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Prescrizione

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12030 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inottemperanza Ordine Demolizione: Cassazione ribalta la prescrizione
Il Comune aveva imposto una sanzione di 20.000 euro a due Cittadini per la mancata demolizione di manufatti abusivi, nonostante precedenti ordinanze. I Cittadini avevano contestato la sanzione, sostenendo che l'illecito fosse istantaneo e quindi prescritto. La Corte d'Appello aveva accolto questa tesi. La Corte di Cassazione, invece, ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'inottemperanza ordine demolizione di opere abusive costituisce un illecito permanente. La prescrizione, pertanto, non decorre dalla scadenza del termine per demolire, ma dalla cessazione della condotta illecita. Le norme sanzionatorie si applicano anche a illeciti iniziati prima della loro entrata in vigore, purché l'inottemperanza si protragga per almeno 90 giorni dopo l'entrata in vigore delle nuove disposizioni.
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Giurisdizione Tributaria: L’Erede e i Debiti Contro il Fisco
L'Erede ha impugnato un avviso di pagamento per debiti fiscali e contributivi, inclusi crediti INPS, contestando la notifica e la prescrizione. I giudici di merito hanno dichiarato il difetto di giurisdizione tributaria per i crediti previdenziali. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità delle questioni sulla giurisdizione tributaria, non ha deciso nel merito. Ha invece rimesso la causa a un'udienza pubblica e ha ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio, rinviando la decisione finale.
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Responsabilità dell’Appaltatore: l’eccezione tardiva non salva dai difetti
Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda Costruttrice per gravi difetti nell'edificio. L'Azienda ha eccepito la prescrizione e la decadenza del diritto, sostenendo la tardività della denuncia dei vizi e dell'azione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la sua responsabilità dell'appaltatore. Ha stabilito che l'eccezione di prescrizione, seppur sollevata in fase di accertamento tecnico preventivo, non è valida se riproposta tardivamente nel giudizio di merito. Il Condominio ha quindi ottenuto il risarcimento dei danni per i vizi riscontrati.
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Compenso Avvocato: la Prescrizione prevale sul Credito Professionale
Un Avvocato ha chiesto il pagamento di un compenso professionale per un'attività di pignoramento presso terzi. La Cliente si è opposta, sostenendo che il diritto al compenso era caduto in prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione del compenso avvocato inizia dal momento in cui l'incarico è concluso, identificando tale momento con l'emissione dell'ordinanza di assegnazione del credito. I pagamenti parziali della Cliente non hanno dimostrato una rinuncia alla prescrizione. Il ricorso dell'Avvocato è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione contributi INPS: cartella nulla dopo 5 anni
Il Contribuente riceveva cinque cartelle di pagamento per debiti previdenziali e ne contestava la riscossione in giudizio. Il debitore eccepiva l'intervenuta prescrizione contributi INPS per il decorso di cinque anni dalla notifica degli atti. La Corte d'Appello respingeva l'eccezione applicando il termine ordinario decennale per mancata opposizione tempestiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente, ribadendo che la cartella esattoriale non opposta resta un semplice atto amministrativo e non equivale a una sentenza del giudice. Pertanto, il debito previdenziale si estingue nel termine breve di cinque anni e non si trasforma mai nel termine lungo decennale. I giudici hanno cassato la decisione d'appello, rinviando la causa per verificare i conteggi temporali.
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Prescrizione Cartelle Esattoriali: La Cassazione rinvia alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso sulla **prescrizione cartelle esattoriali** e l'impugnabilità dell'estratto di ruolo. Un contribuente aveva contestato un avviso di iscrizione ipotecaria, sostenendo la prescrizione delle cartelle. I giudici di merito avevano riconosciuto la prescrizione per alcune cartelle, anche se regolarmente notificate, verificando il decorso del termine dopo la notifica. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso, lamentando l'erronea applicazione delle norme sulla prescrizione e la mancata considerazione di un'intimazione di pagamento che avrebbe interrotto i termini. La Cassazione, tuttavia, ha rinviato la decisione, in attesa di un pronunciamento delle Sezioni Unite su questioni cruciali riguardanti l'impugnabilità dell'estratto di ruolo e le recenti modifiche legislative.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop con la proroga
L'Ente previdenziale ha richiesto a una libera professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2010, iscrivendola d'ufficio alla cassa previdenziale. La contribuente ha ricevuto la richiesta di pagamento il 4 luglio 2016 e ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del termine quinquennale. I giudici di merito hanno accolto l'eccezione, ritenendo decorso il termine ordinario di giugno. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Il termine iniziale per calcolare la prescrizione contributi Gestione separata coincide con la reale scadenza di pagamento fissata per i versamenti fiscali. Un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza ordinaria al 6 luglio 2011 per le categorie soggette a studi di settore. La richiesta dell'Ente, giunta il 4 luglio 2016, risulta quindi tempestiva e interrompe validamente il termine di prescrizione.
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Iscrizione Gestione Separata: Reddito basso non esclude l’obbligo
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per l'Iscrizione Gestione Separata INPS dei professionisti. Un Avvocato non aveva versato i contributi, sostenendo che la sua attività fosse occasionale per via del reddito inferiore a 5.000 euro. La Corte ha stabilito che l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata dipende dalla natura abituale dell'attività, non solo dal reddito. Inoltre, il termine di prescrizione per i contributi decorre dalla scadenza prorogata, non da quella ordinaria. L'INPS ha vinto il ricorso e la causa tornerà in appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione Contributi: La Mancata Dichiarazione Non è Occultamento
Un professionista doveva versare contributi previdenziali alla Gestione Separata per l'anno 2011. L'INPS ha richiesto il pagamento dopo che erano trascorsi più di cinque anni. I giudici di merito hanno dichiarato la **prescrizione contributi previdenziali**, respingendo l'argomento dell'INPS secondo cui la mancata compilazione del Quadro RR della dichiarazione dei redditi costituiva occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'INPS. Ha ribadito che la semplice omissione dichiarativa non equivale a un occultamento intenzionale. Il professionista ha vinto la causa e l'INPS ha dovuto pagare le spese legali.
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Vendita Contro Se Stessi: Il Disconoscimento Quietanza Ribalta il Caso
Un'erede contesta la vendita di un immobile da parte di un'agente a se stessa, avvenuta tramite procura. L'agente produce una quietanza di pagamento, ma l'erede la disconosce. I giudici di merito avevano ritenuto la quietanza valida e l'azione prescritta. La Cassazione, invece, ha stabilito che il disconoscimento quietanza di una copia impone alla controparte di avviare un procedimento di verificazione, altrimenti il documento non può essere usato come prova. La sentenza viene annullata e rinviata per un nuovo esame.
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Prescrizione diritti retributivi: Anzianità imprescrittibile, ma i soldi no
Una Lavoratrice ha chiesto la ricostruzione della sua carriera e il pagamento di differenze retributive non percepite dall'Amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato che i diritti a ottenere le differenze salariali si estinguono per prescrizione diritti retributivi dopo cinque anni. Ha chiarito che l'anzianità di servizio è un fatto imprescrittibile, ma le pretese economiche che ne derivano, come gli scatti di anzianità, sono soggette al termine quinquennale. La richiesta di conciliazione non sospende la prescrizione, ma la interrompe solo una volta. La Corte ha rigettato il ricorso della Lavoratrice.
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Prescrizione tributi locali: vale la consegna e non l’invio
Un comune ha richiesto a un contribuente il saldo dell'imposta municipale per l'anno 2012. L'ente ha spedito l'avviso di accertamento il 27 dicembre 2017, ma il plico è pervenuto al destinatario soltanto il 5 gennaio 2018, oltre la scadenza quinquennale. Il cittadino ha quindi eccepito l'estinzione del debito per decorso dei termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino e ha annullato la pretesa fiscale dell'ente locale. I giudici hanno stabilito che la prescrizione tributi locali si interrompe esclusivamente nel momento in cui l'atto impositivo giunge all'effettiva conoscenza del debitore entro il termine di legge, risultando irrilevante la data di spedizione.
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Prescrizione dei diritti contrattuali: atto stragiudiziale non basta
Una Promittente Acquirente chiedeva la risoluzione di un contratto preliminare di vendita e il risarcimento danni, sostenendo che un atto stragiudiziale del 2004 avesse interrotto la prescrizione dei diritti contrattuali. L'Azienda Venditrice aveva ceduto l'immobile a terzi, rendendo impossibile l'adempimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che un atto stragiudiziale, come una diffida, non interrompe la prescrizione per i diritti potestativi, come quello di chiedere la risoluzione del contratto. Solo una domanda giudiziale può farlo. Poiché l'azione giudiziale è stata avviata troppo tardi (2005 rispetto all'inadempimento del 1995), il diritto era già prescritto. La Promittente Acquirente ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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Prescrizione del bollo auto: quando i solleciti salvano il debito
Un contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento per una tassa automobilistica non versata nel 2009. Il cittadino lamentava l'incompetenza territoriale dell'ufficio di riscossione emittente a causa del proprio cambio di residenza. Inoltre, egli eccepiva l'avvenuta prescrizione del bollo auto sostenendo il decorso del termine triennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici hanno chiarito che la competenza territoriale dell'ente si valuta al momento della consegna del ruolo e che il contribuente non ha provato la data effettiva del cambio di residenza. Infine, la Suprema Corte ha evidenziato che la notifica periodica di cartelle e precedenti solleciti ha interrotto regolarmente il termine di prescrizione triennale, rendendo legittimo il credito dell'amministrazione finanziaria.
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Rimborso IVA: Notifica Errata Blocca l’Appello dell’Agenzia delle Entrate
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un'Azienda un **Rimborso IVA** per presunta tardiva presentazione di un modulo specifico. La Commissione Tributaria ha ritenuto valida la richiesta, considerando sufficiente la dichiarazione IVA generale e applicando un termine di prescrizione decennale anziché biennale. L'Agenzia ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Corte ha rilevato un errore nella notifica del ricorso all'Azienda, effettuata al precedente avvocato. Per questo motivo, la Corte ha ordinato all'Agenzia di rinnovare la notifica direttamente all'Azienda entro sessanta giorni, rinviando la decisione sul merito del **Rimborso IVA**.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop a tagli INPS
Un lavoratore in pensione ha ottenuto in giudicato il diritto alla rivalutazione contributiva per amianto per il periodo 1965-1979. L'Ente previdenziale ha aggiornato la pensione ma ha riconosciuto gli arretrati solo da una data successiva. Il pensionato ha quindi avviato una nuova causa per ottenere tutti i ratei arretrati pregressi. La Corte di Appello ha respinto la richiesta dichiarando prescritto il diritto originario ai benefici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pensionato: i giudici di secondo grado hanno deciso su un'eccezione mai sollevata dall'Ente e su un diritto già accertato in via definitiva, violando le regole processuali. La Suprema Corte ha annullato la decisione con rinvio.
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Prescrizione contributi consortili: vince l’ente creditore
Un ente creditore ha notificato una cartella di pagamento per riscuotere quote non versate. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la prescrizione contributi consortili, affermando che i tributi richiesti fossero diversi da quelli di una precedente cartella annullata. La Commissione tributaria regionale ha accolto il ricorso, dichiarando prescritti i crediti ma basando la decisione sull'assunto che i tributi fossero identici e che il precedente giudizio non avesse interrotto i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del creditore, rilevando una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. I giudici di secondo grado hanno infatti sostituito d'ufficio la tesi difensiva del contribuente con una diversa motivazione non dedotta, incorrendo nel vizio di ultrapetizione. La Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata, rinviando la controversia per un nuovo esame rispettoso delle reali domande.
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Omessa compilazione del quadro RR: niente sanzioni per evasione
L'ente previdenziale ha iscritto d'ufficio un professionista alla Gestione Separata, pretendendo i contributi per annualità pregresse e pesanti sanzioni. L'ente ha sostenuto che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione fiscale costituisse un doloso occultamento del debito, capace di bloccare la prescrizione e giustificare le sanzioni per evasione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto, stabilendo che l'omessa compilazione del quadro RR non genera alcuna presunzione automatica di dolo o frode. Di conseguenza, il credito più risalente è dichiarato prescritto e per le somme successive si applicano le sanzioni ridotte per semplice omissione.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: Obbligo per Avvocati e Prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di Iscrizione Gestione Separata INPS per una professionista avvocato. La professionista, iscritta all'albo ma non alla Cassa Forense per mancato raggiungimento del reddito minimo, aveva versato solo il contributo integrativo. La Suprema Corte ha ribadito che l'iscrizione alla Gestione Separata è dovuta anche per attività professionale occasionale con reddito superiore a 5.000 euro. Ha inoltre chiarito che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza dei termini di pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi, e che la mancata compilazione del quadro RR non implica automaticamente l'occultamento doloso. Il ricorso della professionista è stato rigettato.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: no al dolo automatico
L'ente previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2011 alla Gestione Separata, notificando l'avviso di addebito nell'agosto 2017. La professionista ha eccepito l'estinzione del debito per decorso del termine quinquennale. L'ente sosteneva la sospensione dei termini a causa della mancata compilazione del quadro previdenziale nella dichiarazione dei redditi, configurando un presunto occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice autonoma, affermando il principio della prescrizione contributi Gestione Separata. I giudici hanno chiarito che il termine decorre dalla scadenza del versamento e che la semplice omissione del quadro fiscale non equivale a dolo se il reddito complessivo risulta regolarmente dichiarato al Fisco. Il credito preteso è stato integralmente annullato.
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