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Porto Abusivo Di Armi

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120 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Armi nel parcheggio: esclusa la particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato per il porto abusivo di un manganello telescopico e di un coltello a scatto, trovati in suo possesso di notte nel parcheggio di un supermercato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la gravità della condotta, caratterizzata dal porto notturno di più armi bianche in un luogo pubblico, esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la presenza di un precedente penale e l'assenza di elementi positivi giustificano il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: coltelli in tasca senza scuse immediate
Il caso riguarda un cittadino condannato per porto abusivo di armi dopo essere stato trovato in luogo pubblico con due coltelli a serramanico senza giustificato motivo. Il ricorrente ha contestato la condanna e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la giustificazione per il porto di tali oggetti deve essere fornita immediatamente al momento del controllo e non successivamente. Inoltre, la gravità della condotta e i precedenti penali del soggetto giustificano pienamente il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Porto abusivo di armi: la difesa personale non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello. L'imputato si era giustificato sostenendo di portare l'arma con sé per difesa personale, temendo un'aggressione. I giudici hanno chiarito che il timore generico di subire un'aggressione non costituisce un giustificato motivo per circolare armati. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la concessione dell'attenuante della lieve entità e della non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa delle dimensioni del coltello e dei numerosi precedenti penali del ricorrente, che dimostrano uno scarso autocontrollo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: nunchaku pericoloso e niente sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per porto abusivo di armi e reati sugli stupefacenti. L'imputato contestava la mancata applicazione della riduzione di pena di un sesto, introdotta dalla Riforma Cartabia per la mancata impugnazione, e la congruità della pena per il possesso di un nunchaku. I giudici hanno chiarito che la nuova norma non era ancora in vigore al momento della sentenza d'appello. Inoltre, la pena di sei mesi di arresto per il porto abusivo di armi è stata ritenuta corretta e proporzionata alla gravità dell'oggetto, idoneo a colpire e strangolare. L'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: il ricorso ripetitivo costa caro
Un cittadino è stato condannato a sei mesi di arresto e mille euro di ammenda per il reato di porto abusivo di armi, poiché trasportava fuori casa due coltelli a serramanico di sedici centimetri senza giustificato motivo. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quanto già discusso e respinto nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare le specifiche motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Coltello nel calzino: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo, trovato in stato di alterazione psicofisica in ospedale, nascondeva un coltello a serramanico nel calzino. Condannato dal Tribunale per porto abusivo di armi, l'imputato ha proposto ricorso chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio non può essere concesso in modo automatico. Il giudice di merito ha legittimamente negato l'esclusione della punibilità valutando la gravità concreta della condotta, i precedenti penali del soggetto e la sua capacità a delinquere. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: la Cassazione nega la particolare tenuità
L'Imputato è stato condannato a tre mesi di arresto per il reato di porto abusivo di armi, commesso portando fuori casa uno strumento atto a offendere senza autorizzazione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e vizi di motivazione della sentenza di condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame del merito in sede di legittimità se la sentenza impugnata è coerente e logica. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata correttamente esclusa a causa dei precedenti penali dell'uomo e della gravità della condotta. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: condannato il medico con il coltello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un medico condannato per il reato di porto abusivo di armi. L'imputato era stato sorpreso con un coltello e sosteneva che la sua professione di medico di prossimit giustificasse il porto dell'oggetto. La Suprema Corte ha chiarito che l'attivit professionale medica non costituisce un giustificato motivo per portare un'arma da taglio fuori dall'abitazione. Inoltre, i giudici hanno respinto l'eccezione di prescrizione, rilevando che i termini erano rimasti sospesi durante l'emergenza pandemica da Covid-19. Di conseguenza, la condanna a cinque mesi di arresto e mille euro di ammenda stata confermata, con l'aggiunta della condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: condanna confermata se il ricorso è generico
Il Cittadino è stato condannato alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di porto abusivo di armi. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata verifica sull'effettivo funzionamento e sull'idoneità dell'arma sequestrata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sollevata in appello era generica e ipotetica, sollevando una questione su cui il giudice di secondo grado non aveva alcun obbligo di motivare. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. La Corte d'Appello aveva rideterminato la pena a cinque mesi e dieci giorni di arresto. L'imputato ha proposto ricorso lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici e basati su contestazioni di fatto, non ammissibili davanti alla Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: reato estinto ma la confisca resta
Il caso riguarda L'Imputato, condannato in appello per il porto abusivo di armi, nello specifico per aver portato con sé dei coltelli senza giustificato motivo. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione e annullando senza rinvio la condanna. Tuttavia, i giudici hanno confermato la confisca obbligatoria dei coltelli. Pur venendo meno la pena grazie alla prescrizione, la misura di sicurezza patrimoniale rimane attiva poiché non vi è stata un'assoluzione nel merito e le armi non appartengono a terzi estranei al reato.
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Porto abusivo di armi e rapina: la Cassazione nega gli sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina, lesioni aggravate e porto abusivo di armi. L'imputato era stato trovato in possesso di uno spray urticante, un coltello, un taglierino e delle forbici, oltre ad aver aggredito una donna causandone la caduta e lesioni fisiche. La difesa contestava la qualificazione dello spray e chiedeva l'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la condanna, stabilendo che la caduta della vittima era un evento del tutto prevedibile durante l'aggressione. Inoltre, la presenza di altri oggetti da taglio configura pienamente il porto abusivo di armi. Infine, l'attenuante del danno tenue è stata negata a causa della natura plurioffensiva della rapina, che colpisce non solo il patrimonio ma anche la libertà e l'integrità della persona.
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Coltello in tasca e porto abusivo di armi: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per porto abusivo di armi. L'uomo era stato sorpreso in luogo pubblico, di sera, con un coltello a serramanico nella tasca del giubbotto, senza alcun giustificato motivo. Il ricorrente ha contestato la ricostruzione dei fatti sostenendo di avere una valida giustificazione, ma non ha allegato i documenti necessari a provarlo, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Inoltre, la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata ritenuta tardiva perché non presentata nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: il coltello in tasca costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello a serramanico senza giustificato motivo. I giudici di merito avevano negato sia la particolare tenuità del fatto sia l'attenuante della lieve entità, basandosi sui gravi precedenti penali dell'imputato e sulla pericolosità dello strumento. La Suprema Corte ha confermato questa linea, ribadendo che i precedenti penali e la valutazione negativa della personalità del reo sono elementi sufficienti per escludere qualsiasi riduzione di pena o causa di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Porto abusivo di armi: la fedina penale cancella la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due mesi di arresto e 333 euro di ammenda per un uomo accusato di porto abusivo di armi. Il difensore del ricorrente ha richiesto l'applicazione della circostanza attenuante della lieve entità, contestando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per valutare la lieve entità non basta considerare le dimensioni dell'oggetto atto a offendere. È necessario esaminare l'intero contesto del fatto e la personalità del reo. La presenza di gravi precedenti penali esclude la concessione di questa attenuante. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: il coltello in tasca costa tremila euro
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello a serramanico tenuto in tasca in un luogo affollato di giorno. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati erano una semplice ripetizione di quanto già respinto in appello. Inoltre, i giudici hanno confermato la legittimità del diniego dei benefici a causa della pericolosità sociale del soggetto, desunta dalle modalità del fatto e da un precedente penale. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: il coltellino del clochard è reato
Un uomo è stato condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltellino svizzero, senza un valido motivo. Il ricorrente ha sostenuto che la sua condizione di persona senza fissa dimora giustificasse il possesso dell'oggetto per le necessità quotidiane. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che la mancanza di una casa non autorizza a portare con sé strumenti da taglio in modo indiscriminato. Il giustificato motivo deve essere reale, attuale e verificabile sul momento dalle forze dell'ordine. Non avendo dimostrato l'assoluta impossibilità di custodire l'oggetto altrove, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: il coltello da pesca costa la condanna
L'Imputato è stato condannato in appello a quattro mesi di arresto e a un'ammenda per il porto in luogo pubblico di un coltello a farfalla senza giustificato motivo. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il coltello servisse per la sua attività di pescatore e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta integra il porto abusivo di armi, poiché il coltello era dotato di blocco della lama. Inoltre, spetta all'imputato dimostrare il giustificato motivo del porto, non potendo pretendere che il giudice svolga indagini d'ufficio. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: ricorso respinto e multa da tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. L'imputato contestava la severità della pena inflitta (tre mesi di arresto e cinquanta euro di ammenda), ritenendola sproporzionata e lamentando una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice e che le contestazioni sollevate erano generiche e non consentite in sede di legittimità. Inoltre, la Cassazione ha evidenziato l'errore del ricorrente nell'invocare l'istituto della recidiva, inapplicabile alle contravvenzioni. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Porto abusivo di armi: l’arsenale stradale condanna l’imputato
L'Imputato è stato condannato per il reato di porto abusivo di armi poiché trovato in possesso di tre tubi metallici, un coltello di trenta centimetri, una fionda e duecentottantotto biglie d'acciaio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Cassazione ha evidenziato che il numero e la notevole potenzialità offensiva degli oggetti sequestrati escludono qualsiasi ipotesi di scarsa rilevanza del fatto. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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