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Rapporto Di Lavoro A Tempo Indeterminato

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un rapporto di impiego senza una scadenza prestabilita, che prosegue finché non viene interrotto secondo le norme di legge o contrattuali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Conciliazione Sindacale: L’Accordo che Annulla la Causa di Lavoro
Un Lavoratore ha citato in giudizio l'Azienda per ottenere la conversione del suo rapporto di lavoro da contratti a termine a tempo indeterminato, sostenendo la violazione delle norme sui contratti di arruolamento. I giudici di merito gli avevano dato ragione. L'Azienda ha poi presentato ricorso in Cassazione, evidenziando che le parti avevano già raggiunto una `conciliazione sindacale` in cui il Lavoratore aveva rinunciato alle sue pretese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha dichiarato la `cessazione della materia del contendere` e ha compensato le spese legali, riconoscendo la validità dell'accordo transattivo.
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Contratto a progetto: rinuncia estingue giudizio in Cassazione
La Corte d'Appello aveva dichiarato la requalificazione di un contratto a progetto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per una lavoratrice, condannando l'azienda al risarcimento dei danni. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, l'azienda ha rinunciato al ricorso, e le altre parti hanno accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, con compensazione delle spese legali tra le parti, prendendo atto della rinuncia e della sua accettazione.
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Nullità Contratto a Termine: Risarcimento e Spese Legali, la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice il cui contratto a termine è stato dichiarato parzialmente nullo, trasformandosi in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L'Azienda era stata condannata a risarcire il danno con un importo pari a 2,5 mensilità. La Corte d'Appello aveva disposto la compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha confermato che la determinazione dell'indennità per la nullità contratto a termine rientra nella discrezionalità del giudice di merito, sindacabile solo per vizi logici. Ha inoltre ritenuto legittima la compensazione delle spese, giustificata dalla particolarità della questione trattata. Il ricorso della lavoratrice è stato respinto.
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Competenza Territoriale: Lavoro Senza Contratto Scritto, Prevale il Luogo
Una lavoratrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo per le buste paga, ma l'azienda ha contestato la competenza territoriale del giudice. L'azienda sosteneva che il contratto fosse stato stipulato nella sua sede legale a Messina, non dove la lavoratrice operava a Milazzo. Il Tribunale di primo grado aveva dato ragione all'azienda. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, in assenza di un contratto di lavoro scritto e di prove certe sul luogo di stipula, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo dove la prestazione lavorativa è effettivamente iniziata. La Corte ha quindi cassato la decisione precedente, riaffermando la competenza del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.
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Conversione contratto di lavoro: irregolarità confermata, risarcimento da ricalcolare
Un Lavoratore ha svolto mansioni per un'Azienda tramite oltre cento contratti di lavoro temporaneo, a termine e in somministrazione per sette anni. I giudici di merito hanno accertato l'irregolarità di questi contratti, a causa delle causali giustificative generiche, e hanno disposto la Conversione contratto di lavoro a tempo indeterminato, con reintegra e risarcimento del danno. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'irregolarità dei contratti ma ha accolto il ricorso sul calcolo del risarcimento, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dell'indennità dovuta al Lavoratore.
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Contratto a termine illegittimo: Contributi previdenziali sul risarcimento
Un Lavoratore aveva un contratto a termine con l'Azienda. Un giudice ha dichiarato illegittima l'apposizione del termine, convertendo il rapporto in uno a tempo indeterminato e condannando l'Azienda a riammettere il Lavoratore e a pagare un risarcimento danni pari alle retribuzioni non percepite. L'Azienda ha contestato l'obbligo di versare i contributi previdenziali su tali somme risarcitorie. La Corte di Cassazione ha confermato che le somme erogate come risarcimento, quando sostituiscono le retribuzioni non pagate, hanno natura retributiva e sono quindi soggette al versamento dei contributi previdenziali. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato.
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Rapporto di lavoro a tempo indeterminato: eredi perdono la causa
Gli eredi di un guardiano manutentore hanno chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con un consorzio irriguo, pretendendo differenze retributive e contributive per oltre 300.000 euro. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorrente non ha depositato il contratto collettivo di riferimento né ha specificato i vizi della sentenza impugnata, limitandosi a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti e delle prove già esaminati nei precedenti gradi di merito. Di conseguenza, gli eredi perdono definitivamente la causa e sono condannati al pagamento delle spese processuali.
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Limite 36 mesi contratto a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore ha contestato la legittimità di una serie di contratti a termine con una società di gestione stradale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9537/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del limite 36 mesi contratto a termine. Pur ritenendo legittime le causali stagionali, ha affermato che nel computo della durata massima di 36 mesi devono essere inclusi anche i contratti stipulati prima dell'entrata in vigore del D.Lgs. 368/2001, al fine di prevenire l'abuso nella reiterazione dei contratti. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Licenziamento illegittimo: decadenza eccezione e danni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'eccezione di decadenza per l'impugnativa del recesso datoriale deve essere sollevata dalla parte convenuta, trattandosi di un diritto disponibile. Ha inoltre confermato la corretta determinazione del risarcimento danni, ritenendola logica e coerente. Il ricorso è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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