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Preordinazione

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La semplice preparazione dei mezzi necessari a commettere un reato, che si esaurisce nella fase immediatamente precedente all'azione. È un concetto meno grave della premeditazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Aggravante della premeditazione: confermato l’ergastolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per l'autore di un omicidio volontario consumato in un parcheggio multipiano. L'imputato sosteneva di aver agito per difendersi durante un incontro chiarificatore e contestava l'aggravante della premeditazione, chiedendo inoltre la concessione delle attenuanti generiche per aver confessato il fatto. I giudici hanno respinto la ricostruzione difensiva, evidenziando lo studio preventivo dei luoghi, il monitoraggio delle abitudini della vittima e l'agguato fulmineo. La Suprema Corte ha stabilito che la confessione puramente utilitaristica, priva di reale pentimento morale, non consente di mitigare la pena.
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Aggravante della premeditazione: tra ordine del boss e colpa
Tre soggetti sono stati condannati per lesioni personali aggravate dal metodo mafioso e dall'aggravante della premeditazione, per aver sparato alle gambe di un commerciante ambulante su ordine del capo clan. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente i ricorsi dei condannati, annullando la sentenza con rinvio limitatamente all'aggravante della premeditazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che, nel concorso di persone, per applicare l'aggravante della premeditazione agli esecutori materiali non basta dimostrare la pianificazione da parte del mandante. È invece necessario provare che anche i complici abbiano maturato una costante e prolungata volontà criminosa prima dell'azione, oppure che fossero pienamente consapevoli del risalente piano del clan. Il processo per questo specifico punto dovrà essere celebrato nuovamente davanti alla Corte d'Appello.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto a chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze irrevocabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati non può essere applicata quando manca un disegno criminoso unitario. Nel caso specifico, i reati erano stati commessi in luoghi diversi e in un arco temporale troppo ampio, compreso tra il 2008 e il 2009. La reiterazione delle condotte illecite rappresenta un programma di vita improntato al crimine, situazione che la legge punisce con la recidiva o l'abitualità, e non un progetto unitario meritevole di uno sconto di pena. Il Condannato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte illecite commesse tra il 2016 e il 2019, sperando in uno sconto di pena. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reati commessi in un ampio arco temporale e con modalità differenti non dimostrano un unico disegno criminoso originario. Al contrario, la ripetizione costante di illeciti esprime una scelta di vita criminale che la legge punisce con istituti come la recidiva, incompatibili con il trattamento di favore previsto per il reato continuato. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi delinque per abitudine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per unire le pene di due sentenze definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un disegno criminoso unico e preventivo. Nel caso specifico, i delitti erano diversi per modalità ed erano stati commessi nell'arco di tre anni. La semplice ripetizione di reati nel tempo, indicativa di uno stile di vita criminale, non dà diritto ai benefici della continuazione, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: niente sconti a chi sceglie il crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per diversi delitti commessi tra il 2017 e il 2020. Il Giudice per le indagini preliminari aveva già rigettato la richiesta a causa dell'eterogeneità dei reati e dell'ampio arco temporale, elementi che escludono un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato che la semplice ripetizione di illeciti non equivale a un progetto criminale unico, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale, sanzionata con istituti diversi come la recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate all’omicida reo confesso
L'Imputato ha ucciso la convivente nel sonno con un colpo di fucile dopo che lei aveva manifestato la volontà di lasciarlo. Condannato all'ergastolo in primo e secondo grado, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La difesa sosteneva che i giudici avessero erroneamente utilizzato elementi della premeditazione, esclusa in appello, per negare le attenuanti e non avessero valorizzato la sua confessione spontanea. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la preordinazione dei mezzi dimostra un dolo intenso, diverso dalla premeditazione. Inoltre, la confessione e la costituzione spontanea sono state ritenute utilitaristiche, volte solo a evitare la latitanza e a ottenere sconti di pena, escludendo un reale pentimento.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo 20 anni di stop
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra un omicidio commesso nel 1999 e il reato di associazione mafiosa contestato per il periodo tra il 2018 e il 2020. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso, interrotto solo da una lunga carcerazione. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa della distanza temporale di vent'anni tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il reato continuato richiede la deliberazione contemporanea dei reati, non potendo un semplice movente comune superare una frattura temporale così netta e una lunga carcerazione intermedia. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Premeditazione nel tentato omicidio: errore e calcolo a confronto
Due giovani, dopo una rissa in un pub, si procurano uno scooter e una pistola per vendicarsi. Circa quaranta minuti dopo, sparano a un ragazzo estraneo ai fatti, scambiandolo per un rivale, causandogli lesioni gravissime. Condannati in appello per tentato omicidio con l'aggravante della premeditazione, gli imputati ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, escludendo la sussistenza della premeditazione nel tentato omicidio. I giudici chiariscono che un intervallo di soli quaranta minuti, caratterizzato da una concitata ricerca di armi e mezzi, configura la semplice preordinazione e non la premeditazione, che richiede invece una riflessione prolungata e costante. La sentenza viene annullata limitatamente a questa aggravante e al trattamento sanzionatorio, con rinvio alla Corte d'appello per la rideterminazione della pena.
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Aggravante della premeditazione: niente sconti per l’omicidio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a venti anni di reclusione per due soggetti responsabili di un omicidio di stampo mafioso avvenuto nel 2005. Il Primo Esecutore ha contestato l'aggravante della premeditazione, sostenendo che si trattasse di semplice preordinazione dei mezzi e lamentando la mancanza di riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'aggravante della premeditazione può essere dimostrata anche per via logica, attraverso indizi gravi e concordanti come il contesto di faida, la pianificazione del rifugio e la divisione dei ruoli. Il Secondo Esecutore ha invece contestato il calcolo della pena per i reati in continuazione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per mancanza di un interesse concreto, avendo già ottenuto una forte riduzione di pena. Entrambi i ricorrenti hanno perso la causa.
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Rapina pluriaggravata: il ruolo dell’apriporta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una donna coinvolta in una rapina pluriaggravata ai danni di una gioielleria. L'imputata aveva svolto il ruolo di esca, facilitando l'accesso dei complici tenendo aperta la porta blindata. I giudici hanno negato le attenuanti per il contributo minimo e per il risarcimento del danno, ritenendo il ruolo della donna determinante per la riuscita del colpo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità e corretta motivazione dei giudici di merito.
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Disegno criminoso e reati seriali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto condannato per plurime violazioni legate all'attività di parcheggiatore abusivo e Daspo urbano. Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione, sostenendo che i reati fossero parte di un unico disegno criminoso volto al sostentamento familiare. La Suprema Corte ha chiarito che la reiterazione sistematica di condotte illecite per trarne profitto quotidiano non configura una programmazione unitaria, bensì un sistema di vita improntato al crimine. Tale distinzione impedisce l'applicazione del beneficio sanzionatorio previsto per il reato continuato.
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Premeditazione: quando 20 minuti non bastano
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un uomo condannato per tentato omicidio, incendio e resistenza. Il nucleo della decisione riguarda l'aggravante della premeditazione, contestata per un intervallo di circa venti minuti tra la minaccia di morte e l'esplosione di un colpo di pistola. Gli Ermellini hanno stabilito che tale lasso temporale è insufficiente a integrare il radicamento psicologico richiesto dalla premeditazione, configurando invece una mera preordinazione. La sentenza è stata annullata senza rinvio limitatamente a tale aggravante, con rinvio alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena.
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Particolare tenuità del fatto: quando il furto è grave
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un'imputata condannata per furto in un negozio, la quale invocava la particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p. Nonostante il valore della merce fosse di circa 200 euro e l'imputata fosse incensurata, i giudici hanno confermato il diniego del beneficio. La decisione si fonda sulla preordinazione del reato, attuata modificando il vestiario per occultare i beni e forzando i sistemi antifurto. La Corte ha però chiarito che la particolare tenuità del fatto è sempre rilevabile d'ufficio dal giudice d'appello, correggendo l'errore procedurale del tribunale di secondo grado che l'aveva ritenuta inammissibile.
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Particolare tenuità del fatto: limiti e rigetto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di trasporto illegale di stranieri verso il confine francese, negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Nonostante la riforma Cartabia consenta di invocare tale causa di non punibilità anche in sede di legittimità, i giudici hanno ritenuto la condotta non episodica. La presenza di una precedente condanna per fatti analoghi e il trasporto organizzato di tre persone hanno costituito fattori ostativi insuperabili per il riconoscimento del beneficio richiesto.
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Reato continuato: quando il tempo esclude il disegno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in sede di esecuzione per diversi furti di autovetture. Nonostante l'omogeneità delle condotte, i giudici hanno rilevato che l'ampio intervallo temporale tra i reati, variabile da nove mesi a quasi tre anni, esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso preordinato. La sentenza chiarisce che la semplice ripetizione di reati per profitto non configura la continuazione, ma rappresenta piuttosto una scelta di vita improntata all'illecito, incompatibile con il favor rei previsto dall'istituto.
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Reato continuato: i limiti del disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del **reato continuato** tra una rapina e una successiva calunnia commessa durante l'interrogatorio. La Corte ha chiarito che la calunnia, consistita nel falsamente accusare i militari di violenze, era un atto estemporaneo e non programmato al momento della rapina. Per l'applicazione della continuazione, è necessaria la prova di un disegno criminoso unitario preordinato, non essendo sufficiente una generica inclinazione a delinquere.
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Disegno criminoso e continuazione: i limiti temporali
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto che richiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati legati al traffico di stupefacenti commessi in un arco temporale di tre anni. La Corte ha stabilito che l'ampio intervallo tra le condotte e la mancanza di prove su un disegno criminoso unitario preordinato sin dall'inizio escludono l'applicazione del beneficio, configurando piuttosto un programma di vita improntato all'illegalità.
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Truffa aggravata: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per truffa aggravata. Il ricorrente contestava la propria responsabilità penale, nonostante vi avesse rinunciato in appello, e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la truffa aggravata era stata caratterizzata da una chiara preordinazione e che l'imputato presentava una personalità negativa documentata da numerosi precedenti penali specifici.
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Disegno criminoso: guida alla continuazione reati
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso per unificare le pene di diverse sentenze. Il Giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio a causa dell'eterogeneità delle condotte e della distanza temporale di un anno tra i fatti. La Suprema Corte ha confermato che la continuazione non può essere confusa con una scelta di vita improntata al crimine, richiedendo invece la prova di una programmazione unitaria e specifica dei reati sin dal primo momento.
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