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Procedura Concorsuale

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148 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca e fallimento: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva la confisca per equivalente a carico dell'amministratore di una società fallita per reati tributari. La Suprema Corte ha chiarito che il rapporto tra confisca e fallimento si risolve a favore del vincolo penale, il quale prevale sui diritti dei creditori. Di conseguenza, la confisca diretta sui beni della società è possibile e doverosa, anche se la dichiarazione di fallimento è avvenuta prima della sentenza di condanna, rendendo illegittimo il ricorso alla misura per equivalente sui beni personali dell'imputato.
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Nota di credito IVA: no al limite di 1 anno in crisi
Una società in crisi emette una nota di credito IVA oltre il termine di un anno dall'operazione originaria, a seguito di un accordo di ristrutturazione debiti omologato dal tribunale. L'Agenzia delle Entrate contesta la tardività. La Cassazione dà ragione alla società, stabilendo che il limite di un anno non si applica perché la variazione non deriva da un mero "accordo tra le parti", ma da una procedura concorsuale formalizzata con un provvedimento giudiziale.
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Equa riparazione: risarcimento per ritardi dei fallimenti
Un lavoratore, creditore in una procedura fallimentare pendente da oltre 9 anni, ha ottenuto un'equa riparazione per l'eccessiva durata del processo. La Corte d'Appello, dopo aver detratto i periodi di sospensione e la durata ragionevole di 7 anni, ha liquidato un indennizzo di €1.500,00, calcolato sulla base di 3 anni di ritardo ingiustificato.
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Edilizia residenziale pubblica e fallimento: tutele
La Corte di Cassazione ha stabilito che le tutele previste per gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica si applicano anche quando la procedura di fallimento dell'impresa costruttrice è avviata su istanza della stessa società debitrice e non solo dalla banca mutuante. L'ordinanza sottolinea che il giudice delegato deve sempre sospendere la procedura per verificare la conformità del contratto di mutuo alla normativa di settore, a prescindere da chi abbia dato inizio al fallimento, al fine di proteggere la finalità sociale di tali immobili.
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Abilitazione insegnamento: no sanatoria se manca il titolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un candidato ammesso a un concorso per docenti 'con riserva', ma privo del requisito fondamentale dell'abilitazione insegnamento al momento del bando, non può vedere la propria posizione sanata in un secondo momento. Nemmeno il superamento delle prove o l'entrata in vigore di norme successive che riconoscono il valore abilitante del concorso possono rimediare all'originaria mancanza del titolo, che era un requisito di accesso essenziale. Di conseguenza, il licenziamento del docente, avvenuto dopo l'annullamento definitivo della sua ammissione, è stato ritenuto legittimo.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Una lavoratrice, dopo il trasferimento d'azienda e il successivo fallimento del datore di lavoro cedente, ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, sostenendo che il Fondo non opera se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'azienda cessionaria, poiché il TFR non è ancora esigibile. La lavoratrice ha rinunciato al ricorso in Cassazione a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale, portando all'estinzione del giudizio.
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Perdita su crediti: deducibilità in caso di fallimento
Un'impresa aveva dedotto una perdita su crediti nell'anno d'imposta 2013, a seguito del fallimento del debitore dichiarato nel 2012. L'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la deducibilità della perdita su crediti è ammessa in una 'finestra temporale' che va dalla data della sentenza di fallimento fino al momento della cancellazione del credito dal bilancio secondo i principi contabili. Questo principio si applica anche ai periodi d'imposta anteriori al 2015.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non copre il TFR
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare il TFR maturato da un lavoratore presso un'azienda (cedente) poi fallita, qualora il rapporto di lavoro sia proseguito senza interruzioni con un'altra azienda (cessionaria) rimasta solvente. La Corte ha chiarito che l'obbligo di intervento del Fondo sorge solo in caso di insolvenza del datore di lavoro esistente al momento in cui il credito per TFR diventa esigibile, cioè alla cessazione del rapporto di lavoro.
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Durata irragionevole procedura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'straordinaria complessità' di una procedura fallimentare non può giustificare una durata irragionevole di oltre 17 anni eccedente il limite di legge. Accogliendo il ricorso di alcuni creditori, la Corte ha chiarito che il termine di sei anni per le procedure concorsuali è una soglia da rispettare, ammettendo solo un temperamento limitato. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'indennizzo, riaffermando il principio che la durata irragionevole procedura causa un danno presunto a favore del creditore.
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Equa riparazione e abuso del processo: spese ridotte
La Corte di Appello ha concesso un'equa riparazione a diversi creditori per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, superata di oltre 6 anni. Tuttavia, ha drasticamente ridotto le spese legali liquidate, ravvisando un abuso del processo nella scelta dei ricorrenti di avviare cause separate ma identiche, invece di un'unica azione collettiva, con il fine di moltiplicare gli onorari.
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Irragionevole durata processo: limiti e onere prova
Una società ha richiesto un indennizzo per l'irragionevole durata processo di una procedura fallimentare durata quasi 24 anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, citando l'eccezionale complessità del caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la complessità non può giustificare il superamento dei termini massimi di legge (6-7 anni) e che il danno non patrimoniale si presume, invertendo l'onere della prova a carico dello Stato.
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Risarcimento abuso precariato: la Cassazione chiarisce
Un'infermiera, dopo anni di contratti a termine con un'azienda sanitaria pubblica, veniva assunta a tempo indeterminato tramite concorso. L'azienda sosteneva che ciò annullasse il diritto a un indennizzo. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, chiarendo che vincere un concorso non costituisce un rimedio diretto per il passato illecito. La Corte ha quindi confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di precariato, poiché l'assunzione non aveva l'effetto sanzionatorio richiesto dalla normativa europea per la precedente condotta illegittima.
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Giurisdizione concorsi pubblici: la parola alla Cassazione
Un professionista impugna gli atti di una selezione pubblica indetta da un'Azienda Sanitaria per il conferimento di incarichi a tempo determinato, lamentando un'errata valutazione dei titoli. A seguito di un conflitto tra giudice ordinario e amministrativo, la Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18653/2024, ha risolto la questione sulla giurisdizione concorsi pubblici. La Corte ha stabilito che la competenza spetta al giudice amministrativo, poiché la procedura, caratterizzata da un bando, una valutazione comparativa dei candidati da parte di una commissione e la formazione di una graduatoria di merito, costituisce una vera e propria procedura concorsuale. L'elemento decisivo è la presenza di una discrezionalità amministrativa nella valutazione, in particolare del colloquio, che esula dalla mera verifica di requisiti e rientra nella sfera di competenza della giustizia amministrativa.
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Fondo Garanzia INPS: liquidazione non basta
Un ex dipendente di una società cooperativa posta in liquidazione ha richiesto il pagamento delle ultime tre mensilità al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la procedura di scioglimento e liquidazione di una cooperativa per cause diverse dall'insolvenza (come previsto dall'art. 2545-septiesdecies c.c.) non è equiparabile a una procedura concorsuale. Pertanto, non sussiste il presupposto dello stato di insolvenza necessario per l'intervento del Fondo Garanzia INPS.
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Interessi legali fallimento: la Cassazione decide
Una società garante, dopo aver saldato un debito per un'impresa poi fallita, ha richiesto il rimborso del proprio credito con interessi a un tasso speciale maggiorato. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che nel contesto di una procedura fallimentare, per garantire la parità di trattamento tra i creditori, si applicano gli interessi legali al tasso standard previsto dal codice civile, e non i tassi speciali previsti da normative settoriali. Questa decisione conferma il principio secondo cui la disciplina degli interessi legali nel fallimento prevale su altre leggi speciali.
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Equa riparazione procedura fallimentare: no ai tagli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14602/2024, ha stabilito un importante principio in materia di equa riparazione per procedura fallimentare di durata irragionevole. La Corte ha chiarito che la norma che prevede una riduzione dell'indennizzo in caso di un numero elevato di parti (oltre 50) non si applica alle procedure concorsuali. Questo perché la presenza di molti creditori è una caratteristica normale e fisiologica di un fallimento, a differenza di un processo ordinario. Pertanto, il cittadino coinvolto ha diritto all'indennizzo pieno, senza decurtazioni legate al numero dei creditori.
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Equa riparazione: no a riduzioni per fallimenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione dell'indennizzo per l'irragionevole durata del processo, prevista in caso di un elevato numero di parti, non si applica alle procedure fallimentari. Con l'ordinanza n. 4602/2024, i giudici hanno chiarito che la presenza di molti creditori è una caratteristica fisiologica del fallimento e non una circostanza eccezionale che giustifichi una diminuzione dell'equa riparazione. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva applicato la riduzione, rafforzando la tutela di chi subisce i ritardi della giustizia in ambito concorsuale.
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Sequestro preventivo e fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7439/2024, ha rigettato il ricorso del curatore di una società fallita che chiedeva il dissequestro di somme vincolate per reati tributari. Il caso analizza il conflitto tra sequestro preventivo e fallimento, stabilendo che la misura penale prevale sulla procedura concorsuale, indipendentemente dal fatto che il sequestro sia avvenuto prima o dopo la dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda su un recente intervento delle Sezioni Unite, che ha sancito l'obbligatorietà della confisca del profitto dei reati fiscali, sacrificando l'interesse dei creditori privati a favore di quello erariale.
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Interessi crediti privilegiati: la regola generale
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina degli interessi su crediti privilegiati nelle procedure concorsuali. Con l'ordinanza in esame, è stato stabilito che, per gli anni successivi a quello della dichiarazione di insolvenza, si applica il tasso di interesse legale generale (art. 1284 c.c.) e non eventuali tassi speciali più elevati previsti da normative di settore. La decisione riafferma il principio della parità di trattamento tra i creditori, interpretando l'espressione 'misura legale' dell'art. 2749 c.c. come un rinvio al saggio generale, prevalente sulle disposizioni speciali in un contesto di concorso tra creditori.
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Subentro nel contratto d’appalto: la Cassazione decide
Una società committente contestava il pagamento a favore del fallimento di una società appaltatrice, negando la validità del subentro nel contratto d'appalto da parte del curatore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3215/2024, ha respinto il ricorso, affermando che la volontà di subentrare, anche se comunicata informalmente, è valida se la controparte ne ha avuto conoscenza e se vi sono atti successivi, come il riconoscimento del debito da parte della controllante, che confermano la prosecuzione del rapporto.
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