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Pluriaggravato

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un reato è definito pluriaggravato quando presenta più circostanze aggravanti, ovvero elementi che ne aumentano la gravità e comportano un inasprimento della pena.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato furto pluriaggravato: ricorso inammissibile e prescrizione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di tentato furto pluriaggravato in concorso, confermata in sede di appello. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione lamentando la presunta errata valutazione del riconoscimento visivo effettuato da un testimone. Inoltre, ha richiesto l'estinzione del reato per prescrizione, sostenendo il decorso dei termini dopo il secondo grado di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le censure sul valore probatorio del testimone rappresentano questioni di fatto estranee al giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'inammissibilità dell'impugnazione preclude la formazione di un valido rapporto processuale e impedisce l'applicazione della prescrizione maturata successivamente.
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Tentato furto pluriaggravato: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il delitto di tentato furto pluriaggravato in concorso. La difesa contestava l'utilizzo delle dichiarazioni rese dagli agenti di polizia intervenuti sul posto e lamentava un presunto vizio di motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. L'imputato non ha dimostrato l'impatto della presunta prova illegittima tramite la prova di resistenza. Il quadro probatorio complessivo ha garantito la piena tenuta della condanna. La Suprema Corte ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso generico costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, rideterminando la pena a un anno di reclusione e duecento euro di multa. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che il motivo di ricorso era estremamente generico e si limitava a riproporre le stesse contestazioni già esaminate e correttamente respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato l'Imputato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: condanna per furto definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un soggetto condannato per plurimi episodi di furto pluriaggravato, tentato e consumato. L'inammissibilità deriva dalla formale rinuncia al ricorso per cassazione presentata dal procuratore speciale dell'imputato prima della decisione. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna precedente e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso inutile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto pluriaggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei precedenti gradi di giudizio, criticando l'attendibilità dei testimoni e della vittima. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare le prove o rivalutare i fatti già accertati, ma deve solo verificare la correttezza giuridica della decisione. Poiché il ricorso proponeva contestazioni di merito e generiche, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Aumento di pena per la continuazione: furto tentato come consumato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per una serie di furti aggravati, sia consumati che tentati. Gli imputati contestavano l'aumento di pena per la continuazione, sostenendo che gli episodi di furto tentato dovessero comportare un aumento inferiore rispetto a quelli consumati. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo un principio importante: il giudice può applicare lo stesso aumento di pena sia per il reato tentato che per quello consumato. Questa decisione è giustificata quando la serialità e le modalità operative dei crimini dimostrano un'intensa inclinazione a delinquere, rendendo secondaria la distinzione tra tentativo e consumazione ai fini della valutazione della pericolosità sociale.
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Furto in abitazione pluriaggravato: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione pluriaggravato. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del fatto e il mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche, oltre alla negata applicazione dell'attenuante per il risarcimento del danno. I giudici di legittimità hanno rilevato la genericità dei motivi, in quanto l'imputato si era limitato a riproporre le medesime doglianze già espresse in appello senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. La decisione conferma che il giudizio sulla pena è riservato al giudice di merito se adeguatamente motivato secondo i criteri di legge, rendendo insindacabile la scelta di non concedere ulteriori sconti sanzionatori a fronte della gravità della condotta contestata.
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Rinuncia al ricorso: effetti e costi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per furto in abitazione pluriaggravato che aveva proposto ricorso contro la sentenza d'appello. Prima dell'udienza, il difensore, munito di procura speciale, ha depositato atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, confermando che la rinuncia al ricorso preclude l'esame dei motivi e comporta l'obbligo di rifondere le spese processuali e il versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputate condannate per tentato furto in abitazione pluriaggravato. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di questioni di fatto già ampiamente vagliate nei precedenti gradi di giudizio, in particolare riguardo all'interruzione dell'azione delittuosa causata dalla presenza degli abitanti. Inoltre, è stata confermata la legittimità dell'applicazione della recidiva, motivata dalla specifica pericolosità sociale desunta da precedenti penali omogenei commessi nel quinquennio, rendendo insindacabile il giudizio sulla commisurazione della pena.
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Particolare tenuità del fatto: limiti e abitualità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di superalcolici, rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente, nonostante l'entità dei beni sottratti, presentava una storia criminale caratterizzata da numerosi precedenti per reati contro il patrimonio. I giudici hanno stabilito che la reiterazione delle condotte illecite configura un comportamento abituale, elemento che per legge impedisce l'esclusione della punibilità ai sensi dell'art. 131-bis c.p.
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Furto pluriaggravato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **furto pluriaggravato** a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa aveva contestato un vizio di motivazione nella valutazione dei fatti, ma i giudici hanno rilevato la genericità delle doglianze. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento: limiti e pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da alcuni imputati condannati per furto in abitazione tramite patteggiamento. I ricorrenti contestavano la mancata applicazione della detenzione domiciliare come pena sostitutiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che, sebbene inizialmente proposta, tale condizione non era stata inclusa nell'accordo finale raggiunto con il Pubblico Ministero. Poiché il patteggiamento si fonda sul consenso delle parti, l'assenza della clausola sostitutiva nel verbale rende legittima la sentenza che applica la pena detentiva ordinaria.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per un reato pluriaggravato, confermata in appello. La decisione si fonda sulla mancanza di specificità dei motivi di ricorso, che si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto consumato: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18269/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. La Corte ha ribadito la distinzione tra furto tentato e furto consumato, specificando che quest'ultimo si perfeziona nel momento in cui l'agente acquisisce, anche per breve tempo, la piena ed autonoma disponibilità della refurtiva. Ha inoltre escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei limiti edittali di pena previsti per il reato contestato.
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Art. 131-bis c.p.: no se il reato non è occasionale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava l'applicazione dell'Art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto) a causa dei numerosi precedenti specifici dell'imputato, che rendevano il reato non occasionale.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentato furto aggravato di bestiame. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non criticavano specificamente la sentenza impugnata, comportando per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto consumato: quando il reato si perfeziona?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24988/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. Il punto centrale della decisione riguarda la distinzione tra tentativo e consumazione. La Corte ha ribadito che il furto consumato si perfeziona nel momento in cui l'agente acquisisce il dominio esclusivo sulla cosa rubata, anche se per un tempo brevissimo e nello stesso luogo del furto. È irrilevante che il bene rimanga nella sfera di vigilanza della vittima o che sia possibile un pronto recupero.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
Un'imputata, condannata per furto in abitazione pluriaggravato, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la derubricazione del reato a tentativo, l'esclusione di un'aggravante e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Ha ribadito che il furto è consumato quando l'agente acquisisce la disponibilità autonoma della refurtiva, anche per breve tempo. Inoltre, ha confermato che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo se motivato dall'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato e dalla gravità del fatto, non essendo più sufficiente il solo stato di incensuratezza.
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