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Raddoppio Dei Termini

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439 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione di distribuzione degli utili: società estinta ma soci tassati
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro i soci di una società a ristretta base azionaria, ormai estinta, applicando la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili (fondi neri). I soci sostenevano che l'estinzione della società annullasse le pretese del Fisco e che non si applicasse il raddoppio dei termini per l'accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che la cancellazione della società non cancella il debito dei soci. Inoltre, opera la presunzione di distribuzione degli utili anche se la società è estinta. Infine, il raddoppio dei termini per violazioni penali si estende automaticamente ai soci. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: il Fisco perde sull’IRAP del socio
Il Fisco ha emesso avvisi di accertamento contro un socio di fatto per recuperare le imposte IRES e IRAP di due società estinte. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del contribuente. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali che giustifichino la proroga dei tempi di controllo. Inoltre, i giudici hanno riaffermato che le sanzioni amministrative tributarie non si trasmettono al socio dopo l'estinzione della società, in virtù del principio della responsabilità personale. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio per ricalcolare le somme dovute senza sanzioni e senza l'IRAP decaduta.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la forma non basta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di vendita di auto la partecipazione a frodi carosello tramite operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici d'appello avevano dato ragione alla società, ritenendola in buona fede sulla base di controlli formali (come visure e pagamenti tracciabili) e negando il raddoppio dei termini di accertamento per mancanza di una denuncia penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. Ha stabilito che i semplici controlli formali non bastano a dimostrare la buona fede del contribuente se vi sono indizi di frode. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini per accertare l'evasione scatta automaticamente in presenza di un reato tributario, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia penale. La causa dovrà essere riesaminata.
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Raddoppio dei termini: sanzioni salve anche senza denuncia
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato una professionista per concorso in frode fiscale ai fini Iva e Irap. Il giudice d'appello ha annullato le sanzioni Iva per decadenza, escludendo il raddoppio dei termini. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini si applica automaticamente sia alle imposte sia alle relative sanzioni in presenza di violazioni che comportano l'obbligo di denuncia penale. Di conseguenza, la decisione precedente è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco salvo e atti validi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente un avviso di accertamento per l'anno 2006, contestando costi fittizi per operazioni inesistenti. Il contribuente ha eccepito la decadenza del potere impositivo. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo tardiva la denuncia penale presentata dopo la scadenza dei termini ordinari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera legittimamente per le annualità anteriori al 2016 se l'atto è stato già notificato prima delle riforme del 2015. La Suprema Corte ha chiarito che la denuncia penale tardiva o archiviata non impedisce l'applicazione della disciplina transitoria di salvaguardia, cassando la sentenza d'appello con rinvio per un nuovo giudizio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop del Fisco sull’IRAP
L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento induttivo contro una società, poi estinta, rideterminandone il reddito. Il socio impugnava l'atto contestando il raddoppio dei termini di accertamento e l'uso del metodo induttivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il socio è legittimato ad agire come successore della società. Ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo a causa dell'inattendibilità della contabilità. Riguardo al raddoppio dei termini di accertamento, la Corte ha chiarito che esso scatta per la sola sussistenza astratta di un reato tributario, indipendentemente dalla denuncia effettiva. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali e quindi non consente il raddoppio dei termini. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fisco e raddoppio dei termini di accertamento: l’Azienda perde
L'Azienda ha impugnato due avvisi di accertamento per indebita detrazione IVA su acquisti di bancali, ritenuti fittizi dal fisco. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la legittimità dei controlli. L'Azienda si è rivolta alla Corte di Cassazione, contestando la validità della sentenza copiata dagli atti del fisco e, soprattutto, l'applicazione del raddoppio dei termini di accertamento, sostenendo che la denuncia penale fosse tardiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che copiare gli atti di parte non rende nulla la sentenza se la motivazione è logica. Inoltre, il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza astratta di un reato tributario, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dalla successiva prescrizione del reato. L'Azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Accertamento induttivo: il Fisco deve sempre dedurre i costi
Il Fisco ha notificato un avviso di accertamento a un cittadino, ritenuto amministratore di fatto di una società immobiliare svuotata dei propri beni. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini per omessa presentazione delle dichiarazioni e ha eseguito un accertamento induttivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. Inoltre, i giudici hanno accolto il ricorso del contribuente stabilendo che, in caso di accertamento induttivo, il Fisco deve obbligatoriamente calcolare e dedurre i costi presunti correlati ai maggiori ricavi ricostruiti, per non violare il principio costituzionale della capacità contributiva. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fisco contro “bare fiscali”: stop al riporto delle perdite elusivo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un gruppo societario un'operazione straordinaria di cessione di rami d'azienda. Secondo il Fisco, l'operazione mirava unicamente a trasferire le perdite fiscali latenti di una società terza a una società del gruppo per abbatterne l'imponibile, aggirando i limiti sul riporto delle perdite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta con il solo obbligo di denuncia penale, senza attendere l'esito del processo penale. Inoltre, i giudici hanno chiarito che il trasferimento di perdite tramite fusioni o cessioni è elusivo se coinvolge una "bara fiscale", ossia una società priva di vitalità economica e organizzativa, creata al solo scopo di ottenere un risparmio d'imposta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta l’obbligo penale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci di una società di persone contro gli avvisi di accertamento IRPEF emessi a seguito dell'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I contribuenti contestavano l'applicazione del raddoppio dei termini di accertamento. La Suprema Corte ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo fatto che sussista l'obbligo di denuncia penale per uno dei reati tributari previsti dalla legge, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dal momento in cui questa viene inviata. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego della consulenza tecnica d'ufficio, ritenuta meramente esplorativa. I contribuenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Raddoppio dei termini: fisco salvo anche se corregge l’atto
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2008 nei confronti di un contribuente per operazioni inesistenti. Il contribuente ha contestato l'atto ritenendo tardivo l'accertamento e illegittimo il raddoppio dei termini, oltre a lamentare vizi di firma e la violazione del termine di sessanta giorni per presentare osservazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento è pienamente legittimo se nell'atto sono indicate le violazioni penali tributarie e la denuncia inviata alla Procura. Inoltre, l'ufficio può annullare in autotutela un atto prematuro e riemetterlo rispettando i termini a difesa, e la delega di firma del funzionario è valida anche senza l'indicazione nominativa se desumibile dagli ordini di servizio.
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Presunzione di evasione: conti esteri salvi dal fisco retroattivo
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato gli avvisi di accertamento IRPEF e IVA per gli anni d'imposta 2007 e 2008. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio dei termini e la presunzione di evasione per capitali detenuti all'estero in paradisi fiscali, introdotta nel 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la presunzione di evasione per attività finanziarie estere non ha efficacia retroattiva. Pertanto, non può essere applicata automaticamente ad anni d'imposta precedenti al 2009, a meno che il fisco non utilizzi indizi precisi e concordanti sotto forma di presunzioni semplici. Di conseguenza, gli accertamenti notificati oltre i termini ordinari sono nulli per decadenza del potere impositivo.
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Raddoppio dei termini: nullo l’accertamento IRAP del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato i redditi di un imprenditore per gli anni dal 2005 al 2008, contestando costi di consulenza inesistenti e applicando il raddoppio dei termini per l'accertamento di IRPEF e IRAP a causa di un'indagine penale. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'imprenditore, stabilendo che il raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato. Di conseguenza, l'accertamento sull'IRAP è nullo per decorrenza dei termini ordinari. La causa torna alla Commissione Tributaria Regionale per ricalcolare le sanzioni.
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Raddoppio dei termini: sì per IVA e IRES, ma stop per l’IRAP
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro una Società Contribuente per presunte operazioni inesistenti legate a una frode IVA. La controversia riguarda la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato penale. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini si applica a IVA e IRES se esistono seri indizi di reato, a prescindere dall'effettivo avvio di un processo penale. Tuttavia, questo raddoppio non può essere applicato all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali. Di conseguenza, l'accertamento IRAP per l'anno 2005 è stato dichiarato fuori tempo massimo. Infine, la Corte ha annullato la decisione precedente per motivazione apparente, rinviando la causa al giudice di merito per un nuovo esame approfondito.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì per IVA, no per IRAP
Una società di persone riceveva avvisi di accertamento per omessa dichiarazione IVA e IRAP dal 1998 al 2003. L'Agenzia delle Entrate applicava il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di violazioni penali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della società, annullando le richieste del fisco relative all'IRAP per decorrenza dei termini ordinari, mentre ha confermato la legittimità dei recuperi relativi all'IVA.
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Raddoppio dei termini e conti esteri: no alla retroattività
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Contribuente un avviso di accertamento per IRPEF e IVA relativo agli anni 2007 e 2008, applicando il raddoppio dei termini per presunto reato penale legato a capitali all'estero. La Cassazione ha stabilito che la presunzione legale di evasione per attività in paradisi fiscali non è retroattiva, poiché ha natura sostanziale. Di conseguenza, il Fisco non poteva applicarla automaticamente per gli anni d'imposta antecedenti al 2009 per giustificare il raddoppio dei termini, a meno di non utilizzare presunzioni semplici, cosa non avvenuta. Poiché la notifica è avvenuta nel 2014, l'accertamento è nullo per decadenza dei termini. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Contribuente, cassando la decisione precedente.
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Raddoppio dei termini di accertamento: fisco fuori tempo massimo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per omessa effettuazione di ritenute alla fonte su interessi per l'anno 2003. L'atto è stato notificato a fine 2009, oltre il termine ordinario di decadenza scaduto nel 2008. L'ufficio sosteneva l'applicabilità del raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di un reato fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che all'epoca dei fatti le violazioni del sostituto d'imposta non costituivano reato penale. Di conseguenza, non operando il raddoppio dei termini di accertamento, l'atto impositivo è stato annullato perché tardivo.
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Deducibilità dei costi: negata la spesa per la società cartiera
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società, qualificata come società cartiera priva di reale operatività, per aver utilizzato fatture false in una frode carosello. La società ha impugnato l'atto chiedendo il riconoscimento della deducibilità dei costi, sostenendo che le operazioni fossero solo soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la totale assenza di una struttura aziendale rende le operazioni oggettivamente inesistenti. Di conseguenza, la deducibilità dei costi è esclusa, poiché non si tratta di acquisti reali. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di indizi di reato. La società perde la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
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Prescrizione omicidio colposo: la Cassazione nega lo sconto di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. Il Responsabile sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione sul presupposto di un termine di sette anni. I giudici hanno chiarito che per la prescrizione omicidio colposo sul lavoro, a seguito delle modifiche legislative del 2008 che hanno innalzato la pena massima a sette anni di reclusione, il termine di prescrizione ordinario è di quattordici anni, che può estendersi fino a diciassette anni e sei mesi in presenza di atti interruttivi. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sanzioni collegate al tributo: il fisco batte le fatture false
L'Amministrazione Finanziaria ha sanzionato una società per aver utilizzato fatture per operazioni inesistenti. I giudici di secondo grado avevano ritenuto nullo il provvedimento per decorrenza dei termini, escludendo il raddoppio dei tempi per le indagini penali. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che le sanzioni per fatture false sono sanzioni collegate al tributo, in quanto incidono direttamente sulla determinazione dell'imposta. Di conseguenza, si applicano i termini di accertamento dell'imposta stessa, compreso il raddoppio dei termini in presenza di reati tributari. Inoltre, l'utilizzo di una procedura di notifica ordinaria anziché contestuale non comporta la nullità dell'atto in assenza di un effettivo pregiudizio per la difesa del contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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