L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un Contribuente un avviso di rettifica del reddito dichiarato, rideterminandolo in misura superiore sulla base del possesso di due autovetture, un'imbarcazione da diporto e una residenza di trecento metri quadrati. L'ufficio ha applicato il metodo dell'accertamento sintetico da redditometro. Dopo l'annullamento dell'atto nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito della causa. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'amministrazione finanziaria non deve dimostrare l'esistenza di attività occulte, essendo sufficiente provare la disponibilità dei beni indici di capacità contributiva. Spetta al Contribuente fornire la prova contraria, dimostrando che le spese sono state sostenute con redditi esenti, già tassati o risorse familiari possedute. La Suprema Corte ha dunque accolto il ricorso dell'Erario, cassando la sentenza impugnata con rinvio.
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