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Presunzione Legale

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883 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento bancario: quando i versamenti contano
La Corte di Cassazione chiarisce l'ambito dell'accertamento bancario per i lavoratori autonomi. In un caso riguardante un avviso di accertamento basato su movimenti bancari non giustificati, la Corte ha stabilito che la presunzione legale che considera i versamenti come reddito non dichiarato resta valida per tutti i contribuenti, inclusi i professionisti. Al contrario, la presunzione sui prelievi come acquisti non fatturati è stata annullata dalla Corte Costituzionale e non si applica né ai fini delle imposte dirette né ai fini IVA. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame limitatamente alla questione dei versamenti.
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Accertamento bancario: onere prova e termini
Un'erede si oppone a un accertamento bancario IRPEF notificato alla defunta. La Cassazione chiarisce che per gli accertamenti 'a tavolino' su tributi non armonizzati, come l'IRPEF, non sussiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo. Inoltre, ribadisce che spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per superare la presunzione legale che i versamenti bancari costituiscano reddito imponibile. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Indagini bancarie: onere della prova del contribuente
Un professionista ha contestato un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, sostenendo l'illegittimità di una valutazione "per masse" delle operazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio secondo cui i movimenti bancari si presumono fiscalmente rilevanti. Spetta quindi al contribuente l'onere di fornire una prova analitica e specifica della natura non imponibile di ciascuna operazione, invertendo di fatto l'onere probatorio. L'accertamento che raggruppa operazioni omogenee è stato ritenuto legittimo.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamenti bancari, annullando la decisione di merito favorevole a un contribuente. L'ordinanza sottolinea che, per superare la presunzione legale secondo cui i versamenti su conto corrente costituiscono reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione contestata. La Corte ha ritenuto che i giudici di secondo grado non abbiano verificato con il dovuto rigore le prove fornite, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Onere della prova capitali estero: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dei capitali detenuti all'estero in Paesi a fiscalità privilegiata. Il caso riguarda un contribuente a cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'omessa compilazione del quadro RW. La Corte ha stabilito che l'onere della prova per dimostrare che tali somme non costituiscono reddito imponibile spetta esclusivamente al contribuente. L'ordinanza chiarisce che la presunzione legale di evasione non può essere superata facendo leva sulle ampie capacità investigative dell'Amministrazione finanziaria, ribaltando così la decisione del giudice di merito che aveva erroneamente invertito tale onere.
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Agevolazioni fiscali sisma: no a riduzione su accertati
Un professionista, a seguito di un avviso di accertamento fiscale basato su indagini bancarie, ha impugnato l'atto sostenendo di aver perso la documentazione contabile a causa del sisma del 2009 e di aver diritto alle relative agevolazioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un importante principio di diritto: le agevolazioni fiscali sisma, come la riduzione del 60%, si applicano esclusivamente ai tributi già dichiarati e sospesi per l'emergenza, non a quelli emersi da un successivo accertamento per evasione. La Corte ha confermato che l'onere di giustificare i movimenti bancari resta a carico del contribuente.
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Presunzione custodia cautelare: il tempo non basta
Un individuo, accusato di traffico di droga, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere basandosi sul lungo tempo trascorso dai fatti e su un percorso di risocializzazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la presunzione custodia cautelare non era superata. La decisione è stata confermata non solo sulla base del tempo, ma valutando il ruolo fiduciario dell'indagato nell'organizzazione criminale, i suoi gravi precedenti e un reato commesso recentemente in carcere, elementi che dimostrano un concreto pericolo di reiterazione.
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Presunzione legale: onere della prova sui versamenti
Un contribuente ha ricevuto un accertamento fiscale per un cospicuo versamento bancario non giustificato. La sua difesa, basata su un presunto prestito da amici, è stata respinta a ogni livello di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che, in base alla presunzione legale, spetta al contribuente fornire prove analitiche e specifiche per dimostrare la natura non reddituale dei versamenti, ribadendo l'inversione dell'onere della prova in materia di accertamenti bancari.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11534/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista contro un accertamento bancario. La Corte ha ribadito che i versamenti su conto corrente si presumono reddito, e spetta al contribuente fornire una prova contraria rigorosa e credibile. Dichiarazioni di terzi generiche e non riscontrabili non sono sufficienti. È stato inoltre confermato che la violazione del contraddittorio preventivo invalida l'atto solo se il contribuente dimostra, con una 'prova di resistenza', quali argomenti concreti avrebbe potuto far valere.
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Accertamenti bancari: legittimi per tutti i contribuenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11830/2025, ha confermato che gli accertamenti bancari basati sui versamenti in conto corrente sono legittimi per tutti i contribuenti, non solo per imprenditori o professionisti. Nel caso specifico, un contribuente aveva ricevuto un avviso di accertamento per l'anno 2008 per un maggior reddito Irpef, desunto da indagini bancarie. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che i versamenti su un conto corrente costituiscono una presunzione legale di reddito. L'onere di provare che tali somme non sono imponibili spetta al contribuente, che nel caso di specie non è riuscito a fornire prove adeguate. È stata inoltre respinta la richiesta di estendere un giudicato favorevole relativo a un altro anno d'imposta.
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Accertamenti bancari: onere della prova del contribuente
Un professionista perde in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate in un caso di accertamenti bancari. La Corte Suprema ribadisce che la presunzione legale di reddito per i versamenti non giustificati può essere vinta solo dal contribuente, il quale deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione, dimostrandone l'estraneità alla propria attività professionale.
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Accertamenti bancari: onere della prova del professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11933/2025, ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sia quello di un professionista in materia di accertamenti bancari. La Corte ha ribadito che per superare la presunzione legale che i versamenti in conto corrente costituiscano reddito, il contribuente deve fornire una prova analitica e rigorosa per ogni singola operazione. L'apprezzamento di tale prova da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Deduzione forfettaria costi: la Cassazione accoglie
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito in un caso di accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie. La Corte ha stabilito che, a fronte di ricavi presunti, il contribuente ha diritto a opporre una deduzione forfettaria costi, principio sancito dalla Corte Costituzionale. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per una nuova valutazione che tenga conto di tale deduzione.
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Raddoppio termini accertamento: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11981/2025, ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per capitali detenuti all'estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale si applica oggettivamente, a prescindere dall'uso da parte dell'Agenzia delle Entrate della presunzione legale specifica. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato agli eredi di un contribuente per redditi derivanti da somme depositate a San Marino. La Corte ha chiarito che la norma sul raddoppio termini accertamento è uno strumento procedurale volto a contrastare l'evasione fiscale legata ai paradisi fiscali, applicabile anche se l'Ufficio prova l'illecito tramite presunzioni semplici.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento per investimenti detenuti in paradisi fiscali si applica anche se l'Agenzia delle Entrate non utilizza la presunzione legale specifica di evasione. La ratio della norma è fornire strumenti più efficaci per contrastare l'allocazione di capitali all'estero, indipendentemente dal metodo probatorio usato dall'Ufficio. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato decaduta l'Amministrazione finanziaria dal potere impositivo.
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Accertamenti bancari professionisti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12455/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista contro un avviso di accertamento basato su movimentazioni bancarie. La Corte ha chiarito che, nonostante la parziale incostituzionalità della norma per i prelievi, la presunzione legale che i versamenti su conto corrente costituiscano reddito non dichiarato rimane pienamente valida per gli accertamenti bancari professionisti. Di conseguenza, spetta al contribuente fornire la prova analitica che tali somme non sono imponibili.
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Accertamenti bancari: costi presuntivi per autonomi
Un lavoratore autonomo, istruttore di volo, ha subito un avviso di accertamento per IRPEF e IVA basato su versamenti bancari non dichiarati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12538/2025, ha confermato che la sua attività rientra nel lavoro autonomo. Tuttavia, ha stabilito un principio fondamentale sugli accertamenti bancari: anche in assenza di prove documentali specifiche, al contribuente deve essere riconosciuta una deduzione forfettaria per i costi sostenuti per produrre i ricavi presunti. La sentenza precedente è stata cassata con rinvio per la quantificazione di tali costi.
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Accertamenti bancari: come dedurre i costi presunti
Un lavoratore autonomo, istruttore di volo, ha subito accertamenti bancari che hanno portato a una rettifica del reddito. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento basato sui versamenti in conto corrente, qualificando l'attività come lavoro autonomo abituale. Tuttavia, ha accolto il ricorso del contribuente su un punto cruciale: la necessità di riconoscere la deducibilità dei costi, anche in misura forfettaria, dal maggior reddito presunto. La sentenza è stata cassata con rinvio per la rideterminazione dei costi.
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Accertamenti bancari: sì ai costi presunti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12540/2025, ha stabilito un principio importante in materia di accertamenti bancari. Nel caso di un lavoratore autonomo (istruttore di volo) accertato sulla base dei versamenti bancari, la Corte ha confermato la legittimità della presunzione di maggiori ricavi. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito perché non aveva riconosciuto al contribuente una deduzione forfettaria dei costi, come imposto da una recente sentenza della Corte Costituzionale. Il caso è stato rinviato per la quantificazione di tali costi.
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Accertamenti bancari e lavoro autonomo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12541/2025, si è pronunciata sul caso di un lavoratore autonomo soggetto ad accertamenti bancari. La Corte ha confermato che i versamenti su conto corrente costituiscono una presunzione legale di ricavi non dichiarati, ponendo l'onere della prova a carico del contribuente. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito perché non aveva riconosciuto, neppure in via forfettaria, i costi inerenti all'attività, stabilendo che il giudice deve procedere a una loro stima per garantire una tassazione equa sul reddito netto.
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