LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Rapina Impropria — Anno 2022

Pagina 8 di 10

193 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Rapina Impropria

Provvedimenti

Rapina impropria: investire per fuggire costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina impropria aggravata. L'imputato chiedeva di riqualificare il reato in furto in abitazione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la gravità del fatto: per fuggire a bordo di un'auto rubata all'interno di un cortile, l'uomo ha tentato di investire la sorella del proprietario del veicolo, che si era posizionata davanti al mezzo per impedirne la fuga, colpendola al fianco. La Suprema Corte ha ribadito che l'uso della violenza per assicurarsi la fuga configura pienamente il reato di rapina impropria e non un semplice furto. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Fuga o reato? Divincolarsi è resistenza a pubblico ufficiale
Un uomo ha commesso un furto in un supermercato e, per fuggire, ha aggredito un agente di polizia ferendolo, aiutato anche da alcuni complici. Condannato nei primi gradi per rapina impropria, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, l'imputato ha fatto ricorso sostenendo che il tentativo di divincolarsi fosse solo una reazione istintiva per fuggire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che divincolarsi con forza per sfuggire all'arresto costituisce vera e propria violenza, integrando il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Questo reato concorre con la rapina impropria se la violenza è usata contro le forze dell'ordine per assicurarsi la fuga. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina impropria: la fuga violenta costa la condanna consumata
L'Imputato ha sottratto della merce da un esercizio commerciale superando le casse e attivando l'allarme. Per assicurarsi la fuga, ha esercitato violenza contro gli addetti alla sicurezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per il reato di rapina impropria consumata. I giudici hanno chiarito che, per la consumazione del reato, non è necessario che il colpevole consegua l'effettivo e definitivo impossessamento della refurtiva. È sufficiente che la violenza venga esercitata subito dopo la sottrazione, anche solo per garantirsi l'impunità o tentare la fuga. Viene confermata anche l'applicazione della recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo.
Continua »
Concorso anomalo nel reato: furto o rapina se c’è violenza?
Una donna, condannata per rapina impropria e lesioni aggravate, ha proposto ricorso in Cassazione invocando il concorso anomalo nel reato. La difesa sosteneva che l'imputata volesse compiere solo un furto, mentre la violenza era stata esercitata esclusivamente dal marito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che l'imputata ha partecipato direttamente all'aggressione, istigando il complice e colpendo personalmente le guardie giurate intervenute. Di conseguenza, non si può applicare il concorso anomalo nel reato poiché vi è stata una partecipazione attiva e diretta alla violenza tipica della rapina. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina impropria: condanna severa anche per beni di scarso valore
Due imputati sono stati condannati per furto con strappo di occhiali da vista, lesioni e rapina impropria per aver sottratto un cellulare usando violenza per assicurarsi la fuga. La difesa sosteneva l'insussistenza del furto per mancanza di profitto economico e che la rapina fosse solo tentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha chiarito che il profitto nel furto può essere anche non patrimoniale e che la rapina impropria si consuma con la violenza successiva alla sottrazione, anche senza un possesso stabile del bene. Infine, per l'attenuante del danno lieve nella rapina, non basta il basso valore del bene, ma va valutata la gravità dell'aggressione fisica e morale subita dalla vittima.
Continua »
Rapina impropria: fare benzina e fuggire minacciando il gestore
L'Imputato si riforniva di carburante presso un distributore con l'aiuto del benzinaio, per poi fuggire senza pagare e minacciare l'addetto simulando il possesso di un'arma. La difesa sosteneva si trattasse di insolvenza fraudolenta seguita da minaccia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per il reato di rapina impropria. I giudici hanno chiarito che la sottrazione iniziale del carburante, sebbene avvenuta con l'iniziale consenso del benzinaio all'erogazione, costituisce spossessamento contro la volontà del proprietario (furto). Poiché a tale condotta è seguita immediatamente una minaccia grave per assicurarsi il possesso del bene, si configurano tutti gli elementi della rapina impropria.
Continua »
Fuga in furgone: da furto a rapina impropria per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per diversi reati, tra cui detenzione di stupefacenti e rapina impropria. L'imputato chiedeva la riqualificazione della rapina impropria in furto, sostenendo di aver sottratto un furgone senza intenzioni violente. Tuttavia, i giudici hanno confermato la gravità del fatto: l'uomo era fuggito a bordo del mezzo nonostante la presenza e la reazione visibile della vittima, accettando il rischio di travolgerla. La Suprema Corte ha escluso anche la lieve entità per la droga e la ricettazione, evidenziando lo spessore criminale del soggetto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Individuazione fotografica: condanna annullata se il giudice tace
Un uomo, accusato di tentata rapina impropria e lesioni, ha impugnato la condanna lamentando l'inattendibilità dell'individuazione fotografica effettuata da un carabiniere. La difesa aveva depositato tempestivi motivi aggiunti per contestare la validità del riconoscimento, basato su foto vecchie e su un dettaglio visivo poco chiaro. La Corte d'appello ha tuttavia ignorato del tutto queste argomentazioni, omettendo persino il nome del difensore nell'intestazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando un grave vizio di motivazione per il mancato esame delle difese. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame che tenga conto di tutti i rilievi difensivi.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: negate a chi viola la dimora
Il caso riguarda il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza d'appello che gli aveva negato le circostanze attenuanti generiche. Il giudice di merito aveva basato il diniego sulla gravità dei precedenti penali e sulla condotta successiva al reato, caratterizzata dalla violazione dell'obbligo di dimora e dalla commissione di una rapina impropria, ritenendo irrilevanti le scuse presentate dall'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è ampiamente giustificato se motivato in modo logico e basato su elementi decisivi, senza che il giudice debba confutare ogni singola tesi difensiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rapina impropria: quando il furto al negozio diventa violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria nei confronti di due soggetti. Una donna si era impossessata di merce all'interno di un esercizio commerciale e, dopo aver superato le casse senza pagare, aveva esercitato violenza fisica contro le persone che tentavano di fermarla. La difesa sosteneva l'assenza di un nesso tra il furto e la violenza successiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che la violenza finalizzata a garantire l'impunità o il possesso della refurtiva configura pienamente il reato contestato. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Onere di allegazione: fuggire in caserma cancella la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un uomo per tentata rapina impropria, lesioni e calunnia. I giudici di merito avevano ritenuto che l'imputato avesse tentato di sottrarre il cellulare a un finanziere e lo avesse poi calunniato. Tuttavia, la Suprema Corte ha evidenziato che l'imputato ha soddisfatto il proprio onere di allegazione, fornendo elementi concreti a supporto di una ricostruzione alternativa dei fatti (come la fuga verso una caserma dei Carabinieri e lesioni compatibili con un'aggressione subita). Poiché i giudici d'appello hanno omesso di valutare adeguatamente tali elementi favorevoli, violando il principio della presunzione di innocenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Rapina impropria: la violenza esclude lo sconto per danno tenue
L'Imputato è stato condannato per tentata rapina impropria e lesioni personali per aver aggredito la vittima al fine di fuggire ed evitare la cattura. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità non può essere concessa se, oltre al valore economico irrisorio del bene, la vittima ha subito un ulteriore grave pregiudizio, come la violenza fisica. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di rapina impropria: ruba liquori e aggredisce la guardia
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina impropria dopo essere stato sorpreso a sottrarre liquori in un supermercato. Per assicurarsi la fuga, l'imputato ha aggredito violentemente l'addetto alla sicurezza che lo aveva scoperto. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata acquisizione dei filmati di videosorveglianza e chiedendo la riqualificazione del fatto in semplice furto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel rito abbreviato, l'ammissione di nuove prove è discrezionale e che la violenza esercitata sul vigilante configura pienamente la rapina e non il furto. L'imputato perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Da semplice furto a rapina impropria: la Cassazione condanna
Un uomo e una donna sono stati condannati per il reato di rapina impropria. L'uomo aveva sottratto un cellulare da una vetrina e, all'arrivo del proprietario, lo aveva minacciato con violenza per assicurarsi la refurtiva. La donna lo aveva aiutato coprendo la visuale della commessa con un grosso libro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati. I motivi di ricorso sono stati ritenuti generici e ripetitivi, non confrontandosi con le motivazioni della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità di entrambi, ribadendo la validità del concorso nel reato anche se la complice voleva inizialmente solo un furto, applicando la specifica attenuante per il reato diverso da quello voluto.
Continua »
Rapina impropria: ruba un cellulare ma la fuga violenta costa cara
Un uomo sottrae un telefono cellulare del valore di 150 euro e, inseguito dalla vittima, usa violenza fisica per garantirsi la fuga. I giudici di merito lo condannano per il reato di rapina impropria. L'imputato propone ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, l'esistenza del dolo, la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il calcolo della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e che il valore del bene esclude l'attenuante. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentata rapina impropria: quando un furto diventa violenza
Una donna sorpresa a rubare in un supermercato ha lanciato la propria borsa contro l'addetto alla sicurezza e gli ha strappato la maglietta per fuggire. Condannata nei gradi precedenti, ha proposto ricorso sostenendo si trattasse di un semplice furto e non di tentata rapina impropria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di qualsiasi energia fisica contro la vittima trasforma il furto in rapina. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego dei benefici della sospensione condizionale della pena, spiegando che per ottenerli non basta l'assenza di precedenti penali, ma servono elementi positivi che facciano sperare in un buon comportamento futuro. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna definitiva
Un uomo, condannato in appello per il reato di rapina impropria a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione, ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Il difensore ha contestato la quantificazione della pena e la qualificazione del fatto, lamentando anche una carenza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici. L'imputato non ha infatti contestato in modo specifico le singole argomentazioni della sentenza d'appello, limitandosi a esporre lamentele astratte senza confrontarsi con la decisione del giudice di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Concorso anomalo: risponde di rapina anche chi voleva solo rubare
Il caso riguarda la condanna di un soggetto per rapina aggravata a seguito di un furto programmato sfociato in violenza da parte di un complice. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando la configurabilità del concorso anomalo. Secondo la Corte, l'uso della violenza per assicurarsi la fuga o la refurtiva rappresenta uno sviluppo del tutto prevedibile del furto originario, rendendo il reato più grave imputabile anche a chi non ha materialmente esercitato la violenza. Inoltre, la Corte ha ribadito la carenza di interesse nel contestare un'aggravante già ritenuta subvalente rispetto alle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentativo di rapina impropria: no a reati minori separati
Un uomo è stato condannato per il reato di tentativo di rapina impropria aggravata dopo aver cercato di rubare un registratore di cassa. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo di riqualificare il fatto in reati minori e separati, quali percosse, tentate lesioni e danneggiamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'azione di afferrare il registratore di cassa dimostra in modo inequivocabile il fine predatorio dell'imputato. Di conseguenza, non è possibile scomporre la condotta unitaria in singole e meno gravi violazioni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina impropria: tentano la fuga in auto e scatta la condanna
Tre donne, dopo aver sottratto della merce dagli scaffali di un supermercato senza pagare, hanno reagito violentemente contro la persona offesa che le aveva scoperte, tentando di colpirla con la portiera aperta dell'auto in retromarcia per fuggire. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria, dichiarando inammissibili i ricorsi delle imputate. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza subito dopo il furto, finalizzato a mantenere il possesso della refurtiva o a guadagnare l'impunità, configura pienamente questa fattispecie di reato. Di conseguenza, le ricorrenti sono state condannate anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuna in favore della Cassa delle ammende.
Continua »