ogni singolo prestito. La Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati, ritenendo infondate le loro argomentazioni sulla prescrizione e sulla mancanza di prove, e ha confermato la solidità dell'impianto accusatorio e delle sentenze dei precedenti gradi di giudizio.
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Reato continuato: come si calcola la pena finale?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di maltrattamenti in famiglia, furto ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Confermando la decisione della Corte d'Appello, ha chiarito i principi sulla valutazione delle testimonianze, la natura del reato abituale e, in particolare, i criteri per il calcolo della pena in caso di reato continuato, specificando l'onere di motivazione per l'aumento relativo ai reati satellite.
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Credibilità vittima: Cassazione conferma condanna
Un uomo è stato condannato per maltrattamenti, lesioni, violenza sessuale e atti persecutori ai danni della moglie. Nel ricorso per Cassazione ha contestato principalmente l'attendibilità della testimonianza della donna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e ribadendo il principio fondamentale sulla credibilità vittima: le sue dichiarazioni possono essere l'unica fonte di prova, purché la loro attendibilità sia vagliata con particolare rigore. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e una mera riproposizione di argomenti già respinti nei gradi precedenti.
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Quasi flagranza: quando l’arresto è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un arresto per maltrattamenti in famiglia, basato sul concetto di quasi flagranza. La decisione sottolinea che, per procedere all'arresto, non è necessario che la polizia assista direttamente al reato, ma è sufficiente la percezione immediata di tracce inequivocabili, come lo stato di agitazione della vittima, le lesioni visibili e il disordine dell'abitazione, che colleghino l'indiziato al delitto appena commesso.
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