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Raddoppio Termini Accertamento

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92 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Raddoppio termini accertamento: no all’IRAP
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento, previsto in presenza di reati fiscali, non è applicabile all'IRAP. Analizzando il caso di un imprenditore, la Corte ha accolto il ricorso su questo specifico punto, annullando la sentenza precedente per quanto riguarda l'imposta regionale. Viene invece confermato che per IRPEF e IVA il raddoppio è legittimo se sussiste l'obbligo di denuncia penale, anche in assenza di una condanna.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento nei confronti di una socia unica di S.r.l. a ristretta base. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di distribuzione degli utili extra-bilancio è valida e spetta al contribuente fornire la prova contraria. L'obbligo di denuncia penale è sufficiente a giustificare il raddoppio dei termini, a prescindere dall'esito del procedimento penale.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società di leasing, vittima di una truffa, subisce un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19474/2024, ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento per Ires e Iva, basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche se tardiva. Tuttavia, ha annullato la ripresa per IRAP relativa agli anni 2004 e 2005, poiché per tale imposta non è previsto il raddoppio. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità dei costi e dell'Iva relativi a operazioni ritenute inesistenti.
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Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo di denuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23226/2024, ha chiarito che il raddoppio termini accertamento fiscale è legittimo se sorge l'obbligo di denuncia per un reato tributario, anche senza l'effettiva presentazione della stessa entro i termini ordinari. La Corte ha cassato la decisione di merito per grave difetto di motivazione, avendo questa ignorato la documentazione prodotta dall'Agenzia delle Entrate e basato la sua decisione su una consulenza tecnica penale non analizzata né riportata in sentenza.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24157/2024, ha chiarito i presupposti per il raddoppio termini accertamento fiscale. A seguito di avvisi di accertamento notificati a una società e ai soci, era sorta una controversia sulla decadenza dei termini. I giudici di merito avevano annullato gli atti, ritenendo che l'Amministrazione Finanziaria avesse illegittimamente raddoppiato i termini. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per il raddoppio è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia per reati tributari, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale, annullando la decisione precedente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società utilizzava fatture per operazioni soggettivamente inesistenti emesse da una società 'cartiera'. L'Agenzia delle Entrate notificava un avviso di accertamento, ma la Commissione Tributaria Regionale lo riteneva tardivo, negando l'applicazione del raddoppio dei termini. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il raddoppio dei termini di accertamento si applica anche all'utilizzatore delle fatture false, poiché la sua condotta, configurando almeno il reato di dichiarazione infedele, fa sorgere l'obbligo di denuncia penale che giustifica l'estensione del periodo di accertamento.
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Raddoppio termini accertamento: non per il coobbligato
Una società beneficiaria di una scissione parziale impugnava delle cartelle di pagamento per debiti tributari della società scissa. La Cassazione ha chiarito che il raddoppio termini accertamento per reati fiscali opera solo nei confronti del debitore principale e non si estende automaticamente al coobbligato solidale. Tuttavia, il ricorso è stato rigettato perché il coobbligato, impugnando la propria cartella, non può contestare la legittimità dell'avviso di accertamento notificato al debitore principale.
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Raddoppio termini accertamento: limiti per l’IRAP
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato temi cruciali come il raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha stabilito che tale raddoppio non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a questa imposta non sono penalmente rilevanti. La sentenza ha inoltre chiarito che una notifica nulla (ma non inesistente) all'avvocato sbagliato è sanata dalla costituzione in giudizio della parte, escludendo la formazione del giudicato. Infine, è stato ribadito che la violazione del contraddittorio richiede la 'prova di resistenza' da parte del contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la decisione Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20400/2024, ha affrontato il tema del raddoppio termini accertamento in presenza di reati fiscali. La Corte ha confermato la legittimità dell'estensione dei termini per IRES e IVA anche in caso di denuncia penale tardiva, ma ha annullato l'accertamento ai fini IRAP. La motivazione risiede nel fatto che il raddoppio è previsto solo per violazioni che costituiscono reato, categoria a cui non appartengono quelle relative all'IRAP. La sentenza ha inoltre esaminato la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio termini accertamento fiscale si applica quando esiste l'obbligo di denuncia per reati tributari, indipendentemente da quando la denuncia sia stata effettivamente presentata. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società fallita, cassando la sentenza che aveva negato il raddoppio perché la denuncia era successiva alla scadenza dei termini ordinari.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15114/2024, ha chiarito la disciplina del raddoppio termini accertamento per redditi derivanti da investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che, sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, le norme che raddoppiano i termini per l'accertamento e le sanzioni hanno natura procedurale e, quindi, si applicano anche ai periodi d'imposta precedenti, purché i termini non fossero già scaduti all'entrata in vigore della legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente con investimenti non dichiarati in un paradiso fiscale per l'anno 2004 viene raggiunto da un avviso di accertamento. La Cassazione chiarisce che, sebbene la presunzione legale di evasione non sia retroattiva, il raddoppio termini accertamento, essendo una norma procedurale, si applica agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della legge, purché i termini non fossero già scaduti. La Corte accoglie parzialmente il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15072/2024, si è pronunciata sulla retroattività delle norme relative a investimenti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito una distinzione cruciale: la presunzione legale di evasione è una norma sostanziale e non retroattiva. Al contrario, il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale è di natura procedurale e si applica retroattivamente ai periodi d'imposta per cui i termini non erano ancora scaduti, legittimando l'azione dell'amministrazione finanziaria anche per annualità remote.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento per un professionista, nonostante l'adesione a un condono fiscale. La Corte ha stabilito che, se il condono non si perfeziona per incompletezza o incongruenza dei dati, l'Amministrazione Finanziaria può procedere con l'accertamento esteso. Il raddoppio dei termini è legato all'obbligo di denuncia penale per un reato tributario, a prescindere dall'esito del procedimento penale o dalla prescrizione del reato stesso.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13936/2024, ha chiarito le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale in caso di reati tributari. La Corte ha stabilito che, secondo il regime transitorio applicabile al caso, non è sufficiente la mera sussistenza dell'obbligo di denuncia penale. È necessario che l'Amministrazione Finanziaria fornisca la prova di aver effettivamente trasmesso la notizia di reato all'autorità giudiziaria entro i termini ordinari di accertamento. Poiché il giudice di merito non aveva verificato questa prova, la sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: basta l’obbligo di denuncia
Una Srl e i suoi soci contestavano un avviso di accertamento per redditi non dichiarati. La Cassazione chiarisce che il raddoppio dei termini di accertamento si applica quando il fatto ha rilevanza penale, a prescindere dalla tempestiva presentazione della denuncia. La sola sussistenza dell'obbligo di denuncia è sufficiente. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato gli atti impositivi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente veniva raggiunto da avvisi di accertamento per redditi derivanti da capitali detenuti in Svizzera e non dichiarati. La Commissione Tributaria Regionale annullava gli atti, ritenendo scaduti i termini per l'accertamento. L'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione, sostenendo l'applicabilità del raddoppio dei termini. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il raddoppio dei termini accertamento si applica anche quando la violazione fiscale è connessa a reati non specificamente tributari, ma che comunque comportano un obbligo di denuncia. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8380/2024, ha chiarito la natura procedurale del raddoppio termini accertamento per capitali detenuti in paradisi fiscali. La Corte ha stabilito che tale norma, introdotta dal D.L. 78/2009, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, purché i termini ordinari non fossero già scaduti. Di conseguenza, ha cassato la decisione di merito che aveva annullato un avviso di accertamento per IRPEF 2004 ritenendolo tardivo.
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Raddoppio termini accertamento: basta il processo penale
Un accertamento fiscale basato sul raddoppio termini accertamento era stato annullato perché l'Amministrazione Finanziaria non aveva provato l'invio della denuncia penale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la pendenza di un procedimento penale è di per sé prova sufficiente per giustificare la proroga dei termini. Il ricorso incidentale del contribuente è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, essendo risultato pienamente vittorioso nel grado precedente.
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Raddoppio termini accertamento: i limiti per l’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7678/2024, ha chiarito importanti limiti al raddoppio termini accertamento fiscale. Il caso riguardava una società accusata di sovrafatturazione per sponsorizzazioni. La Corte ha annullato un avviso di accertamento IVA per violazione del termine dilatorio di 60 giorni, specificando che l'urgenza di una scadenza non giustifica il mancato rispetto delle garanzie del contribuente. Inoltre, ha stabilito che il raddoppio dei termini, previsto in presenza di reati tributari, non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono sanzionate penalmente.
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