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Prescrizione Presuntiva

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138 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione presuntiva: quando scade il credito?
Un professionista ha perso il diritto al compenso per cure odontoiatriche a causa della prescrizione presuntiva. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di tre anni per richiedere il pagamento decorre dalla conclusione della prestazione, non dalla data della fattura. Poiché la richiesta di pagamento è stata inviata oltre tre anni dopo la fine delle cure, il credito è stato considerato estinto.
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Prescrizione presuntiva avvocato: il giuramento
Un avvocato ha agito contro una ex cliente per il mancato pagamento delle sue prestazioni. La cliente ha eccepito la prescrizione presuntiva avvocato di tre anni. Per superare tale eccezione, il legale ha deferito giuramento decisorio alla controparte, ma i quesiti sono stati giudicati inammissibili. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che i quesiti del giuramento devono vertere su fatti storici precisi e non su valutazioni giuridiche.
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Prescrizione presuntiva: come funziona l’ammissione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i rigidi limiti probatori per superare l'eccezione di prescrizione presuntiva. Gli eredi di un avvocato hanno agito contro un ex cliente per il recupero di compensi professionali, ma la loro azione è stata respinta. La Corte ha stabilito che, per vincere la presunzione di avvenuto pagamento, l'ammissione del debitore di non aver pagato deve avvenire esclusivamente all'interno del giudizio. Sono state ritenute inefficaci sia una dichiarazione stragiudiziale sia la prova per testimoni di un pagamento parziale.
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Istanza di verificazione: quando è implicita?
In un caso di onorari professionali contestati, un cliente ha eccepito la prescrizione presuntiva. Il professionista ha prodotto un contratto scritto, la cui firma è stata però disconosciuta dal cliente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta del professionista di un termine per depositare l'originale del documento e formalizzare la richiesta di controllo, costituisce una valida e implicita istanza di verificazione, annullando la decisione del tribunale che aveva erroneamente dichiarato prescritto il credito.
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Prescrizione presuntiva: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33591/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione presuntiva. Il caso riguardava la richiesta di pagamento di compensi professionali da parte di un avvocato nei confronti di una ex cliente. Quest'ultima si era difesa eccependo la prescrizione presuntiva del diritto, ma aveva anche contestato l'entità della somma richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che tale comportamento è contraddittorio: non si può, da un lato, presumere che il debito sia stato pagato (fondamento della prescrizione presuntiva) e, dall'altro, contestarne l'esistenza o l'ammontare. Tale contestazione costituisce un'ammissione implicita del mancato pagamento, rendendo inapplicabile l'eccezione di prescrizione. La Corte ha quindi cassato la decisione del Tribunale, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione presuntiva: quando non si applica al lavoro
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della prescrizione presuntiva nei rapporti di lavoro. Se il credito del lavoratore deriva da un contratto scritto, il datore di lavoro non può avvalersi di questa forma di prescrizione per sottrarsi al pagamento. Il caso analizzato riguarda una richiesta di differenze retributive in cui il datore di lavoro ha tentato, senza successo, di provare il pagamento tramite buste paga con firme risultate in gran parte false.
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Prescrizione presuntiva: ammissione parziale debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31935/2025, ha chiarito che l'eccezione di prescrizione presuntiva non può essere sollevata dal debitore che ammetta, anche implicitamente, di non aver estinto l'intero debito. Nel caso specifico, due clienti si erano opposti al pagamento della parcella di un avvocato invocando la prescrizione, ma avevano anche dichiarato di aver effettuato 'più pagamenti' nel tempo. Secondo la Corte, tale affermazione equivale a un'ammissione della parziale permanenza dell'obbligazione, rendendo incompatibile la difesa basata sulla presunzione di avvenuto pagamento e rigettando così il ricorso.
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Eccezione di incompetenza: come si solleva in giudizio
Una società, citata in giudizio da un avvocato per il mancato pagamento di compensi, ha sollevato un'eccezione di incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che tale eccezione, per essere valida, deve contestare la competenza del giudice adito in relazione a tutti i possibili criteri di collegamento previsti dal codice, e non solo ad alcuni. La decisione chiarisce l'onere a carico del convenuto di formulare una contestazione completa, pena l'inefficacia dell'eccezione stessa e il radicamento della competenza presso il giudice inizialmente adito.
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Prescrizione presuntiva: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31613/2025, ha stabilito che la prescrizione presuntiva del compenso di un avvocato non è applicabile se il rapporto professionale si basa su un incarico scritto. Un professionista aveva citato in giudizio un istituto ecclesiastico per il pagamento delle sue competenze, ma quest'ultimo si era difeso eccependo la prescrizione. I giudici di merito avevano dato ragione all'istituto, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'esistenza di un contratto scritto, anche se privo di dettagli sul compenso, esclude la presunzione di avvenuto pagamento tipica dei rapporti informali.
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Prescrizione presuntiva: no per materiali edili
Una società fornitrice di materiali edili si è vista negare il pagamento di circa 15.000 euro da una cliente che ha eccepito la prescrizione presuntiva. Il Tribunale di primo grado aveva dato ragione alla cliente. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione presuntiva si applica solo a beni di consumo quotidiano e di modico valore, escludendo quindi le forniture edili. La Corte ha chiarito che l'elevato importo e la natura dei beni sono incompatibili con la presunzione di pagamento immediato. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria decennale e la cliente è stata condannata al pagamento.
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Prescrizione presuntiva: quando si applica al compenso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25290/2024, ha confermato che la prescrizione presuntiva per il compenso di un professionista si applica anche in caso di lavori complessi e finanziati con fondi pubblici, qualora manchi un contratto stipulato in forma scritta. La Corte ha chiarito che atti come perizie o collaudi, destinati alla Pubblica Amministrazione, non sostituiscono il contratto privato e non impediscono l'operatività della prescrizione. Il caso riguardava la richiesta di pagamento di un ingegnere per lavori di ricostruzione post-sisma, richiesta che è stata respinta proprio a causa dell'applicazione della prescrizione presuntiva.
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Prescrizione presuntiva: quando è inefficace?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23924/2024, ha chiarito i limiti dell'eccezione di prescrizione presuntiva. Nel caso esaminato, una cliente chiedeva la restituzione di una somma versata a un avvocato per un appello mai proposto. Il legale si difendeva eccependo la compensazione con un suo presunto credito per l'attività del primo grado. La Corte ha stabilito che la difesa della cliente, che contestava la pretesa del legale definendola "presunta e prescritta", costituiva un'ammissione implicita della mancata estinzione del debito, rendendo così inefficace l'eccezione di prescrizione presuntiva.
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Prescrizione presuntiva: come salvare il tuo credito
La Corte di Cassazione analizza il caso di due avvocati che hanno richiesto il pagamento di compensi professionali a ex clienti. Questi ultimi hanno eccepito la prescrizione presuntiva del credito. La Corte chiarisce che l'eccezione di compensazione, sollevata dai debitori solo per una parte del debito, non impedisce di far valere la prescrizione presuntiva per le restanti pretese. L'ordinanza rigetta il ricorso dei legali, confermando la decisione del Tribunale e sottolineando i limiti del giudizio di legittimità sulla valutazione dei fatti.
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Distrazione spese: diritto al compenso integrale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'distrazione delle spese' a favore dell'avvocato non riduce il suo diritto a ricevere l'intero compenso dal proprio cliente. Il tribunale di merito aveva erroneamente detratto l'importo oggetto di distrazione dal totale dovuto, senza verificare se fosse stato effettivamente incassato. La Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che il rapporto tra avvocato e cliente rimane autonomo e il professionista può richiedere l'intera somma pattuita, a meno che non abbia già ricevuto pagamento dalla parte soccombente.
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Prescrizione presuntiva e crediti professionali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15566/2024, ha stabilito che la prescrizione presuntiva per i crediti dei professionisti si applica indipendentemente dalla complessità, durata o valore dell'incarico. La Corte ha chiarito che il giudice non può escludere l'applicazione di tale istituto basandosi su una valutazione discrezionale delle caratteristiche del rapporto. L'unico elemento che osta all'applicazione della prescrizione presuntiva è la stipulazione di un contratto scritto per l'incarico professionale. Di conseguenza, è stata cassata la decisione della Corte d'Appello che aveva negato la prescrizione basandosi sulla complessità e l'elevato valore di un progetto di un centro sportivo.
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Prescrizione compensi avvocato: quando scatta?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi per un'attività professionale svolta per molti anni, sostenendo si trattasse di un unico mandato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione presuntiva dei compensi professionali inizia a decorrere dalla conclusione di ogni singolo affare legale e non dalla cessazione dell'intero rapporto. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per lite temeraria.
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Prescrizione presuntiva: il curatore non può ignorare
Una lavoratrice si oppone al rigetto della sua richiesta di ammissione al passivo fallimentare per retribuzioni non pagate. La Corte di Cassazione, riformando la decisione del Tribunale, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione presuntiva: se il curatore fallimentare, a cui è stato deferito giuramento decisorio, dichiara di non sapere se il pagamento sia avvenuto, tale dichiarazione equivale a un mancato giuramento e va a vantaggio del creditore, superando la presunzione di avvenuto pagamento.
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Giuramento decisorio: Cassazione cambia le regole
Un avvocato chiede l'ammissione al passivo fallimentare per un credito professionale. Il curatore eccepisce la prescrizione presuntiva e, deferito un giuramento decisorio, dichiara di ignorare se il pagamento sia avvenuto. La Cassazione, ribaltando un orientamento precedente, stabilisce che tale dichiarazione di ignoranza equivale a un mancato giuramento, con conseguenze negative per la massa fallimentare e favorevoli per il creditore. La Corte accoglie il ricorso e rinvia la causa al Tribunale.
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Specificità motivi appello: la Cassazione decide
Un avvocato ha agito contro una società di trasporti per ottenere il pagamento dei suoi compensi professionali. Dopo una parziale accoglienza in primo grado e la conferma in appello, il legale ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la fondamentale importanza della specificità dei motivi di appello. L'impugnazione è stata giudicata troppo generica, in quanto non indicava chiaramente gli errori della sentenza di secondo grado né le specifiche voci tariffarie violate, limitandosi a un generico lamento sull'inadeguatezza del compenso liquidato. La decisione ribadisce che non basta produrre documenti in appello, ma è necessario argomentare puntualmente il loro rilievo ai fini della decisione.
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Omessa pronuncia del giudice: il caso in Cassazione
Un professionista si oppone allo stato passivo di un fallimento per due distinti crediti. Il Tribunale si pronuncia solo su uno, ignorando l'altro. La Cassazione rileva l'errore di omessa pronuncia, cassa il decreto e rinvia il caso per un nuovo esame che valuti entrambe le domande.
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