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Presunzione Cautelare

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46 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione cautelare 416 bis: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per associazione mafiosa ha impugnato il ripristino della custodia cautelare in carcere, precedentemente sostituita con gli arresti domiciliari. Adduceva a sua difesa il tempo trascorso, la buona condotta e l'allontanamento fisico dal contesto criminale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che la presunzione cautelare di pericolosità per il reato di cui all'art. 416 bis c.p. può essere vinta solo con la prova concreta e oggettiva dell'avvenuta rescissione di ogni legame con il sodalizio criminale, non essendo sufficienti, da soli, elementi come la buona condotta o la distanza geografica.
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Presunzione cautelare: Cassazione su art. 74 stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che le censure sulla valutazione delle prove sono inammissibili in sede di legittimità e che la presunzione cautelare prevista per tali reati non era stata superata, data la gravità dei fatti e la permanenza del vincolo associativo.
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Presunzione Cautelare: la Cassazione sul tempo trascorso
Un soggetto, accusato di associazione di stampo mafioso, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, basando il suo ricorso principalmente sul tempo trascorso dai fatti contestati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della presunzione cautelare di pericolosità. I giudici hanno specificato che il solo passare del tempo non è un elemento sufficiente a vincere tale presunzione, specialmente in assenza di prove concrete che dimostrino la rescissione di ogni legame con il sodalizio criminale. La gravità degli indizi e il ruolo organico dell'individuo nell'associazione rimangono fattori determinanti.
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Presunzione cautelare 416 bis: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per associazione di tipo mafioso. La sentenza ribadisce la forza della presunzione cautelare prevista per questo reato, che impone la misura detentiva a meno che non si provi la rescissione dei legami con il sodalizio criminale. La Corte ha inoltre sottolineato che la valutazione delle prove, come le intercettazioni, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Presunzione Cautelare: la Cassazione decide su droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce la forza della presunzione cautelare prevista per questi reati, chiarendo che il semplice trascorrere del tempo (in questo caso tre anni) non è sufficiente a superarla se non supportato da elementi concreti che dimostrino l'assenza di pericolosità sociale.
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Presunzione cautelare: la Cassazione sul riesame
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. La sentenza conferma la legittimità della misura, basata su un solido quadro indiziario che include intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Viene ribadita la piena operatività della presunzione cautelare, secondo cui, per tali reati, la detenzione in carcere è l'unica misura idonea, salvo prova contraria di un recesso definitivo dal sodalizio criminale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Presunzione cautelare: quando resta la custodia in carcere
Un individuo sotto custodia cautelare in carcere per gravi reati associativi ha richiesto una misura meno afflittiva, sostenendo un affievolimento della presunzione cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che elementi come una perizia balistica favorevole o il presunto scioglimento del sodalizio non sono sufficienti a superare la forte presunzione di pericolosità legata a tali reati, soprattutto a fronte di un ruolo centrale dell'indagato nell'organizzazione.
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Associazione di tipo mafioso: la condotta che integra
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. L'imputato, sostenendo di aver agito solo come autista, si è visto respingere il ricorso. La Corte ha stabilito che svolgere mansioni di autista e guardaspalle in modo stabile e consapevole, garantendo la sicurezza e la continuità degli incontri associativi, costituisce una piena partecipazione al sodalizio criminale e non un mero favoreggiamento.
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Presunzione custodia cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza 32804/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che la presunzione di custodia cautelare non può essere superata dalla mera collaborazione con la giustizia o dal tempo trascorso, specialmente in presenza di un ruolo apicale e di un'elevata pericolosità sociale.
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Gravi indizi di colpevolezza e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la valutazione sui gravi indizi di colpevolezza fatta dal Tribunale della Libertà, ritenendo che il ricorso si limitasse a riproporre questioni di fatto già adeguatamente esaminate, senza evidenziare vizi di legittimità.
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Presunzione cautelare: Cassazione su art. 74 stup.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, accusato di essere promotore di un'associazione per il narcotraffico. La sentenza ribadisce la validità della presunzione cautelare per reati gravi, specificando che spetta alla difesa fornire prove concrete per superarla. La Corte ha inoltre chiarito che l'ordinanza del Tribunale del Riesame può sanare le contraddizioni del provvedimento iniziale e che le censure generiche sulle prove non sono ammesse in sede di legittimità.
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Presunzione cautelare: custodia per associazione droga
Una donna, accusata di essere una spacciatrice per un'associazione criminale, ha impugnato la sua custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura restrittiva sulla base della presunzione cautelare prevista per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (Art. 74 D.P.R. 309/90). La Corte ha ritenuto che i numerosi precedenti penali dell'indagata, comprese condanne per evasione, e la gravità dei fatti giustificassero pienamente la detenzione, superando le obiezioni relative al tempo trascorso.
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Presunzione cautelare e mafia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato detenuto per associazione mafiosa. La Corte ha confermato che la forte presunzione cautelare prevista per tali reati non è superata dal semplice passaggio del tempo o da elementi non decisivi, specialmente in presenza di una condanna non definitiva.
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Presunzione cautelare: il tempo non basta da solo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24313/2024, ha stabilito che per i reati di mafia la presunzione cautelare di adeguatezza della custodia in carcere non può essere superata dal solo decorso del tempo. È necessaria la prova di un distacco irreversibile dal sodalizio criminale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva gli arresti domiciliari, sottolineando come la sua personalità e la gravità dei reati rendessero inadeguata ogni misura meno afflittiva del carcere.
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Esigenze cautelari e tempo: Cassazione annulla
Una persona veniva posta agli arresti domiciliari per associazione finalizzata al narcotraffico, a più di cinque anni dalla data degli ultimi fatti contestati. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, stabilendo che il giudice del riesame non aveva adeguatamente motivato sulla persistenza e attualità delle esigenze cautelari, indebolite dal notevole lasso di tempo trascorso. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Aggravante mafiosa: la presunzione cautelare regge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di armi aggravati da finalità mafiosa. La difesa sosteneva che il lavoro svolto nel Nord Italia e il tempo trascorso avessero attenuato le esigenze cautelari. La Corte ha ribadito la validità della 'doppia presunzione cautelare' prevista per questi reati, secondo cui il carcere è la misura adeguata a meno che non si dimostri una rescissione definitiva dei legami con l'ambiente criminale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Presunzione cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la custodia in carcere per un indagato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La Corte ha ribadito la forza della presunzione cautelare, che impone il carcere come misura adeguata, a meno che l'indagato non fornisca prove specifiche e concrete per dimostrare il contrario, cosa che non è avvenuta nel caso di specie.
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Presunzione Cautelare: No alla revisione dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare nel merito gli indizi, ma solo controllare la logicità della motivazione del giudice precedente. È stata confermata la validità della presunzione cautelare, che impone misure restrittive per reati di tale gravità, data la contiguità dell'indagata al circuito criminale e la caratura dei suoi interlocutori.
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Presunzione cautelare: quando resta il carcere?
Un soggetto, detenuto per gravi reati tra cui associazione di stampo mafioso e tentato omicidio, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La sua richiesta si basava sul lungo periodo di detenzione già scontato e su altri elementi ritenuti nuovi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La sentenza stabilisce che la presunzione cautelare di adeguatezza del carcere, prevista per reati di eccezionale gravità, non viene meno anche se la detenzione preventiva supera la pena inflitta per uno solo dei reati connessi. La pericolosità complessiva dell'individuo e il rischio di fuga giustificano il mantenimento della misura più afflittiva.
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Esigenze cautelari: il tempo non basta a revocarle
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego degli arresti domiciliari per un imputato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a indebolire le esigenze cautelari, soprattutto quando la pericolosità sociale dell'individuo è radicata e provata da una lunga carriera criminale. La presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per reati di tale gravità richiede prove concrete di un effettivo distacco dal contesto criminale per essere superata.
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