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Quota Disponibile

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel diritto civile, si intende per quota disponibile la quota di eredità di cui il testatore può disporre a suo piacimento senza ledere i diritti dei legittimari. Ad essa si contrappone la quota di riserva che rappresenta la quota parte di eredità che deve in ogni caso pervenire ai legittimari. Nel caso in cui il de cuius violi la quota di riserva utilizzando a suo piacimento più di quanto rientri nella quota disponibile, gli eredi legittimari possono esercitare l'azione di riduzione. Categoria:Successioni a causa di morte

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia all’eredità senza documenti: il caso va in udienza
Una complessa controversia ereditaria tra i discendenti di una famiglia riguarda l'assegnazione di beni la cui origine risale all'inizio del Novecento. Il nucleo dello scontro riguarda la presunta rinuncia all'eredità da parte di due chiamate, riconosciuta nei gradi precedenti solo sulla base di indizi e in assenza di un atto scritto formale. Un erede ha ricorso in Cassazione sostenendo l'inammissibilità della prova presuntiva per dimostrare l'abbandono dei diritti ereditari secondo il vecchio e il nuovo codice civile. Data l'estrema complessità delle questioni di diritto e l'intreccio di vari acquisti di proprietà avvenuti nel tempo, la Corte di Cassazione ha rinviato la causa a nuovo ruolo per trattarla in pubblica udienza.
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Riunione fittizia: come calcolare la quota disponibile
Un padre ha disposto dei propri beni tramite testamento ed effettuate diverse donazioni in vita a favore del figlio, della figlia e di una nipote. Alla sua morte, tra i coeredi è sorta una controversia per la divisione dell'eredità. La Corte d'Appello ha escluso dal calcolo della quota disponibile le donazioni effettuate alla nipote e quelle al figlio dispensate dalla collazione. Il figlio e la nipote hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la riunione fittizia deve necessariamente includere tutte le donazioni fatte in vita dal defunto, a prescindere da chi ne abbia beneficiato o dalla presenza di una dispensa. La decisione di appello è stata cassata con rinvio per effettuare il ricalcolo corretto.
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Quota disponibile: quando il testamento non raddoppia l’eredità
Una madre lascia un testamento olografo disponendo che alcuni locali commerciali vadano al figlio farmacista a valere sulla quota disponibile del suo patrimonio. Alla sua morte, sorge un conflitto tra i tre fratelli coeredi sulla divisione del restante patrimonio immobiliare. Il figlio farmacista pretende una quota maggiore, pari a cinque noni dell'asse ereditario, sostenendo di avere diritto all'intera quota disponibile in aggiunta alla sua quota di riserva. La Corte d'Appello respinge la richiesta, dividendo i restanti beni in parti uguali. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che l'attribuzione di beni determinati a valere sulla quota disponibile non attribuisce automaticamente un diritto di maggiorazione sul resto dell'eredità, a meno che non si dimostri che il valore di tali beni sia inferiore alla quota stessa. Il ricorso viene rigettato.
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Divisione ereditaria: scontro tra donazione e testamento
Una complessa vicenda di divisione ereditaria vede contrapposti tre fratelli per la ripartizione del patrimonio dei genitori deceduti. Il nodo centrale riguarda una donazione ricevuta in vita da uno dei figli: l'atto originario la imputava alla quota disponibile, ma successivi testamenti assegnavano l'intera quota disponibile alla sorella. La Corte d'Appello aveva ritenuto implicitamente revocata la precedente imputazione della donazione. Il fratello ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'irrevocabilità di un contratto di donazione tramite testamento successivo. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e la novità delle questioni giuridiche sollevate, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa alla pubblica udienza per un approfondimento.
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Collazione per imputazione: stima alla morte, non alla divisione
Una complessa vicenda ereditaria vede contrapposti i coeredi per la divisione del patrimonio di una madre defunta. Quest'ultima aveva disposto dei beni per testamento, avvantaggiando una figlia, già beneficiaria di una donazione immobiliare. L'erede della figlia impugna la decisione d'appello contestando il calcolo della divisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la collazione per imputazione dell'immobile donato deve avvenire stimando il bene al valore che aveva al momento dell'apertura della successione (morte della donante) e non al momento della divisione. Inoltre, la Corte chiarisce che le spese per la conservazione dei beni comuni, sostenute dopo la morte della testatrice, costituiscono debiti della comunione ereditaria e vanno tenute distinte dalle disposizioni testamentarie. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Calcolo della quota di legittima: coniuge contro figli
Il Coniuge superstite ha promosso un'azione di riduzione per ottenere la propria quota di riserva sull'eredità del marito. I Figli hanno contestato la lesione e richiesto il riconoscimento di crediti per la costruzione di un immobile e per le spese funerarie. La Corte d'Appello ha ricalcolato le quote ma ha dichiarato prescritti d'ufficio i crediti dei figli. La Cassazione ha chiarito le regole sul calcolo della quota di legittima, confermando che la quota disponibile non si detrae dal relictum ma si calcola sulla massa fittizia. Ha inoltre accolto il ricorso dei Figli: il giudice non poteva rilevare d'ufficio la prescrizione del loro credito per la costruzione dell'immobile, né tralasciare le spese funerarie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Dispensa parziale da collazione: dono valido ma eredità divisa
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di divisione ereditaria in cui due donazioni contenevano clausole di dispensa dalla collazione. I giudici hanno stabilito la validità della dispensa parziale da collazione, interpretando la volontà del donante. La Corte ha chiarito che il donante può limitare l'esonero dalla collazione solo alla parte del valore del dono che rientra nella quota disponibile del suo patrimonio. Di conseguenza, la parte della donazione che copre la quota di legittima dell'erede resta soggetta a collazione, per garantire la parità di trattamento tra i coeredi. L'erede che contestava questa interpretazione ha perso il ricorso, vedendo confermata la decisione che imponeva una collazione parziale del bene ricevuto.
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Diritto di abitazione del coniuge superstite: la vedova vince
Un uomo lascia con testamento la sua unica villa alla seconda moglie e ai figli avuti con lei, ledendo la quota di legittima dei figli di primo letto. Questi ultimi agiscono in giudizio. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto cruciale: il calcolo del valore del **diritto di abitazione del coniuge superstite**. La Corte stabilisce che tale diritto non è un semplice pezzo della quota ereditaria, ma un valore aggiuntivo che si somma alla legittima. Il suo valore grava prima sulla quota disponibile e solo dopo, se questa non basta, sulla quota del coniuge stesso. La sentenza precedente, che aveva penalizzato la vedova, viene annullata perché basata su un calcolo errato.
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Prelegato testamentario: validità e divisione beni
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del prelegato testamentario in una successione complessa. Se la disposizione è interpretata come semplice specifica della quota disponibile, i beni non sono sottratti preventivamente all'asse da dividere, garantendo la tutela dei diritti dei legittimari e la corretta ripartizione del patrimonio ereditario.
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Dispensa dall’imputazione: revoca solo se espressa
In un caso di divisione ereditaria, la Corte di Cassazione ha stabilito che una donazione con dispensa dall'imputazione a favore di un figlio non viene revocata da un successivo testamento che assegna l'intera quota disponibile a un'altra figlia. La Corte ha chiarito che la dispensa dall'imputazione, pur essendo un atto di ultima volontà e quindi revocabile, richiede una revoca espressa. L'attribuzione della disponibile non è di per sé un atto incompatibile che ne causa l'annullamento automatico, a meno che non vi sia un'impossibilità materiale di coesistenza tra le due disposizioni.
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Eredi testamentari polizza vita: chi sono i beneficiari?
In un caso riguardante la designazione dei beneficiari di una polizza vita come "eredi testamentari", la Corte di Cassazione è chiamata a decidere se tale qualifica spetti anche ai soggetti designati nel testamento come legatari di beni specifici (le sorelle del defunto) o solo agli eredi universali (i figli). La Corte d'Appello aveva escluso le sorelle, ritenendole semplici legatarie. Data la rilevanza della questione per l'interpretazione uniforme della legge, la Suprema Corte ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora risolvere la disputa nel merito.
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