Una madre lascia un testamento olografo disponendo che alcuni locali commerciali vadano al figlio farmacista a valere sulla quota disponibile del suo patrimonio. Alla sua morte, sorge un conflitto tra i tre fratelli coeredi sulla divisione del restante patrimonio immobiliare. Il figlio farmacista pretende una quota maggiore, pari a cinque noni dell'asse ereditario, sostenendo di avere diritto all'intera quota disponibile in aggiunta alla sua quota di riserva. La Corte d'Appello respinge la richiesta, dividendo i restanti beni in parti uguali. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che l'attribuzione di beni determinati a valere sulla quota disponibile non attribuisce automaticamente un diritto di maggiorazione sul resto dell'eredità, a meno che non si dimostri che il valore di tali beni sia inferiore alla quota stessa. Il ricorso viene rigettato.
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