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Procedura Concorsuale

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione Coatta: stop alle azioni individuali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una banca in liquidazione coatta amministrativa per far dichiarare inesistente un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali azioni sono inammissibili. Il principio della liquidazione coatta amministrativa impone che tutte le pretese, incluse quelle di accertamento negativo, siano gestite esclusivamente all'interno della procedura concorsuale per tutelare la parità di trattamento tra i creditori. Qualsiasi causa individuale presso un tribunale ordinario è quindi preclusa.
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Equa riparazione: diritto all’indennizzo anche per crediti piccoli
Alcune società creditrici in una procedura fallimentare durata oltre dieci anni hanno richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata del processo. La Corte d'Appello aveva negato l'indennizzo, ritenendo i crediti di valore irrisorio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il diritto all'equa riparazione sussiste a prescindere dal valore del credito, purché non sia meramente bagatellare (sotto i 500 euro), e indipendentemente dalle concrete possibilità di recupero del credito stesso.
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Durata ragionevole procedura: 6 anni è il limite fisso
Un gruppo di creditori ha richiesto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, pendente da oltre 26 anni. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20008/2025, ha stabilito che la durata ragionevole procedura concorsuale è fissata per legge in sei anni, come introdotto dalla riforma del 2012 alla Legge Pinto. La Corte ha chiarito che tale termine non è una semplice indicazione, ma un parametro vincolante per il giudice, che non può estenderlo discrezionalmente neanche in casi di particolare complessità. La decisione della Corte d'Appello, che aveva fissato la durata ragionevole in sette anni, è stata quindi annullata.
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Legge Pinto: Indennizzo per ritardo eccessivo
La Corte di Appello di Bologna ha concesso un indennizzo per la durata irragionevole di una procedura fallimentare, applicando la Legge Pinto. Il processo, durato oltre 12 anni, ha superato il limite di 6 anni, portando al riconoscimento di un risarcimento calcolato su 7 anni di ritardo, parzialmente già liquidato con un precedente decreto.
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Equa riparazione: risarcimento per processo lungo
Una società, creditrice in una procedura fallimentare pendente da quasi trent'anni, ha richiesto un'equa riparazione per l'irragionevole durata del processo. La Corte d'Appello di Firenze ha accolto la domanda, stabilendo che la durata ragionevole per una procedura concorsuale è di sei anni e che il ritardo eccedente, pari a 23 anni nel caso di specie, deve essere risarcito. La Corte ha liquidato un indennizzo di € 13.800,00, oltre interessi e spese legali, calcolando € 600,00 per ogni anno di ritardo ingiustificato.
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Equa riparazione: risarcimento per ritardi nel fallimento
Un creditore in una procedura fallimentare durata oltre 10 anni ha ottenuto un'equa riparazione dalla Corte d'Appello di Firenze. La corte ha riconosciuto un indennizzo di 1.680 euro per un ritardo irragionevole di 4 anni, stabilendo che il calcolo del ritardo decorre dalla data di presentazione della domanda di insinuazione al passivo.
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Equa riparazione: risarcimento per processo troppo lungo
Una società creditrice ha ottenuto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha riconosciuto che una durata di oltre 8 anni superava il limite ragionevole di 6 anni, liquidando un risarcimento di 800 euro per il ritardo di 2 anni. La Corte ha calcolato il danno sulla base di 400 euro per ogni anno di ritardo irragionevole, condannando il Ministero competente al pagamento.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Ancona ha dichiarato l'apertura della Liquidazione Giudiziale nei confronti di una società formalmente agricola, ma la cui attività è stata ritenuta prevalentemente commerciale. La decisione si basa sullo stato di insolvenza della società, con debiti per oltre 300.000 euro, e sulla sua mancata costituzione in giudizio, che ha fatto scattare la presunzione di assoggettabilità alla procedura concorsuale.
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