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Possesso

185 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto si definisce possesso un potere di fatto su una cosa, che si manifesta in una attività corrispondente a quella esercitata dai titolari di diritti reali sulla cosa stessa. Essa non è sempre corrispondente, tout court, all'esercizio di proprietà. Il possesso è regolato nel codice civile italiano dagli artt. 1140-1170 c.c.,il primo enuncia: Art.1140 - Possesso - 1. Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. 2.Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa. Esempio: il soggetto titolare di un diritto di passaggio a titolo di servitù, lo esercita attraversando con regolarità il fondo servente; questa azione di attraversamento indica che essa ha pure il possesso della servitù. Allo stesso modo il possessore - ad immagine della proprietà - di un'auto ne fa uso in modo esclusivo, paga la tassa di possesso, ne cura la manutenzione e così via. Il nucleo fondante del possesso (salvo il concorso di altri elementi in ragione della tesi accolta) consiste, dunque, nello svolgimento, rispetto ad una cosa, di comportamenti propri e peculiari del titolare di un diritto reale, senza che abbia rilievo la titolarità effettiva del diritto stesso (questa concorre all'identificazione della buona o mala fede del possessore, ma non alla qualificazione del possesso in quanto tale).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Usucapione e Contratto Preliminare: Quando la Detenzione non Basta
Gli Eredi di un promissario acquirente hanno chiesto di ottenere la proprietà di un immobile tramite usucapione, sostenendo di averlo utilizzato per oltre vent'anni. L'immobile era stato consegnato al loro congiunto in base a un contratto preliminare di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la disponibilità di un bene ottenuta con un contratto preliminare, anche se con consegna anticipata, configura una mera detenzione qualificata e non un possesso utile all'usucapione. Per acquisire la proprietà per usucapione in questi casi, è necessaria una chiara "interversione del possesso", cioè un atto con cui il detentore manifesta in modo inequivocabile la volontà di comportarsi come proprietario. La semplice ammissione del promittente venditore non basta a trasformare la detenzione in possesso.
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Riqualificazione Fiscale Preliminare: Cassazione frena l’Agenzia Entrate
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato un atto notarile di "promessa di cessione di beni immobili" con immediata consegna e pagamento del prezzo come una vera e propria cessione definitiva. Questo comportava una tassazione più alta (9%) per imposte di registro, ipotecaria e catastale. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato questa riqualificazione fiscale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Notaio e della Società. Ha ribadito che, in un contratto preliminare ad effetti anticipati, la consegna del bene al promissario acquirente configura solo una detenzione qualificata, non un possesso. L'effetto traslativo della proprietà non si anticipa. Di conseguenza, la riqualificazione fiscale preliminare dell'atto come vendita definitiva per fini fiscali è errata. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Usucapione: Detenzione non basta, serve prova contro il proprietario
Un cittadino ha cercato di ottenere la proprietà di un appartamento tramite Usucapione, sostenendo di averlo posseduto come proprietario per lungo tempo. L'immobile era stato pignorato da una Banca e poi venduto all'asta a un terzo. I giudici di merito avevano respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il semplice uso del bene e il pagamento di utenze non bastano a dimostrare l'interversione del possesso, cioè il passaggio da semplice detentore a possessore. Per l'Usucapione, è necessaria una manifestazione esterna e inequivocabile contro il proprietario. Il ricorso è stato rigettato e il cittadino condannato al pagamento delle spese legali.
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Spoglio Immobiliare: La Cassazione tutela il possesso contro l’azienda
I Vecchi Proprietari, dopo aver venduto un appartamento all'Azienda Acquirente, continuarono ad abitarlo. L'Azienda Acquirente, senza consenso, cambiò le serrature e rimosse i loro effetti personali, configurando uno spoglio violento e clandestino. I Vecchi Proprietari agirono con un'azione di reintegra per la tutela del possesso. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione di reintegra protegge il potere di fatto sul bene, anche se non supportato da un titolo formale, e ha ribadito l'autonomia del giudizio civile rispetto a quello penale. Pertanto, un'assoluzione in sede penale non impedisce l'accertamento della responsabilità civile. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Acquirente, condannandola alle spese.
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Usucapione: Quando il possesso vince sulla proprietà formale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di usucapione di immobili. La Proprietaria aveva chiesto lo sgombero di due appartamenti occupati dall'Occupante e dal Convivente. L'Occupante aveva invocato l'usucapione, ma i giudici precedenti avevano respinto la sua domanda, ritenendo l'occupazione una mera detenzione o tolleranza e che un atto di divisione avesse interrotto il possesso. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Occupante. Ha chiarito che un atto di divisione non interrompe l'usucapione se non mira a recuperare il bene. Ha inoltre ribadito che spetta al proprietario dimostrare la mera tolleranza o detenzione. Un contratto di vendita verbale, seppur nullo, può fondare l'intenzione di possedere (animus rem sibi habendi) per l'usucapione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Usucapione e contratto preliminare: la detenzione non basta per acquisire
Un Proprietario ha chiesto a un'Azienda Elettrica un'indennità per l'occupazione di un immobile dove l'Azienda aveva installato una cabina. L'Azienda ha invocato l'usucapione, sostenendo di possedere l'immobile in base a un contratto preliminare ad effetti anticipati. La Cassazione ha confermato che la consegna anticipata di un bene tramite contratto preliminare genera solo detenzione qualificata, non possesso utile all'usucapione. Per l'usucapione, sarebbe necessaria una chiara interversione del possesso. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando il suo obbligo di pagare l'indennità di occupazione.
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Possesso servitù di passaggio: Custodia Giudiziaria non interrompe il diritto
Un Proprietario Originario ha lamentato di essere stato privato del possesso servitù di passaggio su un viale privato, dopo che un'Azienda aveva cambiato le chiavi del cancello e trasformato parte del viale in parcheggio. Dopo un iniziale rigetto, la Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto del Proprietario Originario, rappresentato dalla sua Erede. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova della qualità di erede, l'adeguatezza della prova del possesso servitù di passaggio e l'interruzione del possesso a causa della nomina di un custode giudiziario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la mera nomina di un custode non interrompe automaticamente il possesso se non vi è un'effettiva preclusione all'esercizio del diritto.
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ICI e contratto preliminare: il venditore paga, non il promissario acquirente
Un contribuente ha contestato un avviso di accertamento ICI per il 2003, sostenendo di non dover pagare l'imposta su immobili già consegnati a terzi tramite contratti preliminari di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il contratto preliminare, anche con consegna anticipata, non trasferisce la proprietà. Il promissario acquirente è solo un detentore qualificato, mentre l'obbligo di pagare l'ICI rimane in capo al proprietario venditore. La sentenza chiarisce la responsabilità fiscale in caso di ICI e contratto preliminare.
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Usucapione: Possesso vs. Proprietà Formale, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'usucapione di un terreno a favore di un'utilizzatrice. I proprietari originari avevano contestato la sentenza, sostenendo che l'utilizzatrice avesse solo gestito il terreno e fosse consapevole di non esserne la proprietaria, come dimostrato da offerte di acquisto. La Suprema Corte ha chiarito che l'intenzione di comportarsi come proprietario (animus possidendi) è sufficiente per l'usucapione, anche se si è consapevoli di non avere un titolo legale. Le offerte di acquisto non escludono tale intenzione. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari, condannandoli al pagamento delle spese legali.
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Usucapione tra coniugi: la Cassazione nega la proprietà al detentore
Un uomo ha cercato di ottenere la proprietà per usucapione di un appartamento che era stato della moglie, poi espropriato e venduto a terzi. Egli sosteneva di aver sempre posseduto l'immobile come proprietario. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che il coniuge che vive in una casa di proprietà esclusiva dell'altro è un semplice detentore (chi usa la cosa riconoscendo il proprietario), non un possessore. Per acquisire per usucapione, non basta l'intenzione interna, ma serve un atto esterno che dimostri chiaramente il cambiamento da detentore a possessore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'uomo condannato a pagare le spese legali.
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Usucapione di Cantine: Da Detenzione a Proprietà, la Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha confermato l'acquisto per Usucapione di beni immobili (due cantine) da parte di una proprietaria. Il padre della donna aveva inizialmente detenuto le cantine con l'appartamento in affitto. Dopo aver acquistato l'appartamento, pur non includendo le cantine nell'atto, le aveva incorporate fisicamente all'immobile principale, godendone in modo esclusivo e pubblico per oltre vent'anni. La Corte ha riconosciuto l'interversione nel possesso, ovvero il passaggio da detentore a possessore, a seguito di questi atti concreti. Gli eredi dei precedenti proprietari, che contestavano l'usucapione, hanno visto rigettato il loro ricorso.
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Azione di reintegrazione nel possesso: Cassazione non riesamina i fatti
Un proprietario ha chiesto la reintegrazione nel possesso di un varco di accesso alla sua proprietà, sostenendo di essere stato privato dell'uso da parte delle vicine. Il Tribunale aveva inizialmente accolto la sua richiesta di reintegra, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, rigettando la domanda. Il proprietario ha quindi presentato un ricorso per Cassazione, lamentando un errore nella valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudizio di legittimità non permette di riesaminare i fatti, ma solo di verificare la corretta applicazione del diritto. Il proprietario ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Usucapione immobile: la figlia detentrice non può sottrarre la casa al padre
Una figlia ha citato in giudizio il padre per ottenere la proprietà di un immobile tramite usucapione. La figlia viveva nell'appartamento con il consenso del genitore. Il Tribunale le aveva dato ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, negando l'usucapione immobile. La Corte d'Appello ha ritenuto che la figlia fosse solo una detentrice e non avesse dimostrato un atto di interversione del possesso. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della figlia, confermando la decisione d'Appello.
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Usucapione: la coltivazione non basta, serve prova di possesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un terreno conteso. Un'Azienda aveva acquistato il bene all'asta, ma un Occupante lo utilizzava, sostenendo di averne acquisito la proprietà per usucapione e chiedendo un'indennità per le migliorie. L'Occupante aveva inizialmente un contratto di affitto. La Suprema Corte ha confermato che la semplice coltivazione del terreno non basta a dimostrare l'usucapione senza una chiara 'interversione nel possesso'. Ha anche escluso il diritto alle migliorie, poiché non erano state provate adeguatamente. L'Occupante ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Interversione del possesso: affittuario e usucapione del fondo
Una coltivatrice diretta ha richiesto l'usucapione di un fondo rustico, sostenendo di averne acquisito il pieno possesso dopo che il procuratore dei proprietari aveva rifiutato il pagamento del canone di affitto. Gli eredi del proprietario hanno contestato la pretesa, qualificando la controparte come semplice affittuaria e quindi mera detentrice del bene. I giudici territoriali hanno accolto la domanda della donna ritenendo sufficiente la consapevolezza della fine del rapporto contrattuale per fondare il possesso utile a usucapire. La Corte di Cassazione ha invece annullato la decisione, stabilendo che il rifiuto del canone da parte del proprietario non determina automaticamente l'interversione del possesso. Per trasformare la detenzione in possesso serve infatti una specifica opposizione manifestata all'esterno dal detentore contro il proprietario.
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Reintegrazione nel Possesso: Cassazione conferma il potere di fatto
Un soggetto ha richiesto la Reintegrazione nel possesso di un fondo, ma la sua domanda è stata respinta. Contemporaneamente, un altro soggetto ha ottenuto la reintegrazione del possesso dello stesso fondo. Il primo soggetto ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la controparte non avesse dimostrato il proprio possesso diretto, ma solo quello del suo precedente proprietario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che, in presenza di una "doppia conforme", il ricorso è limitato. La decisione conferma il possesso del fondo alla controparte.
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Detrazione fiscale risparmio energetico: il diritto sugli immobili locati
Un Contribuente ha richiesto la detrazione fiscale per risparmio energetico su un immobile di proprietà della sua società, ma concesso in locazione a terzi. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, sostenendo la mancanza del requisito del possesso o della detenzione diretta dell'immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica spetta anche ai soggetti che hanno sostenuto le spese su immobili locati a terzi. La Corte ha cassato la sentenza senza rinvio per cessazione della materia del contendere, poiché l'Agenzia aveva già restituito le somme al Contribuente, riconoscendo di fatto il suo diritto.
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Occupazione Abusiva: Chiavi per Arieggiare non danno Possesso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di un appartamento. Il Ricorrente sosteneva di aver ricevuto le chiavi da un'inquilina per arieggiare l'immobile, ma la Corte ha chiarito che questo incarico non gli conferiva il 'possesso' dell'abitazione. L'occupazione abusiva si configura anche senza effrazione se manca un titolo valido. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Querela per furto valida anche se presentata dal custode
Un uomo ha tentato di compiere un furto all'interno di una struttura alberghiera. Il collaboratore familiare della titolare, presente nell'hotel per svolgere lavori di manutenzione e custode di fatto dell'immobile, ha sporto denuncia. L'autore del reato ha impugnato la condanna sostenendo il difetto di legittimazione a proporre querela da parte del custode, in quanto mero lavoratore e non proprietario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato e ha confermato la condanna. I giudici hanno stabilito che la tutela penale del furto protegge anche la detenzione materiale e qualificata dei beni. Di conseguenza, chiunque eserciti un controllo concreto e di fatto sui locali possiede la piena facoltà di richiedere la punizione del colpevole.
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Indebito utilizzo di carte di credito: annullato il doppio reato
L'Imputata è stata condannata nei gradi di merito per truffa, appropriazione indebita e indebito utilizzo di carte di credito a seguito di prelievi non autorizzati dal conto di un'anziana. La difesa ha ricorso in Cassazione invocando il consenso della persona offesa e chiedendo l'assorbimento dei reati. La Suprema Corte ha chiarito che l'eventuale consenso del titolare non elimina il reato di indebito utilizzo di carte di credito, in quanto la norma tutela anche la sicurezza del sistema dei pagamenti. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la condanna per appropriazione indebita perché chi effettua prelievi illeciti ottiene solo la detenzione temporanea e non il possesso del denaro. Il fatto per questo reato non sussiste e la pena dovrà essere rideterminata.
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