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Rapina Impropria — Anno 2022

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193 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rapina Impropria

Provvedimenti

Rapina impropria: vigilanza costante ma il reato è consumato
L'autrice del reato ha sottratto della merce all'interno di un esercizio commerciale sotto il controllo costante dell'addetta all'antitaccheggio. Una volta fermata all'uscita, ha minacciato il personale per assicurarsi la fuga. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in tentativo, sostenendo che il monitoraggio continuo avesse impedito il possesso autonomo della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per rapina impropria consumata. La Corte ha stabilito che, per la consumazione del reato, è sufficiente la semplice sottrazione della cosa, mentre il controllo della vigilanza non esclude la consumazione del delitto.
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Rapina impropria: la violenza in fuga costa la condanna
Il caso riguarda un uomo, denominato Il Ricorrente, condannato per il reato di rapina impropria. Durante la fuga successiva alla sottrazione di un bene, l'uomo aveva esercitato violenza fisica nei confronti del suo inseguitore per assicurarsi il possesso della refurtiva e garantirsi l'impunità. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna basandosi sulla testimonianza diretta e sul riconoscimento dell'imputato. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente. Di conseguenza, Il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Da tentato furto a rapina impropria: la fuga costa cara
Il Ricorrente e un complice tentano di rubare un'auto ma vengono sorpresi dalla polizia. Durante la fuga spericolata a bordo di un'altra vettura, speronano diversi veicoli e mettono a rischio i passanti. La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentata rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. I giudici dichiarano inammissibile il ricorso del complice, stabilendo che la violenza usata per fuggire trasforma il tentato furto in rapina impropria, esito ampiamente prevedibile per chiunque partecipi a un furto. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa cara
Un cittadino condannato per rapina impropria ha presentato autonomamente un ricorso per cassazione personale firmandolo di proprio pugno. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'impugnazione inammissibile. I giudici hanno ribadito che, a seguito della riforma del 2017, l'imputato non può più sottoscrivere personalmente il ricorso davanti alla Suprema Corte. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un difensore abilitato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. La Corte ha inoltre giudicato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata sul punto, confermando che l'obbligo di difesa tecnica garantisce la necessaria professionalità in un giudizio così complesso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: consumata anche se l’oggetto è abbandonato
Un uomo, accusato di rapina impropria in concorso, ha concordato la pena davanti al Giudice dell'Udienza Preliminare. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come semplice tentativo, poiché non aveva ottenuto la reale disponibilità dei beni sottratti, essendo stato costretto ad abbandonarli subito dopo l'intervento del proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di rapina impropria si considera consumato nel momento esatto in cui l'autore acquisisce il controllo esclusivo della cosa, anche se per pochissimo tempo e nello stesso luogo del furto, a nulla rilevando il successivo e immediato abbandono della refurtiva causato dalla reazione della vittima. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: condannato anche chi fugge prima della violenza
Il Primo Autore ha sottratto un giubbotto a una vittima e si è dato alla fuga, mentre La Complice ha aggredito la vittima con cocci di vetro per impedirne la reazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria aggravata. I giudici hanno chiarito che l'aggravante delle più persone riunite non richiede un'azione contemporanea, ma la semplice compresenza sul luogo del delitto. Inoltre, l'aggravante dell'uso di armi si applica anche al concorrente non armato se l'uso dello strumento (i cocci di vetro presenti sul posto) era ampiamente prevedibile. Il ricorso è stato rigettato.
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Rapina impropria o furto con strappo: la Cassazione decide
Quattro persone sono state condannate per concorso in rapina impropria. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in furto con strappo, sostenendo che la violenza non fosse diretta alla persona. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che si configura la rapina impropria quando la violenza è esercitata direttamente sulla vittima per vincerne la resistenza, e non solo sulla cosa sottratta. Inoltre, avendo i ricorrenti rinunciato in appello ai motivi sulla responsabilità penale, non potevano più contestare la ricostruzione dei fatti o richiedere attenuanti, rimanendo preclusa ogni valutazione che non riguardi la mera misura della pena.
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Rapina impropria: lo spintone per fuggire trasforma il furto
Due donne, dopo aver commesso un furto in un negozio, hanno spintonato la vittima per fuggire. I giudici hanno qualificato l'azione come rapina impropria, poiché l'uso di qualsiasi forza fisica per assicurarsi la fuga trasforma il furto in rapina. Le imputate hanno fatto ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali e contestando la qualificazione del reato e l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato che lo spintone configura la violenza necessaria per la rapina impropria e che per la recidiva reiterata bastano precedenti condanne definitive, senza una precedente dichiarazione formale di recidiva. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: rubare birre e aggredire la guardia costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per concorso in rapina impropria dopo aver sottratto bottiglie di birra da un supermercato insieme a dei complici. Il ricorrente sosteneva che la violenza sul vigilante fosse avvenuta dieci minuti dopo il furto, configurando azioni separate. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la condotta è stata unitaria: l'imputato è rientrato nel locale per dare manforte al complice e colpire l'addetto alla sicurezza, al fine di assicurarsi l'impunità. Inoltre, la successiva resistenza opposta ai Carabinieri giunti sul posto basta a qualificare il fatto come rapina impropria. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: il pericolo batte l’imminenza
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina impropria e tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La difesa contestava l'attualità del pericolo di recidiva, sostenendo che mancasse l'individuazione di una specifica occasione per delinquere. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che l'attualità del pericolo non richiede la previsione di una specifica occasione o un'imminenza assoluta. È sufficiente una valutazione probabilistica basata sia sulla personalità aggressiva del soggetto, sia sulle concrete modalità violente del fatto, come le minacce di morte con un'arma da taglio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la detenzione.
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Tentata rapina impropria: fuggire dal vigilante costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentata rapina impropria dopo aver rubato alcune bottiglie in un negozio. Per assicurarsi la fuga prima dell'arrivo delle forze dell'ordine, l'uomo ha esercitato una forza fisica significativa per divincolarsi dalla presa dell'addetto alla vigilanza. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta non integrasse la violenza necessaria per configurare il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di un'energia fisica apprezzabile per liberarsi dal controllo del vigilante e fuggire costituisce a tutti gli effetti la violenza tipica della tentata rapina impropria. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: il furto fallito che costa la condanna
L'Imputato ha sottratto un marsupio a una bagnante in uno stabilimento balneare. Durante la fuga, ha usato violenza contro un bagnino e altre persone per assicurarsi il possesso della refurtiva, ma è stato bloccato. Dopo aver patteggiato la pena per il reato di rapina impropria, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse solo tentato poiché non era riuscito a scappare con l'oggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la rapina impropria consumata basta sottrarre l'oggetto e usare violenza subito dopo per assicurarsene il possesso o fuggire. Non rileva il fatto che il colpevole non sia riuscito a conservare la refurtiva.
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Rapina impropria: quando la fuga violenta cancella il furto
L'Imputato si è impossessato del cellulare della Persona Offesa con un pretesto. Subito dopo, insieme a dei complici, ha aggredito fisicamente la vittima e un suo amico per mantenere il possesso del telefono e fuggire. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria, escludendo la derubricazione in furto. I giudici hanno chiarito che la violenza successiva alla sottrazione configura pienamente il reato. Inoltre, la Corte ha stabilito che il risarcimento del danno deve essere valutato dal giudice come effettivamente integrale per concedere le attenuanti, a prescindere dall'accordo con la vittima. Infine, la revoca automatica della sospensione condizionale della pena non viola il divieto di riforma in peggio della sentenza. Il ricorso dell'Imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Rapina impropria: condannato chi aggredisce il vigilante
Un uomo, sorpreso a nascondere merce in un supermercato, ha aggredito con pugni l'addetto alla vigilanza che tentava di controllarlo in prossimità delle casse. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria consumata, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che il reato si considera consumato, e non solo tentato, poiché l'uomo aveva acquisito l'autonoma disponibilità della merce occultandola e rifiutandosi di restituirla, esercitando poi violenza per assicurarsi l'impunità. Non rileva che il controllo sia avvenuto prima del superamento delle casse, in quanto il costante monitoraggio visivo da parte del personale era venuto meno. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: la violenza in fuga costa la condanna
Un uomo, dopo aver sottratto una borsa, ha tentato la fuga nascondendosi in un condominio e aggredendo violentemente gli agenti di polizia intervenuti poco dopo. Condannato nei gradi precedenti, l'imputato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza di un nesso unitario tra il furto e la successiva violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di rapina impropria. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato non occorre una contestualità assoluta tra il furto e la violenza, né che quest'ultima avvenga nello stesso luogo o contro la vittima del furto. È sufficiente un legame temporale e logico tale da non interrompere l'unitarietà dell'azione finalizzata a garantire l'impunità o il possesso della refurtiva.
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Specificità dei motivi di appello: stop ai ricorsi generici
Due imputati, condannati in primo grado per il reato di rapina impropria, proponevano appello contestando genericamente la ricostruzione dei fatti e la quantificazione della pena. La Corte d'appello dichiarava inammissibile l'impugnazione. Gli imputati ricorrevano quindi in Cassazione, lamentando un'ingiusta dichiarazione di genericità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'appello è inammissibile per difetto di specificità dei motivi di appello quando non contiene una critica mirata e argomentata contro la decisione del primo giudice. Di conseguenza, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria: condannato anche il complice ferito
Un uomo è stato condannato per diversi reati, tra cui una rapina impropria commessa in un cantiere. Dopo aver sottratto un furgone e un escavatore, il gruppo di malviventi ha usato violenza contro le forze dell'ordine per fuggire. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo di non aver partecipato al furto dell'auto usata per il colpo e ai successivi tentativi di furto di altre vetture per la fuga, poiché era rimasto ferito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina impropria si configura pienamente quando la violenza serve a garantire la fuga dopo il furto. Inoltre, i tentativi di furto per scappare rientravano nel piano criminoso comune, rendendo l'imputato responsabile a titolo di concorso morale. La condanna a sei anni di reclusione è stata quindi confermata.
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Rapina impropria: quando un tocco sulla spalla costa la condanna
Un uomo, sorpreso a rubare dentro un'auto, ha toccato la spalla della proprietaria intimandola e spaventandola per fuggire. Condannato per il reato di rapina impropria, l'imputato ha fatto ricorso in Cassazione. Ha sostenuto che non vi fosse stata violenza o minaccia e che la descrizione fisica non corrispondesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'atteggiamento intimidatorio, idoneo a incutere forte paura nella vittima per assicurarsi la fuga o l'impunità dopo un furto, configura pienamente la rapina impropria. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: lo strattone per fuggire costa la condanna
Un uomo, dopo aver rubato una felpa in un negozio rimuovendo il dispositivo antitaccheggio, è stato sorpreso da un addetto alla sicurezza. Nel tentativo di fuggire, il ladro si è divincolato con forza dalla presa del vigilante, facendolo cadere a terra insieme a lui. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria. I giudici hanno stabilito che anche il solo divincolarsi o dare uno strattone per sfuggire alla cattura integra l'elemento della violenza necessario per configurare il reato di rapina impropria. Non rileva l'intensità della forza fisica esercitata, in quanto è sufficiente qualsiasi energia impiegata per vincere la resistenza di chi cerca di ostacolare la fuga. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Rapina impropria: lo strattone per fuggire costa la condanna
Un uomo sottrae dei profumi da un negozio e, una volta all'esterno, strattona l'addetto alla sicurezza per fuggire con la refurtiva. I giudici di merito lo condannano per il reato di rapina impropria. L'imputato ricorre in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in tentato furto e l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la violenza esercitata sulla pubblica via per assicurarsi la fuga configura pienamente la rapina impropria. Inoltre, la Cassazione ribadisce la discrezionalità del giudice nella misura della riduzione della pena per le attenuanti e nega la sospensione condizionale a causa del concreto rischio di recidiva legato alla tossicodipendenza del soggetto.
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