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Posizione Organizzativa

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52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Posizione organizzativa: no al rinnovo automatico
Una dipendente pubblica si era vista negare il rinnovo di una posizione organizzativa. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16139/2024, ha ribaltato la decisione di merito, stabilendo che la mancata riconferma di una posizione organizzativa rientra nella discrezionalità dell'ente pubblico e non costituisce demansionamento. La decisione si fonda sul principio del 'giudicato esterno', poiché una precedente sentenza tra le stesse parti aveva già definito la natura non permanente di tale incarico. La Corte ha invece confermato la condanna dell'ente per aver assegnato un'indennità di produttività inferiore in modo discriminatorio.
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Perdita di chance: l’illegittimità non basta
Una lavoratrice del settore sanitario ha agito in giudizio contro l'azienda sanitaria per il mancato conferimento di una posizione organizzativa, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in materia di risarcimento per perdita di chance: non è sufficiente dimostrare l'illegittimità del comportamento del datore di lavoro, ma è onere del lavoratore provare la concreta e non meramente ipotetica possibilità di ottenere il risultato sperato, qualora la procedura si fosse svolta regolarmente. La Corte ha confermato la decisione d'appello che negava il risarcimento per mancanza di prova sul quantum, ossia sulla reale probabilità di successo della lavoratrice.
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Posizione organizzativa: revoca e demansionamento
Una dipendente del Ministero della Giustizia ha impugnato la revoca del suo incarico di 'Capo Area', sostenendo di aver subito un demansionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un incarico temporaneo, non formalmente istituito come posizione organizzativa, può essere revocato senza che ciò costituisca demansionamento, in quanto non altera l'inquadramento contrattuale del lavoratore.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: oneri formali
Un dipendente pubblico si opponeva alla restituzione di somme percepite per un incarico superiore, successivamente annullato. Sosteneva di aver comunque svolto mansioni superiori che giustificavano la retribuzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del suo ricorso per il mancato rispetto degli oneri formali di specificità e autosufficienza, non potendo quindi esaminare il merito della questione. La decisione sottolinea l'importanza cruciale della corretta redazione degli atti processuali.
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Posizione organizzativa: no al demansionamento automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata riconferma di una posizione organizzativa a un dipendente pubblico non costituisce automaticamente un demansionamento. Sebbene la posizione organizzativa sia un incarico a termine, il datore di lavoro pubblico ha l'obbligo di riassegnare al lavoratore mansioni professionalmente equivalenti alla sua categoria di inquadramento. Nel caso specifico, la Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto demansionanti le nuove mansioni di coordinatore della sicurezza, rinviando il caso per una nuova valutazione dei compiti effettivamente svolti dal dipendente.
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Posizione organizzativa de facto: sì alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico che svolge di fatto le mansioni di una posizione organizzativa ha diritto a ricevere l'intera retribuzione corrispondente, incluse le indennità accessorie. Questo diritto sussiste anche se il provvedimento formale di nomina è illegittimo o inefficace. La Corte ha sottolineato che ciò che conta è l'effettivo svolgimento del lavoro e delle responsabilità, non la validità formale dell'atto di conferimento dell'incarico.
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Posizione organizzativa: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico si vede revocare la propria posizione organizzativa a seguito di un comando temporaneo presso un'altra società. La Corte d'Appello accoglie la sua domanda, ritenendo la revoca illegittima. L'ente pubblico ricorre in Cassazione, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte chiarisce che la violazione di accordi collettivi regionali e di regolamenti interni non costituisce un motivo valido per il ricorso, a meno che non si denunci specificamente la violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Demansionamento pubblico impiego: la prova del danno
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio un Comune per demansionamento pubblico impiego a seguito della revoca della sua posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Ha stabilito che nel pubblico impiego l'equivalenza delle mansioni è formale, basata sulla categoria contrattuale, e non sulla professionalità acquisita. Fondamentalmente, la Corte ha ribadito che il danno da demansionamento non è automatico (in re ipsa) ma deve essere specificamente allegato e provato dal lavoratore, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Idoneità candidato: non basta il requisito formale
Una dipendente pubblica, unica candidata a una posizione organizzativa, viene scartata per inidoneità nonostante possedesse l'unico requisito formale richiesto dal bando. La Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che la Pubblica Amministrazione ha il potere-dovere di valutare la concreta idoneità del candidato e la sua capacità professionale, anche oltre i requisiti formali del bando, in base alla normativa e alla contrattazione collettiva.
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Posizione organizzativa: quando spetta la retribuzione?
Un dirigente comunale ha richiesto il pagamento della retribuzione di posizione e di risultato per aver svolto le funzioni di "Energy Manager". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto a tale retribuzione sorge solo se la specifica posizione organizzativa è stata preventivamente e formalmente istituita dall'ente pubblico. Lo svolgimento di fatto delle mansioni non è sufficiente a far nascere il diritto alla relativa indennità.
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Posizione organizzativa: non è un diritto al rinnovo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico non ha un diritto soggettivo al rinnovo di un incarico di posizione organizzativa alla sua naturale scadenza. La decisione di rinnovare o meno tale incarico rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione. Nel caso esaminato, un dipendente comunale si era visto negare il rinnovo dell'incarico dopo l'insediamento di un nuovo sindaco. La Corte ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, rigettando il ricorso del dipendente e chiarendo che l'ente non è tenuto a fornire una motivazione per la mancata proroga, a differenza di quanto richiesto per una revoca anticipata.
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Posizione organizzativa: serve un atto formale?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di alcuni dipendenti di un'azienda sanitaria che, pur svolgendo di fatto mansioni riconducibili a una posizione organizzativa, non avevano ricevuto un incarico formale. L'ordinanza stabilisce che per il riconoscimento economico non è sufficiente lo svolgimento delle mansioni, ma è necessario dimostrare l'assunzione di tutte le connesse responsabilità, specialmente quelle strategiche e con rilevanza esterna. Mancando questa prova, la Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso dei lavoratori, confermando la decisione della Corte d'Appello che negava il diritto alle differenze retributive in assenza di un provvedimento scritto di conferimento della posizione organizzativa.
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