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Pubblica Utilità

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La pubblica utilità è un concetto proprio della pubblica amministrazione, e significa che una determinata operazione, edile o meno, risulta o può risultare di interesse pubblico, cioè è un atto volto al miglioramento, alla progressione della collettività e per cui dei cittadini. Viene riconosciuta dalla pubblica amministrazione, e ci riporta ad argomenti come l'esproprio o l'usufrutto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione appropriativa: scontro tra terreno privato e Comune
Un Comune ha occupato un terreno privato per costruire un asilo nido pubblico. Gli eredi del proprietario hanno chiesto il risarcimento del danno davanti al giudice ordinario. Gli eredi ritenevano l'atto un mero abuso materiale, privo di un decreto finale di esproprio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi. La Corte ha confermato la presenza di una occupazione appropriativa. Una legge regionale dell'epoca equiparava l'approvazione del progetto dell'asilo a una dichiarazione di pubblica utilità. Esisteva quindi un effettivo esercizio del potere amministrativo. Di conseguenza, la competenza a decidere spetta al giudice amministrativo e non al giudice civile. Gli eredi perdono la causa e devono rimborsare settemila euro di spese legali oltre agli oneri accessori.
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Danneggiamento di beni pubblici: processo per il defibrillatore
Il Tribunale di Ancona aveva dichiarato estinto per remissione di querela il reato contestato a un soggetto accusato di aver preso a spallate e fatto cadere un defibrillatore pubblico installato in strada. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale, stabilendo che il defibrillatore, pur essendo esposto alla pubblica fede, è un bene destinato a un pubblico servizio e alla tutela della salute. Di conseguenza, il reato configura un danneggiamento di beni pubblici ed è procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante l'eventuale remissione della querela. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale per lo svolgimento del processo.
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Falso ideologico: attesta pubblica utilità ma il terreno è in vendita
Un Segretario Comunale è stato condannato in via definitiva per il reato di falso ideologico in atto pubblico. Il funzionario aveva emesso un decreto di esproprio per alcuni terreni, attestando formalmente la loro 'pubblica utilità'. La falsità risiedeva nel fatto che, meno di un mese prima, lo stesso funzionario aveva firmato altri atti comunali che dichiaravano quei terreni non più utili all'ente e ne avviavano la procedura di vendita all'asta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il pubblico ufficiale era pienamente consapevole di attestare una circostanza non vera, dato che la decisione di vendere i terreni aveva di fatto revocato la loro pubblica utilità. L'appello del funzionario è stato quindi respinto.
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Danneggiamento aggravato: procedibilità d’ufficio
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di danneggiamento aggravato commesso su beni destinati a pubblica utilità, come i contenitori per la raccolta dei rifiuti, è procedibile d'ufficio. Il caso riguardava un cittadino accusato di aver danneggiato due raccoglitori in cemento di proprietà comunale. Mentre il giudice di merito aveva dichiarato il non doversi procedere per mancanza di querela, la Suprema Corte ha chiarito che tali beni non rientrano tra quelli per cui la riforma Cartabia ha previsto la procedibilità a querela, confermando la necessità di procedere d'ufficio per tutelare l'interesse collettivo all'igiene e alla salute pubblica.
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Procedibilità d’ufficio nel furto dopo Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, confermando la validità della procedibilità d'ufficio. La difesa sosteneva che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato richiedesse la querela di parte. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che la presenza dell'aggravante della destinazione del bene a pubblica utilità (nello specifico, la manomissione di un contatore) mantiene il reato perseguibile dallo Stato indipendentemente dalla volontà della vittima. La decisione ribadisce la prevalenza delle aggravanti specifiche sulla nuova disciplina della procedibilità.
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Tentato furto in banca: l’aggravante di pubblica utilità
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva escluso l'aggravante della pubblica utilità in un caso di tentato furto in banca. I giudici supremi hanno chiarito che, ai fini del reato tentato, è necessario valutare tutti gli atti preparatori, inclusa la disattivazione del bancomat, per stabilire se la condotta fosse univocamente diretta a commettere il furto. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione, sottolineando l'errore del Tribunale nel non considerare l'intero piano criminale.
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Motivi di appello specifici: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione annulla una declaratoria di inammissibilità di un appello, stabilendo un principio fondamentale: i motivi di appello specifici, anche se potenzialmente infondati, non possono essere liquidati come aspecifici. La Corte chiarisce la distinzione tra inammissibilità e infondatezza nel merito, rinviando gli atti alla Corte d'Appello per un nuovo esame del caso di furto aggravato.
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Furto aggravato: la Cassazione sulla pubblica utilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7467/2024, ha confermato una condanna per tentato furto aggravato di legna. Il caso ha offerto l'occasione per chiarire un punto fondamentale: la circostanza aggravante della destinazione a pubblica utilità di un bene non dipende dalla natura giuridica (pubblica o privata) del suo proprietario, ma dalla funzione effettiva del bene stesso. La Corte ha ritenuto l'appello inammissibile, giudicando infondate le doglianze sulla prova del reato e sulla sussistenza delle altre aggravanti.
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Indennità di esproprio: conta la data del sisma
Una proprietaria di terreni, espropriati per la ricostruzione post-terremoto, ha richiesto un'indennità basata sul valore edificabile acquisito dopo il sisma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'indennità di esproprio in questi casi deve essere calcolata sul valore che il bene aveva alla data dell'evento sismico, per evitare ingiuste locupletazioni derivanti dall'emergenza stessa. La decisione si fonda su una norma speciale che deroga alla regola generale.
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Furto di energia elettrica: quando scatta l’aggravante
La Cassazione conferma la condanna per furto di energia elettrica aggravato. L'allaccio abusivo alla rete condominiale configura violenza sulle cose, modificando la destinazione dell'energia. Ritenuta anche l'aggravante della pubblica utilità per un immobile destinato ad alloggi popolari.
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Impianti eolici e distanze: prevale la pubblica utilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 696/2024, ha respinto il ricorso di una proprietaria che lamentava la violazione delle distanze legali da parte di una torre eolica. La Corte ha stabilito che gli impianti eolici sono qualificati dalla legge come opere di pubblica utilità. Di conseguenza, il vicino non può chiederne la rimozione ma ha diritto a un'indennità, assimilabile a quella per espropriazione, per il pregiudizio subito.
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Furto di energia elettrica: sempre reato aggravato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto di energia elettrica è sempre un reato aggravato, anche se la manomissione avviene sul contatore privato. Secondo la Suprema Corte, ciò che rileva è la natura del bene sottratto, l'energia, che è destinata a un servizio di pubblica utilità. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e non richiede la querela della società erogatrice. La sentenza di primo grado, che aveva assolto l'imputata per mancanza di querela escludendo l'aggravante, è stata annullata con rinvio.
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Furto aggravato suolo demaniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto aggravato suolo demaniale a carico di due imputati, padre e figlio, per aver tagliato alberi su terreno pubblico. La sentenza chiarisce che, nonostante la Riforma Cartabia, tale reato rimane procedibile d'ufficio quando i beni sottratti, come gli alberi di un bosco demaniale, sono destinati a pubblica utilità, proteggendo ambiente e fruibilità collettiva. Vengono respinti i motivi di ricorso relativi alla procedibilità, al dolo, alle attenuanti generiche e alla prescrizione.
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