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Presunzione Legale

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883 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un professionista ha contestato un accertamento bancario sostenendo che i versamenti sul suo conto personale fossero contributi elettorali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che spetta al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e rigorosa della provenienza non imponibile delle somme accreditate. In assenza di tale prova, i versamenti sono legittimamente considerati ricavi professionali non dichiarati.
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Società di comodo: lavori di ristrutturazione bastano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18581/2024, ha stabilito che un'impresa non è considerata una società di comodo se può dimostrare che i bassi ricavi sono dovuti a situazioni oggettive, come importanti lavori di ristrutturazione. La Corte ha chiarito che non è obbligatorio presentare un interpello preventivo per far valere tali ragioni in sede giudiziaria. La prova di un'impossibilità oggettiva a produrre reddito, dovuta a interventi strutturali necessari per la sicurezza, è sufficiente per vincere la presunzione legale di non operatività.
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Presunzione legale investimenti estero: non retroattiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18479/2024, ha stabilito che la presunzione legale investimenti estero, introdotta nel 2009 per i capitali detenuti in paradisi fiscali, non può essere applicata retroattivamente. La norma ha natura sostanziale e non procedimentale, pertanto non può colpire fatti avvenuti in anni d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. La Corte ha accolto il ricorso del contribuente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Onere della prova: Cassazione su accertamenti bancari
Un professionista è stato oggetto di un accertamento fiscale basato su versamenti bancari. La Commissione tributaria regionale ha ritenuto sufficienti le sue giustificazioni generiche. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo che l'onere della prova grava sul contribuente, il quale deve fornire una dimostrazione specifica e analitica per ogni singolo versamento per superare la presunzione di reddito non dichiarato. La sentenza di merito è stata cassata per non aver valutato analiticamente le prove.
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Presunzione legale: prelievi e versamenti bancari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18475/2024, ha chiarito l'applicazione della presunzione legale sui movimenti bancari ingiustificati per gli imprenditori. Nel caso esaminato, un avviso di accertamento per IRPEF e IRAP, basato su indagini bancarie, era stato annullato in appello. La Suprema Corte ha cassato la decisione, riaffermando che per un imprenditore, sia i versamenti che i prelevamenti non giustificati si presumono ricavi non dichiarati, a differenza di quanto stabilito per i lavoratori autonomi. La notifica dell'avviso è stata inoltre ritenuta tempestiva grazie al principio della scissione temporale.
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Accertamento bancario: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18069/2024, ha chiarito la portata delle presunzioni legali in materia di accertamento bancario. Nel caso esaminato, un contribuente era stato oggetto di un avviso di accertamento per versamenti non giustificati su conti italiani e per investimenti non dichiarati all'estero. La Corte ha stabilito che la prova fornita dal contribuente per superare la presunzione di reddito deve essere analitica e specifica, non generica. Per i capitali all'estero, la mancata compilazione del quadro RW preclude la possibilità di considerarli infruttuosi. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Accertamenti bancari: deduzione forfettaria costi
Una società e i suoi partner sono stati oggetto di accertamenti fiscali basati su movimenti bancari. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, stabilendo che, anche in presenza di prelievi ingiustificati, è ammissibile una deduzione forfettaria dei costi, in linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale. Il caso chiarisce l'onere della prova negli accertamenti bancari e l'obbligo del giudice di esaminare analiticamente le prove fornite dal contribuente.
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Presunzione legale: no retroattività per capitali esteri
La Cassazione ha stabilito che la presunzione legale di evasione fiscale per investimenti esteri non dichiarati, introdotta nel 2009, non è retroattiva. Pertanto, non si applica a periodi d'imposta precedenti. Tuttavia, tali investimenti possono costituire indizi per una presunzione semplice. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva riformato la decisione di primo grado senza valutare la sussistenza di tali indizi.
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Accertamento sintetico: la prova del contribuente
L'ordinanza analizza un caso di accertamento sintetico basato sul possesso di beni (case e auto). La Corte di Cassazione chiarisce che il redditometro costituisce una presunzione legale e non semplice. Di conseguenza, il contribuente deve fornire una prova documentale rigorosa per superarla, non essendo sufficiente una generica affermazione di aver ricevuto aiuti economici da familiari. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ridotto l'accertamento basandosi su una valutazione discrezionale.
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Prelevamenti non giustificati: Cassazione e costi
La Corte di Cassazione, con ordinanza 16850/2024, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro un accertamento fiscale basato su prelevamenti non giustificati. La Corte ha confermato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato il riconoscimento forfetario di costi (pari all'80% dei prelevamenti) concesso in primo grado. La motivazione è di natura procedurale: il contribuente non aveva mai richiesto tale deduzione, pertanto il giudice di primo grado aveva deciso 'ultra petita', ovvero oltre i limiti della domanda. La Cassazione ha ribadito che l'onere di superare la presunzione legale di ricavi grava interamente sul contribuente, che deve fornire prove analitiche e specifiche.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16314/2024, ha stabilito che la norma sul raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale di capitali detenuti in paradisi fiscali ha natura procedurale e non sostanziale. Di conseguenza, si applica il principio 'tempus regit actum' e la norma può essere utilizzata per accertamenti notificati dopo la sua entrata in vigore, anche se relativi a periodi d'imposta precedenti. La Corte ha così accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che aveva dichiarato nullo un avviso di accertamento per decorrenza dei termini ordinari.
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Lista Falciani come prova: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento basato sulla cosiddetta 'lista Falciani'. Sebbene la presunzione legale di evasione introdotta nel 2009 non sia retroattiva, i dati della lista costituiscono una presunzione semplice, grave, precisa e sufficiente da sola a fondare l'accertamento per redditi esteri non dichiarati. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità di tale documentazione come prova indiziaria.
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Accertamento bancario soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato su indagini bancarie estese ai conti correnti personali dei soci di una società in accomandita semplice. La Corte ha stabilito che se l'Agenzia delle Entrate fornisce prove del collegamento tra i conti personali e l'attività aziendale, scatta una presunzione legale di maggiori ricavi. L'onere di provare la natura extra-aziendale delle movimentazioni spetta quindi ai contribuenti. Il ricorso è stato respinto in quanto i motivi sono stati giudicati generici e miranti a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Deducibilità costi forfettaria e accertamenti fiscali
Un'imprenditrice individuale, soggetta a un accertamento fiscale basato su movimenti bancari non giustificati, si è vista negare la deduzione dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso su questo punto, stabilendo che la deducibilità costi forfettaria deve essere riconosciuta anche negli accertamenti analitico-induttivi per garantire il rispetto del principio di capacità contributiva.
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Deducibilità costi forfettaria: sì anche con accertamento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti fiscali. Allineandosi a una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha confermato che la deducibilità costi forfettaria è ammissibile anche in caso di accertamento analitico-induttivo basato su indagini bancarie. Quando l'Amministrazione Finanziaria presume maggiori ricavi da prelevamenti non giustificati, il contribuente ha il diritto di eccepire l'incidenza percentuale dei costi sostenuti per produrre tali ricavi, anche in assenza di documentazione specifica. Questa decisione mira a garantire un trattamento equo e a rispettare il principio della capacità contributiva, impedendo che un contribuente con contabilità sostanzialmente regolare sia trattato più severamente di uno che ne è privo. L'appello principale dell'Agenzia delle Entrate è stato rigettato, mentre il ricorso incidentale del contribuente è stato dichiarato inammissibile.
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Accertamento bancario: onere prova e PVC in giudizio
La Corte di Cassazione interviene su un caso di accertamento bancario, annullando la decisione di merito che aveva invalidato un avviso di accertamento per la mancata produzione integrale del Processo Verbale di Constatazione (PVC). La Suprema Corte ribadisce che, in base a una presunzione legale, l'onere della prova per giustificare i movimenti bancari grava sul contribuente. La mancata produzione del PVC non comporta la nullità automatica dell'atto, ma attiva i poteri istruttori del giudice. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Comportamento abituale: no a tenuità del fatto
La Corte di Cassazione, con ordinanza 22073/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, ribadendo che il comportamento abituale dell'imputato, desunto dalla commissione di più illeciti della stessa indole, costituisce una presunzione legale che osta in modo tassativo all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale.
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Accertamento bancario professionisti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29739/2025, ha chiarito un punto fondamentale sull'accertamento bancario professionisti. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, la presunzione che i prelievi ingiustificati costituiscano compensi non si applica più ai lavoratori autonomi. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che la presunzione legale per cui i versamenti bancari non giustificati sono considerati ricavi imponibili rimane pienamente valida. Di conseguenza, ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato integralmente l'accertamento, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto di questa distinzione.
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Accertamenti bancari: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29504/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari: l'onere della prova sull'origine non imponibile dei versamenti su conti correnti grava interamente sul contribuente. Nel caso specifico, una cittadina aveva ricevuto avvisi di accertamento per omessa dichiarazione dei redditi, basati su movimentazioni bancarie non giustificate. La sua difesa, secondo cui le somme erano regalie dell'ex compagno, è stata ritenuta generica e insufficiente. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, sottolineando che la presunzione legale di reddito può essere superata solo con prove analitiche e specifiche, non con semplici affermazioni.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari. Se l'Agenzia delle Entrate contesta versamenti non giustificati su un conto corrente, spetta esclusivamente al contribuente fornire una prova analitica e specifica che dimostri la natura non imponibile di ogni singola operazione. L'amministrazione finanziaria non ha l'obbligo di individuare la fonte del presunto reddito. La sentenza ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente attribuito un onere probatorio aggiuntivo all'Ufficio.
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