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Prognosi Postuma Ex Ante

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Valutazione giuridica fatta 'dopo il fatto' (postuma) ma mettendosi nella prospettiva del momento in cui si stava compiendo il reato ('ex ante'), per determinare un risultato ipotetico, come il valore di ciò che si sarebbe rubato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Manipolazione del mercato: assoluzione confermata per i vertici
L'Autorità di Vigilanza ha ricorso in Cassazione contro l'assoluzione dei dirigenti di una società quotata. L'accusa contestava i reati di manipolazione del mercato e ostacolo alle funzioni di vigilanza per aver diffuso comunicati imprecisi sulle trattative di vendita di un immobile e sul fabbisogno finanziario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato le assoluzioni. I giudici hanno chiarito che il reato di manipolazione del mercato richiede la concreta idoneità della condotta ad alterare i prezzi. Questa idoneità va valutata mettendosi nei panni dell'investitore ragionevole al momento dei fatti. Poiché il mercato conosceva già il grave indebitamento della società, le imperfezioni informative non potevano alterare le quotazioni né ostacolare le verifiche dell'Autorità.
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Furto con mezzo fraudolento: cliente fittizia condannata
Una donna ha finto di essere una cliente abituale, fornendo generalità false e carpendo la fiducia della titolare di un centro estetico per sottrarre oltre mille euro da un armadietto. A seguito della denuncia, l'autrice ha appiccato il fuoco alla saracinesca del locale usando benzina per vendetta. I giudici di merito hanno qualificato la sottrazione come furto con mezzo fraudolento e l'incendio come danneggiamento aggravato da effettivo pericolo, applicando una condanna penale e una misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che l'astuzia nell'ingannare la persona offesa integra l'aggravante e che l'eventuale irregolarità della perquisizione non rende inutilizzabile il sequestro del corpo del reato.
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Danneggiamento seguito da incendio: colpa, dolo e pericolo
Un giovane ha appiccato ripetutamente il fuoco ai quadri elettrici di un immobile in ristrutturazione mediante l'uso di benzina. Il proprietario ha sorpreso l'autore sul fatto mentre le fiamme rischiavano di estendersi alla vegetazione e agli edifici vicini. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità per il reato di danneggiamento seguito da incendio, respingendo le tesi difensive sulla presunta assenza di pericolo e sul dolo. La Suprema Corte ha precisato che il delitto sussiste quando l'agente intende solo danneggiare la cosa, ma crea un pericolo concreto per la pubblica incolumità. I giudici hanno tuttavia annullato senza rinvio la condanna alle spese per la parte civile, poiché il giudice d'appello aveva integrato illegittimamente la decisione con un provvedimento separato successivo.
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Tentato furto in abitazione: restituire la refurtiva non basta
Due imputati hanno subito la condanna per tentato furto in abitazione pluriaggravato. I colpevoli hanno tentato di introdursi in un appartamento per sottrarre diciotto monili d'oro e quattrocentocinquanta euro in contanti. La difesa ha proposto ricorso per cassazione sostenendo l'uso di una chiave duplicata ritrovata fortuitamente e chiedendo l'attenuante del danno di speciale tenuità, data la restituzione spontanea dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il possesso di grimaldelli smentisce l'uso casuale della chiave. Inoltre, la restituzione successiva della refurtiva costituisce un fatto successivo non rilevante: nel delitto tentato il valore del danno si misura sul bene economico che gli autori intendevano rubare.
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Tentato furto in abitazione: incastrato dal video e senza sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione aggravato nei confronti di un uomo sorpreso a forzare la porta di un locale per rubare il contenuto di alcune slot machine. L'imputato contestava il riconoscimento tramite telecamere e testimoni, l'aggravante della violenza sulle cose e chiedeva l'attenuante del danno lieve e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno rigettato il ricorso: il riconoscimento basato sulla conoscenza pregressa del testimone è valido, la valutazione del danno nel tentativo va fatta "ex ante" sul valore dei beni che si volevano sottrarre, e i precedenti penali escludono la particolare tenuità.
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Tentato furto: forzare un’auto esclude il danno lieve
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di forzare la portiera di un'auto chiusa a chiave usando una spranga di ferro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel caso di tentato furto, la valutazione del danno deve essere effettuata tramite una prognosi postuma "ex ante", calcolando il danno economico che la vittima avrebbe subito se il reato fosse stato consumato. Nel caso specifico, l'uso della spranga sulla portiera avrebbe causato un danno economico significativo al veicolo, escludendo così la speciale tenuità. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Furto aggravato: sorveglianza non esclude l’aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato di merce in un supermercato. La Corte ha confermato che la generica sorveglianza non esclude l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede e che un valore di oltre 150 euro non integra l'attenuante del danno di speciale tenuità.
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Danno speciale tenuità: no nel tentato furto di valore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La Corte ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere concessa basandosi sul mancato danno effettivo, ma va valutata con una prognosi 'ex ante' sul valore che la merce avrebbe avuto se il furto fosse stato completato. Poiché tale valore non era irrisorio, l'attenuante è stata correttamente negata, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Tentato furto: valutazione del danno e attenuanti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto in un supermercato. L'ordinanza conferma la decisione della Corte d'Appello di non concedere l'attenuante del danno di speciale tenuità, specificando che nel tentato furto la valutazione del danno va fatta con una prognosi 'ex ante' sul valore della merce. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta per genericità.
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Delitto di incendio: la valutazione del pericolo ex ante
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione del Tribunale del Riesame che aveva derubricato un'azione da incendio a danneggiamento seguito da fuoco. Il caso riguardava un'auto incendiata in un parcheggio. La Corte ha ribadito che per configurare il delitto di incendio, il pericolo per la pubblica incolumità va valutato "ex ante", cioè in base al potenziale di propagazione delle fiamme al momento del fatto, a prescindere dal tempestivo intervento dei soccorsi che ha limitato i danni.
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Tentato furto: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. I motivi, incentrati sulla richiesta di attenuanti, sono stati giudicati una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello. La Corte ha ribadito che nel tentato furto la valutazione del danno si basa su una prognosi ipotetica di ciò che sarebbe stato sottratto, non sull'esito effettivo.
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Danno di speciale tenuità: no nel furto tentato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. La difesa chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Poiché gli autori del reato si erano dotati di contenitori per sottrarre 135 litri di carburante, il danno potenziale non poteva essere considerato di lieve entità, escludendo così la concessione del beneficio.
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