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Presunzione Iuris Tantum

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362 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un ente di edilizia pubblica ha contestato un avviso di accertamento IMU, sostenendo di aver diritto all'esenzione per i suoi immobili qualificati come 'alloggi sociali'. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che l'esenzione IMU alloggi sociali spetta se gli immobili hanno le caratteristiche previste dalla legge e sono adibiti ad abitazione principale dagli assegnatari. La Corte ha introdotto una presunzione di residenza, spostando l'onere della prova sull'ente impositore.
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Accertamento sintetico: spese future e reddito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4996/2025, si è pronunciata sul tema dell'accertamento sintetico. Il caso riguardava un avviso di accertamento per l'anno 2007, basato su incrementi patrimoniali sostenuti dal contribuente anche in anni successivi, in particolare nel 2009. La Corte ha stabilito che, per l'annualità 2007, si applica la versione dell'art. 38 del D.P.R. 600/1973 antecedente alla riforma del 2010. Tale normativa permetteva di presumere che una spesa rilevante fosse finanziata da redditi conseguiti non solo nell'anno dell'acquisto ma anche nei quattro anni precedenti. Di conseguenza, è stato ritenuto legittimo l'operato dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza di secondo grado che aveva erroneamente escluso tale possibilità.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un ente che gestisce edilizia residenziale pubblica si è opposto a un avviso di accertamento IMU, sostenendo di avere diritto all'esenzione per i suoi immobili in quanto "alloggi sociali". La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per gli alloggi che rispettano le caratteristiche normative di "social housing", si presume che siano adibiti ad abitazione principale dagli assegnatari. Di conseguenza, spetta all'ente impositore, e non all'ente gestore, l'onere di provare il contrario per negare il beneficio fiscale. La Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso alla corte di merito per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
Un ente di edilizia residenziale pubblica ha impugnato un avviso di accertamento IMU, sostenendo il proprio diritto all'esenzione per gli immobili qualificati come "alloggi sociali". La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito un principio fondamentale: l'esenzione IMU per gli alloggi sociali spetta se questi rispettano i criteri del D.M. 22 aprile 2008 e sono adibiti ad abitazione principale dall'assegnatario. La Corte ha inoltre chiarito che tale destinazione si presume, invertendo l'onere della prova a carico dell'ente impositore, che dovrà dimostrare l'eventuale inadempimento dell'assegnatario per negare il beneficio.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune contro un ente di edilizia residenziale, confermando il diritto all'esenzione IMU per gli alloggi sociali. La Corte ha stabilito che per questi immobili vige una presunzione di utilizzo come abitazione principale da parte degli assegnatari. Di conseguenza, spetta al Comune, e non all'ente, l'onere di provare l'eventuale mancanza di tale requisito per negare il beneficio fiscale.
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Contributi consortili: piano di classifica valido?
Un contribuente ha contestato una richiesta di pagamento per contributi consortili, sostenendo che il piano di classifica fosse obsoleto e che non vi fosse un beneficio diretto per il suo immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un piano di classifica, anche se datato e approvato sotto una normativa poi abrogata, mantiene la sua validità in virtù del principio di continuità normativa. Inoltre, ha ribadito che l'inclusione di un immobile nel perimetro consortile crea una presunzione di vantaggio, e spetta al contribuente l'onere di provare il contrario.
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Esenzione TARI: quando la dichiarazione è obbligatoria
Una società di servizi si è opposta a un avviso di accertamento TARI, sostenendo di avere diritto a un'esenzione per una porzione di immobile dove venivano prodotti rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere l'esenzione TARI non è sufficiente la sola produzione di rifiuti speciali. È indispensabile presentare un'apposita dichiarazione al Comune, che non rappresenta una mera formalità ma una condizione essenziale. L'onere di dimostrare i presupposti per l'esclusione dal tributo ricade interamente sul contribuente.
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Presunzione di conoscenza: licenziamento valido?
Un dipendente pubblico ha impugnato un licenziamento oltre i termini, sostenendo che la madre convivente gli avesse nascosto la lettera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo il principio della presunzione di conoscenza. Secondo la Corte, l'atto si considera conosciuto quando giunge all'indirizzo del destinatario. L'occultamento da parte di un familiare non costituisce un'impossibilità oggettiva e incolpevole di venire a conoscenza dell'atto, poiché rientra nella sfera di controllo del destinatario. La decadenza dall'impugnazione è stata quindi confermata.
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Rimborso contributi bonifica: sì senza impugnazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente può richiedere il rimborso dei contributi di bonifica anche se non ha impugnato l'avviso di pagamento iniziale. La Corte ha chiarito che tali avvisi sono atti 'atipici' e la loro mancata contestazione non rende definitiva la pretesa del consorzio. Il diritto al rimborso contributi bonifica si consolida solo con la mancata impugnazione della successiva e formale cartella di pagamento, che in questo caso non era stata notificata.
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Notificazione nulla e presunzione di conoscenza del processo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una notificazione nulla, sebbene viziata, può far scattare una presunzione di conoscenza del processo a carico del destinatario. In un caso riguardante un appello tardivo, la Corte ha rigettato il ricorso di una società che lamentava la notifica della sentenza di primo grado a una sede locale anziché a quella legale. È stato chiarito che non è sufficiente dimostrare il vizio della notifica; la parte deve anche provare di non aver avuto conoscenza dell'atto per altra via, superando così la presunzione legale. La notifica a un soggetto collegato al destinatario è stata ritenuta sufficiente a far presumere la conoscenza dell'atto.
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Investimenti esteri: la Cassazione e l’onere della prova
Un contribuente sosteneva che i pagamenti effettuati fossero per un acquisto immobiliare a Dubai, ma l'Agenzia delle Entrate li ha riclassificati come investimenti esteri non dichiarati in un paradiso fiscale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del contribuente, confermando che, una volta attivata la presunzione legale di reddito per la mancata compilazione del quadro RW, spetta al contribuente fornire prove solide e inequivocabili del contrario. La Corte ha ritenuto insufficienti le prove fornite e ha dichiarato inammissibile il tentativo di rimettere in discussione la valutazione dei fatti compiuta dai giudici di merito.
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Rivendica beni fallimento: la prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore che chiedeva la restituzione di beni da una società fallita, alla quale li aveva concessi in affitto d'azienda. La decisione si fonda sulla mancata prova della proprietà attraverso un documento con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. Questa ordinanza ribadisce il rigore probatorio necessario per la rivendica beni fallimento, sottolineando che la prova per testimoni o le sole scritture contabili sono generalmente inefficaci contro la procedura fallimentare.
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Costi presunti: sì alla deduzione forfettaria
In un caso di accertamento fiscale basato su movimentazioni bancarie, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: i costi presunti devono essere dedotti in via forfettaria. Accogliendo il ricorso di un contribuente, la Corte ha chiarito che, anche in un accertamento analitico-induttivo, è necessario riconoscere una quota di costi correlati ai maggiori ricavi accertati, in linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale. Tuttavia, ha negato la possibilità di scorporare l'IVA dai versamenti bancari considerati come ricavi.
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Onere prova contributi bonifica: la Cassazione decide
Un consorzio di bonifica ha richiesto a una fondazione il pagamento di contributi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio, stabilendo che l'onere della prova contributi di bonifica non grava interamente sul contribuente. Sebbene il consorzio possa basarsi su un Piano di Classifica che crea una presunzione di beneficio, il contribuente può superare tale presunzione fornendo prove specifiche che dimostrino l'assenza di un vantaggio concreto e diretto per il proprio immobile.
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Abuso di direzione: onere della prova e controllo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare per un presunto abuso di direzione e coordinamento. La sentenza chiarisce che spetta a chi agisce in giudizio dimostrare i presupposti del controllo societario per poter invocare la responsabilità della capogruppo, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda per mancanza di prove.
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Esenzione TARI hotel: la chiusura stagionale non basta
Una società alberghiera ha richiesto un'esenzione parziale dalla TARI a causa della sua chiusura stagionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per ottenere un'esenzione TARI è necessario dimostrare l'impossibilità *oggettiva* di produrre rifiuti. La scelta volontaria di chiudere l'attività per alcuni mesi, specialmente in presenza di una licenza annuale, non è sufficiente a soddisfare questo requisito, in quanto rappresenta una decisione soggettiva dell'imprenditore.
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Amministratore di fatto: responsabilità e prova
Una contribuente, ritenuta amministratore di fatto di un'associazione sportiva, è stata chiamata a rispondere dei debiti fiscali dell'ente. La Corte di Cassazione ha chiarito che la gestione dei conti correnti costituisce una presunzione del ruolo di amministratore di fatto. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito perché il giudice non ha analiticamente valutato le prove fornite dalla contribuente per giustificare i movimenti bancari e ha illegittimamente omesso di pronunciarsi sulle domande subordinate, come quelle relative all'IVA e alle sanzioni.
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Competenza territoriale crisi d’impresa: sede effettiva
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza tra due Tribunali in materia di crisi d'impresa. Viene stabilito che, per individuare il giudice competente, la presunzione di coincidenza tra la sede legale e il centro degli interessi principali (COMI) del debitore non è assoluta, ma relativa. Pertanto, se vi sono prove univoche che la sede effettiva, dove si svolge l'attività direttiva e amministrativa, è in un luogo diverso e tale circostanza è riconoscibile dai terzi, la competenza territoriale per la crisi d'impresa spetta al Tribunale di quel luogo.
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Onere della prova TARI: la prova per l’esenzione
Una società ha impugnato un avviso di pagamento TARI, rivendicando l'esenzione per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova TARI grava sul contribuente. La sola presentazione di MUD e registri di carico/scarico è stata ritenuta insufficiente; per ottenere l'esenzione, è indispensabile fornire contratti e fatture che attestino l'effettivo smaltimento a proprie spese.
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Onere della prova per contributi di bonifica: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22199/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di contributi di bonifica. In presenza di un piano di classifica approvato, si presume il beneficio per l'immobile incluso nel perimetro consortile. Spetta quindi al contribuente, e non al consorzio, fornire la prova contraria, dimostrando la mancanza di un vantaggio diretto e specifico derivante dalle opere. La Corte ha inoltre stabilito che le nuove norme sull'onere della prova nel processo tributario (art. 7, comma 5-bis, d.lgs. 546/1992) non sono retroattive e si applicano solo ai giudizi instaurati dopo il 16 settembre 2022.
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