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Quid Pluris

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206 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Occultamento scritture contabili: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per occultamento scritture contabili a carico di un amministratore. La sentenza chiarisce che la semplice mancata esibizione dei documenti al Fisco è un illecito amministrativo, non un reato penale. Per la condanna penale servono una condotta attiva di nascondimento e il dolo specifico di evasione fiscale, elementi che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato.
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Dolo specifico: Cassazione annulla condanna per fatture
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per dichiarazione fraudolenta a carico di un amministratore. L'imputato aveva utilizzato fatture per operazioni soggettivamente inesistenti per mascherare un'interposizione illecita di manodopera. La Suprema Corte ha ritenuto che, sebbene i fatti fossero stati correttamente inquadrati come reato, la sentenza d'appello non aveva adeguatamente motivato la sussistenza del dolo specifico, ovvero la finalità precisa di evadere le imposte. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo punto cruciale.
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Inutilizzabilità intercettazioni: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per reati di droga e agevolazione mafiosa. La decisione si fonda principalmente sulla questione della inutilizzabilità intercettazioni, eseguite dopo la scadenza dei termini delle indagini preliminari. La Corte ha inoltre ritenuto insufficiente la motivazione sulla sussistenza del reato associativo e dell'aggravante mafiosa, sottolineando la necessità di prove concrete che vadano oltre la semplice reiterazione di condotte di spaccio.
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Reato continuato: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di un condannato di applicare il reato continuato tra due sentenze, una per reati del 1991-1992 e una per associazione mafiosa fino al 2012. La Corte ha stabilito che un notevole lasso di tempo tra i fatti e l'assenza di prova di un'unica programmazione iniziale impediscono di riconoscere il medesimo disegno criminoso, elemento essenziale per la continuazione.
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Servitù apparente: i requisiti per l’usucapione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34881/2024, ha rigettato il ricorso di un proprietario che rivendicava una servitù di passaggio per usucapione. La decisione si fonda sulla mancanza del requisito della "apparenza", ovvero l'assenza di opere visibili e permanenti inequivocabilmente destinate all'esercizio del passaggio. Secondo la Corte, un semplice varco o una scala non sono sufficienti se non dimostrano in modo manifesto la loro specifica funzione di servitù a vantaggio del fondo vicino, confermando che per la configurazione di una servitù apparente è necessario un "quid pluris" che ne attesti la destinazione specifica.
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Servitù di passaggio: la prova delle opere apparenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che rivendicava una servitù di passaggio sul fondo del vicino. La Corte ha stabilito che, per il riconoscimento di tale diritto per usucapione o destinazione del padre di famiglia, non è sufficiente la presenza di un percorso, ma è necessaria la prova di opere visibili, permanenti e inequivocabilmente destinate all'esercizio della servitù, un 'quid pluris' che nel caso di specie non è stato dimostrato.
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Lavoro domenicale: indennità aggiuntiva è dovuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoro domenicale, anche se compensato con un giorno di riposo infrasettimanale, deve essere retribuito con un'indennità aggiuntiva per la sua particolare penosità. La sentenza conferma che il sacrificio degli interessi familiari e sociali legati alla domenica merita un compenso ulteriore, un "quid pluris", che può essere determinato dal giudice in via equitativa se non previsto dal contratto collettivo.
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Lavoro domenicale: indennità per maggiore penosità
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a ricevere un'indennità aggiuntiva per il lavoro domenicale, liquidata in via equitativa, a causa della sua maggiore penosità. Questa penosità è presunta e non richiede una prova specifica del danno da parte del lavoratore. La Corte ha inoltre stabilito che le maggiorazioni corrisposte con continuità, come quelle per lavoro notturno e domenicale, devono essere incluse nel calcolo del TFR e delle mensilità supplementari.
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Lavoro domenicale: indennità per maggiore penosità
Una società di servizi ha contestato una sentenza che riconosceva a un dipendente un inquadramento superiore e un'indennità per il lavoro domenicale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la maggiore penosità del lavoro domenicale è presunta e non necessita di prova specifica, giustificando un compenso aggiuntivo. Ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro se questo non è assistito da un regime di stabilità reale.
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Licenziamento disciplinare: la gravità va provata
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento disciplinare a carico di un dipendente che aveva manualmente chiuso una sbarra autostradale, causando inattività. La Corte ha stabilito che, per giustificare la sanzione espulsiva, la condotta deve presentare un 'quid pluris', come il fine di trarre un vantaggio per sé o per l'azienda, elemento non provato nel caso di specie. La semplice inattività, pur essendo un'infrazione, rientra in fattispecie punite con sanzioni conservative, rendendo il licenziamento sproporzionato.
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Indennità di esclusività: quando è truffa?
La Corte di Cassazione interviene sul caso di un medico che percepiva l'indennità di esclusività pur svolgendo attività privata. La sentenza annulla la condanna al risarcimento danni, chiarendo la fondamentale differenza tra truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) e indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). Per la truffa, non basta il mero silenzio, ma occorre un comportamento fraudolento aggiuntivo che induca in errore la Pubblica Amministrazione. Il caso è stato rinviato al giudice civile per una nuova valutazione.
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Mansioni dirigenziali: non basta il titolo di avvocato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'avvocata dipendente di un'azienda sanitaria che chiedeva il riconoscimento di mansioni dirigenziali e le relative differenze retributive. La Corte ha stabilito che per ottenere tale qualifica non è sufficiente svolgere compiti professionali complessi tipici della professione legale, ma è necessario provare un quid pluris, ovvero un elevato grado di autonomia e l'assunzione di una concreta corresponsabilità gestionale, elementi che nel caso di specie non sono stati dimostrati.
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Provvedimento cautelare: quando può essere riemesso?
La Corte di Cassazione chiarisce le condizioni per emettere un nuovo provvedimento cautelare dopo l'inefficacia del precedente per vizi procedurali. La sentenza stabilisce che non sono necessari elementi nuovi ('quid pluris'), ma è sufficiente una motivazione che attesti la persistenza di esigenze cautelari eccezionali, basate sulla gravità dei fatti e sulla pericolosità del soggetto. Il ricorso dell'imputato è stato quindi rigettato, confermando la validità della seconda misura.
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Rapina impropria: quando si configura il reato?
Un individuo, dopo aver rubato un'auto, usa violenza contro i carabinieri per fuggire. La difesa contesta il reato di rapina impropria per il tempo trascorso tra furto e violenza. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la condanna. La sentenza chiarisce che il requisito dell'"immediatezza" non è un rigido limite temporale, ma è assimilabile alla condizione di flagranza o quasi flagranza, come quando si viene sorpresi con le tracce del reato.
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Licenziamento dipendente ambasciata: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di licenziamento illegittimo di un dipendente di un'ambasciata italiana all'estero, le tutele applicabili sono quelle previste dalla legge italiana sul pubblico impiego (art. 63 D.Lgs. 165/2001) e non dalla legge locale. Questa sentenza sul licenziamento dipendente ambasciata chiarisce che il giudice italiano deve garantire la reintegrazione e il risarcimento del danno, uniformando la protezione a prescindere dal Paese in cui si svolge il rapporto di lavoro.
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Fatture false: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per l'utilizzo di fatture false. La sentenza sottolinea che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma deve limitarsi a vizi di legittimità. La Corte ha confermato la solidità delle motivazioni dei giudici di merito, che avevano accertato l'esistenza di una società 'cartiera' e la natura fittizia delle operazioni, respingendo la ricostruzione alternativa della difesa.
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Competenza territoriale associazione: la base operativa
Due soggetti ricorrevano in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. La questione centrale era la competenza territoriale dell'associazione. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la competenza si radica nel luogo dove si trova la base operativa e decisionale del gruppo, in questo caso una città del nord Italia, e non nella regione di origine dell'organizzazione criminale.
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Eccezionali esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il rinnovo della custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce che le eccezionali esigenze cautelari, necessarie per ripristinare una misura annullata per vizi procedurali, non richiedono fatti nuovi, ma un grado di pericolosità sociale prossimo alla certezza, desumibile anche dagli elementi originari come la spiccata propensione a commettere reati violenti.
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Intestazione fittizia veicoli: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per falso ideologico. Il caso riguarda l'intestazione fittizia di veicoli, e la Corte ha chiarito che non si tratta di un semplice illecito amministrativo quando viene creata una struttura d'impresa apposita (una 'mise en scene') per indurre in errore il pubblico ufficiale. Questo 'qualcosa in più' (quid pluris) integra il reato di falso in atto pubblico.
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Riciclaggio: smontare un veicolo è reato grave
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato una condanna per riciclaggio nei confronti di un soggetto sorpreso a smontare un veicolo di provenienza illecita. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la semplice attività di smontaggio di un bene, anche senza alterarne i codici identificativi, costituisce un'operazione idonea a ostacolare l'identificazione della sua origine delittuosa. Tale condotta rappresenta quel 'quid pluris' che distingue il più grave reato di riciclaggio dalla semplice ricettazione.
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