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Prescrizione — Anno 2024

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2269 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Prescrizione

Provvedimenti

Prescrizione amianto: decorrenza e consapevolezza
Un lavoratore esposto ad amianto ha richiesto la rivalutazione contributiva, ma l'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto è prescritto, chiarendo che il termine di prescrizione amianto decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, momento che può coincidere con la richiesta di certificazione all'istituto infortunistico.
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Prescrizione cartelle: Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22689/2024, ha rigettato il ricorso di una contribuente, chiarendo importanti principi sulla prescrizione delle cartelle esattoriali non impugnate. La Corte ha stabilito che la mancata opposizione non converte automaticamente il termine di prescrizione in quello ordinario decennale. Al contrario, si applica il termine specifico previsto per ciascun tributo (es. triennale per il bollo auto, decennale per i tributi erariali), che decorre nuovamente dalla data di notifica della cartella. L'ordinanza ha inoltre confermato la validità della costituzione in giudizio dell'Agente della riscossione tramite avvocati del libero foro.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
Un lavoratore, esposto ad amianto, si è visto negare il diritto alla rivalutazione contributiva in appello per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il termine di prescrizione decennale per questo beneficio, autonomo rispetto alla pensione, decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, non dal pensionamento. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il giudice ha il potere di individuare autonomamente tale momento iniziale, basandosi sugli atti di causa.
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Recidiva e prescrizione: quando si allungano i tempi?
Un imputato per resistenza a pubblico ufficiale ha sostenuto l'estinzione del reato per prescrizione, argomentando che la recidiva, essendo stata bilanciata con le attenuanti, non dovesse allungare i termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale su recidiva e prescrizione: la recidiva si considera 'applicata' e quindi idonea ad aumentare il termine di prescrizione anche quando viene semplicemente utilizzata per 'paralizzare' l'effetto delle circostanze attenuanti in un giudizio di equivalenza.
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Prescrizione benefici amianto: quando inizia?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22598/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione dei benefici amianto. La Corte ha chiarito che il termine decennale per richiedere la rivalutazione contributiva non decorre automaticamente dalla data di pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza di essere stato esposto a sostanze nocive. La sentenza di merito, che aveva respinto la domanda di una lavoratrice ritenendola tardiva, è stata annullata con rinvio.
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Prescrizione benefici amianto: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore, stabilendo un principio chiave sulla prescrizione benefici amianto. Il termine decennale non decorre automaticamente dalla data di pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza dell'esposizione nociva. La sentenza d'appello, che aveva respinto la domanda ritenendola tardiva, è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo criterio.
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Prescrizione reato e ricorso: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione annulla una condanna per evasione a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. La Corte ha prima verificato la fondatezza del motivo di ricorso, relativo all'errata esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, per poi procedere alla declaratoria di estinzione. Se il ricorso fosse stato inammissibile, la prescrizione non avrebbe potuto essere dichiarata.
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Istigazione alla corruzione: €100 sono sufficienti?
Un automobilista, fermato per infrazioni stradali, offre 100 euro ai carabinieri per evitare la multa. La Corte di Cassazione conferma la sua condanna per istigazione alla corruzione, stabilendo che la modesta entità della somma non esclude il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché l'intento corruttivo era palese, smentendo la tesi difensiva che il denaro fosse per pagare la sanzione.
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Ricorso inammissibile: onere della prova del vizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l'imputato non ha fornito la prova del vizio processuale denunciato, ossia l'omessa notifica al nuovo difensore. La sentenza sottolinea che chi eccepisce una nullità ha l'onere di produrre la documentazione a sostegno. L'inammissibilità del ricorso ha impedito di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati e ripetitivi di censure già respinte in appello. Questa decisione ha impedito di valutare l'eventuale prescrizione del reato e ha comportato la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Violazione sigilli: onere della prova e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un proprietario terriero condannato per violazione sigilli su un'area sequestrata per reati ambientali. La sentenza chiarisce principi fondamentali sull'onere della prova in materia di prescrizione sollevata per la prima volta in sede di legittimità e sulla valutazione della particolare tenuità del fatto.
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Termine impugnazione: l’impatto della Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile un appello per tardività. Applicando il nuovo termine impugnazione introdotto dalla Riforma Cartabia (art. 585 c. 1-bis c.p.p.), la Cassazione ha ritenuto l'appello tempestivo. Tuttavia, poiché l'appello era ammissibile, il tempo trascorso ha fatto maturare la prescrizione, portando all'estinzione del reato e all'annullamento senza rinvio della sentenza.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che confermava la confisca di un terreno per lottizzazione abusiva, nonostante il reato fosse stato dichiarato estinto per prescrizione. La Corte ha stabilito che le censure dei ricorrenti erano questioni di merito, non valutabili in sede di legittimità, e che la motivazione della Corte d'Appello sulla sussistenza del reato e sulla proporzionalità della confisca era solida e adeguata.
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Lottizzazione abusiva: Cassazione e confisca del bene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni imputati per il reato di lottizzazione abusiva. La sentenza conferma che la vendita di un immobile sequestrato è indice di colpevolezza e che il reato sussiste anche in area già urbanizzata se manca un piano attuativo. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità della confisca e chiarito che il termine di prescrizione per la lottizzazione abusiva decorre dall'ultimo atto illecito, come la vendita dell'immobile.
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Prescrizione reato tributario: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per frode fiscale a causa della prescrizione del reato tributario. Nonostante i motivi di ricorso dell'imputata non fossero manifestamente infondati, l'estinzione del reato per decorso del tempo ha impedito una decisione nel merito, portando all'annullamento senza rinvio della sentenza di appello. La Corte ha stabilito che la necessità di un nuovo giudizio per valutare i motivi del ricorso è incompatibile con l'obbligo di dichiarare immediatamente l'estinzione del reato.
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Prescrizione accise: da quando decorre il termine?
La Cassazione ha chiarito la decorrenza del termine per la prescrizione accise. Il quinquennio per il recupero delle imposte sull'energia non parte dalla data del consumo, ma dalla presentazione della dichiarazione annuale. La sentenza annulla la decisione di merito che aveva dichiarato prescritto un credito erariale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prescrizione accise energia: la dichiarazione è decisiva
Una società operante nel settore energetico ha contestato una richiesta di pagamento per accise sull'energia elettrica, ottenendo ragione in primo e secondo grado sulla base della prescrizione. L'Agenzia fiscale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione accise energia: il termine quinquennale non decorre dalla fine dell'anno d'imposta, ma dalla data di presentazione della dichiarazione annuale. Di conseguenza, ha cassato la sentenza e rinviato il caso alla corte di merito per un nuovo esame.
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Prescrizione compenso custode: 10 anni, non 5
Una società di servizi, creditrice per la custodia di veicoli sottoposti a sequestro amministrativo, si è vista opporre la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22462/2024, ha ribaltato la decisione di merito, chiarendo che la prescrizione del compenso del custode è decennale. Il diritto al pagamento, infatti, sorge solo quando il provvedimento di confisca diventa definitivo o il veicolo viene restituito, e non si tratta di un credito periodico. Pertanto, il termine di prescrizione non può essere quello breve di cinque anni.
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Notifica cartelle esattoriali: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un'ipoteca legale sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali sottostanti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità della notifica cartelle esattoriali effettuata a familiari conviventi e ribadendo che per i principali tributi erariali, come IRPEF e IVA, si applica la prescrizione ordinaria di dieci anni, non quella breve di cinque.
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Indennità di anzianità: TFR aggiuntivo e recupero
La Corte di Cassazione conferma che una specifica indennità di anzianità, prevista da un regolamento interno, costituisce un TFR aggiuntivo contrario alla legge. Di conseguenza, il datore di lavoro ha diritto a richiederne la restituzione entro il termine di prescrizione ordinario di dieci anni. La Corte ha rigettato il ricorso dei lavoratori, chiarendo che l'azione del datore di lavoro per la ripetizione dell'indebito non è soggetta alla prescrizione breve di cinque anni prevista per i crediti di lavoro.
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