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Prededuzione — Anno 2022

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85 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Prededuzione

Provvedimenti

Crediti in prededuzione: scontro tra trasportatori e grandi aziende
Un consorzio di autotrasportatori ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande impresa in amministrazione straordinaria per oltre 141.000 euro, pretendendo il riconoscimento di crediti in prededuzione. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti non fosse essenziale alla continuità produttiva o alla sicurezza degli impianti. Il consorzio ha proposto ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, rilevando la presenza di numerose controversie simili relative alla stessa amministrazione straordinaria, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per una trattazione unitaria.
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Crediti prededucibili: scontro tra trasportatori e grandi aziende
Un'impresa di autotrasporti ha chiesto l'ammissione al passivo di una grande azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo il riconoscimento di crediti prededucibili per servizi di trasporto merci. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti (post-produzione) non fosse essenziale alla continuità produttiva o al risanamento ambientale. L'impresa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la legge riconosca la prededuzione a tutti gli autotrasportatori senza distinzioni. La Suprema Corte, rilevando la presenza di numerose cause identiche, non ha deciso nel merito ma ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la questione alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per una trattazione unitaria.
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Fondi assenti e prescrizione del diritto di credito: chi perde
Un professionista ha chiesto il risarcimento dei danni a un ex curatore fallimentare per non aver inserito i suoi crediti professionali nel piano di riparto finale. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando che i crediti erano già estinti. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. La Corte ha chiarito che la prescrizione del diritto di credito decorre dal momento in cui il diritto può essere fatto valere legalmente, e non da quando il debitore acquisisce la disponibilità economica per pagare. La mancanza di fondi della procedura fallimentare rappresenta un mero impedimento di fatto e non sospende il decorso del termine. Di conseguenza, il danno è stato causato dall'inerzia del creditore e non dall'omissione del curatore.
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Contratto di agenzia: indennità in prededuzione dopo il subentro
Una società di navigazione in amministrazione straordinaria decide di proseguire un contratto di agenzia con una società agente. Successivamente, la stessa amministrazione straordinaria interrompe bruscamente il rapporto senza preavviso, affidando l'incarico a terzi. La società agente, nel frattempo fallita, chiede l'ammissione al passivo per l'indennità di preavviso e di fine rapporto con il rango di prededuzione (pagamento prioritario). La Corte di Cassazione conferma la decisione del Tribunale: poiché il commissario straordinario era subentrato attivamente nel contratto, i crediti derivanti dalla successiva interruzione improvvisa sono considerati debiti della procedura. Di conseguenza, tali somme devono essere pagate in prededuzione, garantendo la tutela della società agente.
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Prededuzione crediti trasportatori: pagamento immediato o attesa
Un'azienda di trasporti ha proposto ricorso in Cassazione contro il decreto del Tribunale di Milano relativo all'ammissione al passivo di una grande acciaieria in amministrazione straordinaria. La controversia riguarda il riconoscimento della prededuzione crediti trasportatori, ossia il diritto di essere pagati con priorità assoluta per le prestazioni di trasporto che hanno garantito la continuità e la funzionalità degli impianti produttivi dell'acciaieria. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare complessità e la rilevanza nomofilattica della questione di diritto, destinata a riproporsi in numerosi casi simili, ha deciso di non decidere la causa in camera di consiglio. Con l'ordinanza interlocutoria, i giudici hanno disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la trattazione in pubblica udienza.
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Crediti prededucibili: la Cassazione frena sul caso grandi imprese
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una Società Fornitrice contro una Grande Impresa in Amministrazione Straordinaria. Al centro della controversia vi è il riconoscimento dei crediti prededucibili per forniture commerciali. La questione riguarda l'interpretazione delle norme che riservano la priorità di pagamento alle prestazioni necessarie per il risanamento ambientale, la sicurezza e la continuità degli impianti produttivi essenziali. Ritenendo la questione di massima importanza e applicabile a molti casi simili, i giudici non hanno deciso subito. La Suprema Corte ha infatti disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Indennità supplementare: spetta anche senza disoccupazione
Una dirigente di un'azienda di trasporti aerei in amministrazione straordinaria ha richiesto l'ammissione al passivo per un'indennità supplementare di circa 89.000 euro, dovuta a seguito del licenziamento per crisi aziendale. Il Tribunale ha accolto la richiesta in prededuzione (pagamento prioritario). L'azienda ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che l'indennità non fosse dovuta in assenza di prova dello stato di disoccupazione e che non avesse natura prededucibile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'indennità supplementare spetta al dirigente licenziato per crisi oggettiva senza necessità di provare la disoccupazione. Inoltre, trattandosi di un rapporto proseguito dopo l'apertura della procedura, il credito va pagato in prededuzione poiché funzionale alla continuazione dell'attività d'impresa.
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Spese istanza di fallimento: sì al privilegio, no per le accise
Una società fornitrice di gasolio ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda cliente, pretendendo il rango privilegiato per diverse voci, tra cui le spese sostenute per presentare la richiesta di fallimento. Il Tribunale ha negato tale preferenza, ritenendo che le spese antecedenti alla dichiarazione di fallimento non potessero essere privilegiate. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso sul punto, stabilendo che le spese istanza di fallimento godono del privilegio per le spese di giustizia. Questo perché l'iniziativa del creditore avvantaggia l'intera massa dei creditori, consentendo di aggredire e preservare il patrimonio del debitore. Sono stati invece respinti i privilegi relativi all'IVA e alle accise, quest'ultime non evidenziate separatamente in fattura.
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Crediti prededucibili: stop alla precedenza nel concordato chiuso
Un fornitore vendeva moduli prefabbricati con riserva di proprietà a una società che, poco dopo, depositava domanda di concordato con riserva. A causa del mancato pagamento delle rate, il fornitore risolveva il contratto. Successivamente l'acquirente veniva dichiarato fallito e il fornitore chiedeva l'ammissione al passivo con precedenza assoluta. La Cassazione ha respinto la richiesta, escludendo che possano essere considerati crediti prededucibili quelli sorti durante un concordato con riserva che non sia mai stato formalmente aperto o ammesso dal Tribunale. Senza una reale continuità organizzativa tra le procedure, il credito risarcitorio del fornitore non ha alcuna utilità per la massa dei creditori e va pagato come un normale debito non garantito.
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Indennità supplementare dirigenti: sì al lordo, no al netto
Un Dirigente, licenziato a seguito della chiusura dell'attività produttiva di un'azienda di trasporti aerei in amministrazione straordinaria, ha richiesto l'ammissione allo stato passivo per ottenere il pagamento dell'indennità supplementare dirigenti. Il Tribunale ha riconosciuto il credito calcolandolo al netto e negando la prededuzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo due principi fondamentali: l'indennità deve essere calcolata sull'importo lordo e non su quello netto percepito in busta paga, e il relativo credito gode della collocazione in prededuzione se il rapporto di lavoro è cessato dopo l'apertura della procedura concorsuale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda e ha rinviato la causa al Tribunale per un nuovo calcolo delle somme spettanti al lavoratore.
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Crediti prededucibili: sì anche ai trasporti in uscita
Un'impresa di autotrasporto ha richiesto che il proprio credito per trasporti effettuati prima dell'amministrazione straordinaria di una grande azienda siderurgica fosse riconosciuto tra i crediti prededucibili. Il Tribunale aveva escluso la prededuzione per i trasporti in uscita di merci finite, limitandola a quelli in entrata di materie prime. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'autotrasportatore, stabilendo che la legge di interpretazione autentica estende la prededuzione a tutte le prestazioni di trasporto che garantiscono la funzionalità degli impianti, senza alcuna distinzione tra flussi in entrata o in uscita. La decisione è stata quindi cassata con rinvio.
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Contratto di somministrazione: il fallimento paga anche senza firma
Un'azienda fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare, in prededuzione, per i crediti di energia elettrica erogata dopo il fallimento di una società cliente. Il Tribunale ha respinto la domanda escludendo che il curatore potesse vincolare la procedura senza un atto scritto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che il curatore può subentrare nel contratto di somministrazione anche tramite comportamenti concludenti (facta concludentia). Nel caso specifico, i curatori avevano diffidato il fornitore a riattivare la corrente dopo un distacco per morosità e avevano pagato il debito pregresso. Tali azioni dimostrano la chiara volontà di proseguire il rapporto contrattuale, rendendo il credito successivo meritevole di pagamento prioritario.
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Credito prededucibile del professionista: stop senza concordato
Il Professionista ha chiesto che il compenso per aver redatto la domanda di concordato preventivo di una società, poi fallita, fosse pagato in prededuzione. Il Tribunale ha negato la richiesta poiché la proposta di concordato non era stata nemmeno dichiarata ammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso del Professionista. La Suprema Corte ha stabilito che il credito prededucibile del professionista richiede che la procedura di concordato sia stata almeno aperta. Senza questo passaggio, l'attività svolta non arreca alcuna utilità concreta ai creditori. Di conseguenza, il Professionista perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Prededuzione credito professionista: negata senza ammissione
Un'azienda ha richiesto l'assistenza di uno studio di commercialisti per presentare una domanda di concordato preventivo con riserva. Successivamente, l'azienda ha rinunciato alla domanda per accedere all'amministrazione straordinaria. Lo studio professionale ha richiesto l'ammissione al passivo del proprio compenso con il rango di prededuzione. Il Tribunale ha negato tale qualifica, ammettendo il credito solo come privilegiato. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la prededuzione credito professionista richiede necessariamente l'effettiva ammissione del debitore alla procedura di concordato. Poiché l'azienda ha rinunciato prima del decreto di ammissione, il credito non può essere considerato prededucibile, mancando il presupposto fondamentale della pendenza della procedura concordataria.
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Prededucibilità del credito del professionista: no ad automatismi
Due professionisti hanno assistito un'azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La proposta è stata dichiarata inammissibile dal Tribunale e l'azienda è successivamente fallita. I professionisti hanno chiesto che i loro compensi venissero ammessi al passivo con precedenza assoluta. Il Tribunale ha rifiutato, concedendo solo un privilegio semplice. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la prededucibilità del credito del professionista richiede che l'attività sia stata concretamente utile e che la procedura di concordato sia stata almeno aperta. Poiché il concordato non è mai iniziato, il lavoro svolto non ha portato alcun beneficio reale ai creditori. Di conseguenza, i professionisti hanno perso la causa e i loro crediti non avranno priorità assoluta.
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Prededuzione del credito del professionista: no se manca il piano
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito del professionista per l'assistenza prestata nella presentazione di una domanda di concordato con riserva. La proposta e il piano di concordato non erano mai stati depositati, poiché l'azienda aveva optato direttamente per l'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che, per ottenere la prededuzione, è indispensabile che il debitore sia stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato preventivo. In mancanza di tale ammissione e del deposito del piano, non si configura alcuna consecuzione tra le procedure, né la funzionalità dell'opera del professionista alla conservazione del patrimonio aziendale. Il credito viene quindi degradato a credito privilegiato semplice, senza priorità assoluta.
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Prededuzione del credito professionale: no senza concordato
Un professionista ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito professionale per aver redatto una domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha invece riconosciuto solo il privilegio, applicando le tariffe ministeriali anziché quelle pattuite, poiché la procedura di concordato non era proseguita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la prededuzione spetta solo se l'attività ha concretamente aiutato a preservare il patrimonio aziendale e se l'impresa è stata effettivamente ammessa alla procedura concordataria, circostanza non avvenuta nel caso di specie.
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Prededuzione del credito professionale: negata senza concordato vero
Un avvocato ha chiesto l'ammissione in prededuzione del credito professionale per l'assistenza fornita a una società, prima per una domanda di concordato preventivo con riserva e poi per l'amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha ridotto il compenso e negato la prededuzione, applicando le tariffe ministeriali anziché l'accordo scritto, poiché il concordato non era proseguito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. Ha stabilito che la prededuzione del credito professionale spetta solo se l'attività è stata concretamente utile alla conservazione del patrimonio aziendale e se la società viene effettivamente ammessa alla procedura concorsuale. Poiché l'attività si era limitata alla sola domanda iniziale con riserva senza alcun seguito, il credito non può essere pagato in via prioritaria.
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Prededuzione del credito professionale: no alla priorità senza concordato
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo di una società in amministrazione straordinaria per oltre un milione di euro di compensi professionali. Il Tribunale ha riconosciuto solo una frazione del credito come privilegiato, negando la prededuzione del credito professionale per l'attività di deposito di una domanda di concordato preventivo con riserva a cui non era seguito alcun piano. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che la prededuzione del credito professionale spetta solo se la prestazione è stata funzionale alla conservazione del patrimonio aziendale e se il debitore è stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato. Poiché la procedura si è interrotta subito dopo la domanda iniziale senza sviluppi, il credito non può essere pagato con priorità assoluta.
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Accordo di ristrutturazione dei debiti: conversione e dissesto
Una Società in Amministrazione Straordinaria e una Banca si scontrano sulla validità della conversione di debiti in strumenti finanziari e sulla priorità di pagamento di alcune garanzie. La vicenda nasce da un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato dal Tribunale. La Banca sosteneva che la conversione del debito in strumenti finanziari fosse inefficace a causa del successivo dissesto della società. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Banca, confermando che la conversione è valida poiché si è verificata la condizione prevista (il superamento di una soglia di perdite). Inoltre, la Corte ha rigettato il ricorso della Società, stabilendo che le garanzie bancarie concesse in esecuzione dell'accordo godono della prededuzione (priorità di pagamento) senza necessità di nuove verifiche sulla fattibilità del piano. Entrambe le parti escono parzialmente sconfitte, con spese compensate tra loro.
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